Il quartiere di San Leonardo o di Sant'Anna o anche di Sant'Antonio, è uno dei quattro rioni storici di Teramo.
Gonfalone Gonfalone rosso, con galea in campo rosso, in oro armata di remi.
Storia
Il quartiere è uno dei più antichi di Teramo, già esistente all'epoca romana di Interamnia Praetutiorum, come dimostrano i vari resti di "domus" romane patrizie, con i relativi mosaici, tra i quali quello del Leone, nonché il bastione della Torre Bruciata, poi divenuto campanile della primitiva Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis. Con l'avvento del Medioevo, il quartiere si popolò sempre di più, divenendo il centro pulsante della vita religiosa teramana, con la fondazione della chiesa di San Getulio, poi Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis. Oggi di questo complesso rimangono solo la chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, che all'epoca del XII secolo era una cappella del primo Duomo, e la Torre Bruciata.
Sancta Maria Aprutiensis era sorta in epoca bizantina (VI secolo) sopra un tempio romano, e fu distrutta da un incendio provocato dal saccheggio di Roberto III di Loritello nel 1156. Della chiesa restano le arcate romaniche in mattoni, il presbiterio con dei resti romani inglobati, e un triforio con coppia di colonne di marmo, e relativi capitelli corinzi. All'interno si trovano le spoglie di San Berardo vescovo, patrono di Teramo, rimaste intatte dal saccheggio; il pavimento della chiesa di Sant'Anna è romano con mosaico d'epoca repubblicana, protetto da lastroni di vetro.
Dell'epoca romana in largo Sant'Anna, si trova una fastosa villa, accanto alla chiesa, del I secolo a.C., con ampio peristilio con colonne. L'impluvium per la raccolta dell'acqua piovana è decentrata rispetto al peristilio, su cui si affacciano tre ambienti affiancati. Quello centrale è maggiore, il pavimento in opus spicatum è in mosaico bianco, con fascia perimetrale nera, i muri conservano intonaci decorati con leggere campiture geometriche sul fondo bianco, al cui centro ci sono motivi vegetali in rilievo.L'ambiente settentrionale ha l'ingresso verso l'esterno, ha il pavimento in cocciopesto con tessere bianche a forma di rombi. Gli intonaci sono dipinti a fondo rosso, con campiture geometriche e decorazioni vegetali, l'ambiente meridionale, il cui muro esterno è stato successivamente riutilizzato come fondazione della Cattedrale, reca anch'esso una soglia di pietra che immette al peristilio.
La Torre Bruciata è un bastione romano del II secolo a.C., addossata alla chiesa di Sant'Anna, con basamento quadrato, mura possenti, alta 10 metri. Usata come torre campanaria della vecchia cattedrale, reca ancora i segni dell'incendio di Roberto di Loritello.
La ricostruzione di Teramo, nonostante la distruzione dei Normanni, fu molto veloce, e già ad esempio per volere del vescovo Guido II nel 1158 il nuovo Duomo di Santa Maria Assunta veniva consacrato solennemente, in posizione diversa dall'antica cattedrale, nella Piazza del Mercato, accanto al nuovo Episcopio, edificato a mo' di fortino protettivo. Nel XIII secolo il quartiere, come la città tutta, fu controllata dai vescovi Aprutini, tra i quali spicca Niccolò degli Arcioni. Nel secolo successivo il quartiere divenne roccaforte della famiglia Melatino, che nel 1372 costruì la dimora gentilizia, ancora oggi esistente. I Melatino amministrarono la città per molti anni, e nel XV secolo, con l'arrivo della famiglia Acquaviva di Atri, scatenò numerose rivolte, tra le quali la congiura del 1407 ai danni di Andrea Matteo Acquaviva.
Nel corso degli anni seguenti il quartiere fu amministrato delle famiglie Pompetti, Scimitarra e Mezucelli, che componevano nel XVIII secolo le 12 famiglie patrizie dei quattro rioni storici. Benché sconvolto dai terremoti, il quartiere mantenne sempre un aspetto medievale-rinascimentale, fino alle profonde trasformazioni del primo e del secondo Novecento, specialmente durante l'amministrazione comune Gambacorta, che distrusse degli edifici sul Corso De Michetti per ammodernarlo, come testimoniano i portici medievali di case gentilizie, abbattute per lasciar posto al solito ecomostro del boom economico, con alla base le arcate gotiche. Nel corso del Novecento altresì sono state scoperte numerose testimonianze del passato eomano, come i mosaici di Bacco, di Porta Carrese, e della domus del Leone.
Descrizione
Il quartiere si sviluppa nella parte Nord del centro storico. Il suo fulcro è Piazza Sant'Anna, con la chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, la Torre Bruciata e la domus romana. Le vie principali che delimitano questo quartiere sono innanzitutto il decumano di Coeso Cerulli, che all'altezza della chiesa di Sant'Antonio si trasforma nel Corso De Michetti (detto anche Corso Vecchio o Corso di Porta Reale), che sfocia ad Est fuori Porta Madonna, nell'area del sagrato del santuario della Madonna delle Grazie.Altri decumani sono via di Porta Carrese, via dei Mille e via del Baluardo, mentre nella zona di Sant'Anna ci sono via Pretuzio e via Torre Bruciata; i cardi sono via San Getulio che dal piazzale di Sant'Anna si curva formando un semicerchio, arrivando all'ospedale psichiatrico "Sant'Antonio", via Nicola Palma, Largo Melatino, che in realtà è la via che spezza i due corsi principali all'altezza della chiesa di Sant'Antonio e della casa dei Melatino, e infine via dei Mosaici e via dei Tribunali.Il quartiere ad Ovest sfocia in Piazza Orsini, dove si staglia il teatro romano di Teramo.
Monumenti e luoghi d'interesse Architettura religiosa
Chiesa di Sant'Anna dei Pompetti: la chiesa, conosciuta un tempo come San Getulio, è ciò che rimane della vecchia Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, distrutta nell'incendio del 1156 di Roberto di Loritello. Oggi è nota come Sant'Anna dei Pompetti, dal nome della famiglia che ne aveva la proprietà.Dopo l'incendio della cattedrale rimase in piedi solo la cappella, che venne sistemata il più possibile per essere riconsacrata, mentre il nuovo Duomo veniva ricostruito a poca distanza. In questa chiesa vennero conservate le spoglie incorrotte di San Berardo, che erano state protette nella Torre Bruciata. Sant'Anna dei Pompetti fu costruita sopra una domus romana del I secolo a.C., come dimostrano i resti del piazzale, e costitutiva il nartece d'ingresso dell'antica cattedrale, e ciò è testimoniato da un affresco del XII secolo ritraente due angeli che sorreggono un clipeo che reca la mano benedicente di Dio. Il tempio originario doveva essere a tre navate con abside centrale. Le navi erano divise da archi ogivali poggiani su pilastri o su colonne isolate. Tre grandi arcate immettevano nel presbiterio articolato in tre campate, di cui solo quella centrale coperta a volta esiste oggi. L'impianto attuale è il risultato di ricostruzioni dopo il XII secolo, e corrisponde alla sola zona presbiteriale della cattedrale romanica, che era molto più lunga, poiché si estendeva con le sue tre navate per tutta l'area della piazza.Oggi la chiesa consta di tre ambienti, tre campate quadrate divise da arcate poggianti su semicolonne in cotto, addossate a pilastri. Le campante presentano tre diverse coperture, quella di destra ha copertura a tetto, quella di sinistra a volta a crociera in laterizio, quella centrale a volta a crociera con costoloni poggianti su semicolonne angolari. La campata mediana è più interessante perché nell'abside è conservata una galleria sopraelevata aperta sul triforio (navata centrale), appartenente all'originaria cattedrale. In essa sono presenti elementi di spoliazione romana, dall'edificio della domus, come le due colonne e i capitelli corinzi marmorei. Sono conservati all'interno della chiesa affreschi del XIV secolo, della Madonna del Latte di Giacomo di Campli, affiancata da Sant'Apollonia e Santa Lucia.
Chiesa dell'Annunziata: confina con il quartiere San Giorgio, in via Nicola Palma. La chiesa è menzionata sin dal 1351, anche se oggi si presenta in stile neoclassico. Confina con il quartiere San Giorgio ad Ovest, ha la facciata coronata da dentelli e mensole, articolata da un riquadro, sormontato da lunetta, in cui si apre il portale ornato da un cornicione aggettante, sorretto da mensole. L'interno che si presenta in stile settecentesco, ha navata unica con transetto a conclusione rettilinea. Di notevole interesse è l'altare barocco dipinto e dorato nel 1691 da Giovanni Battista Minelli, nelle nicchie laterali ci sono le statue di San Giovanni e una santa ignota, al centro di una tela ritraente la Madonna del Purgatorio. L'altare fu commissionato dalla Compagnia del Suffragio dei Morti, pregevole anche un crocifisso ligneo del XVI secolo
Chiesa di San Bartolomeo: fu costruita davanti al teatro romano, all'inizio del XVI secolo, e inizialmente dedicata a San Francesco di Paola, e utilizzata coma cappella privata della famiglia Urbani. Il piccolo portale è in pietra con architrave piano, recante la scritta CHARI/TAS, e sorretto da mensola a voluta. L'interno a navata unica conserva un piccolo organo settecentesco, nonché una statua in terracotta della Madonna adorante, seduta in trono, priva del Bambino, ridipinta successivamente la sua realizzazione, e dedicata all'Addolorata, con l'inserimento del cuore trafitto dalle sette spade. Sarebbe stata realizzata nella bottega di Nocella di Campli, che ripeteva i modelli delle Madonna di Silvestro dell'Aquila (XV secolo).
Chiesa di Sant'Antonio di Padova con ex convento dei Francescani: la chiesa era già esistente con il nome di "San Leonardo", da cui il nome del quartiere. Nel 1227 la chiesa fu affidata ai Frati Minori Francescani, che la ricostruirono daccapo nel 1327, intervento edilizio che si è conservato abbastanza fedelmente fino alle trasformazioni barocche del 1577 all'interno, quando le murature furono ritoccate per consentire l'apertura di finestroni quadrangolari; infine un ultimo intervento, appunto all'interno, avvenne nel XVIII secolo.La chiesa all'esterno si conserva abbastanza fedelmente al progetto medievale dei Francescani, ed è una delle meglio conservate di Teramo, dopo il Duomo e la chiesa di San Domenico. Presenta un aspetto trecentesco nelle strutture murarie, nel portale tardo romanico, nei lacerti di affreschi di San Cristoforo presso la facciata, il chiostro e l'apparato murario di alcuni locali ad esso annessi. Il portale in pietra di Ioannella, è realizzato con motivi vegetali nelle colonne tortili della strombatura, ed è coevo a quello del convento di San Francesco in Campli. L'interno è a navata unica rettangolare, coperta da volta a botte lunettata, con presbiterio absidato, restaurato in epoca barocca. Per lasciare filtrare la luce, furono realizzate le grandi finestre quadrate, sacrificando una pregevole cornice collocata nella parte alta, di cui è possibile osservare solo la traccia nei pressi del campanile. Del pittore Vincenzo Baldati resta nella cappella laterale una tela dell'Immacolata tra santi Carlo Borromeo e Antonio di Padova (1792). Nella cappella si trova anche una tela seicentesca della Madonna col Bambino tra San Matteo, Sant'Antonio e Santa Chiara, dai caratteri stilistici rievocanti l'opera di Giacomo Farell. Il chiostro laterale del convento, presenta doppio ordine di arcate a tutto sesto tampognati, sulle pareti sono murati una lastra di pluteo medievale, e un'altra che conserva gli stemmi delle famiglie patrizie del quartiere.