Il borgo medievale di Pacentro include gran parte dell'impianto urbano del Comune, ed è uno dei più conservati d'Abruzzo.

Storia Il borgo sorse durante l'incastellamento dell'Abruzzo da parte dei Longobardi, e sull'altura rocciosa del punto più alto, venne eretta una torre d'avvistamento, da cui più tardi verrà edificato il castello Caldora. Tale castello, fortificato già all'epoca della fondazione dell'abbazia di San Clemente a Casauria (871 d.C.), venne menzionato per la prima volta nel 951. L'abitato si andò espandendo e rimase nel feudo delle varie famiglie cadette del sovrano longobardo fino alla guerra contro Federico II di Svevia, che nel primo ventennio del XIII secolo smembrò lo strapotere della contea di Celano da parte dei Normanni e fortificò il castello.

Nel 1421 vi passò il condottiero Jacopo Caldora, mentre ripiegava verso Castel di Sangro nella guerra contro Braccio da Montone. Vista la grande importanza strategica del castello, Pacentro si trovò nelle mire espansionistiche di Fortebraccio, e successivamente di Jacopo. Braccio da Montone, per ridurre all'obbedienza gli Abruzzi della regina Giovanna II di Napoli, minacciò Sulmona, e assediò le fortezze che vi opponevano resistenza, poiché Pacentro era di partito angioino contro gli Aragonesi. Dopo aver assediato il castello, Braccio cinse d'assedio per tre giorni la vicina Campo di Giove. Tuttavia dopo la sconfitta a L'Aquila del 1424, Braccio morì in campo, e Jacopo poté reclamare i suoi possedimenti sulla Valle Peligna, e restaurò ampiamente il castello, da cui il nome attuale. Dopo la morte di Jacopo, nel 1443, il feudo di Pacentro andò in mano ai Cantelmo di Popoli, che acquistarono numerosi feudi della Valle Peligna, insieme a Cansano, Pettorano sul Gizio e Campo di Giove. Per un breve lasso di tempo Pacentro tornò in mano ai Caldora, quando Antonio, figlio primogenito di Jacopo, riuscì a strapparlo a Gaspare Cantelmo, ma dopo la sua disgrazia, Pacentro fu per almeno un secolo feudo di questa famiglia. Nei secoli successivi fu venduto a vari signori, dagli Orsini ai Barberini.

Nel 1706 il paese fu gravemente danneggiato dal terremoto della Maiella insieme a vari altri centri della valle, e dalla fine del secolo l'antico borgo medievale iniziò ad espandersi fuori le mura verso la valle, con la costruzione di un nuovo quartiere. Tale quartiere è uno dei più popolosi del borgo storico, che negli anni seguenti, specialmente nel Novecento, non ha quasi per niente risentito dell'espansionismo edilizio moderno, conservando perfettamente l'antico aspetto austero medievale. Tale caratteristica, benché da una parte abbia favorito l'emigrazione, dall'altra ha costituito la fortuna a vocazione turistica del paese, che dalla fine del XX secolo ha suscitato un grande interesse ricettivo, insieme a vari altri borghi della vallata, facendo del turismo un punto fondamentale per l'economia.

Descrizione

Il borgo è diviso in due parti, quella più antica, e quella più nuova del tardo Settecento. L'insieme del borgo ha un aspetto triangolare che guarda verso la vallata. La parte medievale raccoglie le antiche case dell'XI secolo attorno al cocuzzolo del castello Caldora, posto ad est. Le viuzze guardano a strapiombo, occupando tutta la parte della montagnetta sopra cui si erge il maniero, mentre andando ad ovest, da Piazza del Popolo in poi, si comprende chiaramente l'aspetto più moderno del borgo antico, poiché si entra nel quartiere tardo rinascimentale del XVI-XVII secolo. Tale zona è attraversata da un grande decumano, via Santa Maria Maggiore. Tuttavia questo quartiere è ancora compreso nella cinta muraria, come testimoniano le porte di ingresso, e l'ultima parte del centro storico pacentrano si trova nel quartiere ottocentesco che parte da Piazza Umberto I, e mediante via San Marco e via San Francesco abbraccia una vasta area, arrivando fino al convento dei Francescani Cappuccini. Borgo Caldora - Contrada Colle: è la parte più antica che si raccoglie attorno al castello. Le porte di accesso su via Antera e anche su via del Colle (oggi scomparsa), dimostrano chiaramente quale doveva essere la prima cinta muraria. Le case non hanno una disposizione regolare, specialmente quelle di via Colle e via salita Castello, e sono disposte le une sulle altre, seguendo le incurvature e le strozzature del terreno roccioso sopra cui poggiano. Conservano le caratteristiche gradinate di pietra, ai vignali, ai supportici che creano meravigliosi scorci, dove è possibile immaginare il sistema di vita di allora. La chiesa storica di questo sobborgo è quella dedicata alla Madonna degli Angeli, è molto piccolo e si trova sull'estremità orientale del sobborgo, ai piedi del castello. L'ingresso da est è dato da Porta Rapa.

Borgo Santa Maria: costituisce un ampliamento del borgo vecchio, sia per l'espansione edilizia che per la cinta muraria. Collegato al borgo Caldora mediante la salita del Colle con suggestivi gradoni di pietra, ha fabbricati più regolari in pietra, disposti sullo stesso piano, su strade più spaziose e pianeggianti. La struttura più rappresentativa dell'architettura civile è Palazzo La Rocca, sede del Municipio e di un museo etnografico, mentre su Piazza del Popolo troneggia la parrocchia di Santa Maria Maggiore, o della Misericordia. Lungo la grande strada che conduce fuori le mura, in Piazza Umberto I, si trovano la casa Ciccone, la cui famiglia dette i natali alla cantante Madonna, e la chiesetta di San Marcello o San Carlo. Il suo ingresso mediante le mura è dato da via Antera, mediante Porta Mulino o della Tonna.

Supportici - Madonna di Loreto: è la parte più depressa del borgo medievale, delimitata da via Colle, via Guardiola e via Fondo Vallone. Come la parte alta del borgo Caldora, anche questo sobborgo è caratterizzato da case in pietra molto piccole, addossate l'una sull'altra, per rispettare lo schema roccioso della ripida scarpata. L'ingresso è delimitato da Porta della Rosa. Borgo San Marco: è la parte ottocentesca più moderna, che si è sviluppata l'ungo il piano dei campi sotto il controllo del convento dei Cappuccini. Esso è delimitato da Piazza Umberto, via San Marco e via San Francesco. I vari palazzi di interesse sono dei Trasmondi, dei Simone, dei Pelini, dei Massa-Trippitelli. Borgo Madonna delle Grazie: è di fondazione più recente, e si trova appena fuori le mura di Porta Mulino. L'area nel Medioevo era una campagna piena di mulini, data la ricchezza delle acque, come testimonia l'antico lavatoio pubblico fuori le mura. Le case sono a pianta regolare, disposte lungo il viale Madonna dei Monti, che porta a questa chiesette e all'altra dedicata alla Madonna delle Grazie.

Monumenti

La lista contiene i monumenti sia dentro le mura del borgo vecchio che quelli situati nelle immediate vicinanze.

Castello Caldora e porte Castello Caldora Cantelmo: il castello si trova a quota 718 m s.l.m., costituisce una delle strutture fortificate più belle e conservate dell'Abruzzo. Il suo ruolo è stato costantemente quello della difesa e del controllo del Morrone e della Valle Peligna; le prime citazioni risalgono al Chronicon Casauriense nel 951 e poi nell'XI secolo. Dopo alcune opere di manutenzione volute da Federico II di Svevia, nel XIV secolo il castello passò ai Caldora, e di conseguenza nelle mani di Jacopo, che lo trasformò nella struttura attuale, irta di torri di controllo e fossato con cinta muraria. Vennero innalzate le tre torri interne, anche se quella di nord-est priva delle classiche merlature a sbalzo, è probabilmente precedente, e l'altra successiva al 1418, fu realizzata durante il completamento della difesa esterna, con la costruzione dei bastioni cilindrici angolari. La pianta del castello non è perfettamente rettangolare e rispetta l'esigenza, caratteristica delle fortezze di mezza costa, di arroccare la costruzione in maniera da avere il pendio montano sulle spalle. La struttura presenta una doppia cinta muraria, quella interna più antica e più deteriorata, quella esterna più recente e decisamente meglio conservata, con delle torri cilindriche angolari. Diversi sono gli stemmi posti sul complesso, quasi tutti difficilmente leggibili, e quello migliore è degli Orsini sulla torre sud-ovest; tali stemmi sono disposti lungo un muro interno. Il castello fu infatti, dopo i Caldora-Cantelmo, proprietà di vari signori, dei quali l'ultima famiglia fu quella dei Barberini di Roma. Nel 1957 il castello andò al Comune, che lo restaurò e lo rese fruibile al pubblico, dopo il consolidamento di alcune parti nel 1964, e la ripulitura delle torri nel 1974. Tali restauri sono stati giudicati troppo invasivi, perché per alcune parti, per tenerle in piedi, si è usato del cemento armato a vista. Dagli anni '90 sono iniziati altri restauri per consentire la fruibilità di tutte le torri (oggi solo una è accessibile), aprire i passaggi delle scuderie, dei saloni e dei sotterranei. Una grande sala, forse in origine cappella privata, è usata come museo del castello. Porta Mulino: è la porta principale di accesso, dal campo dei Mulini, esistente già dal XIII secolo. L'area circostante all'interno ed esterno delle mura, fu luogo di riscossione dei dazi e centro di lavorazione per la presenza dei mulini. Uno di questi era ancora esistente, distrutto nel 1943 dai tedeschi. Presso la porta, che ha arco ogivale con federa incorniciata, si trova la "pietra Tonna", grossa pietra incavata usata per la misura del tomolo, e venne ribattezzata "della Vergogna", perché i debitori venivano fatti sedere nudi sulla pietra davanti ai passanti, in forma di pubblica umiliazione. Una leggenda vuole che la pietra fosse anche il luogo di ritrovo delle streghe nelle notti sabbatiche. Porta della Rosa: è stata così chiamata in onore della famiglia Orsini, la cui rosa dello stemma mostra cinque petali. Lo stemma raffigura uno scudo che mostra l'arco di pietra con appunto la rosa degli Orsini, ed era l'ingresso alla contrada della Madonna di Loreto, ossia il punto di congiungimento di Fondo Vallone con Piazza del Popolo. Porta della Rapa: si trova all'estremità orientale di via Colle, punto di ingresso al borgo Caldora delle mura medievali. La porta fu restaurata nel 1550, come testimonia la data, con lo stemma della rosa degli Orsini. Costituiva l'accesso principale alla contrada Colle, che si estende dal Casarino fino alla porta.

Chiese