Uomo contro uomo è una miniserie televisiva in due puntate del 1989, diretta da Sergio Sollima. Trasmesso in prima visione domenica 29 e lunedì 30 gennaio 1989 su Rai 1 con un ascolto medio di 7.197.000 telespettatori.Catalogo della fiction italiana 1988-2000, a cura dell'Osservatorio sulla fiction italiana, Roma, Rai-ERI, 2001. ISBN 88-397-1169-4
Trama Nico Madeo è nato e cresciuto in una famiglia dell'Aspromonte legata alla 'ndrangheta colpita più volte dai regolamenti di conti con la famiglia rivale di Giuseppe Nisticò, responsabile, tra l'altro, dell'assassinio di suo padre. A differenza della sorella Maria, che una volta diventata abbastanza grande si trasferisce nella tranquilla città di Cosenza seguendo una vita retta ed onesta, lui è stato cresciuto con l'odio verso la famiglia rivale e con lo scopo di vendicare la morte di suo padre. L'occasione capita durante una battuta di caccia di Giuseppe Nisticò e di un suo faccendiere. Nico li sorprende, li disarma e spara ad ognuno col fucile dell'altro simulando così un regolamento di conti tra i due. Dopo questo avvenimento la madre, che gli aveva armato la mano, lo convince a fuggire, e così si trasferisce a Cosenza dove ritrova sua sorella, la quale è convinta che il fratello si sia trasferito lì per cercare un lavoro onesto ed allontanarsi così dal "destino" familiare. Mentre si trova fuori dall'Ufficio di Collocamento, Nico assiste all'omicidio di un mafioso. Questo episodio lo riporta inevitabilmente ai ricordi repressi delle sue origini. Il boss locale Michele Partanna, venuto a sapere che in realtà è Nico il vero esecutore materiale dell'omicidio di Giuseppe Nisticò, e che ora si trova a Cosenza, lo convoca per offrirgli un lavoro come autista e faccendiere, e nello stesso tempo, gli offre la possibilità di far pace con la famiglia Nisticò facendogli incontrare Pasquale Nisticò il quale costretto dall'alta gerarchia 'ndranghetista rappresentata da Partanna, stringerà la mano al suo avversario chiudendo, così, "provvisoriamente" i conti. A questo punto Nico, contento dell'ottenimento del lavoro e tranquillo sulla pace fatta con i Nisticò, corre da sua sorella a comunicarle la notizia, alla quale lei reagisce in modo brusco sapendo chi è Partanna e cosa vuole realmente da lui. Nico, sulla difensiva, battibecca con la sorella dopodiché lascia la sua casa per non farvi più ritorno. Passa un po' di tempo e Nico comincia a scalare la gerarchia della cosca diventando uno dei migliori killer in circolazione oltre che un faccendiere affidabile al quale vengono affidati gli incarichi più importanti e delicati. Maria, nel frattempo, accoglie nella scuola dove insegna un bambino, figlio del nuovo Procuratore della Repubblica, il Dott. Carini. Il bambino risente molto dei continui cambi di città e del poco tempo che il padre gli dedica, ma qui sembra ritrovare la serenità che prima gli mancava grazie al buon rapporto con i compagni ed anche all'ottima intesa che il padre trova con Maria. Nico intanto, dopo l'arresto di Partanna, e grazie agli accordi presi con il capo supremo della 'ndrangheta calabrese, Pietro Caruso detto "il Califfo", riesce a diventare un capo, e, mentre le indagini di Carini stringono sempre di più il cerchio su di lui e sull'intera cosca, gli viene dato l'incarico di uccidere il Procuratore. Nico passa del tempo a pianificare l'omicidio e nel frattempo aiuta "il Califfo" a rifugiarsi a casa di una donna compiacente. Quest'ultima si accorge delle troppe attenzioni che l'uomo rivolge alla figlia minorenne, e per evitare lo stupro si costituisce al Procuratore Carini e rivela dove si nasconde il boss. Gli uomini del capitano Sallusti riescono ad arrivare al covo di Caruso e quando fanno irruzione lo arrestano mentre cerca di abusare della ragazzina. Nico, dopo aver preparato con cura l'attentato al Procuratore è pronto a premere il pulsante dell'autobomba, ma proprio mentre passa l'auto del Dott. Carini, ha un'esitazione, un rimorso che gli impedisce di compiere il gesto. Diventato ormai un reietto, ricercato sia dalle forze dell'ordine che dalla 'ndrangheta, cerca rifugio dalla sorella, la quale gli nega il suo appoggio e lo invita a costituirsi per salvarsi la vita e cambiare vita. Uscito dal portone trova ad aspettarlo Pasquale Nisticò, in compagnia di Pasqualino (colui che era stato fino a quel momento amico e complice di Nico), il quale, incaricato di eliminarlo, può ora compiere la sua personale vendetta. Mentre gli punta contro la lupara gli si rivolge con queste ultime parole: "Questo te lo manda Giuseppe Nisticò". Nico si gira di spalle (viene specificato da Pasqualino che nel linguaggio della 'ndrangheta significa sbeffeggiare l'esecutore del delitto) viene colpito e muore.
Critica Alle prese con un soggetto incentrato sulla 'ndrangheta calabrese, il regista Sergio Sollima ne ricava un racconto popolaresco che deriva dall'interminabile serie de La Piovra, ma anche se ne discosta in quanto tenta di non disattendere certa lezione letteraria (Leonardo Sciascia) e films ad essa ispirati: di Damiano Damiani, per fare un nome. (Glauco Pellegrini, Dialoghi vicentini: indovina cosa vedo in TV, 1991)
Note
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