Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato il Giusto, fu un discepolo di Gesù.
Biografia La sua vicenda è narrata nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli:« [...] Ne furono proposti due, Giuseppe detto Barsabba, che era soprannominato Giusto, e Mattia [...] Gettarono quindi le sorti su di loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.» dopo il suicidio di Giuda, Giuseppe fu candidato, insieme con Mattia, a prendere il posto abbandonato dall'Iscariota tra gli Apostoli; benché fosse stato sorteggiato Mattia per essere associato agli apostoli, Giuseppe si adoperò ugualmente nel ministero della predicazione.Claudio Zedda, BSS, vol. II (1962), p. 835.
Secondo Eusebio di CesareaEusebio, Historia Ecclesiastica, I, 12, 3. ed Epifanio di SalaminaEpifanio, Panarion, 20. era uno dei settantadue discepoli di cui parla l'evangelista Luca, designati da Gesù per precederlo nei luoghi dove stava per recarsi.«Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi»
Talvolta è identificato con Giuseppe (o Ioses), parente di Gesù citato nel Vangelo di Marco,«"Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?". E si scandalizzavano di lui [...] C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome» e con Giusto, che fu il terzo vescovo di Gerusalemme, ma entrambe le interpretazioni sembrano essere erronee.
Era probabilmente fratello del Giuda di cui si parla al capitolo 15 degli Atti degli Apostoli,«Allora gli apostoli, gli anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro e di inviarli ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda chiamato Barsabba e Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli» scelto con Sila per accompagnare Paolo e Barnaba ad Antiochia: anche questo Giuda, infatti, è detto "Barsabba" (figlio di Šĕbhā).
Una tradizione tramandata da Papia di Gerapoli racconta che Giuseppe il Giusto avrebbe bevuto, senza subirne conseguenze, del veleno mortale che gli era stato offerto.Eusebio, Historia Ecclesiastica, III, 39, 9. Gli apocrifi Atti di Paolo narrano che fu incarcerato sotto Nerone ma presto liberato.
Culto Il suo elogio si legge nel Martirologio romano al 20 luglio, dov'è descritto come beato. Nei sinassari delle Chiese d'Oriente è ricordato il 30 giugno.Claudio Zedda, BSS, vol. II (1962), p. 836.
Note
Bibliografia Filippo Caraffa e Giuseppe Morelli (curr.), Bibliotheca Sanctorum (BSS), 12 voll., Istituto Giovanni XXIII nella Pontificia Università Lateranense, Roma 1961-1969.
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