Lanima e lanimus sono descritti nella scuola di psicologia analitica di Carl Gustav Jung come elementi strutturali dell'inconscio collettivo. Jung definisce l'animus come il lato maschile di una donna, e l'anima come il lato femminile di un uomo proiettati inconsciamente sulle persone dell'altro sesso. Un esemplare ritiro della proiezione appare in Flaubert che, alla domanda chi fosse realmente la protagonista del suo capolavoro, rispondeva «Madame Bovary c'est moi».
L'anima e l'animus sono i due archetipi primari della mente inconscia, con un aspetto antropomorfico anziché animale. Opposti quindi sia alla funzione teriomorfica che alla funzione inferiore degli archetipi d'ombra. Jung li considera tra i simboli che formulano l'archetipo del Sé. L'Anima (spesso scritta con la A maiuscola per distinguerle dall'uso corrente della parola) costituisce la totalità delle qualità psicologiche femminili di un uomo: l'Animus di quelle maschili in una donna. D'altra parte il confronto con la dimensione inconscia dell'Anima può costituire un problema spinoso anche per le donne che in certi casi ne sono irretite e in altri (identificazione con l'Animus) sin troppo estranee.
Secondo Jung Anima e Animus appaiono nei sogni e influenzano gli atteggiamenti e le interazioni di una persona, inconsapevole di sé, con il sesso opposto perché tutto ciò che resta inconscio viene visto (se non trasferito) negli altri creando problemi interiori e relazionali. L'integrazione cosciente di Anima e Animus, tramite il ritiro della proiezione, è importante per lo sviluppo della personalità ma non è un processo facile per tutti. Per alcuni è difficile non solo realizzarlo ma persino capirlo teoricamente.
Jung scrive «l'incontro con l'ombra è il "pezzo da apprendista" nello sviluppo dell'individuo ... ma quello con l'anima è il "capolavoro"».in Anthony Stevens On Jung (Londra 1990) p. 206. Jung considerava il processo dell'anima una delle fonti dell'abilità creativa. Nel suo libro The Invisible Partners, John A. Sanford propone che la chiave per trascendere la voce di anima/animus è riconoscerla quando si manifesta, esercitando la nostra capacità di discernere lanima/animus dalla realtà.The Invisible Partners: How the Male and Female in Each of Us Affects Our Relationships by John A. Sanford (Paperback, 1979).
I quattro Livelli dell'Anima Jung ritiene che lo sviluppo dell'anima abbia quattro livelli distinti, che ne La psicologia del transfert chiama Eva, Elena, Maria e Sofia. Il processo di sviluppo dell'anima in un uomo passa per lo sviluppo dell'emotività e della spiritualità e crea un nuovo paradigma cosciente che include processi intuitivi, creatività e immaginazione e sensibilità psichica verso se stesso e gli altri.
Nel 1964 Marie-Louise von FranzNel saggio Il processo di individuazione contenuto nel libro di definisce l'Anima come «la personificazione di tutte le tendenze psicologiche femminili della psiche dell'uomo, cioè sentimenti e atteggiamenti vaghi e imprecisi, presentimenti, la ricettività dell'irrazionale, l'amore di sé, il sentimento della natura, e l'atteggiamento nei confronti dell'inconscio.». La descrizione calza a pennello con la vita e l'opera del drammaturgo Tennessee Williams i cui personaggi femminili, a partire dalla Blanche di Un tram che si chiama desiderio, costituiscono la perfetta incarnazione di Anima. Una simile empatia per i manierismi di Anima, in teatro è stata raggiunta al Piccolo Teatro di Milano dall'attrice Valentina Cortese interpretando con la regia di Giorgio Strehler alcune creature di Čechov. Grazie a YouTube è oggi possibile verificare l'idea di Jung circa gli incantesimi di Anima: gli stilemi della diva divina Valentina Cortese sono identici a quelli di Anna Marchesini che ne fa la parodia. Se siamo dentro Anima non possiamo che piangere ma, osservandola dal di fuori, possiamo anche riderne.
La von Franz esemplifica il suo discorso sull'Anima come figura interiore della psiche dell'uomo, pubblicando accanto al suo articolo per L'uomo e i suoi simboli (1964) la foto di uno sciamano, vestito da donna, il medico-profeta delle tribù artiche, che comunica con la terra dei fantasmi, cioè l'inconscio. A più di mezzo secolo dalle parole di von Franz, dopo decenni di cinema, narrativa, moda e teatro che hanno rivoluzionato il conscio e l'inconscio collettivo (almeno in Occidente) è evidente che la rappresentazione pubblica dell'Anima da parte di un uomo in gonna non emerge solo nella cultura esquimese. Già nel 1956 Billy Wilder liquidava il problema dell'integrazione dell'Anima con la famosa battuta finale della commedia A qualcuno piace caldo (1956) dove il gangster innamorato (non gangster ma milionario padrone del panfilo) che vuole sposare a tutti i costi Jack Lemmon travestito da donna, di fronte all'obiezione finale («Ma non capisci proprio niente? Sono un uomo!») non demorde e replica: «Mah! Nessuno è perfetto.».In un suo libro sul cinema Walter Veltroni sottolinea: «Se non vi piace A qualcuno piace caldo fatevi vedere da uno specialista, la vita vi ha fatto del male». Oggi, in cinema e televisione, non si contano le figure comiche o drammatiche di uomini nei panni femminili di Anima, con e senza funzioni simboliche o profetiche, come accade per ogni archetipo.
Il primo livello di sviluppo è Eva, che prende il nome dal racconto della Genesi di Adamo ed Eva. Eva è l'oggetto del desiderio di un uomo sul piano elementare e istintivo, quindi molto celebrato nel romanzo e nel cinema. Un grande ritrattista dell'anima-Eva contemporanea è stato Federico Fellini che in Amarcord (1977) ha tratteggiato le figure della 'Gradisca' e della tabaccaia, e in 8½ (1963) la mitica Saraghina. Jeanne Moreau nel 1992 ne ha dato una potente interpretazione in Eve, il film di Joseph Losey.
Il secondo è Elena in riferimento a Elena di Troia nella mitologia greca. In questa fase, una donna appare capace di successo mondano ed è autosufficiente e abile nello scatenare gli uomini che si contendono il suo amore. Questo livello di Anima mostra uno scisma tra i talenti esterni (affari, cultura ed estroversione) e le qualità interne (virtù, fede, spiritualità). In ordine sparso, potremmo indicarne come sue manifestazioni artistiche, letterarie e cinematografiche personaggi come Carmen, Kundri nel Parsifal, Lulù, Lolita, l'angelo azzurro fino alla Malafemmena di Totò o alla cantautrice pop Veronica Ciccone in arte Madonna o, un secolo prima di lei, la donna più bella del mondo, Lina Cavalieri cantante a attrice, talmente affascinante da farsi accettare come soprano nonostante le sue stonature.La sua storia fu portata sullo schermo da Gina Lollobrigida nel film La donna più bella del mondo. Un discorso a parte meriterebbero le sanguinarie figure Animiche, da Salomè a Turandot e compagne, del tutto prive di qualità se non quella di essere delle principesse viziate dal padre Re. La loro versione moderna e contemporanea è nei personaggi hollywoodiani di donne egoiste, falliche e spesso sans merci, dalla Crudelia de Mon de La carica dei cento e uno fino alla Miranda Priestly interpretata da Meryl Streep nel film cult Il diavolo veste Prada (2006) che tanti gay chiamano con la parola chiave Divina! ed è oggetto di meme e citazioni a memoria della sceneggiatura.
La terza fase, antitetica alla seconda, è Maria. A questo livello, le donne possono avere molto carisma agli occhi dell'uomo che le percepisce dedite alla famiglia, a una missione e al dono di sé. L'unilateralità di questo genere di Anima benefica, santa e salvatrice resta però estranea a dimensioni della natura umana come la sessualità, l'Eros, l'umorismo, la felicità, la ricerca, la creatività, la bellezza, la gioia di vivere e lasciar vivere. Anche l'Anima Mariana nelle dinamiche interpersonali si presta ad abusi ed equivoci. Lo psicoanalista freudiano André Green, in un fortunato saggio dedicato al complesso de La Madre morta, descrive i rischi dell'identificazione di certe donne in questo genere di Anima: la manipolazione della madre mariana e inconsolabile che passa la vita a morire, ostentando i suoi dolori, non ha niente di spirituale e diventa una trappola vetero-cattolica per i figli. La vera devozione allAnima Maria nella preghiera non coltiva l'ipocondria e la morte ma il dono della vita e della pace.
La quarta e ultima fase dello sviluppo dell'anima è Sofia o Atena, dove si realizza un'integrazione completa, che consente alle donne di essere viste e relazionate come individui dotati di saggezza e completezza. Pensiamo al quadro alla Monna Lisa di Leonardo. Qui l'anima è così sviluppata che nessun oggetto può contenere in modo completo e permanente le immagini a cui è collegata. L'esempio più immediato è il Premio Nobel Rita Levi Montalcini che in tarda età finì per dire una frase assurda per una neurologa: «Il corpo faccia quello che vuole: io sono la mente».Paolo Giordano intervista Rita Levi Montalcini, dal primo numero di Wired:
Dalla proiezione classica alla rappresentazione contemporanea dell'Anima
Nel 1985 la moglie di Jung, Emma Jung, già madre di cinque figli (quattro femmine e un maschio), ha dedicato al tema il libro Animus e Anima. Tra le più chiare e sintetiche definizioni del concetto di Anima spicca quella pubblicata del 2018 di Enrico Perilli e Venicio Perilli.
Nella realtà quotidiana le tipologie animiche non si presentano quasi mai allo stato puro ma in combinatorie di cui Eva o Elena fanno spesso parte. Sul piano clinico e morale è importante (ma non sempre facile) comprendere fino a che punto alcune donne-Anima subiscano passivamente - o viceversa sfruttino intuitivamente come Lolita - la proiezione dell'archetipo da parte dell'uomo-Anima (molto diverso dal predatore sessuale) fino a portarlo alla rovina.
Le donne più astute che consapevoli capitalizzano sulla proiezione dell'Anima fatta dall'uomo. Il loro Animus inter-generazionale (come nel caso di Turandot) vendica antenate sfruttate e distrutte dall'uomo.Nel racconto Il lago dei Teti, Ottavio Rosati fa dire a un personaggio: «La regia dell'Animus junghiano si lega all'Anima, come il cigno bianco al cigno nero ne Il lago dei cigni. Ma il balletto funziona solo quando si procura il supporto di avvocati matrimonialisti. In molti casi la signora-Animus (a parziale indennizzo di povere antenate oppresse) prima rende impotente il marito-Anima e poi lo accusa di non assolvere i doveri matrimoniali ottenendo il divorzio e incassando tutto il resto. Si invertono così i ruoli del femminicidio tradizionale. L'ho visto fare persino da una psicoanalista bruttina e infelice. Ma non è gioco da tutti. Una donna onesta non lo sa e non lo vuole fare.» Una sintesi di Sophia ed Elena, appare nel docufilm Generazioni d'amore sull'americanista Fernanda Pivano che, fino ai novanta anni, grazie alla sua personalità, continuò ad affascinare e ingelosire uomini giovani ma, d'altra parte, non cedette mai a ricatti sessuali nel suo lavoro.In una scena di Generazioni d'amore la Pivano ricorda un episodio in cui respinse le avances, per il rinnovo del suo contratto con un quotidiano, dicendo a un vecchio signore: «O faccio la giornalista o faccio la puttana: io sono una giornalista.».