Biografia Nacque a Gradisca, frazione di Sedegliano, in provincia ed arcidiocesi di Udine, il 31 dicembre 1933 da Giacomo e Irene.
Il 29 giugno 1958 fu ordinato presbitero, nella cattedrale di Udine, dall'arcivescovo Giuseppe Zaffonato.
Ministero episcopale Il 25 ottobre 1982 papa Giovanni Paolo II lo nominò vescovo di Sessa Aurunca; succedette a Vittorio Maria Costantini, dimessosi per raggiunti limiti di età. Il 9 gennaio 1983 ricevette l'ordinazione episcopale, nella cattedrale di Udine, dall'arcivescovo Alfredo Battisti, co-consacranti i vescovi Emilio Pizzoni e Vittorio Maria Costantini. Scelse come motto episcopale Quaerite primum regnum Dei ("Cercate prima il regno di Dio"), da un passo del Vangelo secondo Matteo (Mt 6:33).Stemma e motto sono pubblicati nella rivista della diocesi di Caserta Il Poliedro, nr. 1, gennaio 2026.
Il 20 ottobre 1990 fu trasferito alla diocesi di Caserta, dove succedette all'arcivescovo Francesco Cuccarese, precedentemente nominato arcivescovo metropolita di Pescara-Penne. Il 16 dicembre seguente prese possesso della diocesi.
Nel suo lungo ministero pastorale si distinse soprattutto per la lotta alla camorra e la difesa dei deboli, in particolare degli stranieri.
Il 25 aprile 2009 papa Benedetto XVI accolse la sua rinuncia, presentata per raggiunti limiti d'età, al governo pastorale della diocesi di Caserta; gli succede Pietro Farina, fino ad allora vescovo di Alife-Caiazzo. Rimase amministratore apostolico della diocesi fino all'ingresso del successore, avvenuto il 5 luglio seguente.
Nonostante le origini friulane, da vescovo emerito decise di rimanere a vivere a Caserta, dove continuò le sue battaglie per la legalità.
Morì a Caserta il 6 gennaio 2026, all'età di 92 anni. I funerali si svolsero, dopo tre giorni, nella cattedrale di San Michele Arcangelo, celebrati dall'arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, concelebranti il vescovo Pietro Lagnese e vari vescovi e arcivescovi; era presente anche una delegazione da Udine, dove il vescovo Riccardo Lamba celebrò, in contemporanea, una messa di suffragio nella cattedrale di Udine. Venne sepolto nella nuda terra nel cimitero di Caserta, come da sue volontà.
Posizioni morali, sociali e su temi politici La lotta contro la camorra
In entrambe le diocesi nelle quali ha prestato servizio, don Raffaele (così si è sempre fatto chiamare) combatté con forza la camorra, denunciando la diffusa illegalità presente nella società e nell'amministrazione del territorio. Non risparmiò critiche alle gerarchie ecclesiastiche, colpevoli di non aver condannato la criminalità organizzata, e alla politica locale e nazionale per i numerosi episodi di corruzione.
La sua figura venne indicata da Roberto Saviano come esempio di impegno nel contrasto alla camorra. Al centro della sua opera pastorale pose i valori evangelici di libertà e dignità della persona, minacciati dalla violenza fisica ed etica della criminalità.
Nel 2010 lanciò un appello per la chiusura delle cave scavate nei monti Tifatini che - oltre a deturpare il paesaggio - furono ritenute pericolose per la sicurezza e la salubrità dell'area che comprende i comuni di Maddaloni e Caserta.
Era un acceso sostenitore della canonizzazione di don Peppe Diana.
L'accoglienza ai migranti
Membro della Commissione episcopale per le migrazioni, l'organismo della CEI preposto al sostegno e al coordinamento della pastorale migratoria, il vescovo Nogaro operò costantemente per l'accoglienza e l'integrazione degli immigrati, con particolare riguardo ai rifugiati. In questa azione fu affiancato da suor Rita Giaretta della Comunità Rut e da padre Alex Zanotelli.
Nel 2000 la regione Campania gli conferì il premio "Campania per la Pace e per i diritti umani", assieme a Nelson Mandela e Daisaku Ikeda, per aver promosso una pluralità di iniziative finalizzate alla mediazione e alla solidarietà.
La sua sensibilità verso i diritti dei migranti lo portò a definire «disumana» la legge Bossi-Fini.
Per la pace
Convinto pacifista, nel 2001, all'indomani del voto parlamentare che approvò l'intervento militare italiano in Afghanistan, affermò che i cristiani devono sempre schierarsi contro la guerra, biasimò inoltre i parlamentari cattolici per essersi espressi a favore. L'episodio scatenò un duro botta e risposta tra il vescovo e il presidente emerito Francesco Cossiga.
Nel novembre 2003 - dopo l'attentato alla base italiana a Nāṣiriya che costò la vita a 17 militari e 2 civili - pronunciò un'omelia nella quale invitò a considerare i morti come delle vittime, evitando la retorica bellica dell'eroismo, che avrebbe suscitato solo intenti di vendetta e ulteriori uccisioni. La dichiarazione destò polemiche da parte di molti esponenti politici.
Genealogia episcopale La genealogia episcopale è: Cardinale Scipione Rebiba Cardinale Giulio Antonio Santori Cardinale Girolamo Bernerio, O.P. Arcivescovo Galeazzo Sanvitale Cardinale Ludovico Ludovisi Cardinale Luigi Caetani Cardinale Ulderico Carpegna Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni Papa Benedetto XIII Papa Benedetto XIV Cardinale Enrico Enriquez Arcivescovo Manuel Quintano Bonifaz Cardinale Buenaventura Córdoba Espinosa de la Cerda Cardinale Giuseppe Maria Doria Pamphilj Papa Pio VIII Papa Pio IX Cardinale Alessandro Franchi Cardinale Giovanni Simeoni Cardinale Antonio Agliardi Cardinale Basilio Pompilj Cardinale Adeodato Piazza, O.C.D. Vescovo Girolamo Bartolomeo Bortignon, O.F.M.Cap. Arcivescovo Alfredo Battisti Vescovo Raffaele Nogaro
Opere
Note
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