Durante tutto il periodo nazista Bertram ebbe un ruolo importante nel decidere l'atteggiamento della chiesa cattolica tedesca di fronte al governo. Dopo un periodo di contrasti, in seguito alle elezioni che nel marzo 1933 avevano dato il controllo assoluto della Germania a Hitler Bertram fu impegnato in una complessa serie di scelte che portarono spesso le gerarchie cattoliche tedesche ad appoggiare il governo.

Biografia

Studi e vocazione Adolf Bertram nacque a Hildesheim, nella Bassa Sassonia, da Franz Bertram e Karoline Müller con il nome di battesimo di Adolf Johannes. Studiò al Seminario di Hildesheim, all'Università di Monaco di Baviera dal 1879 al 1880 e all'Università di Innsbruck nel 1881. Conseguì il dottorato in teologia il 23 giugno 1883 all'Università di Würzburg e il dottorato in diritto canonico il 30 giugno 1884 presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Nel frattempo era stato ordinato sacerdote il 31 luglio 1881 a Würzburg. Negli anni che vanno dalla sua ordinazione all'elezione come vescovo nel 1906 si dedicò a ulteriori studi teologici e ricoprì diverse cariche, avanzando nella gerarchia ecclesiastica. Eletto vescovo di Hildesheim dal suo capitolo il 26 aprile 1906, ricevette la conferma papale il 12 giugno 1906.

Fu eletto vescovo di Breslavia dal capitolo della cattedrale, il 27 maggio 1914, con una schiacciante maggioranza; fu confermato dal papa l'8 settembre 1914. Nel 1916 divenne membro della Camera dei signori prussiana in quanto il vescovo di Breslavia aveva diritto al titolo di Principe Vescovo (che mantenne anche dopo che nel 1930 venne promosso arcivescovo) e Duca di Nysa. Papa Benedetto XV lo creò cardinale in pectore nel concistoro del 4 dicembre 1916, ma ciò fu pubblicato solo il 5 dicembre 1919.

L'esito dell'elezione a vescovo era stato condizionato dal governo prussiano che aveva cancellato dalla lista tutti gli altri candidati perché "non graditi" così da rendere Bertram l'unico candidato eleggibile. Tale pratica, che in sostanza equivaleva alla nomina di un vescovo cattolico da parte di un sovrano protestante, era normale in Germania ma scontentava la Santa Sede. Il nunzio apostolico in Baviera (1917) e poi per tutta la Germania (1920) nonché futuro papa, Eugenio Pacelli, considerava in effetti tale elezione nulla, poiché la forte influenza del potere politico aveva negato qualsiasi libertà agli elettori.

Pacelli traccia un ritratto negativo di Bertram, considerato un tipico esempio di vescovo tedesco legato al potere statale. Secondo Pacelli Bertram era di carattere non facile, autoritario e suscettibile, non aveva una formazione teologica sufficiente per affrontare un percorso di riforme all'interno della diocesi di Breslavia e privilegiava la pianificazione dal basso piuttosto che l'impostazione centralista voluta dalla Santa Sede. Inoltre dimostrava scarso interesse e coinvolgimento nei confronti dell'Azione Cattolica. Pacelli e gli altri suoi detrattori sospettavano che le cause di questa inaffidabilità andassero ricercate nella formazione di Bertram, avvenuta in università statali dove era entrato in contatto con le teorie teologiche moderne influenzate dal protestantesimo. Ciò, secondo Pacelli, esponeva Bertram ad avvicinarsi al modernismo..

Le critiche rivolte al cardinal Bertram e lo scontro sotteso tra lui e Pacelli si inserivano nel quadro, iniziatosi a creare dalla fine dell'Ottocento, che vedeva contrapposte all'interno della curia romana e nel collegio cardinalizio due tendenze. Da un lato si trovavano gli "zelanti", che rifiutavano qualsiasi tipo di compromesso politico; dall'altro i "politicanti", di cui faceva parte il cardinal Bertram, che erano convinti che fosse possibile conciliare cattolicesimo e modernità..

Si ascrivono a questo scontro generale due episodi che videro contrapposti il politicante Bertram e lo zelante Pacelli: la disputa nel 1925 sulla condanna o meno del movimento ecumenico raccolto intorno alla rivista Una Sancta cui collaboravano anche dei cattolici; e la nomina a vescovo prima di Eichstätt nel 1932 poi di Berlino nel 1935 di Konrad von Preysing, fedelissimo di Pacelli e della Santa Sede nonché rivale di Bertram.

Nonostante i contrasti e le rivalità Bertram venne promosso arcivescovo quando Breslavia fu elevata a sede metropolitana, il 13 agosto 1930; già dal 1920 era presidente della Conferenza episcopale di Fulda, importante organo decisionale della chiesa cattolica in Germania, a cui partecipavano tutti i vescovi prussiani e dell'Alta Renania nonché i vescovi di Frisinga e Monaco in rappresentanza dei vescovi bavaresi. Bertram mantenne tale carica fino alla morte nel 1945.

Primo impatto con il movimento nazionalsocialista Nel corso degli anni venti il partito nazionalsocialista si era affermato arrivando agli inizi degli anni trenta a essere uno dei principali attori politici della Repubblica di Weimar. Fin da subito molti esponenti del clero cattolico si scagliarono contro il nazismo e le sue dottrine; uno dei primi vescovi a dare l'allarme fu il cardinale Bertram. Nella sua città, Breslavia, i voti in favore dei nazisti erano molto aumentati nel giro di due anni, dal 1928 al 1930.

In una dichiarazione del 1930 Bertram criticava la celebrazione della razza nordica, il disprezzo per la Rivelazione e la vaghezza del concetto di "cristianesimo positivo" propagandato dai nazisti. Il cardinale accettava il nazionalismo, ma si opponeva al nazionalismo fanatico e al culto della razza, da lui ritenuti incompatibili con gli ideali cristiani: nella sua interpretazione "non si trattava semplicemente di una questione politica, bensì di un inganno religioso che doveva essere combattuto con tutta l'energia disponibile"..

L'affermazione del nazionalsocialismo rappresentava in effetti un problema urgente per la Chiesa cattolica tedesca. Molti fedeli erano divisi tra credo politico e credo religioso e ciò spingeva i vescovi prendere una posizione congiunta sui rapporti con il nuovo soggetto politico. All'inizio del dicembre 1930 Bertram tentò di fare in modo che i vescovi tedeschi preparassero una dichiarazione collegiale. Tuttavia, fu impossibile raggiungere un'intesa e ogni diocesi pubblicò dichiarazioni distinte.

La conferenza di Fulda dell'agosto 1931 fu organizzata per dare una risposta unitaria all'ascesa del nazismo. Il punto di partenza erano le istruzioni al clero del 1921 sui rapporti con organizzazioni ostili alla fede, istruzioni che vietavano l'appartenenza o il sostegno a movimenti anti-cristiani o a partiti che perseguivano scopi inaccettabili, pena la scomunica. L'intenzione originale era stata quella di inserire tra tali movimenti anche il nazismo, ma il progetto non andò a buon fine per due principali motivi. Da una parte, per molti cattolici era inaccettabile l'equiparazione tra nazismo, comunismo e socialismo; inoltre molti vescovi, tra cui lo stesso Bertram, speravano di normalizzare il movimento nazista rendendolo uno strumento contro la sinistra radicale. Dall'altra, molti partecipanti alla conferenza di Fulda erano contrari a una così netta presa di posizione in ambito politico..

Il timore per l'ascesa della sinistra e per un secondo Kulturkampf fece desistere Bertram e gli altri vescovi dal trovare una concordanza sull'atteggiamento da assumere nei confronti del nazismo.. In effetti, in quel periodo d'incertezza, il clero tedesco pronunciò diverse dichiarazioni sull'amore di patria e sull'importanza del Volk, cioè del popolo-nazione.

Il 30 gennaio 1933 Hitler divenne cancelliere e il 1 febbraio in un discorso alla radio assicurò che il nuovo governo avrebbe difeso i valori nazionali, tra i quali aveva un ruolo importante il cristianesimo. Bertram, come altri cattolici, ritenne correttamente che le intenzioni reali fossero diverse e l'11 febbraio 1933 si rivolse ai membri della conferenza episcopale di Fulda con una lettera in cui invitava a pubblicare una dichiarazione prima delle nuove elezioni del 5 marzo: "Per quanto sia sgradevole pubblicare una lettera pastorale che tratti di elezioni politiche, vedo gravi ragioni che rendono necessario soddisfare l'attesa di gente che si trova di fronte all'ateismo, al pericolo del Kulturkampf, e ai sistematici tentativi di terrorismo e d'inganno.".

A questa lettera Bertram allegava un abbozzo di lettera pastorale che esortava i fedeli a prendere parte alle elezioni e votare politici con valori di provata fede, che avrebbero difeso gli interessi della Chiesa. Tale dichiarazione non menzionava però in modo esplicito i partiti cattolici e la cosa fu sfruttata anche dai cattolici nazisti che si ersero a unici veri difensori della Chiesa.

Le elezioni di marzo furono vinte con ampio margine dai nazionalsocialisti. Da quel momento la stampa di regime e molte voci dall'interno del campo cattolico insistettero su una riconciliazione. La vittoria elettorale aveva convinto molti cattolici della legalità del regime hitleriano; inoltre la propaganda nazista aveva diffuso, anche tra i cattolici, la convinzione che si stesse compiendo un movimento di rigenerazione nazionale a cui tutti dovevano prendere parte. A spingere verso il compromesso erano inoltre i licenziamenti dei funzionari statali di cui era nota l'appartenenza ai partiti cattolici e la necessità di trovare una nuova collocazione nel Terzo Reich per tutte le associazioni cattoliche..

Di fronte a tali avvenimenti Bertram e gli altri vescovi cattolici avevano l'impressione che il fronte cattolico si stesse sgretolando e che fosse assolutamente necessario rivedere le posizioni del clero nei confronti del nazionalsocialismo.

Prima delle elezioni del 5 marzo, Bertram aveva scritto al presidente della Repubblica Hindenburg esprimendo il timore dei vescovi prussiani per la fine della libertà di voto. In una lettera del 10 marzo denunciò di nuovo gli abusi e le vessazioni a cui erano sottoposte le associazioni cattoliche insieme ai funzionari del partito del Centro ed espose al presidente i propri dubbi: "Noi vescovi ci troviamo inoltre di fronte al gravissimo interrogativo, se il movimento che ora detiene il potere politico rispetterà la santità della Chiesa e la sua posizione nella vita pubblica."Citato in .

Nella sua lettera di risposta, datata 26 marzo, Hindenburg promise di far presenti al cancelliere Hitler i problemi esposti dal vescovo. Bertram inviò copie di tale risposta agli altri vescovi ma ciò non cancellò i timori.

Tuttavia ancora il 19 marzo Bertram scrisse una lettera ai membri della conferenza episcopale di Fulda in cui confermava che, nonostante il cambiamento nei rapporti di forza politici dopo le elezioni del 5 marzo, non c'erano le basi per un mutamento delle prese di posizione contro il nazionalsocialismo. La vittoria schiacciante alle elezioni non aveva influenzato la dottrina, la politica ecclesiastica e il forte connotato razzista del movimento. "Bertram affermava nella sua lettera che non era la Chiesa a dover rivedere la sua posizione, ma il Fuhrer dei nazionalsocialisti, e che le più nere prospettive si aprivano per gli interessi cattolici in Germania se il partito avesse conseguito la signoria unica su tutto il paese, alla quale così ardentemente aspirava"..

Nella stessa lettera Bertram faceva cenno a una visita del vice cancelliere von Papen il quale si era informato appunto su un possibile cambio di atteggiamento della Chiesa nei confronti del nazismo; la risposta di Bertram era stata nella sostanza quella contenuta nella lettera..

La distensione e il Reichskonkordat