Scorzè (Scorsè in veneto, IPA: ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Venezia nel Veneto.
Il comune è situato a circa a nord-ovest del capoluogo, al confine con le province di Padova e Treviso, fa parte dell'area del Miranese e, con le sue quattro frazioni, è il decimo centro in ordine di popolosità della provincia. Per quanto riguarda il Servizio Sanitario è inserito nell'ASL 3 "Serenissima".
Sorge su una zona abitata sin dall'epoca paleoveneta, poi colonizzata dai romani. Nel Medioevo è feudo dei vescovi di Treviso, che ebbero come vassalli nel territorio diverse famiglie, in particolare i Tempesta e gli Scorzadis, e poi parte della Serenissima; dal 1866, dopo la pace di Vienna, diventa comune nel Regno d'Italia, poi Repubblica.
È un importante centro agricolo, artigianale, industriale, è sede di numerose aziende, sia grandi che piccole e medie, nonché snodo di una certa importanza dal punto di vista viabilistico e della rete di distribuzione di energia elettrica nazionale.
Geografia fisica Territorio Il comune confina con le province di Treviso e Padova. Il territorio comunale è pressoché completamente pianeggiante, di natura alluvionale al pari del resto della Pianura Padana. È inoltre ricchissimo di risorgive e di vie d'acqua: in particolare è attraversato dal fiume Dese e dai suoi affluenti (Rio Storto, Rio San Martino, Rio Sant'Ambrogio, Desolino). Dal punto di vista dell'orografia, la zona posta a nord del fiume Dese è sensibilmente più alta rispetto al territorio a sud del corso d'acqua.
Per quanto riguarda la Classificazione sismica, Scorzè è situato nella zona 3 (sismicità bassa), come risulta dalla Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003.
Clima
Il territorio scorzetano situato nella media pianura veneta gode di un clima semi-temperato. I principali venti che battono la zona sono la bora da nord est e il più mite scirocco dall'Adriatico spesso portatore di piogge in autunno. Le estati sono umide e calde, gli inverni sono abbastanza freddi, mentre assai più piovose si presentano le mezze stagioni, con sporadici episodi anche di allagamenti popolarmente detti brentane.
Origini del nome Il toponimo vien fatto derivare presumibilmente dall'attività dei conciatori di pelle (in veneto scorzeri, appunto), diffusa nella zona, in particolare lungo il corso del fiume Dese, durante il MedioevoSi potrebbe anche ipotizzare che il toponimo derivi dalla pratica di scorzar gli alberi, sistema utilizzato sin dall'antichità per ottenere legname più denso e adatto alle costruzioni edili e navali..
Secondo un'altra e più difficile ipotesi, il nome Scorzè sarebbe composto dalle due radici semantiche ingevoni ‘Scor-’ = ‘Costa, riva alta’, facendolo derivare dall’antico germanico *skuro (da accostare al termine inglese ‘shore’ = ‘riva, costa’ ed al basso tedesco ‘schōre’ = ‘capo, promontorio’, ma anche al termine ‘scorro’ = ‘scoglio’ nell'alto tedesco antico) e ‘-ze = -se = Corso d’acqua, fiume’. Leggendo compiutamente la decodifica toponomastica il significato di Scorzè sarebbe ‘Corso d’acqua con alte rive’, chiaro riferimento alle caratteristiche pedologiche delle rive del fiume Dese nella zona della motta, area situabile a nord rispetto al mulino Soranzo (già Bonotto), noto anche come ‘mulino della Guizza’A. Fattoretto, ‘Scorzè un nome venuto da lontano’, L’ESDE 16 – Periodico di storia locale del Veneziano, del Trevigiano e del Miranese – CLEUP, Padova, 2022.. Questi termini sarebbero riferibili alla lingua ingevonica, parlata da popolazioni germaniche, fra le quali si annoverano i Longobardi, che si stanziarono a partire dal secolo VI d.C. sui territori dell’Impero romano d’OccidenteLingua ingevone - Se analizziamo il profilo linguistico, dobbiamo sapere che i Longobardi vengono considerati dagli storici come facenti parte dei cosiddetti Popoli del Mare del Nord, che parlavano lingue germaniche assai simili. Nel VI secolo d.C., inizio dell’invasione longobarda in Italia, le lingue germaniche si distinguevano poco tra di loro e formavano quello che, in termine tecnico, viene definito il ‘substrato ingevone’ (comprendente l’anglosassone, l’antico sassone, l’antico frisone, i dialetti continentali, l’antico francone e l’antico alto-tedesco). Molti termini longobardi li troviamo foneticamente simili e con analoghi significati nella lingua anglosassone, tanto che si è ipotizzato che le due lingue fossero simili o addirittura la stessa lingua in due fasi evolutive differenti.
Storia Il periodo romano In epoca romana il territorio scorzetano era amministrato dal municipium di Altino ed era intensamente coltivato. A tutt'oggi è possibile notare che la disposizione di alcune vie di comunicazione riflettono la regolarità dell'antica centuriazione tracciata probabilmente nel 49 a.C.In particolare, sono stati identificati come decumani gli assi via Moglianese Cappella-via Moglianese-via Venezia-via Ronchi e via Tito Speri; come cardini gli assi via Onaro a Rio San Martino, via Dante a Cappella, via Ponte Nuovo-via Verdi a Peseggia (forse il cardine massimo)..
Dal Medioevo alla Serenissima
Dopo le invasioni barbariche con il territorio circostante entrò a far parte del Regno dei Longobardi e in seguito del Sacro Romano Impero. È però nella bolla di papa Eugenio III del 1152 Justis fratrum, scritta per confermare i possedimenti del vescovo di Treviso Bonifacio che viene nominato per la prima volta il castello di Scorzè ed il suo villaggio. La zona era allora formalmente amministrata dalla diocesi trevigiana, ma di fatto era suddivisa in piccoli feudi indipendenti che per tutto il Medioevo si scontrarono in aspre lotte.
Il nome della città è legato alla famiglia signorile degli Scorzadis o Scorzedo, vassalli del vescovo di Treviso, che avevano la loro residenza nel castello che sorgeva presso il fiume Dese, a est rispetto al borgo, cioè l'attuale centro abitato dove sorge la chiesa arcipretale; pare che il castello di Scorzè sorgesse nell'area compresa tra il Dese e l'attuale via Marmolada.. Nel marzo del 1241 Ezzelino III da Romano incendiò e distrusse il castello che ancor oggi, diroccato, è presente nello stemma comunale. Successivamente i potestà di Treviso, Alberico da Romano e Bianquino III da Camino, decisero di far spianare il terrapieno su cui sorgeva il castello, ritenendo conveniente per il Comune di Treviso evitare che potesse essere utilizzato nuovamente da truppe nemiche in caso di nuovi attacchi. Fu allora che centro del paese si spostò definitivamente attorno alla chiesaMedievali sono i toponimi Ronchi e Guizza, rispettivamente ad ovest e ad est dell'attuale centro ed indicanti entrambi la presenza di ampie aree boschive..
Dopo gli Ezzelini, a Scorzè dominarono i Da Camino e gli Scaligeri, fino a quando, il 20 luglio 1329, Cangrande della Scala dona a Guecello Tempesta alcuni territori, tra cui la stessa Scorzè..
Nel 1338, seguendo le sorti di Treviso, divenne parte della Repubblica Serenissima, almeno formalmente, poiché in realtà era politicamente assoggettata ai Carraresi, Signori di Padova.
In questo periodo vi furono ben tre invasioni degli Ungari, che attraversarono e devastarono il territorio., fino a quando la Repubblica di San Marco non prese a sé definitivamente la zona, nel 1388, grazie alle imprese del condottiero Giacomo I Dal Verme, e non pose Scorzè sotto la Podestaria di Noale.
L'età moderna Dopo il periodo napoleonico, che sancì la fine della Repubblica di Venezia, dal 1815 il paese è parte del Regno Lombardo-Veneto, fu questo un periodo di rinnovamento per Scorzè che vide consacrato l'attuale cimitero (1828) e aperta la prima farmacia (1843). Nel 1866, tutto il Veneto viene annesso al neonato Regno d'Italia. Nel 1888 è innalzato l'attuale municipio.
Durante la prima guerra mondiale Scorzè non fu coinvolta direttamente nel conflitto, ma ospitò comunque un ospedale militare allestito presso villa Soranzo Conestabile. Il fascismo rappresentò uno degli eventi più duri per il paese che culminò, nel 1945, con la barbara esecuzione di numerosi oppositori. Lo stesso arciprete, monsignor Antonio Cercariolo, si trovava spesso in disaccordo con i governanti di alloraA. Stangherlin, "Scorzè e le sue frazioni", Venezia, 1968. Anche gli anziani del paese sono tutt'oggi in grado di riferire strani accadimenti al riguardo. Pare infatti che, nonostante fossero stati numerosi i tentativi, le "squadracce" fasciste non riuscirono mai a fare irruzione presso l'abitazione dell'Arciprete per infliggergli le celebri punizioni a base di olio di ricino..
Dopo la fine della guerra, Scorzè attraversò un fiorente periodo economico che la vide accrescersi sotto il punto di vista industriale e demografico.
Simboli Lo stemma comunale, concesso da Vittorio Emanuele III con regio decreto del 9 aprile 1911, rappresenta uno scudo di forma sannitica su cui campeggia un castello semidiroccato, in ricordo dell'antico fortilizio distrutto da Ezzelino III da Romano; ai suoi piedi, i chicchi di grandine simboleggiano la signoria locale dei TempestaSecondo quanto si legge nel R.D. 9 aprile 1911, lo stemma rappresenta uno scudo di forma sannitica sormontato dalla corona inquadrato da: un castello d'argento semidiroccato a sinistra fondato sulla campagna di rosso in campo azzurro segno della signoria degli Scorzadis, della distruzione di Ezzelino, il Tiranno, e della dominazione di Treviso, nonché da ghiaccioli di grandine al naturale d'argento in campo rosso simbolo della signoria dei Tempesta..
Il gonfalone del Comune è troncato di rosso e di bianco, come stabilito dal DPR n. 4660 dell'8 novembre 1982.Richiamato nell'art. 1 dello Statuto comunale.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa arcipretale e campanile
La Chiesa arcipretaleil titolo di arcipretale in perpetuo risale al 1757., dedicata a San Benedetto Abate, fu edificata tra il 1761 e il 1767 su progetto dell'architetto veneziano Giorgio Massari.
Architettura civile Castello
Costruito nel XII secolo, il castello di Scorzè fu, come detto, incendiato e distrutto da Ezzelino III da Romano nel marzo del 1241 finché qualche anno più tardi i podestà di Treviso non ne spianarono i terrapieni. Oggi campeggia, diroccato, nello stemma del Comune.
Dalle mappali austriache del 1841 conservate presso l'archivio di Stato di Venezia si può desumere l'esatta posizione, la forma e le dimensioni del castello e del terrapieno su cui era costruito. Il perimetro della motta doveva assomigliare ad un esagono irregolare schiacciato, con l'asse centrale ovest-est di circa e quello nord-sud di circa La struttura doveva essere circondata da un fossato alimentato dalle acque del vicino Dese che dopo aver circondato il terrapieno erano scaricate nuovamente nel fiume, a sud del Mulino "Bonotto", attraverso alcuni canali. Ciò è desumibile dal fatto che nelle mappe catastali lungo le linee di confine tra i fondi, quando queste corrispondono a fossati, viene posta una freccia che va inoltre ad indicare la direzione del flusso d'acqua.
Non si hanno notizie certe su come fosse strutturato il castello ma è certo che al suo interno si trovasse il dongione, residenza degli Scorzadis e vi fossero alcuni magazzini. Le pergamene del 1242 riportano infatti: "...quod doglonum destrueretur, & combureretur, & combustum, & destructum fuit..." e raccontano che furono rubati o andaron bruciati "multa bona, feilicet vinum, frumentum, milleum, & surgum, & equi, vace, & capre, & porci, & alie multe res..."..
Le ultime tracce del perimetro della struttura sono state distrutte nel 2000 a seguito della costruzione di nuovi capannoni industriali, come risulta dalla foto aeree della cartografia regionale.
Palazzo municipale