I campi profughi Sahrawi di Tindouf, Algeria, sono un complesso di campi che si insediarono nella Provincia di Tindouf, Algeria tra il 1975 e il 1976 da parte della popolazione Sahrawi in fuga dalle forze armate marocchine, che avanzavano e prendevano possesso del Sahara occidentale durante la guerra del Sahara occidentale. La maggior parte dei rifugiati di primo insediamento vive ancora negli accampamenti; questa condizione è tra quelle di maggiore durata nel mondo.
La Commissione europea ha definito la popolazione del Sahrawi i "profughi dimenticati" per il protrarsi nel tempo di una condizione di cui ancora oggi, dopo oltre 40 anni, non si intravede un superamento.
Le limitate possibilità di auto sostentamento nelle dure condizioni climatiche dell’ambiente desertico hanno reso la sopravvivenza dei rifugiati dipendente dagli aiuti umanitari internazionali. L’organizzazione dei campi di Tindouf differisce sostanzialmente dalla maggior parte dei campi profughi in particolare nel livello di autonomia organizzativa. Le attività e la pianificazione della vita dei campi sono gestite dai rifugiati stessi con una limitata interferenza esterna.
I campi sono suddivisi in cinque wilaya (province) che derivano il nome da cinque città del Sahara occidentale, ora territorio occupato: El Aaiun, Auserd, Smara, Dakhla e più recentemente anche Capo Bojador che ha inglobato il piccolo campo 27 Febbraio, costituito dal collegio femminile; infine Rabouni che è sede degli uffici amministrativi.
Gli insediamenti sono sparsi su aree piuttosto ampie. Mentre El Aaiun, Smara, Auserd, Bojador e Rabouni si trovano nel raggio di un’ora d’auto dalla città di Tindouf, il campo di Dakhla dista 170 km da Tindouf in direzione sud-est, quasi al confine con il Mali.
Istituzioni e amministrazioni pubbliche I campi profughi sono governati dal Polisario, in quanto territorio facente parte della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi (RASD). L’amministrazione e il governo in esilio della RASD hanno sede nel campo di Rabouni. I campi di Tindouf sono strutturati in sub-unità amministrative, ciascuna delle quali elegge i propri rappresentanti preposti alle decisioni politiche. Ciascuna delle cinque wilaya (province) è ripartita in alcune daïra (comuni), che a loro volta sono ripartiti in hay o barrios (quartieri).
I comitati locali sono preposti alla gestione e distribuzione delle merci essenziali, dell’acqua e del cibo, mentre le autorità di daïra, costituite dai rappresentanti degli hay, si occupano dell’organizzazione delle scuole, delle attività culturali e dei servizi medici. Le donne sono coinvolte in numerosi aspetti amministrativi e hanno numerose posizioni di rilievo nelle istituzioni; UNHCR ha riconosciuto l’importanza della loro partecipazione nell’amministrazione del campo e delle strutture sociali.
L’Algeria ha riconosciuto la RASD nel 1976 e non interferisce con l’organizzazione del territorio dei Sahrawi considerando l’area come effettivamente sottoposta alle leggi Sahrawi; nonostante la presenza militare algerina sia significativa e consistente nella vicina città di Tindouf, l’Algeria sostiene che la responsabilità per il rispetto dei diritti umani nel territorio dei campi sia in capo al Polisario.
I residenti sono soggetti alla Costituzione e alle Leggi della RASD. Un sistema giudiziario locale con tribunale e carcere è retto dal Polisario. Sono presenti qadi (giudici di sharia) che hanno giurisdizione in materia di diritto individuale e diritto di famiglia.
Fin dall’insediamento nel territorio il Polisario ha dato priorità alla scuola e alla formazione e sono state istituite 29 sedi di scuola materna, 31 di scuola elementare e 7 di scuola media; inoltre sono stati realizzati gli istituti superiori ‘27 Febbraio’ e ‘12 Ottobre’ e alcuni centri di formazione ad indirizzo tecnico. In ogni wilaya esistono dei centri di formazione professionale per le donne e scuole per disabili, create e gestite dall’Unione Nazionale delle donne Sahrawi.
Mentre il materiale didattico è ancora scarso, l’alfabetizzazione è passata dal 5% degli anni della realizzazione dei campi al 90% (dato 1995).
È riconosciuto l’obbligo scolastico per i bambini e parecchie migliaia di studenti hanno frequentato corsi universitari in Algeria, Cuba e Spagna nell’ambito delle iniziative di aiuto internazionale. Conseguentemente molti dei quadri professionali Sahrawi parlano correntemente lo spagnolo. L’Algeria offre numerose opportunità di studio superiore e universitario agli studenti provenienti dai campi sia attraverso l’assegnazione di borse di studio sia mediante l’accoglienza in residenze studentesche. Anche Libia e Siria in passato offrivano percorsi di studio a studenti Sahrawi.
I campi sono dotati di 27 cliniche, un ospedale centrale per i casi più gravi e specifici e 4 ospedali regionali.
I campi sono sede delle forze militari della Repubblica Democratica Araba dei Sahrawi.
Gli uomini sono tenuti al servizio militare nelle forze armate della SADR. Durante gli anni della guerra anche alcuni reparti femminili furono arruolati nelle unità di protezione dei campi profughi.
Ciò che sembra aver permesso il superamento delle difficoltà della vita negli accampamenti è il lavoro comunitario e solidale o "tuiza", tradizionalmente presente nella comunità nomade Sahrawi e riproposto nei campi come mezzo per migliorare le condizioni di vita delle famiglie e della parte più debole della popolazione; la tuiza ha facilitato la costruzione degli ospedali e delle scuole, le campagne di prevenzione sanitaria e vaccinale, la creazione di un corpo di polizia che non dipende dall’esercito, il mantenimento degli accampamenti.
Popolazione Il numero dei profughi Sahrawi presenti nei campi è un dato controverso e politicamente sensibile. Il Marocco sostiene che il Polisario e il governo dell’Algeria abbiano sovrastimato il numero dei residenti nei campi ai fini di ottenere una maggiore attenzione a livello internazionale e maggiori aiuti, mentre il Polisario accusa il Marocco di mirare a una riduzione dei volumi di aiuti come mezzo di pressione sulla popolazione civile residente nei campi.
Il numero dei rifugiati costituisce anche un aspetto di rilievo per il peso politico dei profughi nell’eventualità del referendum per stabilire il futuro del Sahara Occidentale.
Le autorità algerine hanno stimato in 160.000 il numero dei profughi Sahrawi presenti sul proprio territorio . Questo dato è stato condiviso dal Polisario, sebbene riconosca anche che una piccola parte dei profughi si sia trasferita in Mauritania, dove attualmente sono presenti circa 26.000 rifugiati Sahrawi.
L’UNHCR per molti anni ha fatto proprie le stime numeriche dichiarate dall’Algeria, ma nel 2005 il dubbio sulla validità dei dati forniti ha indotto l’organizzazione a ridurre considerevolmente gli aiuti sulla base di una stima sostenuta dall’analisi di immagini satellitari che presupponeva la presenza di circa 90.000 abitanti nei campi<ref name="ussd_2007"/.
Per una decina d'anni UNHCR nei programmi di aiuto ha fatto riferimento a questo dato integrandolo con aiuti per ulteriori 35.000 unità, per un totale quindi di 125.000 rifugiati , rimandando nel tempo l'intenzione di realizzare un censimento in accordo con il Polisario e il governo algerino allo scopo di determinare il numero esatto di rifugiati presenti nei campi.
Nel 1998, la missione Minurso aveva individuato 42.378 adulti con diritto di voto nei campi, considerando però solamente coloro che si erano presentati nelle sedi di registrazione e che erano in grado di dimostrare di appartenere o di essere discendente di residenti nel Sahara Occidentale prima dell’esodo del 1975. Nessun ulteriore tentativo è stato fatto in concomitanza con questa attività di registrazione per arrivare ad una stima più reale della popolazione totale dei campi.
Il governo marocchino sostiene che il numero totale dei rifugiati si collochi tra 45.000 e 50.000, e soprattutto che la popolazione sia trattenuta nei campi dal Polisario contro la sua volontà.
A questa diatriba, durata anni, ha recentemente posto fine UNHCR che, considerando le evidenze di malnutrizione e le numerose sollecitazioni, ha costituito un gruppo di lavoro indipendente per rilevare la popolazione effettiva dei 5 campi e nel mese di marzo 2019 ha reso pubblico il rapporto che ha fissato il numero dei profughi in 173.600 persone.
Attualmente (2019) il piano di intervento di UNHCR dispone per aiuti e servizi per 173.600 profughi. La rilevazione aveva anche lo scopo di individuare i dati disaggregati per età per meglio calibrare le forniture alimentari e gli interventi sanitari e ha consentito di conoscere il profilo demografico della popolazione individuando un elevato tasso di crescita: i minori di 17 anni costituiscono il 38 % della popolazione e il nucleo familiare medio è costituito da 6,4 persone tra minori, adulti e anziani.
Condizioni di vita
La popolazione dei campi profughi vive in tende o modeste abitazioni costruite di mattoni e sabbia. L’area di Tindouf occupa parte dell’hammada, una vasta pianura desertica del Sahara. Le temperature estive in questa parte dell’hammada, conosciuta con il nome di Deserto del diavolo, raggiungono e talvolta superano 50 °C; sono frequenti le tempeste di sabbia che bloccano la normale vita quotidiana. La vegetazione è assente o assai scarsa e la legna per il fuoco deve essere raccolta decine di chilometri di distanza. In poche località è presente l’acqua che comunque è insufficiente. L’ambiente non consente il sostentamento delle popolazioni e i campi dipendono completamente dagli aiuti stranieri. Cibo, acqua potabile, materiale da costruzione e abbigliamento sono trasportati dalle agenzie internazionali.
I rifornimenti alimentari vengono trasferiti dal porto di Orano a Rabouni a cura del Programma alimentare mondiale (WFP) in collaborazione con la Mezzaluna Rossa Algerina (ARC) e il governo algerino, mentre la distribuzione da Rabouni ai diversi campi è gestita dal Polisario in collaborazione Mezzaluna Rossa Sahrawi (WSRC).
L’alimentazione della popolazione è poco varia e molto carente di frutta e verdura e ciò determina che 39 % dei bambini e il 44 % delle donne siano anemici.
Le case e le tende sono prive di acqua potabile da rete idrica; pertanto sono state dotate di cisterne che vengono periodicamente rifornite da autobotti. L’organizzazione del rifornimento idrico è supportato da UNHCR in collaborazione con il Ministero dell'acqua e dell'ambiente della RASD; per il 2018 l’obbiettivo di servizio è la fornitura di 20 litri/die di acqua per profugo, quantitativo considerato a livello internazionale lo standard minimo, a fronte di una fornitura effettiva attuale (2018) di circa la metà dello standard minimo.
Con l’avvio di una modesta economia di base, alcuni profughi sono stati in grado di acquisire televisori, automobili e antenne paraboliche, che consentono loro di rimanere costantemente informati su quanto avviene all’esterno dei campi profughi contribuento a ridurre lo stato di isolamento in cui versano. È riconosciuto il diritto alla proprietà privata.
Il clima è caratterizzato da saltuarie e improvvise tempeste di sabbia e temporali. Le forti piogge e conseguenti inondazioni hanno distrutto gran parte dei campi nel 2006; UNHCR in cooperazione con il Programma alimentare mondiale e il governo algerino ha fatto fronte all’emergenza fornendo tende e rimpiazzando le scorte di alimenti andate perdute. Nell’ottobre 2015, nuovamente le forti piogge hanno inondato i campi, distruggendo le case di mattoni di sabbia, abbattendo tende e danneggiando le scorte alimentari. Più di 11.000 nuclei familiari sono stati coinvolti nell’emergenza inondazione.
Il Programma alimentare mondiale ha ripetutamente espresso la propria preoccupazione per la scarsità delle risorse e delle donazioni e le possibili conseguenze negative dovute alla limitata qualità e quantità del cibo.