La prostituzione sacra (o prostituzione del tempio o prostituzione religiosa) è un rituale sessuale che consiste principalmente in un rapporto sessuale o in un'altra attività di tipo erotico svolta nel contesto del culto religioso predominante, in prevalenza all'interno degli stessi luoghi di culto, forse come forma di rito di fertilità e del "matrimonio divino" o ierogamia. Il termine prostituzione in questi contesti risulta improprio alla luce del significato corrente, in quanto non implicava di solito remunerazione monetaria.
Descrizione Gli studiosi hanno a lungo considerato tali pratiche come esser di uso comune nel mondo antico, soprattutto nelle civiltà orientali del Vicino Oriente (all'interno della civiltà babilonese, tra i fenici e gli abitanti dell'Assiria), ma non mancano attestazioni in Grecia (a Corinto; cfr. Strabone, Geografia, VIII, 378) e altrove (a Erice; cfr. Cicerone, Divinatio in Caecilium, 55): del resto, il verbo greco-antico κορινθιάζομαι [pr. korinthiàzomai] significava "frequentare prostitute"Aristofane, fr. 133.. Tuttavia alcune tra le ricerche più recenti hanno messo in discussione quest'immagine, dubitando in parte dell'effettiva affidabilità delle fonti anticheStephanie Budin, The Myth of Sacred Prostitution in Antiquity (Cambridge University Press, 2009); vedi anche la recensione del libro fatta da Vinciane Pirenne-Delforge, ..
Alcuni preferiscono il termine "sessualità sacra" (in riferimento ad una qualche forma di magia sessuale) per indicare la prostituzione sacra, nei casi in cui non fosse coinvolta una qualche forma di pagamento per i servizi offerti; ma spesso i riti di accoppiamento sacro venivano celebrati dietro versamento di una piccola somma di denaro: tutto quanto veniva offerto era accumulato con il tesoro del tempio, di cui entrava a far ufficialmente parte.
Il termine greco hierodoulos o "hierodule" è a volte stato preso ed interpretato per significare "prostituta sacra", ma è più probabile che invece esso si riferisca ad un ex-servitrice, liberata dalla sua condizione precedente di schiavitù per essere "dedicata" ad un dio: la ierodulia è difatti la "condizione di dipendenza da un'istituzione templare". Anche il termine ebraico "qedesha", infine, è spesso tradotto come "prostituta del tempio". La prostituzione sacra è menzionata anche nella Bibbia (Nel libro del Deuteronomio, il quinto testo sacro della Tōrāh ebraica e della , in 23, 18-19), dove viene stabilito il divieto per gli uomini e le donne (tra i figli di Israele) di prendere parte a tale pratica.
La motivazione principale che diede origine e impulso alla pratica di una forma sacrale di prostituzione era il tentativo di immagazzinare l'energia vitale: nel tempio, il sacerdote (a volte il fedele stesso) si univa carnalmente alla sacerdotessa, celebrando con la loro unione un rito inneggiante alla Dea dell'amore (Ishtar, Afrodite e altre ancora similari divinità dell'amore) in modo tale da propiziare la fertilità delle donne appartenenti alla comunità e, indirettamente insieme ad essa, anche la prosperità economica generale della società stessa.
La rievocazione simbolica di una ierogamia (o "matrimonio sacro") e dell'unione dell'umanità con la divinità era un rito di fertilità, che si praticava in connessione con un rituale del tempio preposto. Ne erano spesso protagoniste fanciulle vergini di buona famiglia, oppure anche schiave, o sacerdotesse del tempio, che nella maggior parte dei casi si univano carnalmente a dei perfetti estranei. Sulle origini dell'usanza e sulle caratteristiche che assumeva nelle diverse località in cui veniva praticata sussistono molti punti oscuri: alcune di queste località, tra le più celebri, erano la Fenicia, Corinto, Erice (in Sicilia) e Locri in Magna Grecia.
Vicino Oriente antico
Nelle società del Vicino Oriente antico erano presenti molti santuari e templi (definiti anche "case del Cielo") dedicati a vari tipi di divinità femminili, soprattutto lungo il corso dei fiumi Tigri ed Eufrate; secondo lo storico greco del V secolo a.C. Erodoto, che ne dà una descrizione dettagliata delle modalità (e che, fatti salvi i particolari, non dovevano differire molto da quelle di altre religioni), i riti compiuti in questi templi includevano anche i rapporti sessuali, quello cioè che gli studiosi più tardi hanno denominato propriamente prostituzione sacraErodoto, Storie , tr A.D. Godley (1920).
Un'usanza babilonese, narra lo storico antico, costringe tutte le donne, almeno una volta nella loro vita, ad avere un incontro intimo con uno sconosciuto all'interno del tempio della Dea dell'amore; vi è una gran moltitudine di donne che vanno e vengono: gli uomini passano e gettando delle monete in grembo alla prescelta la invitano così in nome di Mylitta (il termine assiro per indicare Afrodite). La donna non può mai in alcun caso rifiutare, perché ciò costituirebbe un peccato e una grave infrazione; alcune di queste donne possono rimanere in una tal condizione come servitrici del tempio anche per diversi anni. Vi è infine un costume del tutto simile in alcune parti di Cipro:
Un certo numero di altri autori antichi hanno corroborato il racconto di Erodoto. Attraverso la testimonianza da loro data sembra che non solo a Babilonia e nell'isola di Cipro, ma in tutto il Vicino e Medio Oriente, le società antiche abbiano incoraggiato la pratica della prostituzione sacra. L'antropologo britannico James Frazer si è premurato di accumulare citazioni per dimostrare questo fatto inserendole poi in un capitolo della sua opera maggiore intitolata Il ramo d'oro (composta tra il 1890-1915)J.G. Frazer, The Golden Bough, edizione ridotta (1922), Chapter 31: Adonis in Cyprus; si veda anche la più estesa trattazione nella 3ª edizione di The Golden Bough, volumi 5 e 6 (pubblicati nel 1914). Gli stessi argomenti e citazioni di Frazer sono riprodotti anche da Fernando Henriques, Prostitution and Society: a study (3 volumi., London: MacGibbon & Kee, 1962-1968), vol. I, ch. 1.; questo è servito come punto di partenza per diverse generazioni di studiosi. Tuttavia, Frazer ha ottenuto le sue fonti per lo più da autori della tarda antichità (cioè risalenti al 150-500 d.C.), non da testimoni del mondo classico o del periodo ellenisticoErodoto e Strabone sono le uniche fonti menzionate da Frazer precedenti al II secolo d.C.; altre tra le sue fonti includono Ateneo di Naucrati in Deipnosophistai, lo pseudo-Luciano del De dea Syria, Claudio Eliano, oltre agli storici della Chiesa cristiana Sozomeno e Socrate Scolastico.. Questo pertanto finisce col sollevare alcuni interrogativi sul fatto che il fenomeno della prostituzione templare possa venire generalizzata a tutto il mondo antico, così come gli studiosi precedenti hanno in genere tipicamente fatto.
La ricerca condotta da Daniel Arnaud, Vincienne Pirenne-Delforge, e Stephanie Budin ha rigettato tutta la tradizione accademica che ha definito il concetto di prostituzione sacra, mettendone fortemente in dubbio l'effettiva presenza reale lungo il corso dei secoli. Budin reinterpreta a tal proposito il concetto di prostituzione sacra come un mito, sostenendo che le pratiche descritte nelle fonti semplicemente non sono mai esistite. Una visione più sfumata è invece quella accolta da Pirenne-Delforge, suggerente che il sesso rituale esisteva nel Vicino Oriente, ma non nel mondo greco-romano in epoca classica od ellenistica.
Tradizionalmente vengono distinte due forme principali di prostituzione sacra: la prostituzione temporanea di ragazze non sposate (con varianti come quella della prostituzione per poter procurarsi una dote o come deflorazione pubblica di una sposa), e la prostituzione permanenteFernando Henriques, Prostitution and Society: a study (3 vols., London: MacGibbon & Kee, 1962-1968), vol. I, ch. 1..
Secondo il noto assiriologo Samuel Noah Kramer, i re di Sumer stabilirono la loro legittimità prendendo parte ad un atto sessuale rituale nel tempio della divinità della fertilità da loro venerata, la loro Dea Ištar; questo si ripeteva periodicamente il decimo giorno di ogni nuovo anno durante le festività primaverili di AkītuS.N. Kramer, The Sacred Marriage Rite: Aspects of Faith, Myth and Ritual in Ancient Sumer..
L'imperatore romano Costantino I (detto "il Grande") chiuse tutta una serie di templi dedicati a Venere o ad altre divinità simili nel IV secolo d.C., come lo storico della chiesa cristiana Eusebio di Cesarea orgogliosamente fa notare.
Matrimonio sacro
La pratica della prostituzione sacra non è mai stata accuratamente motivata, nelle sue effettive intenzioni, in nessuna cultura del Vicino Oriente antico, nonostante le molte descrizioni popolari di essaJames Frazer (1922), Il ramo d'oro, 3e, Chapter 31: Adonis in Cyprus. Gli studiosi in generale credono che una forma di "matrimonio sacro" rituale o "hieros gamos" si mettesse in scena tra il sovrano di una città-stato sumera e la Somma Sacerdotessa di Inanna, la dea sumera dell'amore sessuale, della fertilità nonché della guerra, ma non vi è prova certa sopravvissuta per dimostrare che vi fosse incluso anche l'effettivo rapporto sessuale. In tutta la Mesopotamia c'erano molti santuari e templi dedicati a Inanna; il tempio di Eanna, che significa "casa celeste"é-an-na = santuario ('casa' + 'cielo'[='An'] + genitivo) [John Halloran's Sumerian Lexicon v. 3.0 -- see link below] a Uruk - corrispondente all'odierna Warka e alla biblica Erech - era il più grande di questi.
Il tempio ospitava sicuramente un gran numero di sacerdotesse della dea, ma non vi è alcuna prova che esse o qualsiasi altra donna abbia abitualmente eseguito alcun tipo di servizio sessuale all'interno di un qualsiasi cultoBudin, Stephanie Lynn, The Myth of Sacred Prostitution in AntiquityAssante, Julia 1998. "The kar.kid/[kh]arimtu, Prostitute or Single Woman? A Reconsideration of the Evidence," Ugarit-Forschungen; 30:5-96Assante, Julia 2003. "From Whores to Hierodules: the Historiographic Invention of Mesopotamian Female Sex Professionals," pp. 13-47 in Ancient Art and Its Historiography, edited A. A. Donahue and Mark D. Fullerton. Cambridge/New York: Cambridge UniversityYamauchi, Edwin M. 1973. "Cultic Prostitution: a Case Study in Cultural Diffusion," pp. 213-222 in Orient and Occident: Essays Presented to Cyrus H. Gordon, edited H. Hoffner. Neukirchen-Vluyn, Germany: Kevelaer.
Nella Bibbia ebraica
La Bibbia ebraica (o Tanakh) usa due parole diverse per indicare la prostituta, zonah (זנה)Associata al verbo corrispondente zanah.Blue Letter Bible, , incorporando la Concordanza Strong (1890) e il lessico di Wilhelm Gesenius (1857) e kedeshah (o qedesha) (קדשה)Blue Letter Bible, , incorporando la Concordanza Strong (1890) e il lessico di Wilhelm Gesenius (1857).Traslitterato inoltre come qĕdeshah, qedeshah, qědēšā , qedashah, kadeshah, kadesha, qedesha, kdesha. .. Il termine zonah semplicemente significava una prostituta ordinaria o "donna libera "; mentre la parola kedeshah letteralmente significa "consacrato" (in forma femminile), dalla radice semitica qd-sh (קדש) che significa "santo" o "messi a parte".
Qualunque sia il significato cultuale di una kedeshah per un seguace della religione cananea, la Bibbia ebraica rende chiaro che la prostituzione cultuale non poteva avere posto nel giudaismo. Così la versione ebraica del Deuteronomio 23: 17-18 dice esplicitamente, rivolta ai suoi seguaci:
L'antropologo Stephen O. Murray scrive che i passi biblici riguardanti il divieto di qdeshim (sia femminile che maschile) si ricollegano al paganesimo esistente tutt'attorno a loro, a tutte quelle forme cioè di "culto detestato dai seguaci ortodossi del Signore" Adonai. Celia Brewer Sinclair ha scritto che "le esigenze etiche del patto mosaico vietano di adorare il Signore in licenziosi riti di tipo sessuale (ossia la prostituzione sacra)".