La basilica arcipresbiteriale-collegiata dei Santi Gervasio e Protasio è un luogo di culto cattolico situato nel comune di Rapallo, tra corso Italia e piazza Matteo Canessa, nella città metropolitana di Genova. La chiesa è sede della parrocchia omonima del vicariato di Rapallo-Santa Margherita Ligure della diocesi di Chiavari. Nel maggio del 1925 papa Pio XI la elevò alla dignità di basilica minore.
La comunità parrocchiale è una delle più numerose comunità religiose del comprensorio diocesano.
Storia
L'intitolazione e la "controversia" sulla datazione
L'intitolazione dell'allora chiesa ai santi martiri Gervasio e Protasio, legata alla presenza della chiesa ambrosiana in Liguria, secondo alcune fonti cartacee dell'epoca venne ufficializzata l'11 ottobre del 1118 da papa Gelasio II in viaggio verso la Francia. Sulla datazione del giorno e del mese gli storici annotano, però, una certa discordanza con tale affermazione in quanto i caratteri romani presenti nella lapide marmorea - che ne commemora l'evento - presenterebbero diverse interpretazioni e, come confermato da diversi studi sul reperto da parte di studiosi dell'Università di Genova e della Soprintendenza dei beni artistici e culturali della Liguria, probabili modifiche grafiche per "adattare" la consacrazione della basilica rapallese. Questo probabilmente per "posticipare" la datazione in favore della più importante cattedrale di San Lorenzo di Genova, che avvenne il 10 ottobre del 1118 e ad opera dello stesso pontefice che, il 26 settembre, si trovava a Pisa per la consacrazione del duomo pisano. La lapide, probabilmente datata al XVII secolo, presenta infatti la dicitura in caratteri romani "XII 8BRIS" con il carattere "X" - quindi tradotto nel valore numerico 10 - a ridosso dei caratteri romani "II" (quindi 2 ottobre) a mo' di adattamento della data all'11 ottobre o, ancora, al 12 ottobre 1118. Difficilmente infatti il pontefice, come sostenuto dagli studiosi, compiendo il viaggio dalla Toscana alla Liguria avrebbe consacrato la cattedrale genovese il 10 ottobre (dato certo e documentato) per poi ritornare indietro a Rapallo (distante ancora oggi circa 30 km) per seguire il medesimo atto della basilica e quindi riprendere il viaggio verso ovest e la Francia.
Percorso storico
Già al 1143 è segnalata la presenza di un capitolo di canonici.
La successiva struttura che si edificò, probabilmente in epoca medievale e in stile romanico-gotico, fu interessata nel tempo a diversi rimaneggiamenti e modifiche dovute - in determinati periodi - ad assalti, saccheggi e distruzioni che si verificarono nell'allora borgo marinaro rapallese. Proprio per l'importanza - da ricordare infatti che la sua giurisdizione parrocchiale si estendeva su diciassette chiese degli attuali comuni di Portofino, Santa Margherita Ligure fino a San Pietro di Rovereto (Zoagli) passando per la media val Fontanabuona (Cicagna) - fu inoltre in passato sede di riunioni popolari dove furono intraprese decisioni importanti della vita sociale, politica e religiosa della comunità rapallese.
Nel 1604 la chiesa è segnalata una in una bolla del cardinale e arcivescovo di Genova Orazio Spinola nella quale si segnala alla comunità il gravoso stato della struttura, indicando per essa nuovi e urgenti lavori all'edificio. L'opera di restauro e di trasformazione si avviarono nel 1606 - con lo spostamento del coro all'ingresso e dell'altare maggiore - per concludersi il 2 giugno del 1628, dopo dodici anni di lavoro, conservando però la struttura alle quattro navate originarie.
Nuovi lavori si eseguirono nel 1679 per permettere la costruzione di una nuova abside, che conseguentemente portò alla cancellazione del precedente aspetto architettonico medievale, assumendo l'attuale aspetto settecentesco. Il coro venne nuovamente allungato, nel 1721, mediante colonne a spirale con capitelli in legno di noce, completando con la donazione di un crocifisso ligneo (datato al 1725) da parte di un cittadino. La croce venne poi trasferita nella chiesa dei Santi Quirico e Giuditta della frazione rapallese di San Quirico d'Assereto.
Il 14 ottobre 1794 la basilica venne invasa da un'improvvisa piena del torrente Boate che causò la devastazione degli arredi religiosi; subì altre inondazioni durante il XIX secolo e XX secolo.
Ulteriori e sostanziali modifiche si ebbero proprio nella seconda metà dell'Ottocento con il rifacimento degli interni e della nuova facciata in stile neoclassico, ad opera dell'architetto Gio Batta Olivieri, tra il 1852 e il 1856. L'opera di una definitiva e completa riedificazione della basilica si attuò nei primi anni del Novecento, con l'interessamento dal 1907 del neo arciprete monsignor Cesare Boccoleri (futuro vescovo della diocesi di Terni e poi della diocesi di Modena) con l'attuazione del progetto "d'unione" della parte antica con gli elementi moderni voluto dall'architetto milanese Gaetano Moretti. L'edificazione della monumentale cupola fu il culmine di questo progetto che, nonostante lo scoppio e il proseguire della prima guerra mondiale, fu portato a compimento nel 1920 con la solenne cerimonia di consacrazione il 1º luglio della nuova basilica.
Nelle fasi finale della seconda guerra mondiale la chiesa fu interessata, così come altre zone della città, da un bombardamento aereo degli Alleati il 28 luglio 1944 che provocò vittime all'interno dell'edificio e il crollo della navata destra. Per tali danni la basilica fu chiusa al culto religioso fino al 29 marzo del 1947 e, conseguentemente, la perdita degli affreschi della volta interessata dal crollo. Dopo i necessari lavori di ripristino, effettuati in tempi post bellici, la chiesa ha visto inoltre nel 2006 la pedonalizzazione e il completo rifacimento della piazza laterale (diventandone, di fatto, il nuovo sagrato della basilica) e ancora nel 2009 con la rinnovata decorazione della neoclassica facciata.
Descrizione
Gli esterni La facciata Nella facciata, tra il portone principale e sotto il timpano, è posta una piccola lapide trapezoidale, collocata nel 1606 dopo un primo rinnovamento architettonico della basilica, recante un'iscrizione latina con la seguente dicitura tradottaFonte dal libro di :
Secondo gli storici questa iscrizione sarebbe la prova, la conferma, che tradizionalmente vuole che il sito religioso sia sorto sui resti di un antico tempio pagano.
Il portale in bronzo dell'ingresso principale, avente come soggetto artistico l'apparizione di Nostra Signora di Montallegro (patrona di Rapallo e ancora del suo antico capitanato in epoca repubblicana genovese) al contadino Giovanni Chichizola, avvenuta il 2 luglio 1557, è opera dello scultore Arrigo Minerbi che lo realizzò nel 1957, con la collaborazione di Piero Brolis. Le altre porte laterali, anch'esse bronzee, sono invece opere di Guglielmo Salvini con le raffigurazioni di santa Lucia, santa Rosalia e dei santi Gervasio e Protasio.
La cupola Le basi per la costruzione della cupola, di forma ottagonale, furono gettate il 1º gennaio del 1914 durante la celebrazione del Capodanno. In tale occasione l'amministrazione rapallese e la curia unirono gli sforzi, specie quelli economici, presentando alla città un sontuoso progetto ad opera dell'architetto milanese Gaetano Moretti. Le spese di edificazione furono previste ad una somma superiore alle 30.000 lire, di cui 5.000 lire furono spontaneamente donate dalla comunità rapallese.
Dopo un'attesa lunga sei anni, nel 1920 fu completata la costruzione della cupola donando l'opera alla cittadinanza, alla cui sommità venne posta il 1º giugno del 1931 la statua bronzea della Madonna di Montallegro.
Il campanile pendente
Il campanile, visibile a fianco della basilica e notevolmente svettante sopra i tetti del nucleo storico, subì nel corso dei secoli demolizioni, ricostruzioni e innalzamenti per esigenze "di spazi" prima e per problemi, dopo, legati alla pendenza e stabilità.
Già nel 1749 furono nominati sei commissari con il compito di riprogettare e/o rinnovare l'ormai desueto e vecchio campanile medievale - quest'ultimo anticamente ubicato alla destra della chiesa (come riportato in un disegno di Gio Bono Ferrari della pieve gotica nel Quattrocento) e ancora nella zona absidale a sinistra della struttura (ancora ripreso in una stampa del Ferrari della chiesa seicentesca) - prevedendo una notevole opera di innalzamento della torre campanaria. I lavori partirono immediatamente, salvo poi improvvisamente arrestarsi per la paventata paura di un crollo causati dal notevole peso aggiunto e da una spiccata pendenza del campanile verificatosi dopo l'allagamento dell'area (prettamente un'area paludosa) nell'alluvione che coinvolse il borgo e la chiesa nel 1750.
Nonostante i successivi calcoli atti a tentare un recupero della torre, la pendenza non si arrestò e si fece maggiore del previsto tanto che, dopo il parere di un nuovo architetto, si decise di demolire definitivamente il vecchio campanile nel 1753. Per l'edificazione della nuova torre campanaria si scelse l'attuale locazione a fianco dell'abside, ritenuta più sicura e in qualche modo più stabile, ma per un errore di calcolo (o di scavo delle fondamenta come supportato da alcuni scritti dell'epoca) anche la nuova struttura presentò gli stessi problemi di stabilità e di pendenza per la natura paludosa dell'area; per dare comunque una conclusione ai lavori si decise di posizionare il pinnacolo nel punto massimo raggiunto.
Più di dieci anni dopo, nel 1768, scongiurando probabili crolli o ulteriori pendenze si ripropose un nuovo e graduale innalzamento con il raggiungimento dell'attuale altezza di 67 m: di fatto la torre campanaria più alta della Liguria, in quanto il campanile della cattedrale di San Lorenzo di Genova ha una misurazione di 60 metri d'altezza. Un secolo dopo, nel 1880, cercando di trarre benefici dalle nuove tecniche e studi in materia di architettura, e da nuovi calcoli sulla struttura, si diede avvio ad un progetto concreto per cercare di raddrizzare il pendente campanile ottenendone però scarsi risultati se non pressoché nulli.
Le campane sono 12 (11 in scala diatonica + la settima diminuita) in La2 calante (la grossa è a sagoma medio leggera, per la mancanza di spazio in larghezza nella monofora) fuse da Roberto Mazzola in varie riprese, più in timpano (per il battito orario) in La3 fuso da Francesco Picasso (appartenente al concerto antecedente).
Gli interni
Navata destra Entrando dalla navata destra, ricostruita dopo il bombardamento aereo del 28 luglio 1944, è presente la cappella del battistero con vasca marmorea del XVI secolo - probabilmente realizzata da scultore ignoto ligure tra il 1587 e il 1589 e rimaneggiato nel 1948 - e la raffigurazione marmorea del Battesimo di Gesù ad opera di san Giovanni Battista dell'artista rapallese Italo Primi (stesso autore dell'affresco Allegoria sulla volta della stessa, del 1948); sulla parete a destra il tabernacolo a muro è risalente alla prima metà del XVI secolo.
Nel successivo altare laterale del Seicento, dedicato al Crocifisso, proveniente dalla chiesa di Santa Maria di Castello in Genova, vi è collocata l'opera lignea Gesù Cristo crocifisso di Anton Maria Maragliano, realizzata tra il 1720 e il 1730. Ai lati, sono presenti le due statue in legno di San Francesco d'Assisi e di Santa Chiara, posizionate nel 1961, e un'antica immagine in legno. Sempre nella stessa nicchia due lapidi commemorano la memoria del canonico Silvio Camogli, perito nel bombardamento del 1944, e del sacerdote inglese don Chute, amico dello scrittore Ezra Pound che finanziò l'opera di restauro dell'altare.