Veglie (Eie in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.
Centro attivo nei settori dell'industria enologica e olearia, sorge nella parte nord-occidentale della provincia leccese, a dal capoluogo, e comprende la frazione (abbandonata) di Monteruga.
Geografia fisica
Territorio
Il territorio comunale, situato nella parte nord-occidentale della pianura salentina a circa dalla costa ionica, si estende su una superficie di ,settimo per estensione nella provincia e secondo tra quelli che non hanno accesso diretto al mare. Confina a nord con i comuni di Salice Salentino e Campi Salentina, a est con i comuni di Novoli e Carmiano, a sud con il comune di Leverano, a ovest con il comune di Nardò.
Possiede un profilo orografico pressoché uniforme, avendo un'altitudine compresa tra i 36 e i 98 m s.l.m., con la casa comunale a s.l.m.Dati ISTAT , censimento 2001.. Fa parte della Terra d'Arneo, il lembo della penisola salentina compreso nel versante ionico fra San Pietro in Bevagna e Torre dell'Inserraglio.
Clima Dal punto di vista meteorologico Veglie rientra nel territorio del Salento occidentale che presenta un clima mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +12.5 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +26 °C. Le precipitazioni, frequenti in autunno ed in inverno, si attestano attorno ai 626 mm di pioggia/anno. La primavera e l'estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del Salento orientale sono influenzati fortemente dal vento attraverso correnti fredde di origine balcanica, oppure calde di origine africana.
Origini del nome Il toponimo deriverebbe da Elos, forma greco-bizantina per indicare la palude. L'origine del nome si può ricondurre anche a Velio o Velia, nome comune dell'onomastica romana. Francesco Ribezzo avanzò invece l'ipotesi che il nome si riferisca ad una radice premessapica "vel" di origine mediterranea (e quindi ausonia o sicula) che significa "altura"; infatti, il nucleo storico di Veglie sorge su una leggera altura.
Storia
La fondazione di Veglie si fa risalire intorno al X secolo. Tuttavia i diversi reperti archeologici, come la tomba del IV-III secolo a.C. il cui corredo funerario è esposto presso il Museo archeologico provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce, testimoniano la frequentazione del territorio già in epoca messapica. È probabile che nel X secolo ci sia stata una rifondazione ad opera dell'imperatore bizantino Niceforo II Foca, dopo le distruzioni saracene e che Veglie sia stata ripopolata da una piccola colonia di greci, la cui presenza è documentata fino al XIV secolo.
Nel 1190, Tancredi d'Altavilla appena eletto re di Sicilia e di Puglia assegnò il feudo di Veglie a Copertino sotto Spinello delli Falconi. Ai Normanni subentrarono gli Svevi all'inizio del XIII secolo.Nel 1265 il regno passò agli Angioini e nel 1266 Carlo d'Angiò fondò la contea di Copertino, comprendente anche le terre di Veglie, Leverano e Galatone, che donò nel 1268 a Gualtieri di Brienne. La contea rimase ai Brienne fino alla morte di Gualtieri VI e nel 1356 passò ai d'Enghien, loro eredi. Con il matrimonio fra Maria d'Enghien, contessa di Lecce e di Copertino, e Raimondello del Balzo Orsini, la contea fu inserita nel principato di Taranto. Nel 1419, giunse per via matrimoniale al cavaliere francese Tristano di Chiaromonte, che aveva sposato Caterina del Balzo Orsini. A lui si deve un primo tentativo di fortificare con mura la Terra Veliarum.
Nel 1460, con la morte di Tristano di Chiaromonte, la contea passò alle dipendenze del re di Napoli Ferdinando I il quale, riconoscente per l'aiuto avuto nella lotta contro gli Angioini, la donò a Bernardo Castriota. Nel 1468 fu infeudata a Pirro del Balzo, al quale, dopo aver preso parte alla congiura dei baroni, furono confiscate tutte le sue proprietà. Veglie, con bolla di Federico d'Aragona del 1487 passò alle dipendenze dirette della corona.
Nel 1498 la contea di Copertino, e quindi anche Veglie, fu concessa ai Castriota Granai e con Alfonso fu ristrutturata la cinta muraria e ricostruita la porta principale, che fu chiamata per questo Porta Nuova. L'opera di fortificazione fu eseguita dall'architetto militare Evangelista Menga. Nel 1549 ritornò alle dipendenze della corona, allora governata da Carlo V, e nel 1557 fu acquistata dagli Squarciafico, una famiglia di commercianti genovesi. Nei secoli successivi, per diritto ereditario, Veglie e tutta la contea di Copertino, passò ai Pinelli, ai Pignatelli e ai Granito di Belmonte che furono padroni e signori fino all'eversione della feudalità nel 1806Luigiantonio Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto, Istituto Araldico Salentino, 1996..
Il comune, seppur per un breve periodo, non è sempre appartenuto alla Provincia di Lecce: fino al 13/04/1927, ha appartenuto alla neo-nata Provincia di Brindisi, ritornata poi in quella leccese con il R.D.L. N. 468 del 31/03/1927
Simboli Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 27 maggio 1929.
La bombarda nello stemma fu scelta nel XVII dai feudatari locali come simbolo di fortezza; a questa furono aggiunte nella seconda metà del 1800 le tre palle di cannone che si vedono oggi. In passato era presente in capo una stella che però non è stata riportata nel decreto di concessione.ll podestà cav. Giuseppe Negro (1858–1945), in seguito a ripetute sollecitazioni da parte del prefetto di Lecce Giovanni Maria Formica, adottò una deliberazione con la quale chiedeva al re, per il tramite del capo del governo, il riconoscimento ufficiale dello stemma civico di Veglie: «…questo comune usa da tempo immemorabile il proprio stemma ultrasecolare, consistente in un cannone in affusto con tre palle sferiche sul terreno in vicinanza inquartato in un'ellisse ornamentata sormontata da una corona, che sembra, giusta l’araldica, quella ducale». Fino al 1943 lo scudo era sormontato dalla corona di marchese che si riferiva a Stefano Squarciafico, feudatario di Veglie, insignito il 29 giugno 1562 dal re di Spagna Filippo III del titolo di marchese di Galatone.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa madre di San Giovanni Battista e Santa Irene La fondazione della chiesa madre, dedicata a san Giovanni Battista e santa Irene, risale all'XI secolo. Fu ricostruita nel 1565 e portata a compimento nel XVIII secolo. La facciata è arricchita da un rosone e dal portale rinascimentale attribuibile alla scuola di Gabriele Riccardi. Il portale è sormontato da una lunetta in cui è contenuto un pregevole gruppo scultoreo raffigurante la Madonna col Bambino, tra i santi Pietro e Paolo, che porge un libroFlavio Vetrano, Il Portale della Chiesa Madre di Veglie.. L'interno, a croce latina e a navata unica, fu rimaneggiato in epoca barocca e compromesso dai lavori eseguiti nel XX secolo. Nella navata si aprono tre brevi cappelle per lato con altari. Particolare importanza riveste l'altare barocco del Santissimo Sacramento, nel braccio sinistro del transetto. Fu collocato in questa chiesa nella seconda metà del XIX secolo, proveniente da un'altra chiesa salentina. Escludendo il coronamento, tutto il rimanente corpo scultoreo dell'altare è attribuito a Giuseppe Zimbalo o alla sua scuola. Troneggia un Crocefisso ligneo del XV secolo, con lAddolorata e san Giovanni Evangelista in pietra policroma. Tra le numerose opere, degni di nota sono i cinquecenteschi affreschi di Sant'Antonio Abate e Sant'Antonio da Padova, e le tele lImmacolata di Didaco Bianco del 1762, la Natività di Maria e lAnnunciazione di Oronzo Tiso.
Cripta della Madonna della Favana
La cripta della Madonna della Favana risale al IX-XI secolo. La denominazione è legata alla malattia del favismo; originariamente il complesso cultuale era dedicato a Santa Maria di Veglie la cui immagine affrescata di stile bizantino era venerata dai fedeli contro il grave male del favismo. Alla cripta, scavata in un banco calcarenitico, si accede per mezzo di un dromos in cui è stata ricavata una scala di tredici gradini. Presenta una pianta a navata unica monoabsidata e orientata a est, secondo lo schema liturgico greco. Entrando, a sinistra, c'è il pastophorion (vano di servizio per la liturgia). Il pavimento è in terra battuta. Le pareti sono ricoperte da un vasto ciclo pittorico databile al XV secolo, raffigurante una Madonna col Bambino, una Madonna allattante e diversi santi (san Michele Arcangelo, santo Stefano, sant'Andrea apostolo, sant'Antonio abate, SS. Trinità, san Francesco d'Assisi, san Pietro e san Paolo). La presenza di santi appartenenti ai culti orientale e occidentale, oltre alle scritte in greco e in latino, esprime l'intreccio culturale che ha contraddistinto questo insediamento rupestre. Il soffitto piano reca un'immagine del Cristo Pantocratore attorniato da quattro angeli e dai simboli dei quattro evangelisti. La struttura ipogea fu custodita per alcuni secoli dai Frati Minori Conventuali del vicino convento..
Architetture militari Porta Nuova Porta Nuova o di Tramontana fu ristrutturata nella seconda metà del XVIII secolo dai feudatari Pinelli-Pignatelli, il cui stemma partito è incastonato sulla sommità dell'arco. La porta fu edificata originariamente da Tristano di Chiaromonte nel 1430, insieme al primo sistema difensivo di Veglie, e fu ricostruita nel 1540 da Evangelista Menga per volere di Alfonso Castriota. Nel 1904, in occasione del 50º anniversario del dogma dell'Immacolata fu collocata in cima una statua in pietra della Vergine risalente al XVII secolo. Sul lato destro della Porta rimane ancora un breve tratto delle antiche mura sul quale insiste una abitazione più recente presumibilmente edificata al posto della torre di guardia.
Architetture civili
Masserie
Masseria Bortoni Masseria Cantalupi Masseria Capuesi Masseria Casa Porcara Masseria Cerfeta Masseria Cortipiccini Masseria Duchessa Masseria Frassaniti Masseria Gavotti o Cavoti Masseria La Casa Masseria La Donna Masseria La Fica Masseria La Pigna
Masseria Fortificata Lupomonaco Masseria Marchioni Masseria Monteruga Masseria Nova Masseria Panareo Masseria Petiti Masseria Petti Masseria Rizzi Masseria Santa Venia Masseria Simoni Masseria Troali Masseria Vocettina o Bucitina
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Al 31 dicembre 2017 a Veglie risultano residenti 310 cittadini stranieri. Le nazionalità principali sono: Marocco - 86 Romania - 74 Polonia - 24
Lingue e dialetti Il dialetto parlato a Veglie è il dialetto salentino nella sua variante centrale (o leccese). Si tratta comunque di un dialetto del gruppo meridionale estremo, carico di influenze riconducibili alle dominazioni e ai popoli stabilitisi in questi territori nei secoli: messapi, greci, romani, bizantini, longobardi, normanni, albanesi, francesi, spagnoli.
Cultura Eventi "Jazz in Veglie" rassegna di musica jazz, ultima settimana di giugno Estate Vegliese nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre
Feste e Fiere: festa e fiera di San Francesco da Paola nella prima domenica di giugno (edizione n° nel ) festa e fiera della Madonna dell'Iconella (Matonna ti la cuneddhra) l'8 settembre festa della Madonna dei greci (Pasquetta di Veglie) la domenica successiva alla domenica di Pasqua festa e fiera dei santi Cosma e Damiano a ottobre festa patronale di san Giovanni Battista dal 23 al 25 giugno festa e tradizionale Focara di sant'Antonio abate l'ultima settimana di gennaio festa della Beata Vergine Maria del Rosario e di San Rocco il 7 ottobre
Economia