La battaglia di Poggio Bustone è stato uno scontro armato verificatosi il 10 marzo 1944 nel comune di Poggio Bustone in provincia di Rieti nal LazioMarcellini M., I giustizieri. 1944, la Brigata "Gramsci" tra Umbria e Lazio, Mursia 2009 tra forze armate della Repubblica Sociale (soldati, militi della Guardia Nazionale Repubblicana e agenti di polizia), e partigiani delle bande "Lupo" e "Calcagnetti". Lo scontro avvenne nell'ambito di un rastrellamento condotto dal questore di Rieti Bruno Pannaria, dal Vice commissario di polizia Vincenzo Trotti e dal capitano Mario TanturriA volte chiamato Tandurri della GNR, su ordine del Capo della Provincia di Rieti Ermanno Di Marsciano, umbro, già federale di Perugia.

Storia In un contesto segnato da continui disarmi dei presidi più isolati della GNR nella provincia di Rieti da parte dei partigiani: il 1° marzo il presidio di Rivodutri,AA.VV., Rieti 1943-1944 guerra, resistenza, liberazione-Atti del convegno dell'Archivio di Stato di Rieti, Il Formichiere 2018, Biblioteca Umbro Sabina, Foligno, a cura di Renato Covino e Roberto Lorenzetti, p.60 il 4 marzo venne disarmato anche il presidio della GNR di Poggio Bustone, che non venne ricostituito. Le autorità repubblicane sospettavano inoltre la popolazione locale di supportare i partigiani, vista anche la quasi totale renitenza alla chiamata alle armi della RSI. Il capo della Provincia si decise quindi ad ordinare un rastrellamento per punire la popolazione locale. L'azione avrebbe dovuto avere una valenza simbolica e perseguire due obiettivi: vendicare la morte del commissario prefettizio di Leonessa Fernando Pietramico, ucciso dai partigiani, e riprendere in mano l'ordine pubblicoAA.VV., Rieti 1943-1944 guerra, resistenza, liberazione-Atti del convegno dell'Archivio di Stato di Rieti, Il Formichiere 2018, Biblioteca Umbro Sabina, Foligno, a cura di Renato Covino e Roberto Lorenzetti, p.61

Rastrellamento e battaglia nelle vie del paese

L'operazione scattò il 10 marzo, all'alba, quando circa ottanta soldati fascisti, tra cui militi e carabinieri della GNR, soldati di leva delle neocostituite forze armate della RSI e agenti di polizia, al comando del questore Bruno Pannaria con l'ausilio del capitano Mario Tanturri della GNR e del Vice commissario di polizia Vincenzo Trotta, giunti con gli automezzi risalirono a piedi verso il paese circondandolo. Per impedire eventuali fughe agli ingressi del paese furono poste anche delle mitragliatrici. Furono però avvistati dalle sentinelle del battaglione “Paolo CalcagnettiPaolo Calcagnetti, originario di Arrone, antifascista, prima assegnato al confino, poi picchiato dai fascisti, che gli fecero così scontare l'esultanza dimostrata al momento della caduta del fascismo nei giorni successivi all'arresto di Mussolini, Calcagnetti morì in Arrone il 4 ottobre 1943 a seguito delle gravi percosse subite” della Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci”, appostate sopra il paese.

I fascisti giunti nel frattempo in paese e non trovando partigiani rastrellarono una ad una le abitazioni, con percosse sui civili e obbligando tutti gli uomini in età di leva a radunarsi nella piazza principale mentre il questore, con in mano una lista, ne chiamava all'appello 58, minacciando la distruzione del paese se non si fossero presentati. In questo frangente, il renitente alla leva Supenio MostardaRiconosciuto partigiano della Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” dal 16 settembre 1943 al 10 marzo 1944, «caduto a Poggio Bustone»., tentò la fuga ma fu colpito a morte insieme alla sorella DomenicaRiconosciuta partigiana (erroneamente con il nome al maschile) della Brigata Garibaldi “Antonio Gramsci” dal 1º gennaio al 10 marzo 1944, «fucilato[a] a Poggio Bustone»., che liberatasi dal blocco dei militi era corsa a soccorrerlo.

A quel punto però giunsero circa venticinque partigiani del Battaglione “Calcagnetti” guidati da “Lupo” e Vero Zagaglioni “Francesco”, di Cepparo frazione di Rivodutri, appena rientrati dopo il disarmo notturno del presidio GNR di Cantalice. Chiuse le vie d'uscita dalla città, attaccarono improvvisamente i fascisti in piazza, tra i quali alcuni, colti di sorpresa, si sbandarono. Lo scontro nelle vie del paese proseguì per qualche ora, fu molto duro e vide la partecipazione anche dei civili in aiuto ai partigiani.

Ultima resistenza e morte del questore Pannaria L'ultima resistenza da parte fascista si concentrò in un'abitazione privata, dove si asserragliarono il questore, due funzionari e tre militi. Qui le versioni divergono. Nell'opera collettiva L'Umbria nella Resistenza, pubblicata nel 1972, vengono presentate due diverse ricostruzioni. In un capitolo Ezio Ottaviani scrisse:

In un altro capitolo scritto da Silvio Micheli invece viene riportata una versione parzialmente diversa:

La maggior parte delle testimonianze orali raccolte dallo storico Alessandro Portelli (tra cui quella del comandante Zagaglioni) confermò la versione di Ottaviani. La versione di parte fascista, raccolta da Giorgio Pisanò, è molto simile a quella di Ottaviani, fatta eccezione per il fatto che nega la resa da parte del questore:

Diversità di vedute vi è anche in merito all'autore del lancio di bombe nel camino. Se la maggior parte delle fonti l'attribuisce a Uragano e a Emo Battisti, la testimonianza del partigiano Filipponi lo identifica in Angelini, un carabiniere che combatteva con i partigiani. Secondo Portelli, i racconti sarebbero contaminati da un altro episodio della battaglia, in cui lo stesso Uragano sarebbe entrato in una casa, e, dopo aver ucciso un fascista, sentendo un rumore dietro le spalle si sarebbe girato in tempo per individuare una dozzina di "gerarconi" che sarebbero stati "fucilati sul posto". Questi elementi secondo Portelli si ritrovano anche in diverse descrizioni dell'uccisione del questore, che narrano, come Micheli, di una calata dal camino da parte dei partigiani (in alcuni racconti si sarebbe trattato sempre di Uragano) e di un successivo scontro a fuoco all'interno della casa.

Sempre secondo Portelli vi sarebbero in questi racconti diversi dettagli "cinematografici", come ad esempio il ricorrere del tòpos dei fascisti che avrebbero sparato o cercato di sparare per primi, ma sarebbero stati anticipati dai partigiani perché questi ultimi sarebbero stati "più svelti" o "più intelligenti"; o anche una supposta "sfida" da parte dei fascisti che stavano conducendo il rastrellamento rivolta ai partigiani sulle colline. Secondo lo storico romano questi schemi narrativi potrebbero essere legati anche ad autogiustificazioni. Tuttavia, anche secondo la versione fascista, le morti sarebbero tutte avvenute in combattimento (fatta eccezione per un prigioniero fascista che secondo Pisanò sarebbe stato ucciso in piazza). Portelli per questo ipotizza che essi siano dovuti ai sentimenti vissuti dai partigiani in quei momenti e alla difficoltà di ricordare la "memoria della violenza".

Sganciamento partigiano e arrivo dei tedeschi A scontro terminato giunsero circa altri cinquanta partigiani con in testa Armando Fossatelli “Gim” e Saturno Di Giuli “Miro”. A questo punto i partigiani, prevedendo l'arrivo dei tedeschi, dopo aver liberato alcuni dei rastrellati ancora chiusi in una casa, decidono di ripiegare su Leonessa. Verso le ore 16 una colonna della Wehrmacht, entrò in paese ma senza fare ulteriori danni o ritorsioni contro la popolazione. Alla fine i fascisti contano in totale sedici vittime fra le loro file.Comunardo Tobia, La battaglia di Poggio Bustone, “Resistenza insieme”, V, 2, pp. 12-14.Angelo Bitti, Renato Covino, Marco Venanzi, La storia rovesciata. La guerra partigiana della Brigata garibaldina “Antonio Gramsci” nella primavera del 1944, Perugia, Crace, 2010, pp. 191-196 e la perdita di tutti gli automezzi (si parla di cinque torpedoni, resi inservibili dalla squadra di Mario Filipponi “Fulmine”Giuseppe Gubitosi, Il diario di Alfredo Filipponi comandante partigiano, Perugia, Isuc e Foligno, Editoriale Umbra, 1991, pp. 345-346, 352-357.) Il 16 marzo i partigiani entrarono anche in LeonessaRieti: 1944

Eventi successivi Il rastrellamento fu dettato dalla necessità di riprendere il controllo del territorio e delle vie di comunicazione tra l'Adriatico e il Tirreno cui nuoceva l'autogoverno delle zona libera, dette Repubbliche partigiane da parte della Brigata Garibaldina "Antonio Gramsci" in previsione di una eventuale ritirata sulla Linea Gotica dopo l'imminente sfondamento delle truppe alleate del fronte sulla Linea Gustav.Un fascista zelante – Micropolis.

Il prefetto Di Marsciano costituì un ufficio informazioni con una struttura molto capillare che affidato al tenente dell’esercito Giacomo Esposito (nato a Codiach, in Russia) e del maggiore Giovanni Vincenti Mareri tramite una rete di infiltrati reperirono informazioni sulle forze partigiane da passare ai tedeschi.Spie fasciste impunite – Micropolis e grazie alle competenze del proprio ufficio informazioni Di Marsciano prese parte alla pianificazione delle operazioni di controguerriglia, in collaborazione coni tedeschi, creando una estesa rete di informatori che culminò in uno dei più estesi rastrellamenti dell'Italia centrale noto come la “Grande operazione contro le bande” (Grossunternehmen gegen die Banden), denominata ufficialmente Operazione "Osterei" (Uova di Pasqua)Operazione "Osterei": la Pasqua di sangue del 1944 a Rieti e in provincia7 Aprile 1944..., che si svolse tra le provincie di Terni, Rieti e Perugia dal 31 marzo al 14 aprile 1944. L'operazione fu condotta da reparti tedeschi che costituirono il gruppo di combattimento “Schanze” e da reparti italiani della RSI.

Tra il 1° e il 2 aprile sono investite anche Rivodutri e Poggio Bustone. Tra il 3 e il 7 aprile i tedeschi raggiungono Leonessa dove avviene la strage di Leonessa, tra loro il parroco don Concezio Chiaretti.. Il 7 aprile, presso Monte San Giovanni, sul Monte Tancia, avvenne l'Eccidio dei Monte Tancia dove in un rastrellamento vennero trucidati 18 civili tra cui anche donne e bambini, tirati in aria e usati come tiro a bersaglio e 6 partigiani che tentarono di coprire la fuga dei compagni. Il 9 aprile a Rieti furono fucilati altri 15 prigionieri scelti tra i catturati a Leonessa.

Il partigiano Mario Lupo La figura del partigiano Mario Lupo “Lupo” è senza dubbio la più enigmatica in tutta la vicenda resistenziale della Brigata Garibaldi "Antonio Gramsci”. Tuttora ignote le sue generalità, è un comandante del battaglione “Paolo Calcagnetti”. Scompare misteriosamente dalle scene meno di un mese dopo, durante il grande rastrellamento denominato Operazione "Osterei" (Uova di Pasqua) iniziato il 31 marzo. Di Mario Lupo, invece, non si hanno più notizie dal 30 marzo 1944Filipponi A., Gubitosi G. (a cura di), Diario di un comandante partigiano, Editoriale Umbra 1991. Sulla fine di Mario Lupo si faranno poi strada tesi a volte contrastanti che vanno dalla morte in battaglia, all'uccisione da parte degli stessi partigiani per essersi opposto alla fucilazione dei prigionieri di guerra.10 marzo | Il Centro

Onorificenze

«La Comunità provinciale del Reatino resisteva, con fierissimo contegno, all'accanita furia delle truppe tedesche accampate sul suo territorio, altamente strategico per le immediate retrovie del fronte di Cassino, e partecipava, con indomito spirito patriottico ed intrepido coraggio, alla guerra di Liberazione, sopportando la perdita di un numero elevato di eroici cittadini e la distruzione di ingente parte del suo patrimonio monumentale ed edilizio».

Poggio Bustone è tra le città decorate al valor militare per la guerra di liberazione, insignita della medaglia d'argento al valor militare per i sacrifici delle sue popolazioni e per l'attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale:

Monumento Lastra in memoria dell’inizio della Resistenza 10 marzo 1944, posta sul luogo dove avvennero gli scontri.