Dobbiaco ( ) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Bolzano in Trentino-Alto Adige; è un "comune delle Tre Cime",Titolo prettamente altoatesino dato ai soli 3 comuni che hanno parte del loro territorio che confina con le Tre Cime di Lavaredo. Questo titolo non esclude il comune di Auronzo dal territorio geografico, ma lo esclude da questa locale definizione. assieme ai comuni di Auronzo di Cadore, Sesto, San Candido.Per "Tre cime" per antonomasia si intendono le Tre Cime di Lavaredo montagne tra le più famose delle Dolomiti.
Anche detta la "porta sulle Dolomiti"Il nome deriva dal fatto che da Dobbiaco, si può comodamente accedere alle Dolomiti d'Ampezzo., si trova a sopra il livello del mare, in val Pusteria, la cosiddetta "valle verde", protetto a sud dalle pareti rocciose delle Dolomiti (Cima Nove, Monte Serla) mentre dall'altro lato troviamo la catena delle Alpi dei Tauri occidentali (Cornetto di Confine, Corno di Fana) e delle Alpi Carniche, le quali vanno a formare la sella di Dobbiaco.
Geografia fisica Territorio
Dobbiaco giace in una posizione strategica, essendo situata sull'incrocio tra le più importanti vie di comunicazione che portano da Venezia fino alla Baviera e dalla Valle dell'Adige alla Valle della Drava.
Dobbiaco è divisa in due parti dallo spartiacque alpino della sella di Dobbiaco ed è inoltre bagnata dal fiume Drava: questo nasce a est del paese e, pur essendo ancora, a poca distanza dalla sorgente, un modesto rigagnolo, ha la particolarità di confluire nel Danubio, il corso d'acqua più lungo il cui bacino sia compreso (sia pure per un piccolo tratto) nel territorio della Repubblica Italiana.Wolfgang Strobl, Die Wasserscheide am Toblacher Feld im "Itinerarium" des Paolo Santonino, in «Der Schlern», 85, 2011, n. 1, pp. 4-17. Occupando anche un territorio al di là dello spartiacque, Dobbiaco, benché politicamente italiana, si trova in parte al di là del territorio della regione geografica italiana che di norma è interamente compreso nel bacino del Mediterraneo (la Drava e il Danubio appartengono invece al bacino del mar Nero).
Altro fiume importante, che scorre ai piedi del paese, è la Rienza, che nasce ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo e, passando per il lago di Dobbiaco, si accinge a percorrere tutta la val Pusteria fino a Bressanone, per sfociare quindi nell'Isarco, che a sua volta confluisce nell'Adige. Questo fiume appartiene perciò al bacino del mare Adriatico. Il paese è suddiviso in due zone denominate "Dobbiaco Vecchia" (Alt-Toblach), che si trova in posizione maggiormente elevata (1.256 m s.l.m.) e precisamente all'interno della valle San Silvestro (l'omonimo rio è un affluente della Rienza) e "Dobbiaco Nuova" (Neu-Toblach), sorta agli inizi del Novecento in prossimità della stazione ferroviaria e costituita proprio a cavallo della sella. Le due zone sono nettamente separate dal transito della statale della Pusteria. Il territorio comunale ha una superficie complessiva di , di cui sono occupati da insediamenti abitativi.
Sotto l'aspetto geologico, il paese di Dobbiaco si trova sulla Linea Pusterese che costituisce il confine tra le Alpi Centro-orientali e quelle Sud-orientali. Questa linea comincia a Mules (Alta Valle Isarco), passa al di sopra del lato settentrionale della Bassa Pusteria fino a Brunico, prosegue a nord del centro della valle, attraversa il lato esterno della valle di Anterselva, continua in valle di Casies, e da qui attraverso la località Franadega (Frondeigen), Candelle (Kandellen) e quindi Prato alla Drava. Alcune aree del territorio comunale di Dobbiaco sono comprese nel parco naturale Tre Cime e nel parco naturale Fanes - Sennes - Braies.
Clima
Dobbiaco è classificata climaticamente come zona F, 4503, 1256.
All'interno del paese inoltre è ubicata la stazione meteorologica di Dobbiaco, la quale è ufficialmente riconosciuta dall'Organizzazione meteorologica mondiale ed è inoltre il punto di riferimento per lo studio del clima della corrispondente area alpina.
I giorni delle gelate invernali ammontano dai 30 ai 40 ogni anno, mentre quelli di "massimo calore", ossia dai in su, si possono raggruppare in poco meno di un mese circa. Questo comporta quindi una zona costantemente innevata d'inverno (da dicembre a febbraio) e priva di afa d'estate.
Origini del nome Il toponimo è attestato nell'827, in un documento della chiesa vescovile di Frisinga, come in vico Duplago, in seguito germanizzato in Douplach (993) e successivamente in Toblach (1020). Il nome potrebbe essere preromano e la sua etimologia non è conosciuta con sicurezza, in quanto da una parte viene esclusa una derivazione dalla radice *tob- ("burrone"), e dall'altra si afferma che il suffisso (-acu, -ago, in ted. -ach) possa essere di derivazione pretedesca.
Una tesi ha affermato l'origine del nome "Dobbiaco", da Duplagum, ovvero "due-acque", in quanto nelle vicinanze del paese si trovano sia i due laghi (il lago di Dobbiaco ed il lago di Landro), che le sorgenti di due importanti fiumi (la Drava e la Rienza); la seconda parte del toponimo in lingua tedesca infatti si può ricondurre a Bach che in italiano significa torrente.
Fino al termine della prima guerra mondiale le autorità militari italiane si riferivano al paese con il nome di Toblacco, anche se il toponimo Dobbiaco era già in uso da tempo. In precedenza era conosciuto anche come Doblaco e Tobiano.
Storia Preistoria I primi insediamenti a Dobbiaco si possono far risalire con buona approssimazione alla tarda età del ferro, e probabilmente i primi abitanti della zona furono gli illiri. Di questi primi stanziamenti si sono trovate tracce sulla collina a nord-ovest del paese, chiamata dalla popolazione locale Platte. I primi abitatori vivevano di caccia, ma anche di un esteso commercio derivante dai prodotti dei pascoli e dei campi.
Periodo romano Nel IV secolo a.C. vi furono penetrazioni da occidente nel territorio da parte di tribù celtiche, le quali col tempo si fusero con le popolazioni locali costituendo così il regno del Norico; tale regno, nel 15 a.C. venne conquistato dai Romani, le cui legioni garantirono così tranquillità alla penisola italica da incursioni barbariche. La zona fu abbondantemente romanizzata come dimostrano la fondazione nello stesso periodo della stazione di Littamum presso il vicino paese di San Candido. Fu così che il latino popolare prese il sopravvento, andando a mescolarsi al precedente linguaggio celto-illirico: dando quindi origine ad un nuovo idioma di origine romana: il ladino. La stessa permanenza del ladino è indice dell'elevata romanizzazione assunta dalla provincia.
Nel I secolo d.C. i Romani costruirono la strada della val Pusteria, via in compendium, convenzionalmente denominata dagli storici via Aguntum-Vipitenum, che collegava la via Iulia Augusta alla diramazione della via Claudia Augusta che da "Pons Drusi" (Bolzano) lungo la vallata dell'Isarco conduceva a Vipiteno e a "Veldidena" (Innsbruck) attraverso il passo del Brennero.La val Pusteria sul sito dell'Enciclopedia Treccani; il tracciato della strada nel territorio di Dobbiaco non è ancora stato completamente identificato, tuttavia è accertato che la strada romana attraversava il ponte di Gratsch (in ted. Gratscher Brücke), grazie al rinvenimento di una pietra miliare con dedica all'imperatore Gordiano III, in carica dal 238-244.
Dal Medioevo al XVIII secolo
Con la caduta dell'Impero romano d'Occidente, Dobbiaco passò sotto il dominio di popoli germanici, prima gli Ostrogoti e dopo la guerra gotica i Bavari, che si espansero sino alla sella di Dobbiaco. Ciononostante, per diverso tempo fu forte la pressione dei popoli slavi su questa regione, e si sa che nel 609 i Vendi risalirono la valle della Drava, giunsero a San Candido e la conquistarono, sconfiggendo il duca Garibaldo II, che era da poco succeduto al padre, Tassilone I. Ma la riscossa fu immediata: fu proprio nei pressi di Dobbiaco che, quello stesso anno (o quello successivo), i bavari sconfissero le orde slave in una battaglia decisiva, tenutasi nei pressi di Haselsberg (Costanosellari), sul pendio orientale presso Dobbiaco, il che originò il nome di Viktoribühel dato ad un terreno soprelevato dove tale scontro si sarebbe tenuto. La presenza slava nella regione permase comunque ancora per qualche tempo, come testimonia sia la toponomastica (Windischmatrei) sia la documentazione esistente (tra l'altro, uno dei primi documenti in cui si cita il nome di Douplach[i], nel 993, riguarda l'affitto di alcuni masi di proprietà dell'imperatore Ottone III cuidam sclavo Zebegoi "a uno slavo di nome Zebegoi").
I Bavari furono i responsabili della diffusione del cristianesimo nell'area della Pusteria, attraverso l'operato del duca Tassilone III, il quale nel 769 contribuì a fondare a San Candido un'abbazia benedettina. Nell'VIII secolo i monaci di San Candido fondarono piccoli villaggi autonomi, come Dobbiaco, e costruirono la sua chiesa parrocchiale, per la cura delle anime della popolazione. Il luogo di culto venne dedicato a San Giovanni Battista, santo a cui erano devoti, appunto, i monaci benedettini della collegiata di San Candido.
Il ducato dei Bavari entrò in contatto con il popolo dei Franchi, i quali nel 774 sotto la guida di Carlo Magno conquistarono il Regno longobardo, annettendolo al Regno franco. In questo periodo venne usato per la prima volta (31 dicembre 827) il nome di Dobbiaco, nell'accezione di vicus Duplago o più semplicemente come Duplago; successivamente, intorno al 1020, comparve il nome di Topplach ed in un documento del 1158 viene attestata per la prima volta la denominazione Toblach.
Intorno all'anno Mille, Enrico II e Corrado II iniziarono a realizzare le diocesi dei principi Vescovi, e nel 1091 Enrico IV assegnò Dobbiaco e la Pusteria al Principe-Vescovo di Bressanone Altevino. I Principi-Vescovi decisero di cedere i loro poteri laici alle famiglie aristocratiche della contea, e quindi Dobbiaco e la val Pusteria nel 1271 passarono ai conti di Gorizia-Tirolo.
Nel 1363 Margharethe Maultasch, vedova del duca Ludovico di Baviera, cedette assieme ai suoi titoli nobiliari la contea a Rodolfo IV d'Asburgo. Con la Pace di Schärding, la Baviera rinunciò in seguito al Tirolo, e attorno al 1500, con la fine della casa dinastica dei Conti di Gorizia, la Pusteria tornò ai Conti del Tirolo. Da allora le sorti del Tirolo furono competenza di Vienna.
In quegli anni gli Asburgo iniziarono ad entrare in contatto con il forte vicino di casa, la Serenissima Repubblica di Venezia, la quale rifiutò il passaggio del re Massimiliano I che intendeva recarsi a Roma per farsi incoronare dal Papa imperatore del Sacro Romano Impero. Egli decise quindi di ripiegare sulla proclamazione a imperatore in pompa magna nel duomo di Trento il 4 febbraio 1508.
L'imperatore contribuì fortemente alla crescita e al consolidamento di tutto l'impero, ma il rifiuto del suo passaggio per i territori della Venezia costituirono il casus belli per cui decise di attaccare la Repubblica. L'offensiva avvenne da due direttrici: sia da sud, su Rovereto e la Valsugana, che da est, dal Cadore; gli attacchi in questa seconda direzione passarono presso Dobbiaco, attraverso la val di Landro e la val del Boite. Numerosi furono i tentativi di conquista del castello di Botestagno per aprirsi la strada per il Cadore: le truppe del maniero si arresero una prima volta il 22 febbraio 1508, grazie ad un aggiramento delle truppe per il passo Tre Croci, lasciando così passare le truppe asburgiche, che successivamente si dovettero ritirare. La resa definitiva del castello avvenne solamente il 17 ottobre 1511, quando l'esercito dell'imperatore poteva disporre di migliori artiglierie.Paragrafo scritto consultando e rielaborando un opuscolo edito dal comune di Dobbiaco, in occasione dell'anniversario per l'imperatore Massimiliano I.