Layahuasca (in quechua aya-wasca, letteralmente "liana degli spiriti" o "liana dei morti"), spesso detta anche, a seconda dei paesi di provenienza: yage, hoasca, daime, caapi; è un decottoPiante sacre: Ayahuasca, sciamanesimo e coscienza-ecologica su: www.zestletteraturasostenibile.com psichedelico a base di diverse piante amazzoniche in grado di indurre un effetto visionario oltre che purgante.

Non ci sono a oggi prove di danni fisici causati dal principio attivo di questa sostanza, il DMT, ma dato che il composto contiene anche inibitori delle monoaminossidasi, se combinata con alimenti come formaggi o banane (e altri) l'ayahuasca può avere effetti avversi, in alcuni casi letali, dato che gli inibitori delle monoamminossidasi rendono indigeribili alcune delle loro componenti.

Il suo utilizzo è tradizionalmente associato a pratiche rituali, religiose e terapeuticheLake Forest College: Cultural Context and the Beneficial Applications of Ayahuasca su: www.lakeforest.edu/news diffuse presso numerose popolazioni indigene dell’Amazzonia occidentale. L’ayahuasca occupa un ruolo centrale in diverse forme di sciamanismo amazzonico praticate nei territori dell’attuale Perù, Colombia, Ecuador, Brasile, Bolivia e Venezuela. La pozione base, per essere farmacologicamente attiva, dev'essere prodotta facendo bollire assieme, per diverse ore, un minimo di due piante amazzoniche, cioè la liana Banisteriopsis caapi e le foglie dell'arbusto Psychotria viridis, anche noto come chacruna, che in alcune aree viene sostituito dalla Diplopterys cabrerana.

Con la parola ayahuasca vengono contemporaneamente designate tanto la liana Banisteriopsis caapi in sé stessa quanto l'intera preparazione: la liana è infatti considerata dagli sciamani la "pianta maestro" per eccellenza, che custodisce e apporta l'insegnamento (sebbene necessiti delle altre piante per manifestare tale insegnamento) e in quanto tale trasmette il nome all'intera bevanda.

Se per tutto il Novecento se ne parlava in Occidente come di un farmaco imprecisato e quasi leggendario, come descritto nelle Lettere dello Yage di Allen Ginsberg e William Burroughs, a partire dagli anni novanta, la fama dell'ayahuasca nel mondo è cresciuta notevolmente anche grazie all'interesse del mondo accademico, che indaga le potenzialità terapeutiche del beveraggio. Soprattutto in conseguenza della diffusione nel mondo del Santo Daime, un nuovo movimento religioso di carattere sincretico originatosi in Brasile negli anni trenta, si è assistito a quello che è stato definito un processo di vera e propria internazionalizzazione dell'ayahuasca, che ha contribuito a espanderne l'utilizzo al di fuori dell'Amazzonia e del Sudamerica, facendo sì che le legislazioni di molti paesi dovessero occuparsi dello status giuridico della bevanda.

L'attenzione del mondo accademico, soprattutto in America e in Spagna, è culminata nelle due World Ayahuasca Conference, tenutesi a Ibiza nel settembre del 2014 e nella città brasiliana di Rio Branco nell'ottobre 2016, organizzate dalla fondazione ICEERS con il patrocinio dell'UNESCO, ove un comitato di più di quaranta esperti provenienti da diversi ambiti disciplinari ha adottato una dichiarazione, significativamente titolata Ayahuasca in the globalized World, in cui si chiede ai governi di avanzare verso la costituzione di un sistema legale che regolamenti, tutelando e valorizzando in maniera responsabile, l'utilizzo dell'ayahuasca.

Farmacologia umana dei componenti di base

L'ambiguità semantica della parola ayahuasca, che designa tanto l'intero beveraggio quanto il singolo ingrediente di base (cioè il rampicante Banisteriopsis caapi), è stata fonte di numerosi fraintendimenti tra gli studiosi, dapprima propensi a credere che l'effetto allucinogeno della bevanda dipendesse dalla liana. Solo con il procedere degli studi, l'ayahuasca avrebbe rivelato lo specifico meccanismo sinergico tra i suoi componenti, tale da farne, farmalogicamente parlando, l'allucinogeno più complesso e sofisticato sinora studiato.La liana Banisteriopsis caapi contiene alcaloidi del tipo β– carboline, isolati tra il 1925 e il 1957, ed identificati con i nomi di armina (in precedenza nota anche come telepatina, yajeina e banisterina), armalina e d-tetraidroarmina. Tali alcaloidi sono responsabili degli effetti emetici e lassativi del beveraggio, del senso di nausea che esso è in grado di indurre, ben noto agli sciamani e documentato negli studi clinici. Più complessa è invece la questione circa le proprietà psicotrope di tali alcaloidi. In uno studio pionieristico del 1967, lo psicologo cileno Claudio Naranjo tentò di dimostrare le proprietà psichedeliche dell'armalina identificando in 1 mg/kg (per endovena) e 4 mg/kg (per ingestione) le dosi minime in grado di suscitare una qualche attività allucinogena.

Secondo Naranjo, l'armalina appare un allucinogeno puro, dal momento che sarebbe in grado di modificare primariamente ed in maniera selettiva, soltanto le percezioni visive, senza produrre effetti sulle altre sfere della psiche. Diversamente da altri allucinogeni, come ad esempio la mescalina, che induce anche allucinazioni uditive e modifica la percezione del tempo, l'armalina limiterebbe il suo forte potere allucinogeno al solo dominio visuale, producendo sequenze di immagini in sovraimpressione, vibrazioni e tremolii del campo visivo, lampi di luce, immagini colorate e vivide paragonabili al sogno che si manifesterebbero a occhi chiusi, e anche allucinazioni vere e proprie.

In realtà il carattere psicoattivo degli alcaloidi della Banisteriopsis caapi sembrerebbe limitato agli sgradevoli effetti di nausea e di vertigine, spesso paragonati a un'ubriacatura, che essa è in grado di indurre anche se assunta isolatamente, mentre appaiono assai dubbie la prerogative psichedeliche e visionarie. Come osserva Jordi Riba, in uno studio realizzato presso l'Universitat Autònoma de Barcelona nel 2003, la capacità delle β -carboline di interagire con il recettore 5-HT2A non è stata a tutt'oggi ancora chiaramente dimostrata nemmeno sugli animali, cosa che rende dubbia l'ipotesi che esse siano in grado di provocare nell'uomo effetti simili a quelli delle triptammine psichedeliche e delle feniletilamine.

Le foglie dell'arbusto Psychotria viridis o della Diplopterys cabrerana, che costituiscono gl altri ingrediente necessari per la preparazione dell'ayahuasca, contengono invece dimetiltriptamina (DMT), una triptamina allucinogena endogena dalla quale, come è oggi ampiamente assodato, dipende il caratteristico effetto psichedelico del beveraggio. La DMT è una molecola dalla struttura semplice, presente un po' ovunque nel regno animale e vegetale (mammiferi, animali marini, rane e rospi, piselli, erba, funghi, fiori, radici, ecc.) oltre che nell'uomo, in grado di avere effetti sui recettori serotoninergici sparsi nel corpo umano, in maniera analoga all'azione di altri psichedelici come LSD, psilocibina e mescalina. Rispetto alle altre sostanze psichedeliche, tuttavia, la DMT sembrerebbe godere di un particolare privilegio accordatole dal cervello. Attorno alla metà degli anni ottanta, unéquipe di scienziati giapponesi ha scoperto che il cervello umano trasporta attivamente DMT attraverso la barriera emato-encefalica, una speciale membrana con funzione di protezione, impedendo l'accesso agli elementi nocivi presenti nel sangue e consentendolo, viceversa, alle sostanze di cui si serve come "carburante" per le proprie funzioni metaboliche.

Nel suo studio del 2001, Rick Strassman ha riconsiderato questo privilegio della DMT, assieme al suo carattere endogeno, suggerendo che la sua presenza nel corpo umano assolva una funzione specifica: la DMT sarebbe la «molecola spirituale», la base biologica delle esperienze spirituali che talvolta accadono spontaneamente nella vita di un essere umano, come quelle descritte dai mistici di ogni epoca, e che appaiono straordinariamente affini agli stati psichedelici che la somministrazione per via endovenosa di DMT è in grado di indurre. Tale meccanismo sarebbe localizzato nella ghiandola pineale, il luogo dove si forma la DMT, considerata già da Cartesio come la sede dell'anima, il luogo ove si incontrano e comunicano res cogitans e res extensa, il fisico e lo spirituale. Strassman nota innanzitutto come la ghiandola pineale sia in grado di produrre DMT, dal momento che possiede i più alti livelli di serotonina di tutto il corpo umano, la capacità di convertire la serotonina in triptammina e un'altissima concentrazione di enzimi altamente specializzati, detti metiltransferasi, i soli in grado di convertire serotonina, melatonina e triptammina in composti psichedelici. In secondo luogo, la pineale possiede anche una specie di "sistema di sicurezza" anti-DMT, cioè un alto livello di una particolare proteina a sua volta in grado di ostacolare l'attività degli enzimi che formano la DMT e proteggere così l'organismo da un'eccessiva produzione del composto psichedelico in condizioni normali.

La DMT è rapidamente inattivata dagli enzimi endogeni monoamino ossidasi (MAO); gli alcaloidi armalinici, invece, sono degli inibitori della MAO e quindi evitano la rapida degradazione della DMT, potenziandone gli effetti. Strutturalmente simili alla serotonina, agiscono bloccandone i recettori e mostrano attività incrociata con LSD e psilocibina.

Proprietà Poiché la dimetiltriptamina è una sostanza che non può essere psicoattiva per via orale, l'unico modo per raggiungere l'effetto stupefacente è mediante l'azione degli inibitori delle monoamino ossidasi (MAOI), presenti naturalmente all'interno delle piante per il decotto.

La particolarità dell'ayahuasca consiste nel fatto che, grazie agli inibitori della Banisteriopsis, la dimetiltriptamina resta in circolo nel corpo per un tempo decisamente maggiore rispetto all'assunzione dei vapori. L'effetto della DMT dura circa 10-15 minuti se fumata, mentre, se ingerita sotto forma di bevanda, la DMT rimane in circolo per 2, anche 3 ore, rendendo l'esperienza decisamente più mistica, molto più impegnativa.

L'ayahuasca non è un narcotico, essendo il suo componente principale la DMT, la medesima sostanza prodotta nel cervello umano dalla ghiandola pineale ogni notte, durante la fase REM del sonno, dalla nascita fino a 24 ore dopo il decesso.

Terence McKenna sostenne che la dimetiltriptamina non fosse una molecola pericolosa per la salute, a meno che uno non muoia dallo stupore. Effettivamente, non ci sono ad oggi prove di danni fisici causati da questa sostanza, ma è possibile che un utilizzo continuato possa indurre psicosi e altre disfunzioni difficilmente prevedibili, data la sua bassa diffusione.

Storia Negli altopiani delle Ande sono stati trovati residui di β– carboline e DMT in una borsa di oggetti rituali di un migliaio di anni fa.

La prima volta che gli europei sono stati testimoni dell'uso dell'ayahuasca fu nel XVI secolo.

Nel corso del XX secolo l’ayahuasca è passata dall’essere un fenomeno prevalentemente amazzonico a un oggetto di interesse internazionale. A partire dagli anni Novanta la diffusione dei movimenti religiosi ayahuascheri brasiliani e l’aumento degli studi scientifici hanno favorito una crescente presenza della bevanda anche al di fuori del Sud America, dando origine a un processo definito da alcuni studiosi «internazionalizzazione dell’ayahuasca».Beatriz Caiuby Labate, Henrik Jungaberle, ‘‘The Internationalization of Ayahuasca’’, Lit Verlag, 2012.

Uso religioso e tradizionale I popoli amazzonici utilizzano il decotto di ayahuasca per indurre stati di visione nel corso di cerimonie religiose e per scopi rituali e terapeutici.