Cambiamenti demografici ed affermazione della Sun Belt Il più importante fenomeno demografico degli anni settanta fu l'affermarsi della "Sun Belt", ossia la crescita degli Stati del Sudovest e del Sudest, specialmente Florida e California (che nel 1964 era diventata lo Stato più popoloso, sorpassando quello di New York). Non più tardi del 1980, la popolazione della Sun Belt aveva superato quella delle regioni industriali del Nordest e del Midwest che, al contrario avevano avuto una riduzione, in certi casi non solo in termini relativi al totale nazionale, ma pure in termini assoluti. La crescita della Sun Belt si intersecò a quella dei sobborghi, il cui sviluppo, iniziato negli anni cinquanta, era dovuto, in larga misura, al sempre maggiore utilizzo delle automobili. Inoltre, il settore dei servizi si affermò ulteriormente come principale fonte di lavoro, facilitando i trasferimenti dai "vecchi" stati industrializzati alle "nuove frontiere".

La crescita della Sun Belt produsse un cambiamento nel clima politico della nazione, rafforzandone il conservatorismo. Sempre più conservatrice che in molte altre regioni del paese, la mentalità da boom economico di questa regione in crescita era in netto conflitto con le preoccupazioni della cosiddetta Rust Belt, una regione altamente congestionata, gravata da una base economica in declino, e casa di grandi gruppi di minoranze impoverite. Il Nordest e il Midwest rimasero molto più impegnati verso i programmi sociali e molto più interessati nella crescita regolamentata, rispetto alle aree completamente aperte e in espansione del sud e dell'ovest. Le tendenze elettorali nella regione riflettono questa divergenza—Nordest e Midwest hanno sempre più votato per i candidati democratici nelle elezioni federali, statali e locali, mentre il Sud e l'Ovest sono diventate la base del voto repubblicano. Per inciso, la California è riemersa come punto di forza per il Partito Democratico alla fine degli anni 1990, a causa della forte reazione negativa nei confronti delle prese di posizione percepite come nativiste e anti-affirmative action, del Partito Repubblicano. I bianchi non ispanici sono oggi una minoranza nello stato più popoloso degli USA.

Mentre sempre più industrie spostavano le loro fabbriche e quartier generali dai centri cittadini ai sobborghi con tassazione inferiore e regolamentazioni ambientali più lasche, molti videro una contrazione della propria base economica, mentre le municipalità perdevano le entrate derivanti dalle aziende che si erano trasferite. Nelle principali aree urbane della nazione la disoccupazione crebbe, aumentando la richiesta di servizi sociali, mentre la base fiscale declinava. La città di New York sfuggì di poco alla bancarotta nel 1975.

Il problema fiscale dei principali centri urbani della nazione si stava verificando nel contesto dei più ampi spostamenti demografici dai tempi della seconda guerra mondiale, che costrinsero le grandi città a fare i conti con una base fiscale in declino. Nel frattempo i conservatori si scagliarono contro quelli che consideravano come i fallimenti dei programmi sociali liberali, un tema potente nella gara presidenziale del 1980 e nelle elezioni di metà termine del 1994, quando i Repubblicani riottennero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti dopo 40 anni di controllo dei Democratici.

I leader liberali degli anni '60, caratteristici dell'epoca della Grande società e del movimento per i diritti civili, fecero strada in tutto il paese, negli anni 1970, a politici urbani conservatori, come il sindaco di New York, Ed Koch, un Democratico conservatore.

A partire dagli anni '80 molti vecchi centri urbani vissero una specie di ritorno in auge, con una ondata di "signorilizzazione", grazie a una nuova generazione di americani che scoprirono i piaceri della vita urbana. Le aree centrali delle città iniziarono ad attirare nuovamente gli investimenti, contribuendo al ritorno di una classe media benestante, in particolare a New York negli anni recenti. Mentre ciò ha incrementato la crescita commerciale e migliorato la base fiscale delle aree urbane, i prezzi delle abitazioni sono stati spinti verso l'alto, allontanando i residenti più poveri. I processi di "signorilizzazione" e di stratificazione tra ricchi e poveri sono stati fortemente intrecciati fin dal declino dello stato del welfare liberale degli anni '60. La crescente scarsità di alloggi a basso costo contribuì quindi a uno dei fenomeni demografici più ampiamente discussi della metà degli anni 1980: quello dei senza dimora. Nonostante i conseguimenti del movimento per i diritti civili degli anni '60, la classe urbana operaia afro-americana è diventata sempre più marginalizzata rispetto al grosso della società statunitense, rispetto alla sua controparte di due decenni prima, a causa delle tendenze demografiche della suburbanizzazione e della signorilizzazione. Negozi e imprese hanno abbandonato i centri storici, mentre il declino dei servizi sociali e dell'efficacia della affirmative action negli ultimi due decenni, ha ridotto le prospettive di miglioramento.

La "Rivoluzione Reaganiana" L'assalto alla Distensione USA/URSS Gli anni '70 inflissero duri colpi alla fiducia americana caratteristica degli anni '50 e dei primi anni '60. La guerra del Vietnam e lo scandalo Watergate mandarono in frantumi la fiducia nella presidenza. Le frustrazioni internazionali, compresa la caduta di Saigon nel 1975, la crisi degli ostaggi in Iran nel 1979, l'invasione sovietica dell'Afghanistan, la crescita del terrorismo internazionale e l'accelerazione della corsa agli armamenti, sollevarono paure circa la capacità della nazione di controllare gli affari internazionali. Crisi energetica, disoccupazione e inflazione sollevarono questioni fondamentali sul futuro della prosperità americana.

Il "malaise" americano, termine che faceva riferimento al discorso del 1979 del presidente Carter noto come "discorso della crisi di fiducia", a cavallo tra anni 1970 e 1980, non era infondato. Sotto la leadership di Leonid Brežnev (1964-1982), l'Unione Sovietica migliorò la qualità della vita raddoppiando i salari urbani e innalzando quelli rurali di circa il 75 percento, costruendo milioni di appartamenti monofamiliari, e producendo grandi quantità di beni di consumo e di elettrodomestici. La produzione industriale sovietica aumentò del 75%, e l'URSS divenne il più grande produttore mondiale di petrolio e acciaio.

Anche all'estero il corso della storia sembrò volgersi in favore dell'Unione Sovietica. Mentre gli Stati Uniti erano invischiati nella recessione e nel pantano del Vietnam, i governi filo-sovietici facevano grossi passi avanti, in particolare nel terzo mondo. Gli USA avevano fallito nell'impedire alla forze nordvietnamite di prendere Saigon, cui seguì l'unificazione del Paese in un Vietnam indipendente e con un governo comunista. Altri movimenti comunisti, diversi dei quali sostenuti da Mosca, si diffondevano rapidamente attraverso Africa, Sud-est asiatico e America Latina. E l'Unione Sovietica sembrava impegnarsi nella dottrina Brežnev, inviando truppe in Afghanistan. L'invasione sovietica del 1979 segnò la prima volta in cui l'URSS inviò truppe al di fuori del Patto di Varsavia fin dai tempi della creazione di questa controparte orientale della NATO.

Reagendo a tutte queste percezioni di declino interno e internazionale degli USA, un gruppo di accademici, giornalisti e politici, etichettati da molti come "nuovi conservatori", dato che molti di loro erano ancora democratici, si ribellò nei confronti della deriva a sinistra del Partito Democratico negli anni 1970 su argomenti riguardanti la difesa (in particolare dopo la nomina di George McGovern nel 1972), lamentando il declino geopolitico statunitense e incolpando i democratici liberali. Molti si radunarono attorno al senatore Henry "Scoop" Jackson, un democratico, ma si allinearono in seguito con Ronald Reagan e i repubblicani, che promisero di contrastare l'espansione comunista e filo-sovietica.

In generale erano anticomunisti e sostenevano la necessità di un livello minimo di assistenza sociale da parte del governo. Ma il loro obiettivo principale erano le vecchie politiche di contenimento del comunismo. La "distensione" con l'Unione Sovietica era il loro obiettivo immediato, con le sue mire di pace attraverso negoziati, diplomazia e controllo delle armi.

Guidati da Norman Podhoretz, i neoconservatori attaccarono l'ortodossia della politica estera durante la guerra fredda definendola di "appeasement", una allusione ai negoziati condotti da Neville Chamberlain a Monaco di Baviera negli anni 1930. Essi consideravano le concessioni a nemici relativamente deboli degli USA come "concilianti" verso il "male", attaccarono la distensione, si opposero allo status commerciale di "nazione favorita" di cui godeva l'URSS, e sostennero l'intervento unilaterale statunitense nel terzo mondo, come metodo per far crescere l'influenza del Paese negli affari internazionali. Prima dell'elezione di Reagan, i neoconservatori, acquisendo influenza, cercarono di sradicere i sentimenti contrari alla guerra provocati dalla sconfitta statunitense nella guerra del Vietnam e le massicce perdite nell'Asia sud-orientale che la guerra aveva indotto.

Durante gli anni 1970 Jeane Kirkpatrick, un'importante politologa e in seguito ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite durante la presidenza Reagan, incarico che resse per quattro anni, criticò sempre più il Partito Democratico. La Kirkpatrick divenne una convertita alle idee del neoconservatorismo. Tracciò una distinzione tra dittatori autoritari, che riteneva in grado di abbracciare la democrazia e che erano, non per coincidenza, alleati degli Stati Uniti, e dittatori totalitari comunisti, che considerava come inflessibili e incapaci di cambiare.

Ronald Reagan e le elezioni del 1980

Oltre al crescente appello a sentimenti conservatori, le prospettive di rielezione di Carter nelle elezioni presidenziali statunitensi del 1980 vennero rafforzate quando riuscì facilmente a respingere una sfida alle primarie da parte del senatore Edward Kennedy del Massachusetts, icona dei liberali. Sullo sfondo della stagflazione economica e della percepita debolezza americana contro l'URSS all'estero, Ronald Reagan, ex governatore della California, ottenne la nomina repubblicana nel 1980, vincendo gran parte delle primarie. Dopo aver fallito nell'ottenere un accordo senza precedenti con Ford, che sarebbe stato una specie di co-presidente, Reagan scelse il suo principale avversario alle primarie, George H. W. Bush, come candidato alla vice presidenza. Durante la campagna elettorale Reagan si affidò a Jeane Kirkpatrick come consigliere per la politica estera, perché identificasse le vulnerabilità di Carter in tale campo.

Reagan promise la fine della deriva nella politica estera degli USA nel dopo-Vietnam, e un ripristino della forza militare della nazione. Promise inoltre la fine del "big government" e di ripristinare la salute economica tramite l'uso della "supply-side economics", una politica che il suo stesso vice presidente aveva in precedenza deriso definendola "voodoo economics". Comunque, tutti questi obiettivi non erano riconciliabili attraverso una politica economica coerente.