La Polizia di Stato (fino al 1981 Corpo delle Guardie di pubblica sicurezza) è una forza di polizia a ordinamento civile, militarmente organizzata e a statuto speciale, facente parte delle forze di polizia italiane e dipendente direttamente dal Dipartimento della pubblica sicurezza del Ministero dell'interno.

Storia Durante il Regno di Sardegna nacque il Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, voluto dal Re Vittorio Emanuele II, con la legge 11 luglio 1852 n. 1404. L'unità d'Italia e i primi assetti

Dopo l'unità d'Italia, col regio decreto 9 ottobre 1861, n. 255 venne creata la "Direzione generale della pubblica sicurezza", potenziando quindi temporaneamente la struttura, allora cresciuta sino al rango di divisione; l'anno successivo, tuttavia, con l'istituzione del Segretariato generale del ministero dell'Interno, l'amministrazione fu ricondotta al rango di divisione e posta sotto la responsabilità del segretario generale. La prima norma che dettò disposizioni organiche in tema fu la legge 20 marzo 1865, n. 2248 all'allegato B - cui seguì il Regolamento Esecutivo 18 maggio 1865, n. 2236. Nel 1880 Giovanni Bolis, capo dei servizi di pubblica sicurezza, distinse le attività del Corpo in "polizia amministrativa", "polizia giudiziaria" e "divisione affari riservati". Con il regio decreto 3 luglio 1887, n. 4707, il governo Depretis VIII ripristinò definitivamente la Direzione generale.

Nel dicembre del 1890 dall'unione delle Milizie comunali e del Corpo delle guardie di pubblica sicurezza, nacque il "Corpo delle guardie di città".

Le riforme dei governi Giolitti e Nitti

Nel 1902, durante il mandato come ministro dell’interno di Giovanni Giolitti, fu fondata la scuola di polizia scientificaPoi resa obbligatoria per i funzionari, durante il governo Zanardelli. per opera principalmente di Salvatore Ottolenghi, primo studioso delle tecniche di investigazione scientifica e allievo del criminologo Cesare Lombroso,Che aveva creato la disciplina della criminologia scientifica. con a capo lo stesso Ottolenghi. Il testo unico della legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza emanato durante il governo Giolitti III disciplinò per la prima volta sistematicamente la materia della pubblica sicurezza, stabilendo criteri per l'attribuzione delle funzioni di pubblica sicurezza e indicando coloro ai quali possono essere attribuite; un ruolo centrale fu attribuito al "delegato di pubblica sicurezza", autorità incaricata di garantire l'ordine pubblico. Nel 1917 fu istituito l'UCI (Ufficio centrale investigazioni), che raccoglieva in parte l'eredità della divisione affari riservati politici e che si sarebbe dedicato ad attività di controspionaggio; il comando fu assegnato a Giovanni Gasti. Al termine della prima guerra mondiale il governo Nitti I con il Regio Decreto 14 agosto 1919, n. 1442 stabilì un nuovo ordinamento del personale di pubblica sicurezza e contestualmente dispose la creazione di un corpo di agenti di investigazione.

Il successivo Regio Decreto 2 ottobre 1919, n. 1790 sciolse i corpi delle guardie di città e delle guardie municipali, che cessarono ogni compito di polizia passando definitivamente alle dipendenze del sindaco per espletare la vigilanza sulle materie di competenza municipale.http://www.corpoguardiedicitta.it/storia.aspx Furono costituiti il Corpo della regia guardia per la pubblica sicurezza (12 divisioni, uomini), a ordinamento militare, deputato al mantenimento dell'ordine pubblico e alquanto svincolato da eventuali influenze della politica, e il Corpo degli agenti investigativi ( uomini), specializzato in compiti di polizia giudiziaria.

Il ventennio fascista e il Corpo degli agenti di P.S.

Il 31 dicembre 1922 Benito Mussolini, capo del neonato governo, sciolse i due corpi che furono poi assorbiti nell'Arma dei Carabinieri Reali. Nell'ambito della stessa manovra, venne creata la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Tra le ragioni che si sono prospettate per questa scelta, molti studiosi propendono per considerare più verosimile l'esigenza del nuovo presidente del consiglio di sottoporre a più facile controllo tutte le strutture dello Stato (ciò che sarebbe stato poi di maggior evidenza quando tutte le amministrazioni fasciste vennero organizzate in forma paramilitare): se la truppa dei due corpi di polizia era certamente militare, la parte alta della catena gerarchica, costituita dai funzionari di Pubblica Sicurezza era invece civile, perciò non sottoposta ai rigori delle regolamentazioni cui soggiacevano gli uomini in divisa, primo fra tutti appunto la rigida concatenazione gerarchica.

La distinzione di un apposito corpo di polizia "specifico" era funzionale al regime fascista, le cariche di diretta emanazione governativa furono perciò mantenute al loro posto, con anzi qualche piccolo intervento che dimostrava un'attenzione costante. Con il regio decreto 11 novembre 1923, n. 2395, la figura del "direttore generale della pubblica sicurezza" fu rinominata (senza peraltro sostanziali modificazioni dal punto di vista funzionale) in "intendente generale della polizia", subito ricorretta dal regio decreto 20 dicembre 1923, n. 2908, che la convertì all'ancora vigente denominazione di "Capo della Polizia".

Nell'aprile del 1925 fu costituito il "Corpo degli agenti di pubblica sicurezza", che assorbì il Ruolo specializzato dell'Arma (ex Corpo degli agenti investigativi), che cessò di dipendere dal Ministero della Guerra per passare sotto il Ministero dell'Interno, formando l'ossatura del neocostituito corpo, che si avvalse così di personale investigativo già specializzato.

Godeva comunque di un ruolo di secondo piano rispetto alla MVSN, con la quale durante il ventennio sorsero numerose interferenze di competenze o di fatto, benché la milizia finisse con l'affiancarsi quasi del tutto alle altre forze armate. Alla ricostituzione del Corpo degli agenti di P.S. si giunse però anche perché i Carabinieri, di più antiche tradizioni, erano rimasti più fedeli alla corona.

L'opera di Arturo Bocchini

Nel 1926 venne nominato capo della polizia Arturo Bocchini, al quale si deve nel 1930 la creazione dell'OVRA (Organismo di vigilanza per la repressione dell'antifascismo). Egli, inoltre, introdusse notevoli modifiche organizzative e tecniche nel funzionamento delle questure così da poter allestire agevolmente un'imponente raccolta di dati in tempo reale che a Palazzo Venezia venivano analizzati anche per monitorare il consenso popolare. Fra queste modifiche il cosiddetto "mattinale", rapporto burocratico contenente dati sulla forza presente e consuntivi dei fatti (crimini, incidenti, altri fatti di rilievo) della giornata precedente e che era generalmente consegnato al destinatario (tipicamente il questore, ma anche responsabili di altri comandi) al momento di prendere servizio la mattina, donde il nome.

Negli anni '30 furono istituiti gli "Ispettorati Generali di Pubblica Sicurezza", speciali organismi di polizia, guidati da un Ispettore generale di PS, per combattere principalmente la criminalità organizzata, avvalendosi di strutture a carattere provinciale, e sovraordinate alle singole questure. Il primo fu l'Ispettorato per la Sicilia, poi quello dell'Alta Italia, l’Ispettorato per la repressione dell’abigeato in Sardegna e, dal 1942, l’Ispettorato di polizia per i Servizi di Guerra e quello della Venezia Giulia.

Durante il mandato di Bocchini, sotto l'impulso del colonialismo italiano, venne creato nel 1936 un apposito corpo di polizia per i nuovi territori, il Corpo di Polizia Coloniale, l'anno dopo rinominato Polizia dell'Africa Italiana (PAI) dotato di uniformi ed equipaggiamenti specifici e munito in esclusiva del Beretta MAB 38. Bocchini riuscì a gestire un'importante e nello stesso tempo delicatissima istituzione, un corpo il cui controllo era ovviamente essenziale per la buona tenuta del governo e che pare egli stesso abbia voluto ricreare, dopo il discioglimento del 1922, al fine di costituirne una sorta di armata a disposizione del governo (il quale peraltro già aveva inquadrato nelle camicie nere elementi dello squadrismo). La polizia, dunque, era fedele al governo, i Carabinieri al re. Bocchini fu perciò il vero autore di una duplicazione delle strutture nazionali militari e di polizia (e di intelligence) che rappresentò al meglio la ragione dei sostanziali equilibri fra la corona e il regime.

In questo ruolo Bocchini era uno dei pilastri fondamentali su cui poggiava l'edificio del regime. Bocchini fu incaricato di eseguire le schedature più delicate degli esponenti più in vista della società italiana del periodo, contribuendo alla creazione del famoso "archivio segreto" di MussoliniArrigo Petacco, L'archivio segreto di Mussolini, Mondadori, 1997. Si ricorda in proposito, fra i tanti caduti della polizia (attraverso le sue varie denominazioni), il caso di Giovanni Palatucci, funzionario dell'Ufficio stranieri di Fiume, che impedì la deportazione di numerosi ebrei e che per questo fu deportato egli stesso, morì nel campo di concentramento di Dachau.

Alla fine degli anni '30 il Corpo degli agenti di pubblica sicurezza torna a essere forza armata. Alla morte di Bocchini nel novembre 1940, gli successe il suo vice, il prefetto Carmine Senise.

La seconda guerra mondiale

La seconda guerra mondiale condusse le forze di polizia ad aggiornare le proprie finalità d'impiego, per far fronte a situazioni di ordine pubblico eccezionali. Inoltre, reparti del Corpo degli agenti di pubblica sicurezza combatterono in Albania e Montenegro, mentre unità del PAI in territorio africano.

Senise fu sostituito nell'aprile del 1943, in occasione di un generale rimpasto delle cariche istituzionali voluto da Benito Mussolini. Questo rimpasto (che privava la corona di un uomo più fidato su una poltrona tanto delicata) è stato considerato il vero momento in cui dal Quirinale si decise, avvicinando Dino Grandi, di liberarsi di Mussolini. Dopo la caduta del fascismo Senise fu subito rinominato da Badoglio capo della polizia. Va menzionato che Senise fu una delle pochissime autorità che non seguirono il re e Badoglio nella fuga al Sud dopo l'armistizio di Cassibile e che per questo fu catturato a Roma dai tedeschi e fu deportato prima in un lager e poi in Baviera insieme ad altri prigionieri illustri, e fu liberato dagli alleati alla fine della guerra. Il 6 settembre 1943, quando l'armistizio di Cassibile era già stato firmato in segreto, prima che ne fosse data notizia pubblica era stata sciolta la MVSN, per restituire alla polizia tutte le sue principali funzioni. La ricostituzione come Guardie di P.S. Liberata Roma, con il decreto legislativo luogotenenziale 2 novembre 1944, n. 365, emanato durante la luogotenenza di Umberto II di Savoia, venne nuovamente istituito il "Corpo delle guardie di pubblica sicurezza" (già con questa denominazione dal 1852 al 1890), con status di corpo militare, ma alle dirette dipendenze del ministero dell'Interno.

A guidare la polizia fu chiamato un magistrato, Luigi Ferrari, che si avvalse di funzionari come Luigi Pianese (Capo del personale della PS e futuro prefetto di Genova), Francesco Bilancia (direttore della Polizia giudiziaria e futuro prefetto di Bologna e Napoli), Giuseppe Migliore (direttore dell'ordine pubblico, poi prefetto di Venezia e di Torino), Italo de Vito (direttore delle forze armate di polizia, poi prefetto di Firenze).

La fine della guerra fu preceduta e seguita da situazioni di grave disagio dell'amministrazione, non in grado di assolvere i suoi doveri istituzionali con risultati soddisfacenti. La divisione del paese e la guerra civile in Italia alimentarono enormemente la confusione e l'insicurezza nella penisola, insieme al diffuso banditismo. In più, la polizia sotto la guida di Bocchini si era legata assai intimamente alle vicende governative e spesso era lontana dalla fiducia della popolazione.