Taurianova è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Reggio Calabria in Calabria.
È il quinto comune della città metropolitana per numero di abitanti.
Nel 2024 è stata eletta Capitale italiana del libro.
Geografia fisica Situato su un terrazzo alluvionale ai piedi della dorsale che salda le serre all'Aspromonte, Taurianova è uno dei più importanti centri della provincia. È situata a 210 m s.l.m., nella parte più meridionale della piana di Gioia Tauro, anticamente denominata "Vallis Salinarum" a circa 15 chilometri dal mare, 6 chilometri dalla montagna e a 800 metri dal corso d'acqua più vicino, il torrente Razzà. Il clima è mediterraneo, con una temperatura media annua superiore ai 17 °C La superficie del territorio comunale misura 47,85 km² circa e risulta posizionata alla latitudine di 38°21'26"28 N e longitudine 16°0'42"12 E, confina a nord ed a est con il comune di Cittanova, a sud con i comuni di Molochio, Terranova Sappo Minulio e Varapodio ed a ovest con il comune di Rizziconi. Il clima è mediterraneo, con una temperatura media annua superiore ai 17 °C. La zona climatica ricade nella categoria C e il limite massimo consentito per l'accensione degli impianti termici è di 10 ore giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo. In città ha sede una Stazione Meteo attiva dal 2011, che formula i dati meteorologici registrati nel territorio comunale. I venti sono quelli umidi dell'Occidente, d'estate soffia talora lo scirocco, tuttavia il territorio risulta vantaggiosamente riparato dai forti venti marini essendo protetto a nord dal promontorio montuoso di Capo Vaticano, ad est ed a sud dalle montagne dell'Aspromonte che scendono fino al mare con il monte S. Elia. Questa favorevole posizione geografica, spiega lo stato straordinariamente lussureggiante della vegetazione e in particolare degli alberi di ulivo. La piovosità conferma il carattere mediterraneo del clima, presentando piogge concentrate nel periodo invernale, con estate calda e asciutta, non escludendo talora qualche temporale estivo.
Origini del nome Il nome deriverebbe da Nuova Taurianum, toponimo a sua volta derivante dall'antico insediamento della Magna Grecia, un tempo abitata dai Calcidesi di Zancle (l'odierna Messina) e dai Bruzi della colonia Tauriana (o Taureana), quest'ultima distrutta intorno al 950-986 d.C. quando la più feroce delle incursioni saracene rase al suolo l’antica e florida città costiera di Taureana, disperdendone gli abitanti.
Storia
Tra i vari paesi sorti o incrementati dai fuggiaschi, sicuramente dovevano esserci anche i due piccoli nuclei di Radicena e Iatrinoli, ipotesi avvalorata anche dal fatto che a Radicena sorgeva un monastero di monaci calabro-greci, intorno al quale erano ben sviluppate importanti attività agricole. L'avvento dei Normanni nel secolo XI, segna un'importante svolta nella storia della Piana, in quanto furono proprio loro ad introdurre il feudalesimo nel Mezzogiorno d'Italia. Con la sconfitta di Manfredi a Benevento, ai Normanni subentrarono i Francesi Angioini che si preoccuparono soltanto di depredare le terre conquistate. Ad accrescere lo stato di prostrazione del popolo della Piana, sopraggiunsero gli Spagnoli Aragonesi, che iniziarono a contendersi il dominio delle regioni meridionali agli Angioini. Pertanto il territorio della piana di Gioia Tauro, si trasformò spesso in campo di battaglia e proprio a causa del perdurare di tale situazione di depressione del popolo locale, si sviluppò il fenomeno del Brigantaggio, come sorta di ritorsione criminosa nei confronti di quello sfruttamento, che veniva esercitato dai Feudatari della zona. Così vanno le cose fino al 1738, quando per effetto del trattato di Vienna, si insedia a Napoli Carlo III di Borbone, dando inizio ad una nuova dinastia che dovrà durare, salvo la breve parentesi napoleonica, fino all'Unità d'Italia. Nel Febbraio 1783 il più terribile evento storico colpisce la zona della Piana, un tremendo terremoto sconvolge il territorio al punto di cambiarne l'orografia. La frazione di San Martino sede di un antico castello, viene spazzata via ed analoga sorte tocca a tutte le altre città della zona. Per tutto l'anno la terra continuò a tremare ed alla fine in tutta la Calabria si contarono, secondo lo storico Pietro Colletta sessantamila morti e duecento città o paesi distrutti. Solo a seguito dell'avvento del governo Francese, nel 1808 Napoleone Bonaparte nomina Gioacchino Murat Re di Napoli, il quale abolisce definitivamente il sistema feudale. Nel 1908 la situazione si ripete, ma in termini ancora ben più drammatici, il terremoto e maremoto di Messina e Reggio Calabria produce oltre 77.000 vittime di cui circa 17.000 tra il territorio di Palmi e Reggio. Iatrinoli e Radicena vedono sorgere rapidamente ai margini dell'abitato baraccamenti per profughi che diventano ben presto dei veri e propri quartieri. Oramai i due paesi si toccano e la nuova ferrovia, entrata in funzione nel 1924, contribuisce con la stazione comune, a saldarne i reciproci vincoli.
La città di Taurianova nasce ufficialmente come macro-comune il 12 marzo 1928, dal preesistente comune di Terranova (il quale riacquisterà poi la sua indipendenza amministrativa il 23 aprile 1946), unito alle località di Radicena e Jatrinoli, più l'annessione di frazioni e contrade quali San Martino, Amato, Pegara e Scroforio (quest'ultima poi riceduta al comune di Terranova Sappo Minulio.
Medioevo Lo sviluppo dei due centri di Radicena e Iatrìnoli, all'origine dell'odierno nucleo urbano, e dell'attuale frazione San Martino, tutti antichi casali di Terranova, che per la loro posizione geografica si trovano al centro di un importante sistema viario, può considerarsi parallelo. Attendibile è l'esperto di storia bizantina italiana André Guillou, il quale, richiamandosi a un documento di donazione, dimostra che Radicena esisteva fin dal 1050 e menziona dello stesso periodo il monastero di Santa Lucia situato ad ovest del suddetto centro. Padre Fiore, storiografo del Settecento, afferma che la loro fondazione è stata opera dei profughi provenienti da Tauriana, importante e fiorente centro della costa tirrenica, distrutto nel 986 dalle incursioni saracene dell'emiro di Palermo, Hasan-Ibn Alì, di casa Kelbita, il quale per il mancato tributo dovutogli dai Bizantini decise di occupare tutta la Calabria. Padre Fiore così si esprime: «Ond'è da trarre in conseguenza quanto grande e popolata fosse la già distrutta Taureana, mentre le sue reliquie furono bastanti a fondare la nuova città di Seminara, a riabitar Terranova, accrescere San Giorge, e forse ancora a dar principio a tutto dalla maggior parte dei villaggi i quali sono sotto la giurisdizione di Terranova, cioè Rizziconi, San Leo, San Martino, Cristò, Vatone, Radicena, Iatrinole, Bracade, Curtulade, Galatoni, Scroforio e Molochio». Lo storico Giuseppe Romeo Toscano arriva alla conclusione che essendo "piazza Garibaldi" di Radicena tuttora denominata "Chianu 'i San Basili" (Piano di San Basilio), potrebbe darsi che ivi già sorgesse uno dei 137 monasteri italo-greci che lo storiografo polistenese Girolamo Marafioti afferma esservi stati nella Piana di San Martino, tra Seminara, Rosarno e Galatro, e che un certo numero di profughi di Taureana vi avesse trovato rifugio dando origine all'antico nucleo cittadino. A sostegno di questa tesi il fatto che a Radicena dagli "Atti di visita pastorale" emerge che esisteva una chiesa di San Basilio nel 1586 e che dagli atti notarili di fine Seicento si incontra spesso la definizione "quarterio di San Basilio". La derivazione di Radicena e Iatrìnoli da San Martino, invece, è dimostrata da Domenico Valensise, storico polistenese, per il quale le genti fuggite da Taureana decisero di stanziarsi nelle zone oltre il fiume Metauros, dove costruirono un casale a cui diedero il nome di San Martino (noto per la Sua divina protezione). Molti vi rimasero, altri proseguirono andando a popolare le zone circostanti, fissandosi in piccoli nuclei abitativi, tra cui Radicena e Iatrinoli, facenti però sempre capo a San Martino che divenne il più importante centro civile e religioso della Piana, sede di chiese e conventi e munito di un Castello. Quest'ultimo mantenne una posizione di grandezza, di progresso e di tranquillità fino alla discesa dei Normanni. Nel 1058 Ruggiero d'Altavilla saccheggiò e devastò San Martino e l'anno successivo nel 1059 represse presso la cittadina le ultime resistenze delle fiere genti di questa parte di Calabria, che furono costrette a riconoscere i Normanni come loro feudatari. San Martino perse la sua importanza, in particolare, quando dall'altra parte del torrente Marro sorse un altro borgo che i profughi di Taureana chiamarono con il nome della loro patria, "Tauriana Nova" poi "Terranova". La località, ritenuta dai Normanni più sicura, fu promossa a Contea e successivamente a Ducato. Così Radicena, Iatrinoli e San Martino ne diventarono casali seguendone le sorti.
Dopo il dominio feudale dei Laurìa, vi fu quello dei Sanseverino, dei Sant'Angelo, dei Caracciolo, dei de Cordoba, dei De Marini e dei Grimaldi.
Feudalesimo (dal 1100) Furono sottoposti a vari feudatari, tra cui il più lungo fu il dominio feudale dei Lauria, venendo poi acquistati dalla famiglia Grimaldi di Gerace nel 1574. Nel corso del Cinquecento risulta dagli atti notarili che a Radicena e Iatrìnoli abbondavano le coltivazioni di grano e di gelseti, quest'ultima era l'unica pianta che producesse una rendita perpetua, e importante era anche l'allevamento dei cavalli e dei bovini. Nel corso del Seicento, nonostante le difficoltà del banditismo e della carenza delle vie di comunicazione, molte famiglie si spostarono principalmente dal nord e dal centro Italia e andarono ad abitare nei due casali. Si trovano così cognomi nuovi come gli Zerbi, di origine ligure, i Sofia, da Santa Margherita Ligure, i Loschiavo, dalla Campania. S'intrecciarono matrimoni con altre famiglie illustri del luogo e dei paesi vicini: Contestabile residenti a Stilo, De Leonardis di Gerace, Luvarà di Terranova. Alla fine del Seicento si collocarono altre famiglie al centro degli interessi economici della zona: Drago, di origine greca, e Ganini, con questi ultimi che si distinsero in particolare a Iatrìnoli. Nei due casali esistevano notevoli coltivazioni di grano, lino, oliveti e vigne e molti erano i benestanti, tra cui le famiglie già menzionate. Ai proprietari privati si affiancava, da quanto si evince dagli atti notarili, anche il Convento di Santa Maria della Misericordia dei Domenicani di Radicena come il maggiore detentore di beni, infatti faceva compravendita con privati, permutava e dava soldi in prestito.