I Fracanzani (Fracanzano, Fracanzan, Fracanciano) sono una famiglia aristocratica umbra stabilita in Veneto.

Storia Provenienti da Genova, documentati a Firenze nel 1084 e poi a Città di Castello col nome di Tiberti, i fratelli Bartolomeo, Ambrogio e Lamberto parteciparono alla prima crociata, morendo in battaglia nel 1108, donde venne cambiato lo stemma da capriolo nero in campo argento all'attuale: d'azzurro (fede) con tre teste di leone d'oro (valore/coraggio) strappate (martirio), poste due in capo ed una in punta, che -con diverse versioni- venne sempre usato.Codice membranaceo Biblioteca Marciana di Venezia, descritto da A.M. Zanetti, Bibliotecha latina et italia D. Marci Venetiarum, Venezia, 1741, al n. CCCCI; ancora da G. Valentinelli, Bibliotecha manuscripta ad S. Marci Venetiarum, Venezia, 1870, vol. VI, pag. 231; attualmente iscritta nel catalogo di quella biblioteca come: Cod. Z.401 (=1741).

Al pari di altre famiglie toscane (Alighieri, Giusti del Giardino) ai primi del ‘Trecento (ante 1304) trovarono asilo presso gli Scaligeri a Verona dove giunsero Pietro, Giacomo e Francesco, tre fratelli figli di Cappuccio che vennero da allora indicati come i fratres capuciani, donde, per crasi, il soprannome fracanciani (fracantiani - fracantianus) che si affiancò e lentamente sostituì il cognome Tiberti (peraltro in uso ancora ai primi del ‘Novecento): "Questi, chiamandosi hora de' Tiberti, hora de' Fracanzani, piantarono le radici alla nobile famiglia Fracanzana in Vicenza et in Verona".Croniche di Vicenza di Battista Pagliarino, scritte dal principio di questa città, sino al tempo, ch'ella si diede sotto al serenissimo dominio veneto 1404. Diuise in libri sei. Date in luce da Giorgio Giacomo Alcaini. In Vicenza, appresso Giacomo Amadio, stampator della città, 1663. Il 22 aprile 1315Archivio vescovile di Vicenza, Liber Feudorum, ad diem, con rinnovazione di investitura del 11 febbraio 1316 del Vescovo di Vicenza Sperandio (di fede scaligera). Il feudo era già appartenuto a Maurizio di Enrico Orgiano (che ne ha dato il nome), il quale era morto senza eredi maschi ed aveva lasciato i suoi beni alla Mensa episcopale di Vicenza. Pietro fu investito del feudo (vicariato) di Orgiano, nel basso vicentino, che la famiglia tenne pressoché ininterrottamente fino alla soppressione della feudalitàM.G. Bulla Borga, Orgiano fra Duecento e Trecento: attraverso i Libri Feudorum, Urbana, 2007. e, poi, come bene allodiale fino all’estinzione del ramo vicentino nel 1870. Giacomo "de Fracanzanis de Tibertis de Civitate Castelli" si affliò ad Alberto e Mastino della Scala: a capo delle milizie schierate contro i Carraresi che entrarono in Padova, ma fatto ostaggio da Marsilio da Carrara e condannato a morte, fu graziato per intercessione degli ambasciatori veneziani Marco Loredan, Giustiniano Giustiniani e Andrea Morosini. Poi accompagnò come giureconsulto Can Grande a Milano presso Lodovico il Bavaro, dando vita al ramo di Verona, estintosi con Giovanni Battista che nel 1845 si trasferì in Ungheria come maggiore della I.R. Gendarmeria.F. Franceschetti, La famiglia dei conti Fracanzani di Verona, Vicenza ed Este, con notizie dei loro antenati, nobili Tiberti di Città di Castello, Bari, presso la direzione del Giornale Araldico, 1896. Il terzo fratello Francesco, detto Franceschino (m. 1345) fu dottore in legge e vicario di Vicenza su nomina di Alberto e Mastino della Scala; suo figlio Antonio fece parte dei deputati al governo della città (nel 1379), al pari di suo cugino Giuliano Francesco (talora anch'egli detto Franceschino, figlio di Giacomo, testatore nel 1364 e già aggregato al Consiglio Nobile di Vicenza nel 1360). Nei secoli successivi i suoi discendenti parteciparono direttamente alla vita politica ed amministrativa della città di Vicenza e del vicariato di Orgiano, dove -tra l'altro- contribuirono attivamente alle bonifiche dei terreni circostanti, provvedendo alla realizzazione di grandi progetti di risanamento territoriale pianificati dalla Repubblica di Venezia. Tra i secoli XVI e XVII è attestato un Giulio Fracanzani presidente del consorzio della Liona. Sempre dal terzo fratello Francesco derivò Nicola, primo investito conte di Agugliaro il 25 gennaio 1454 da Pietro Barbo (futuro Papa Paolo II) su mandato di Federico III.Archivio vescovile di Vicenza, Liber Feudorum, ad diem. Da menzionare la peculiarità della successione nell’investiture a tutti i discendenti “… masculis et foeminis quae, si masculi erint, semper sint exclusae”. Il titolo imperiale fu confermato anche dalla Serenissima prendendo atto delle "episcopali investiture" con dogale di Paolo Renier del 12 maggio 1781. Lo stesso Nicola si trasferì ad Este, ove fu aggregato al Consiglio Nobile con il figlio Gaspare nel 1477. La loro discendenza è tutt’oggi fiorente.

Manzoni ed il manoscritto de I promessi sposi Alla linea di VicenzaIl ramo da cui discendono gli esponenti della famiglia Fracanzani di cui si conservano le carte in Biblioteca Bertoliana di Vicenza (fondo Fracanzani - Dal Ferro) è quello indicato -negli alberi genealogici conservati- come ramo "F" e che ebbe il suo capostipite in Gregorio di Giacomo (1451-1484), autore nel 1484 -insieme ai fratelli Nicola (già citato I Conte di Agugliaro) e Bartolomeo- del fedecommesso che vincolò pro futuro il patrimonio familiare nella sua integrità "di fatto e di diritto". Trattasi dell'istituto della c.d. fraterna, assai diffuso nella Serenissima, soprattutto fra i patrizi veneti, in contrapposizione al maggiorascato tipico imperiale. è ascritto il fatto storico da cui Alessandro Manzoni trasse il suo romanzo.

Tra i fascicoli criminali istruiti dalla Serenissima è emerso per mole, varietà narrativa ed accuratezza istruttoria il processo contro Paolo Orgiano, circa fatti avvenuti nel villaggio di Orgiano attorno al 1605. La stretta similitudine di trama, perfino nei nomi dei personaggi, l’identità di espressioni linguistiche fin anche nelle metafore, hanno condotto illustri italianisti e storici (fra cui Vittore Branca,Gli interventi di Vittore Branca su questa scoperta d’archivio e sulla connessione linguistica del manoscritto con il capolavoro manzoniano apparvero sull’inserto domenica de “il Sole 24 ore” del 27 giugno e 24 ottobre 1993. Lo stesso, assieme a Cozzi e Benzoni, firmò la relazione di approvazione della ricerca per essere pubblicata fra le Memorie dell’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti nella seduta del 27 novembre 1993. Gaetano Cozzi, Gino Benzoni) a ritenere che quel fascicolo processuale possa essere il manoscritto seicentesco che il Manzoni – dal Fermo e Lucia a I promessi sposi – pone nellincipit delle varie stesure dell’opera quale sua fonte di ispirazione.C. Povolo (a cura di), Il processo a Paolo Orgiano (1605-1607), Roma 2003. Chi in un primo tempo aveva studiato il processo, si dedicò poi a seguire le vicende del fascicolo, individuando in Agostino Carli Rubbi “l’archivista” amico di Pietro Verri e di Cesare Beccaria che aveva accesso a quei fondi e a quel fascicolo dal 1812 in avanti, durante i tumultuosi traslochi di ciò che era l’Archivio di Stato della Serenissima.C. Povolo, Il romanziere e l’archivista. Da un processo veneziano del ‘600 all’anonimo manoscritto dei Promessi Sposi, Verona, 2004 (ma prima ed. 1993).

Per difendere una coppia di promessi sposi dalle prepotenze dei signori locali, padre Lodovico – frà Cristoforo (al secolo, appunto, Lodovico) si contrappone a Paolo Orgiano – Don Rodrigo, spalleggiato dal cugino Tiberto Fracanzani e difeso dall’influente tutore e zio, conte Settimio Fracanzani – il conte zio, appunto.“Cassa del scoder e spender tenuta da me Settimio Fracanzano tuttore delli heredi del quondam domino Teseo Orgiano mio cognato, principiata adì 2 zenaro 1592 che ditto giorno pigliai la tuttela” – 1592-1609 – Archivio conti Fracanzani, n. 88, Civica Biblioteca Bertoliana, Vicenza.

Le analogie di trame e di metafore fra il processo e l’opera di Manzoni, così come le vicende dell’incartamento nel suo peregrinare fra l’originaria collocazione marciana fino all’attuale sistemazione presso l’Archivio di Stato di Venezia sono ancora oggetto di indagine da parte di studiosi dell’Università di Venezia.C. Povolo, Il romanziere e l’archivista, cit. p. 24, n. 22.

Esponenti illustri

Antonio (sr) (1452(?) -1506)

Professore di Medicina e di Filosofia nell’Università di Padova dal 1492, esponente della corrente averroista del neoaristotelismo patavino, nel 1504 era concorrente (cattedra in secundo loco) di Pietro Pomponazzi.B. Nardi, Studi su Pietro Pomponazzi, Firenze, 1965; idem, Studi sull’aristotelismo padovano, Firenze, 1958, p. 164. Autore delle Quaestiones in consequentiis Strodi, edito a Venezia nel 1494, sul nesso di causalità dove prende posizione anche sul De Interpretatione di Aristotele.P. Capparoni, Profili bio-bibliografici di medici e naturalisti celebri italiani dal sec. 15 al sec. 18, Roma, 1925-1928, rist. anastatica 1984; cfr. altresì B. Marx, Handschriften paduaner Universitätsdozenten und Studenten aus S. Bartolomeo di Vicenza, in Quaderni per la storia dell’Università di Padova, X (1977). Studioso di Avicenna, ne curò anche un’edizione della Metaphysica, ricavandone un Tractatus proportionalitatum, rimasto manoscritto (Vat. lat. 10728 c. 110). Di temperamento polemico, viene ricordato da Marin Sanudo per non voler esser messo a pari con gli altri professori dell’Università di Padova.

Antonio (jr) (1506 - 1567)

Figlio del precedente, dal 1529 lettore di logica e dal 1538 professore straordinario di Medicina nelle Università di Padova e, poi, di Bologna, dove entrò in polemica con Girolamo Cardano, è autore del De morbo gallico libri tres (Patavii 1563), compendio dei suoi studi utilizzati dalla Repubblica di Venezia come base per la disciplina di sanità e salubrità pubblica.

Successivamente si ricorda In librum Hippocratis de alimento commentarius (Venetiae 1566), dedicato al cardinale Alessandro Farnese al cui seguito fu a Roma. È ricordato fra i massimi clinici del suo tempo.G. Mantese, Per una storia dell'arte medica in Vicenza alla fine del sec. XVI, Vicenza 1969, pp. 59 ss.

Giovanni Battista (1577 - 1605)

Militare, Capitano di cavalleria imperiale in Ungheria, Polonia, Transilvania. Partecipò all’assedio di Ostenda, Morì a Colonia nel 1605, con sepolcro presso la chiesa dei Padri Domenicani, nei pressi della cattedrale. La ricca corrispondenza tenuta con il padre Eleno nell’arco di cinque anni è indicativa di dettagli sull’arte bellica del tempo e ricca di considerazioni sulla situazione politica del momento.Biblioteca Bertoliana di Vicenza, Archivio conti Fracanzani (Fracanzani – Dal Ferro), carteggio 1-178 di corrispondenza diversa fra 29 marzo 1600 e il 20 dicembre 1605.

Cesare (1605 - 1651)

Nato a Barletta, figlio di Alessandro, del ramo veronese e pittore dilettante. Pittore a sua volta, ricevuti i primi insegnamenti dal padre, entrò nella bottega del Ribera per poi tornare a Barletta, dove resterà fino alla morte, lavorando per chiese e palazzi. Sue opere sono al Prado di Madrid, a Taranto, Palermo, Napoli e nella sua patria adottiva, Barletta.A. Della Ragione, R. Doronzo, Cesare Fracanzano. Opera completa, Ed. Napoli Arte, 2014.

Francesco (1612 - 1656)

Fratello del precedente, come lui nel 1626 (o già nel 1622) si trasferisce a Napoli ed entra nella bottega del Ribera, per un certo tempo con Salvator Rosa,Cfr Lorenzo Salazar, Salvator Rosa ed i Fracanzani. Nuovi documenti, Trani, ed. Vecchi, 1903 di cui sposò la sorella Giovanna. Di stile più caravaggista, oltre al ciclo pittorico sulla vita di San Gregorio Armeno, presso l’omonima chiesa in Napoli, le sue opere sono a Parigi, Vienna e New York.A. Della Ragione, Francesco Fracanzano opera completa, Napoli, 2010.

Michelangelo (1632 - 1697)