La battaglia dei campioni fu un episodio bellico della Grecia arcaica, combattuto tra argivi e spartani attorno al 550 a.C.
Storia Il racconto di Erodoto All'epoca Sparta e Argo erano in contrasto per il controllo della Tireatide, distretto interno alla più ampia Cinuria, piana costiera situata tra le due poleis del Peloponneso. Secondo il racconto di Erodoto, Sparta aveva occupato la regione: quando accorsero gli argivi, i due eserciti si accordarono per lasciar combattere solo 300 campioni per parte, a condizione che il vincitore avrebbe ottenuto il territorio. I due eserciti quindi si ritirarono, così da evitare che lo scontro si trasformasse in una vera e propria battaglia campale.
Nessuna delle due parti avrebbe permesso che i feriti venissero soccorsi: la giornata richiedeva la completa distruzione della forza nemica per poter rivendicare la vittoria. I due schieramenti erano ben equilibrati e nessuno riusciva a prevalere. Dopo un sanguinoso scontro, al calar della notte rimanevano solo tre superstiti: due argivi e uno spartano. I primi due, Alcenore (Ἀλκήνωρ) e Cromio (Χρομίος), lasciarono il campo e corsero ad Argo per annunciare la vittoria, credendo di aver ucciso tutti gli avversari. Avevano però commesso un errore, in quanto uno spartiata, Otriade, era solo ferito, non morto: rimasto unico padrone del campo, prese allora a spogliare i cadaveri degli argivi di armi e armature, com'era consuetudine.
Quando, il giorno dopo, accorsero entrambi gli eserciti al completo, sia gli argivi sia gli spartani rivendicarono la vittoria: i primi perché erano sopravvissuti due loro campioni e non uno, gli spartani perché il loro singolo guerriero avevano mantenuto il campo. Sarebbe quindi seguita una battaglia tra i due eserciti, in cui ebbero la meglio gli spartani, ottenendo così la Tireatide. Secondo la tradizione riportata da Erodoto, Otriade, vergognandosi di essere l’unico sopravvissuto del suo reparto, preferì uccidersi sul campo anziché tornare a Sparta. Il motivo del suicidio è discusso, ma l’atto è di grande importanza simbolica.
Altre fonti storiche Plutarco, citando il terzo libro della Storia del Peloponneso di Criseremo (Χρύσερμος), sostiene che vi fu una contesa tra argivi e lacedemoni (ossi gli spartani) per il possesso di Tirea: l'anfizionia allora stabilì che avrebbero combattuto 300 guerrieri per parte e che il vincitore avrebbe ottenuto la regione. Gli spartani nominarono loro capo Otriade, mentre gli argivi designarono Tersandro. Dopo lo scontro due opliti argivi, Agenore (Ἀγήνωρ) e Cromio (Χρόμιος), sembravano i soli sopravvissuti: abbandonarono il campo e tornarono ad Argo per informare della vittoria i concittadini. Nel frattempo però Otriade, non ancora morto ma gravemente ferito, si rialzò grazie a due tronconi di lancia, raccolse gli scudi dei caduti argivi ed eresse un tropaion, sul quale scrisse col proprio sangue: «A Zeus custode dei trofei» (Διὶ τροπαιούχῳ). Poiché non era chiaro chi avesse vinto, la decisione fu rimessa agli anfizioni: dopo un’ispezione personale del campo di battaglia, attribuirono la vittoria agli spartani. Ancora, nel Sulla malignità di Erodoto, Plutarco conferma la versione erodotea: Otriade fu l’unico sopravvissuto tra i campioni spartani ma, vergognandosi di tornare a Sparta, si tolse la vita sul campo a Tirea.
Pausania aggiunge che la battaglia era stata predetta dalla Sibilla e che gli argivi si considerarono vincitori, dedicando a Delfi una scultura bronzea del cavallo di Troia per commemorare l’evento. Tuttavia Pausania afferma che lo scultore di quest’opera fu Antifane di Argo, attivo intorno al 400 a.C. Pertanto Pausania commise un errore oppure confuse questo episodio con una successiva battaglia combattuta a Tirea.
Menzioni letterarie Ovidio scrive nel suo poema Fasti che, se il dio Terminus avesse segnato i confini della Tireatide, gli uomini non sarebbero morti e il nome di Otriade non sarebbe stato letto sulle armi ammassate.
L'episodio è menzionato anche da Luciano di Samosata nel suo Caronte.
Nell’Antologia Palatina compaiono alcuni epigrammi dedicati alla battaglia e ai guerrieri che vi presero parte.
La versione contenuta nella Suda, enciclopedia bizantina del X secolo, afferma che dopo lo scontro Otriade rimase inosservato tra i cadaveri, gravemente ferito. Quando i superstiti argivi Alcenore e Cromio si allontanarono, egli riuscì a spogliare i caduti argivi, erigere un trofeo e a scrivervi sopra con il proprio sangue; grazie a ciò gli spartani vinsero la contesa. La Suda aggiunge che Otriade morì subito dopo aver innalzato il trofeo.
Conseguenze Anni dopo, nel 420 a.C., durante un momento di stallo della guerra del Peloponneso, Argo sfidò Sparta a una rivincita della battaglia dei 300 campioni, ma Sparta rifiutò.
Note
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