La chiesa di Santa Maria Assunta, o pieve di Santa Maria Assunta, è la parrocchiale di Cavalese, in provincia ed arcidiocesi di Trento; fa parte della zona pastorale di Fiemme e Fassa. Monumento tra i più antichi e importanti della Val di Fiemme, la chiesa matrice Santa Maria Assunta è la pieve territorialmente più vasta del Trentino.

Storia La prima citazione della pieve Cavalese risale ai Patti Ghebardini (dal nome del vescovo conte Ghebardo), firmati nel 1111, che sancirono l'istituzione della Magnifica Comunità di Fiemme; l'impianto originario della chiesa è quindi precedente a tale data. In base a quanto rinvenuto durante gli scavi archeologici condotti tra il 2005 ed il 2006, si evince che l'edificio aveva pianta rettangolare e non era provvisto di abside. Alcuni documenti tramandano che la chiesa fu consacrata la domenica 17 maggio 1134, dal vescovo Altemanno. ma ciò appare strano perché nel 1134 il 17 maggio non ricorreva di domenica: si ipotizza dunque che le possibili date corrette siano il 13 maggio di quello stesso anno o 17 maggio 1136 o 17 maggio 1142. Nel 1189 fu menzionato per la prima volta il campanile. Nel 1377 la chiesa divenne collegiata e, nel corso di quel secolo, le fu aggiunta l'abside. L'edificio è frutto di un rifacimento condotto nel tra il 1423 (o il 1446) ed il 1514; in quel periodo la torre campanaria venne sopraelevata da don Giovanni Giuseppe Alberti... Dal 1670 la denominazione ufficiale della chiesa è a Santa Maria Assunta in Cielo, ma in precedenza cioè da quando la troviamo denominata per la prima volta in un documento del 1245 e per oltre quattro secoli, la dedicazione è sempre e solamente stata a Santa Maria, senza alcun altro appellativo.

Nel XVI secolo la chiesa fu abbellita e decorata con affreschi e dipinti e venne realizzata la sacrestia mentre il porticato fu edificato nel 1602. Nel 1676, il campanile, che aveva subito un intervento di restauro nel 1650, fu gravemente danneggiato da una folgore diventando oggetto di un complesso lavoro di rifacimento, condotto dal capomastro Giacomo Antoniazzo; la torre campanaria fu nuovamente rialzata nel 1710. Tra il 1804 ed il 1805 si attuò la riforma della zona presbiteriale che portò all'abbattimento dell'abside gotica i cui resti murari sono riemersi durante la ripavimentazione dell'edificio nel 1973 e vennero ricostruiti in stile neoclassico il presbiterio e l'abside. La chiesa fu nuovamente restaurata nel 1950.

Il 29 aprile 2003 la pieve fu gravemente danneggiata da un incendio che ha devastato il tetto, lasciando l'edificio mutilo del suo organismo di protezione. I grandi lavori di restauro hanno messo in sicurezza e consolidato sia il sacro edificio sia il campanile, che presentavano ingenti danni strutturali preesistenti all'evento. I lavori di restauro hanno permesso una diagnosi per prevenire inevitabili successivi cedimenti. La pieve venne riaperta al culto il 16 settembre 2007.

Descrizione

Il prato della Pieve La leggenda narra che il prato su cui sorge la chiesa apparteneva al signore di Castello che si lasciò convincere a donare tutto il territorio che un uomo fosse riuscito a falciare in un giorno. Un robusto cavalesano si mise all'opera e dall'alba al tramonto riuscì a falciare tutto il prato. Il signore, visto l'aiuto soprannaturale che aveva reso possibile lo sfalcio dell'erba di tutto il colle, donò ai cavalesani tutto il prato su cui poi venne eretta la pieve di Cavalese.don Lorenzo Felicetti, Memorie storiche di Cavalese, Varena e Daiano , Tipografia Artigianelli, Trento, 1933, pp. 32-33.

Esterni

La fiancata sinistra è caratterizzata dall'emergere del corpo ribassato della quarta navata, aggiunta all'edificio nel 1610, e di quello poligonale della cappella del Rosario.

Esternamente si trova l'atrio, che risale al 1602 su grande ampliamento di quello antico, ancora leggibile sul prospetto del portale d'ingresso, probabilmente proveniente da un altro edificio sacro, che è stato posizionato dopo la costruzione della chiesa attuale e benedetto nel 1526. Nel portale scolpito in pietra si identificano a sinistra San Pietro e a destra San Paolo e in alto la raffigurazione dellAnnunciazione non in forma tradizionale ma secondo l'eresia valentiniana. Con quell'eresia si negava che Cristo avesse anche natura umana, pertanto viene raffigurato Gesù Bambino di sola natura divina, già formato che porta la croce e che viene inviato alla Vergine da Dio Padre. I Valentiniani ed i seguaci di Basilide e Marcione, eretici del II secolo dicevano che il Verbo Eterno non ha assunto l'umana carne da Maria Vergine, ma dal cielo e che il corpo di Gesù, formato nel cielo, era passato per Maria come per un canale d'acqua..

Tra il 1680 e il 1690 circa don Giovanni Giuseppe Albertidon Giovanni Giuseppe Alberti (Tesero 1640 - Cavalese 1716) fu un pittore e architetto fiemmese. Soggiornò a Padova, Venezia e Roma. A Cavalese si circondò di numerosi allievi, realizzando dipinti per commissioni locali e ponendo le basi della scuola pittorica fiemmese. dipinse i due riquadri con lAngelo annunciante e la Madonna annunciata presenti all'esterno del portico. Successivamente furono affrescate le due edicole presenti sotto i menzionati riquadri dell'Alberti, assegnate a un anonimo maestro d'ambito fiemmese con una datazione compresa tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo e raffiguranti la Crocifissione e la Visitazione.

Nel 1814 don Antonio Longodon Antonio Longo (Varena 1745 - Varena 1820) sacerdote e prolifico pittore attivo in numerose chiese della Valle di Fiemme e in Trentino. Ebbe la sua prima formazione artistica frequentando il pittore Valentino Rovisi di Moena dal quale apprese la tecnica dell'affresco. Più incisivo per la sua formazione fu l'influsso degli Unterperger importante famiglia di pittori fiemmesi in particolare di Cristoforo Unterperger di cui divenne discepolo. dipinse il grande affresco dellAssunta che si trova alla sommità della facciata e che reca questa iscrizione: OB VALLEM TOT PERICULIS PRESERVATAM ET A BAVARORUM ET GALLORUM DOMINATU LIBERATAM / SUA ET PIORUM VOTA ERGA GLORIOISS. PATRONAM ET ADVOCATAM LUBENS MERITO PENICILLO SOLVIT / PR. ANTONIUS DE LONGIS ACCAD. ROMAE MDCCCXIV.Aldo Gorfer, Le valli del Trentino-Trentino orientale Manfrini, Calliano (TN),1977, pp. 541.

Le venti pietre tombali furono poste nel 1776 per ospitare le spoglie di personaggi illustri di Fiemme. Ai lati del portale vi sono due memorie funebri: a sinistra quella del fondatore dellospitale di Tesero, ora Casa di riposo, il notaio Gian Giacomo Giovanelli (1665-1730) eseguita da Camillo Bernardi nel 1908; a destra quella dell'arciprete di Fiemme don Giovanni Francesco Riccabona eseguita nel 1809 da don Antonio Longo.

A metà della navata di destra si trova l'ingresso laterale, quello che una volta dava direttamente sul cimitero che circondava quasi tutta la chiesa, eccettuato il lato settentrionale. Questo ingresso è protetto all'esterno da un grazioso protiro dell'inizio Cinquecento, la cui volta a quattro vele è decorata da grottesche, mentre nella lunetta sopra la porta si trova una delicata raffigurazione della Madonna col Bambino tra Santa Caterina d'Alessandria e Santa Barbara, opera di un pittore della cerchia di Marcello Fogolino che nel 1540 era intento alle decorazioni pittoriche del Palazzo Vescovile a Cavalese, ora sede della Magnifica Comunità di Fiemme.

La struttura dell'edificio che oggi possiamo ammirare è il risultato di molteplici aggiunte susseguitesi nel corso dei secoli. Tra la primavera del 2005 e l'estate del 2006 è stata condotta una campagna di scavi all'interno della chiesa, durante la quale sono state rinvenute le fondazioni dell'edificio romanico preesistente: è emerso che la chiesa originaria, orientata come tutte le chiese antiche da est ad ovest, era costituita da un'unica aula partita in tre navate. Essa era priva dell'abside, che venne aggiunta nel corso del XV secolo, mentre nei secoli XVI e XVII vennero aggiunte e modificate le cappelle laterali: quella Firmian, eretta all'inizio del XVI secolo per volontà del capitano vescovile Vigilio Firmian; quella del Rosario, eretta poco dopo come dedicata a Santa Maria. Ambedue sembrerebbero inizialmente originate da un progetto non completato, che prevedeva la presenza di un transetto. Sulla parete esterna nel lato settentrionale della chiesa c'è un grande affresco con San Cristoforo che fu dipinto nell'ultimo quarto del secolo XV, opera di un pittore della cerchia di Leonardo da Bressanone. La parte inferiore dell'affresco fu occultata nel secondo Cinquecento quando fu costruita la sacrestia.

Il campanile

Intorno alla metà del Duecento la chiesa aveva un campanile di modeste dimensioni con la sola parte inferiore in muratura ed il resto in legno. Aveva almeno una campana che veniva suonata per la convocazione dell'assemblea comunitaria. Il campanile attuale ha pianta quadrangolare posta a sud della chiesa, inserita tra le strutture della cappella della Madonna del Carmine e della sacrestia grande. Fusto liscio, profilato da fasce angolari diversamente tinteggiate e caratterizzato dalla presenza di numerose chiavi di catene. Cella campanaria inferiore, gotica, organizzata su due livelli ripartiti da cornici lapidee, illuminata da monofore e trifore aperte su ogni lato; il secondo livello è caratterizzato dalla presenza di quattro sporti angolari a sezione esagonale, in pietra a vista, forati da feritoie e sormontati da doccioni zoomorfi. Cella superiore, dovuta alla sopraelevazione barocca, illuminata da quattro monofore a centinatura rientrante e definita da lesene angolari sostenenti un cornicione modanato, oltre il quale si collocano quattro obelischi cimati da sfere. Sul tutto insiste un tamburo ottagonale, scandito da semicolonne angolari, tra le quali si dispongono dei balaustri a sezione quadrangolare e monofore alternativamente aperte e cieche. Copertura a campana ottagonale, cimata da sfera e croce. Il campanile quattrocentesco, con la parte bassa in muratura e quella superiore in legno, era crollato ben quattro volte durante il XVII secolo a causa delle saette (1597 - 1644 - 1673 - 1676) Michele Facchini, Italo Giordani, Pieve: un tesoro ritrovato, Catalogo della Mostra, Cavalese, Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme, 6 luglio 2014 - 6 aprile 2015, El Sief, 2014, p. 13 .

Nel 1710, mantenendo come base la precedente struttura muraria, venne sopraelevato dall'impresa dei fratelli Miscolel di Cavalese fino all'attuale altezza di m 51, su progetto di don Giovanni Giuseppe Alberti. Il cupolino del campanile fu rivestito in rame solo nel 1746 ad opera di maestranze bolzanine, i cui nomi sono riportati in un'iscrizione incisa alla base della sfera apicale del campanile, che riporta anche la data di compimento dei lavori: "POZEN / DEN 14 IVLIVS 1746 / FAVI ANTONI RICCABANA TAMALLIGEN / KIRCE PRORST / GEMACT / IOSEFE RIEGER KVPFER SIMIL / VERGULT / IOHAN MICHAEL SHROT / GIRTLER". Antonio Betta, Campane, galli e croci, Ed. Nova Print, Carano (TN), 2000, p. 84. Tuttavia la torre continuò a manifestare problemi di natura statica, risolti con interventi singolari e puntuali, ma mai risolutivi; ne fanno fede le numerosi chiavi posizionate nel 1838 ed ancor oggi visibili dall'esterno, nel tentativo di mantenere salda la connessione tra la base precedente e la sopraelevazione. Il campanile fu oggetto di consistenti restauri nel 1871 e nel 1909, anno in cui venne rifatta la copertura in rame.

I restauri del 2008 hanno messo in sicurezza il campanile con il riposizionamento delle campane all'interno di un nuovo castello dotandole di contrappeso per evitare le oscillazioni.

Il campanile ha sei campane e ciascuna delle quali viene suonata in occasioni particolari: il campanone viene suonato all'elezione del nuovo scario, cioè della massima autorità della Comunità di Fiemme.