La chiesa del Gesù Nuovo, o della Trinità Maggiore, è una chiesa basilicale di Napoli, sita nel quartiere San Giuseppe, in piazza del Gesù Nuovo di fronte all'obelisco dell'Immacolata e alla basilica di Santa Chiara.
Si tratta di una delle più importanti e vaste chiese della città, tra le massime concentrazioni di pittura e scultura barocca, alla quale hanno lavorato alcuni dei più influenti artisti della scuola napoletana.
All'interno è custodito il corpo di san Giuseppe Moscati, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987.Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia, BUR, Milano, 1993, ISBN 88-17-25854-7
Storia Palazzo Sanseverino In origine insisteva in quell'area il palazzo Sanseverino, progettato e ultimato nel 1470 da Novello da San Lucano per espresso volere di Roberto Sanseverino principe di Salerno.. Cita una targa posta nella facciata dallo stesso Novello:
Da Roberto poi, l'edificio passò al figlio Antonello che, per contrasti con la Corte aragonese (essendosi posto a capo della congiura dei baroni nel 1485), in quello stesso anno subì la confisca dei beni e fu pertanto costretto a fuggire da Napoli. Successivamente, suo figlio Roberto II ottenne il perdono dal re di Spagna e la famiglia poté tornare nel palazzo dove tenne in seguito le celebri "accademie", che ne furono vanto. Ospite del palazzo fu Pietro Aretino, che vi incontrò i letterati napoletani Scipione Capece ed Antonio Mariconda.
Ai tempi del figlio di Roberto II, Ferrante Sanseverino, e della moglie Isabella Villamarina, il palazzo era celebre per la bellezza dei suoi interni, le sale affrescate e lo splendido giardino. Era inoltre un punto di riferimento per la cultura napoletana rinascimentale nella persona di Bernardo Tasso, segretario di don Ferrante. Quando nel 1536 Carlo V venne a Napoli, reduce dalle sue imprese d'Africa (conquista di Tunisi), Ferrante, che aveva partecipato alla spedizione, lo accolse nel suo palazzo, organizzando in suo onore una festa sfarzosissima rimasta celebre nelle cronache dell'epoca.
Sotto il viceregno di don Pedro di Toledo, nel 1547 fu tentato di introdurre a Napoli l'inquisizione spagnola. Il popolo si ribellò e Ferrante Sanseverino sostenne l'opposizione popolareL'avversione di Ferrante Sanseverino all'introduzione dell'inquisizione spagnola a Napoli non fu dovuta a motivi religiosi, quanto a ragioni prettamente politiche. Infatti l'inquisizione spagnola, legata strettamente al potere politico, era uno strumento efficacissimo per eliminare - con una semplice accusa - qualsiasi oppositore politico o nemico personale. Un grave pericolo, dunque, per chi - come i Sanseverino - avevano non poco potere ed innumerevoli feudi.. Pur riuscendo ad impedire questa grave iattura per Napoli, tuttavia egli non poté evitare la vendetta degli spagnoli, che gli confiscarono tutti i beni e lo obbligarono nel 1552 ad andare in esilio.
I beni dei Sanseverino (almeno riguardo al ramo dei principi di Salerno), passarono allora al fisco e furono messi in vendita per volontà di Filippo II. Nel 1584 il palazzo con i suoi giardini fu acquistato dai gesuiti, grazie anche all'interessamento del nuovo viceré spagnolo, don Pedro Girón, duca di Osuna. I gesuiti, tra il 1584 ed il 1601, riadattarono l'edificio civile a chiesa, istituendo poi, in quell'area, la cosiddetta "insula gesuitica", cioè il complesso di edifici ospitanti la compagnia di Gesù, composta, oltre che dalla chiesa, anche dal Palazzo delle Congregazioni (1592) e dalla Casa Professa dei Padri Gesuiti (1608).
Chiesa
Entrati in possesso del palazzo, i gesuiti incaricarono della ristrutturazione di tutto il complesso i loro confratelli Giuseppe Valeriano e Pietro Provedi. Essi sventrarono completamente il sontuoso palazzo, non risparmiando né le splendide sale né i giardini; le uniche parti che si salvarono furono la facciata a bugneIl bugnato è stato risparmiato anche per le facciate laterali del palazzo, come si può vedere accedendo nel cortile dell'edificio scolastico attiguo. (riadattata alla chiesa) ed il portale marmoreo rinascimentale. I lavori furono finanziati dalla principale benefattrice dei gesuiti di Napoli: Isabella Feltria Della Rovere, principessa di Bisignano (in quanto moglie di Niccolò Bernardino Sanseverino, ultimo esponente del ramo dei Sanseverino principi di Bisignano). Il nome della principessa, insieme a quello di Roberto I Sanseverino, è ricordato nell'iscrizione racchiusa in un cartiglio marmoreo presente sull'architrave del portale principale. Il cartiglio fu apposto nel 1597, come indica la data in fondo alla stessa iscrizione, che corrisponde all'anno in cui la chiesa fu aperta al culto. La consacrazione avvenne invece il 7 ottobre 1601 e la chiesa fu intitolata alla Madonna Immacolata, patrona del casato del viceré don Pedro Girón, come riconoscimento per la sua mediazione nella vendita dell'antico palazzo ai gesuiti. Tuttavia, la nuova chiesa fu fin da subito chiamata correntemente "del Gesù Nuovo", per distinguerla dall'altra già esistente, divenuta ormai "del Gesù Vecchio".
Tra 1629 e il 1634 fu eretta una prima cupola con lavori diretti dal gesuita Agatio Stoia su progetti del Valeriano e del Provedi e nel 1635-1636 Giovanni Lanfranco affrescò la cupola con uno stupefacente Paradiso da tutti ammirato. Nel 1639 la chiesa, a causa di un incendio, fu sottoposta a lavori di restauro che furono diretti da Cosimo Fanzago. Nel 1652 Aniello Falcone fu incaricato di affrescare la volta della grande sacrestia.
Nel 1688 un terremoto causò il crollo della cupola ed il danneggiamento degli interni. Tra il 1693 e il 1695 si procedette così ai lavori di ricostruzione e completamento della chiesa: la cupola fu ricostruita da Arcangelo Guglielmelli.
Inoltre, nel 1695, l'originale portale marmoreo rinascimentale fu arricchito con due colonne, un frontone spezzato, quattro angeli e lo stemma della Compagnia di Gesù.
Nel 1717 tutto il complesso fu rinforzato su progetto di Ferdinando Fuga, con l'erezione di contropilastri e sottarchi.. Paolo De Matteis inoltre dipinse nell'intradosso della cupola ricostruita una Gloria della Vergine, affresco che, tuttavia, fece rimpiangere il perduto Paradiso del Lanfranco. Nel 1725 il cantiere del Gesù Nuovo si può dire concluso.
Nel 1767, dopo che i gesuiti furono banditi dal regno di Napoli, la chiesa passò ai francescani riformati, provenienti dai conventi di Santa Croce e della Trinità di PalazzoTali complessi, presso il Palazzo Reale, in quegli anni furono trasformati nell'attuale Palazzo Salerno, inizialmente adibito a sede dei cadetti reali borbonici, ora sede del Comando Forze Difesa Interregionale Sud., che diedero alla chiesa il nome di Trinità MaggioreQuesta denominazione sopravvive tuttora nel nome dell'ampia strada in pendenza che collega piazza del Gesù con via Monteoliveto e che è chiamata, appunto, "calata Trinità Maggiore".. I francescani, però, rimasero poco a causa dell'incerta statica dell'edificio. Infatti, nel 1774, in seguito ad un secondo parziale crollo della cupola, questa fu totalmente abbattuta, mentre la chiesa rimase chiusa per circa trent'anni. Nel 1786 l'ingegnere Ignazio di Nardo si dedicò alla nuova copertura della chiesa: la cupola fu sostituita con una falsa cupola a calotta schiacciata ("scodella") che oggi si presenta dipinta con un trompe l'oeuil a cassettonato prospettico. Le navate ed il transetto invece furono provviste di un tetto a capriate.
Nel 1804 i gesuiti furono riammessi nel Regno, ma nuovamente espulsi durante il periodo napoleonico, dal 1806 al 1814. Rientrati i Borbone, nel 1821 la chiesa tornò in possesso della Compagnia di Gesù. Tuttavia, nel 1848 e 1860 i gesuiti furono nuovamente allontanati. L'8 dicembre del 1857, l'altare maggiore ideato dal gesuita Ercole Giuseppe Grossi fu ultimato e la chiesa dedicata all'Immacolata Concezione. Nel 1900 l'ordine dei gesuiti poté rientrare definitivamente.
La chiesa subì gravi danni durante gli attacchi aerei su Napoli della seconda guerra mondiale. Durante uno di questi bombardamenti, una bomba cadde proprio sul soffitto della navata centrale rimanendo miracolosamente inesplosa. Oggi la bomba, resa inerte, è esposta nei locali attigui alla navata destra della chiesa, dedicati a san Giuseppe Moscati.
Nel 1975 la chiesa è stata nuovamente restaurata sotto la direzione di Paolo Martuscelli. I lavori sono stati seguiti anche dal padre gesuita Antonio Volino, che ha provveduto, tra l'altro, all'ennesima riparazione della pseudocupola.
Descrizione Esterno La caratteristica facciata di palazzo Sanseverino fu conservata quale facciata della sovrimposta chiesa. Essa è caratterizzata da particolari bugne in forma di massicce piramidi aggettanti (dette "diamanti"), consuete nel Rinascimento veneto. Le piramidi presentano dei criptici segni incisi dai tagliapietra napoletani addetti alla sagomatura del piperno, durissima pietra locale, segni interpretati come identificativi delle diverse squadre di lavoro, apposti secondo un tradizionale sistema usato in zona fin dai tempi degli antichi cavatori greci che avevano lavorato i blocchi di tufo delle mura di Neapolis (come riscontrabile nelle mura greche a piazza Bellini, e quelle a piazza Cavour, dietro l'edificio scolastico)..