Borgo San Dalmazzo (; Ël Borgh San Dalmass o Ël Borgh in piemontese, Lo Borg o Ou Bourc in occitano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte.

Anticamente denominato Pedona, deve il suo nome a Dalmazzo, evangelizzatore del III secolo e.v. in seguito canonizzato dalla Chiesa cattolica; la prima menzione come Burgum Sancti Dalmatii risale al XII secolo.

È storicamente uno dei poli italiani dell'allevamento di lumache a scopo alimentare.

Fece parte della Comunità montana Valle Stura fino al suo scioglimento; dal 2022 fa parte dell'omonima Unione montana.

Geografia fisica Il comune è situato a sud-ovest di Cuneo e si estende sull'altipiano delimitato dagli alvei dei fiumi Stura di Demonte (a nord) e Gesso (a sud). Il centro storico è situato ai piedi della collina di Monserrato, all'altezza della confluenza tra i torrenti Gesso e Vermenagna, rispetto ai quali si trova sulla sinistra orografica, mentre si trova invece sulla destra orografica della Stura di Demonte.

Il territorio comunale ha un'altitudine media di ; il punto più elevato è il Monte Croce, culminante a

Geografia antropica I centri storici di Cuneo e Borgo San Dalmazzo distano l'uno dall'altro in linea d'aria, ma la rispettiva espansione urbana fa sì che non ci sia soluzione di continuità tra gli abitati. Ne risulta che i quartieri borgarini di Borgo Nuovo (anche detto Gesù Lavoratore, dal titolo della locale chiesa parrocchiale), Martinetto del Rame e Borgomercato costituiscono per molti aspetti delle vere e proprie appendici periferiche di Cuneo.

Complice l'escursione altimetrica di oltre , il territorio borgarino non è ugualmente antropizzato: alcune frazioni (quali Sant'Antonio Aradolo, ubicata a , e Madonna Bruna) si trovano in zona montana e sono marcatamente separate dall'agglomerato urbano principale.

Storia Periodo romano e preromano Prima del 600 a.e.v. la zona su cui sorge la località era abitata da una popolazione indigena comunemente detta "ligure". Si riscontrano tracce di questa popolazione all’interno di alcune grotte, dove sono rimasti alcuni graffiti riguardanti i culti religiosi. La regione fu probabilmente oggetto di un’invasione da parte di popolazioni etrusche. Tra il 600 e il 450 a.e.v. giunsero sul territorio invasori fenici e greci, celti e germanici. Alcuni di questi invasori, non riuscendo a vincere le resistenze locali, proseguirono la loro migrazione verso la penisola iberica, altri gruppi si stabilirono nel territorio. Nel IV secolo giunsero dalla regione transalpina gruppi di galli: a tale periodo risale probabilmente la fondazione del nucleo originario di Pedona. L’area entrò nella sfera dinfluenza romana nel 173 a.e.v., quando Popilio Lenate sconfisse i Liguri montani.

Di tale periodo esistono scarse testimonianze scritte. Le popolazioni furono completamente sottomesse da Augusto nel 14 a.e.v. e Pedona divenne quindi un oppidum romano. Al villaggio fu in realtà attribuito il nome di Peda, in seguito Pedona nel V-VI secolo. Il centro acquisì importanza sotto Caligola, il quale istituì un sistema doganale in Gallia Cisalpina. A Pedona erano riscossi i pedaggi di chi voleva attraversare la linea di confine tra Italia e Gallia. Pedona divenne municipio e ricevette la cittadinanza romana. Nel III secolo la zona fu interessata da una forte diffusione del cristianesimo: Pedona divenne meta di pellegrinaggi dopo la predicazione di Dalmazzo che, secondo la tradizione cristiana, fu martirizzato il 5 dicembre 254 sulle rive del torrente Vermenagna nel territorio poi divenuto parte del comune di Roccavione: nei giorni successivi alla sua morte, sempre secondo la tradizione, il suo corpo (conteso tra gli abitanti di diverse località) fu caricato su un carro tirato da buoi e sepolto nella località in cui si diressero gli animali, che fu appunto Pedona.

Secoli V, VI, e VII All'inizio del V secolo fu costruita una prima chiesa sul luogo dove sorgeva la tomba di san Dalmazzo, la cui navata fu poco dopo ampliata da Valeriano, vescovo di Cimiez, da cui dipendeva la regione. A questo periodo risalgono anche alcuni documenti scritti riguardanti la vita del santo. I lavori di abbellimento della chiesa (primo nucleo della futura abbazia) furono proseguiti agli inizi del VI secolo da un certo Benedetto, governatore della città, e dal suo successore Ferreolo. La lettera che Cassiodoro scrisse a quest'ultimo contiene per la prima volta il nome Pedona. Con questa lettera, Teodorico concesse la regia tuitioNei regni barbarici era la protezione sociale esercitata dal re sui propri sudditi per il mantenimento dell'ordine pubblico. ai figli di Benedetto. Nel VI secolo l'area passò dal controllo bizantino a quello longobardo. Nel 600 e nel 615 Agilulfo e Teodolinda donano alcuni territori all'abbazia di Borgo, che nel frattempo è diventata un importante monastero e ha accresciuto il suo potere. I due sovrani intendevano utilizzarla come strumento di controllo.

Età longobarda e carolingia Lo stabilirsi dell'Ordine di San Benedetto a Pedona fu per questo paese un avvenimento di grande importanza. Un convento benedettino, infatti, pensava e provvedeva a ogni ramo di attività ed a ogni necessità locale. Il monastero di Pedona fu uno dei più antichi del Piemonte. I monaci durante l'epoca longobarda e carolingia acquistarono le proprietà fondiarie in varie località limitrofe e diffusero in questo modo il culto di Dalmazzo di Pedona. In questo periodo cessò l'antica disciplina di conservare intatte le reliquie dei martiri, senza distribuirle qua e là nelle varie chiese. Cominciò quindi la pietosa caccia al questi sacri pegni tra cui figuravano le ossa di san Dalmazzo e quelle dei suoi compagni (la prima reliquia del santo è forse un osso del braccio conservato nella cattedrale di Ivrea).

È bene sottolineare come i santuari sorti nel loro nome indichino non il luogo del martirio, ma il luogo dove furono trasferite le loro spoglie. La situazione ecclesiastica della regione si modificò ai tempi di Ariperto II il quale restituì al papa Giovanni VII gran parte del Patrimonio assorbito e fatto scomparire a seguito della devastazione di Rotari. Certamente tale restituzione non fu un semplice ritorno allo status quo, e di fatto i possedimenti non tornarono nelle loro unità amministrative. I Longobardi avevano introdotto un nuovo regime, diverso dall'antico massericio, a base di allodii. Uno dei motivi per cui la restituzione non poté essere integrale fu che molte proprietà erano passate in mano di terzi. Il papa disponeva ora di un nuovo organismo per dirigere proprietà fondiarie: l’ordine monastico dei benedettini. Fu in questo periodo che molti monasteri tra cui quello di Pedona vennero restaurati.

L'invasione saracena Nell'VIII secolo le coste della Provenza sono flagellate dalle incursioni dei Saraceni, che nel 889 edificarono la fortezza di Frassineto (La Garde Freinet). Essi scesero numerosi ed agguerriti nelle valli cuneesi, razziando uomini e distruggendo città ed abbazie.

Intorno al 904 e il 906 i Saraceni invasero per la prima volta Pedona provocando danni alla chiesa e all'abbazia. In seguito a questi attacchi Audace, il vescovo di Asti, fece trasferire le spoglie del santo a Quargnento per inaugurare la fiera e garantirle una maggiore affluenza.

Nel Planctum super Pedonam (Pianto sopra Pedona) un monaco dell'abbazia riportò il dolore e gli effetti dell’ascesa saracena sulla popolazione e sulla città di Pedona. Gli edifici crollarono, la popolazione fu ridotta in schiavitù, gli archivi e i documenti della zona vennero distrutti e i campi non vennero più coltivati. Inoltre le chiese furono spogliate delle loro ricchezze. I territori si erano talmente spopolati che i vescovi-conti, lasciata la spada con la quale avevano combattuto contro i Saraceni, furono costretti — cosa inaudita per degli ecclesiastici di alto rango — a lavorare la terra con le proprie braccia.

Intorno al X-XI sec. iniziò un lento processo di cacciata dei Saraceni la cui sconfitta definitiva avvenne nel 985 come reazione a seguito della cattura di san Maiolo. Le terre cuneesi vennero allora spartite tra i signori piemontesi e il monastero decadde, perdendo il suo potere. I pochi abitanti rimasti dell'agro pedonese si strinsero attorno alla chiesa ricostruita di San Dalmazzo, e a poco a poco formarono una nuova villa che, successivamente, prese il nome attuale di Borgo San Dalmazzo. Essa è spostata rispetto all'antico abitato che si trovava sui margini del fiume Stura mentre Borgo San Dalmazzo è vicino al fiume Gesso.

Ricostruzione dell'abbazia Il territorio circostante all'abbazia dal 1060 passò sotto al controllo della contessa Adelaide di Susa. Nel 1089 ella lo restituì a Ordine II, vescovo di Novara. Egli, nel 1150, fece risorgere e ricostruire l'abbazia in stile romanico, nel periodo di nascita dei primi Comuni. In questo tempo andò costituendosi anche il Comune di Borgo San Dalmazzo. Nel 1174 le spoglie del santo patrono della città ritornarono da Quargnento, dopo la minaccia degli abitanti di Borgo di non pagare le decime al vescovo, a meno che egli non avesse restituito il corpo di san Dalmazzo alla sua città di nascita.

Dal Mille al XIII secolo Il successore di Adelaide, Enrico IV, morì nel 1091, creando problemi di successione in tutto il Piemonte. Bonifacio del Vasto riuscì ad affermarsi e ad ereditare i territori di Enrico. Egli creò un potente dominio che si estendeva dal Po alle coste liguri. Alla sua morte, i figli succedettero nel dominio paterno assumendo il titolo di marchesi del Vasto. L'abate Ugone promosse la fondazione di Cuneo nel 1195 e ciò influenzò anche il Comune di Borgo. Quest'ultimo subì una forte battuta d'arresto due anni dopo quando fu incendiato a causa delle lotte tra Astigiani e Saluzzesi.

Nel 1216 Borgo San Dalmazzo risulta costituito a comune sotto la reggenza del podestà Anselmo Musso. Nel 1259 tutto il territorio cuneese cadde sotto il dominio degli Angiò. L'abate grazie ai rapporti con i signori d'Oltralpe riuscì a far riconoscere la sua signoria sul comune. Nel 1275 l'esercito angioino subì una tremenda disfatta, a seguito della battaglia fra le valli Gesso e Vermenagna proprio dove era caduto un millennio prima circa il martire san Dalmazzo e i comuni del territorio ricaddero sotto il potere del marchese di Saluzzo. Nel secolo successivo si alternarono numerosi abati, che guidarono spiritualmente la città. Tra i principali si possono ricordare Raimondo, Federico del Borgo, Enrico Brayda e Bernardo de la Garde. Un importante ruolo fu svolto anche dal castello, distrutto da Amedeo VIII e ricostruito per volere di Anna di Cipro.

Il XIV e XV secolo All'inizio del Trecento la zona ritornò sotto il dominio angioino. Dopo la morte di re Roberto, nel 19 gennaio 1343, salì al potere della contea del Piemonte la regina Giovanna, conosciuta per le sue disgrazie. Nel 13 novembre 1346 venne sconfitta a Pollenzo. Cuneo passò ai Savoia nel luglio del 1347, e nel 1348 evitò la rovina dopo la conquista da parte dei saluzzesi grazie ad una sentenza favorevole del vescovo di Forlì il 29 novembre. Il 15 maggio 1356 Borgo San Dalmazzo passò quindi a Tommaso II di Saluzzo, ma tornò a Giovanna qualche mese dopo. Seguirono poi anni di crisi e ribellioni. Nel 1365 arrivò nella contea Amedeo VI il Conte Verde che lasciò a Giovanna solo il castello di Roccasparvera e che infeudò Borgo e la valle Gesso al marchese Carlo di Ceva per cinquecento fiorini d'oro.