È stata presidente della Bolivia ad interim in seguito alle dimissioni e la fuga in Messico del suo predecessore Evo Morales, con l'incarico di riportare stabilità al paese ed indire nuove elezioni.

Riconosciuta come ex prigioniera politica e finalista al Premio Sacharov per la libertà di pensiero assieme ad Aleksej Naval'nyj (2021), è stata imprigionata dal 13 marzo 2021 al 6 novembre 2025.

Accusata dal regime socialista per un presunto colpo di stato, di una presunta repressione in cui persero la vita 36 persone, e di altri sette delitti per cui sono state incarcerate centinaia di persone contrarie al partito del Movimento al Socialismo.

Biografia Nata nel 1967 a San Joaquín, nel dipartimento di Beni, da due insegnanti, ultima di sette figli, iniziò le scuole nel 1972, per poi diplomarsi al liceo nel 1984. L'anno successivo si trasferì a La Paz, salvo poi spostarsi nuovamente nel 1988 a Santa Cruz de la Sierra, dove completò la sua formazione professionale. Proprio a Santa Cruz incontrò il suo primo ed unico marito, l'avvocato Tadeo Ribera Bruckner, con il quale si sposò nel 1990 e dal quale ebbe due figli.

Dopo il matrimonio i coniugi scelsero di trasferirsi a Trinidad, dove Áñez si iscrisse alla facoltà di scienze giuridiche, politiche e sociali dell'Università autonoma di Beni "José Ballivián", laureandosi nel 1997. Successivamente lavorò come conduttrice televisiva per la rete televisiva Totalvision.

Membro dell'Assemblea costituente Tra il 2006 e il 2007 è stata membro dell'Assemblea costituente per la stesura della nuova carta costituzionale. Come membro dell'Assemblea costituente fece parte della commissione per l'organizzazione e la struttura del paese.

Senatrice della Bolivia (2010-2019) Nel 2010 venne eletta senatrice della Bolivia nelle file del Piano Progresso per la Bolivia - Convergenza Nazionale (PPB-CN) in rappresentanza del dipartimento di Beni.

Durante il suo secondo mandato senatoriale, Áñez contribuì al lavoro legislativo per combattere la violenza contro le donne, che diventò un tema costante nella sua politica.

Presidente ad interim della Bolivia (2019-2020)

In seguito al broglio elettorale nelle elezioni del 20 ottobre del 2019, che dopo un blackout dava per vincitore Evo Morales, il Paese era entrato sempre più in un clima di protesta e grandi manifestazioni. Nel tentativo di far rispettare i risultati, Evo Morales dispose embarghi verso le città, attivando allo stesso tempo mobilitazioni punitive dei sostenitori.

Nel mentre che cresceva la violenza contro chi manifestava in modo pacifico, il governo si è dichiarato disponibile ad effettuare un controllo sui risultati, e in forte disaccordo con le opposizioni siglò un accordo vincolante con l'Organizzazione degli Stati Americani per avere un rapporto imparziale ed indipendente

Il 10 novembre 2019 l'Organizzazione degli Stati Americani pubblicò il report preliminare, confermando l'esistenza di significative irregolarità, e la necessità che le elezioni si debbano necessariamente ripetere. Questa notizia rafforzò le manifestazioni ed aggravò il caos, la polizia si mise a fianco della popolazione e Morales, assieme al suo vice Álvaro García Linera, decise di fuggire in Messico ordinando le dimissioni di tutte le cariche occupate dal suo partito. Si dimisero quindi oltre a ministri, magistrati e parlamentari anche Adriana Salvatierra presidente del Senato assieme alla prima vicepresidenza del Senato, e di Víctor Borda presidente della Camera assieme alla prima e alla seconda vicepresidenza della Camera.

L'11 novembre 2019 Jeanine Áñez, come seconda vicepresidente del Senato e non appartenendo al partito di Evo Morales, si trovò ad occupare la carica più alta non ancora vacante. Il paese non poteva entrare in una guerra civile, e per non aggravare la situazione a livello regionale, diversi organismi internazionali come l'Organizzazione delle Nazioni Unite mediarono con tutte le forze politiche del paese per trovare una soluzione legale e condivisa che garantisca stabilità.

Viene proposta la successione a Jeanine Áñez, che scegliendo di non dimettersi, si dichiarò disposta ad assumere per successione costituzionale l'incarico di presidente della Bolivia ad interim, con lo scopo di indire nuove elezioni entro 90 giorni. Elezioni più volte rinviate per impedire l'aggravarsi del contagio durante la pandemia del 2020.

Per poter assumere ufficialmente l'incarico garantitogli dalla costituzione era necessario il voto della maggioranza del parlamento convocato in sessione bicamerale, ma una dichiarazione costituzionale boliviana (0003/01 del 31 luglio del 2001) stabilisce che in circostanze di grave crisi politica e di urgenza nazionale, la successione si basa nel principio dell'immediatezza. Dopo che il Parlamento era stato convocato diverse volte a causa dell'assenteismo del partito di Morales, che riceveva ordini diretti dall'estero, il 12 novembre assunse l'incarico di presidente ad interim per successione costituzionale.

Diversi opinionisti di estrema sinistra teorizzano quanto accaduto in Bolivia come un vero e proprio colpo di stato militare, orchestrato in complotto contro la figura di Evo Morales. La successione costituzionale prevista dall'articolo 168 della costituzione boliviana, con la quale sono rimaste d'accordo tutte le forze politiche di allora, è stata approvata legalmente su consulta dal tribunale costituzionale, nonché ampiamente riconosciuta a livello internazionale anche dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, l'Organizzazione degli Stati americani, e dall'Unione europea.

Prigionia (2021-2025) Il 13 marzo 2021 su denuncia della deputata Lidia Patty appartenente al Movimento al Socialismo, sono stati emessi degli ordini di cattura nei confronti dell'ex presidente ad interim Añez, di vari suoi ex ministri e di ex alti ufficiali delle Forze armate. Per tutti l'accusa è stata di terrorismo, sedizione e cospirazione per un presunto colpo di stato contro Evo Morales, e gravi incidenti con le forze dell'ordine che causarono 36 morti nelle città di Senkata e Sacaba.

Nell'aprile 2021 il Parlamento europeo ha definito lei e i suoi ministri "prigionieri politici" e ha chiesto il loro immediato rilascio. Ha dichiarato che la Áñez aveva adempiuto al suo dovere di riempire il vuoto di potere nel novembre 2019 e che aveva legittimamente preso il potere e denunciato la persecuzione politica. Anche Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato la sua incarcerazione e hanno chiesto il rilascio di lei e dei suoi ministri.

In qualità di Ex-Presidente, Jeanine Áñez ha chiesto che nei suoi confronti si svolga un processo di responsabilità come stabilito dalla legge boliviana, ma il governo ha insistito nel volere un processo ordinario sostenendo che non è mai stata presidente.

La mancanza di un'assistenza sanitaria durante l'incarcerazione, e i tentativi di tortura sia fisica che psicologica, hanno causato danni alla sua salute, in violazione dei suoi diritti umani. Nell'agosto 2021 mentre era in prigione, si è risvegliata con le vene dei polsi tagliate e sotto l'effetto di farmaci che non riconosceva, un episodio descritto dal personale come un "tentativo di suicidio", dopo il quale ha ricevuto la visita delle Nazioni Unite.

Nel giugno 2022, Áñez, l'ex comandante delle forze armate Williams Kaliman e l'ex commissario di polizia Vladimir Calderon, sono stati condannati ciascuno a dieci anni di carcere. Sono stati annunciati altri processi.

Il 15 dicembre 2021 viene nominata finalista al premio Sacharov per la libertà di pensiero, assieme ad Aleksej Nalval'nyj e alle donne afghane per la loro lotta in difesa dei diritti delle donne nel loro paese.

Il 10 giugno 2022 dopo più di un anno in prigione preventiva, è stato avviato un processo ordinario lampo a porte chiuse durato un mese, dove non le hanno mai permesso di entrare in vero un tribunale. Senza che ci siano prove contro e senza ammettere prove a favore, in un'aula del carcere ristrutturata per fare da tribunale provvisorio è stata dichiarata colpevole di violazione di doveri e risoluzioni contrarie alla Costituzione, e condannata a dieci anni di reclusione. Evo Morales ha dichiarato di aver deciso e mandato avanti il processo ordinario, tramite riunioni politiche assieme alla presidenza a ed esponenti sia del governo che del partito.

Il 28 giugno 2022, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha offerto al governo della Bolivia la possibilità di garantire ad Áñez asilo politico in Brasile ma il governo boliviano ha rifiutato.

Liberazione (2025)

Il 18 agosto 2025 dopo un clima di tensione dove Evo Morales minacciava di usare la violenza tramite l'insurrezione di una guerra civile qualora non fosse riuscito a candidarsi, si sono svolte le elezioni generali che hanno deciso un ballottaggio tra i due candidati Jorge Quiroga Ramírez e Rodrigo Paz Pereira.

A seguito della perdita di potere del Movimento Al Socialismo che alle elezioni ha preso soltanto il 3,17%, i giudici che per conto del governo mandavano avanti i processi contro i prigionieri politici, hanno denunciato di aver subito 4 anni di pressioni, minacce e persecuzioni dal regime socialista.

Dal 29 agosto sono state disposte le prime scarcerazioni delle principali figure che avevano partecipato alle proteste dopo la frode elettorale del 2019, e i tribunali hanno cominciato ad annullare uno ad uno tutti i processi che erano stati montati e portati avanti dal regime contro Jeanine Áñez.

Il 5 novembre 2025 la Corte Suprema ha annullato la condanna a 10 anni per colpo di Stato, dichiarando la sentenza nulla e priva di effetto. Una volta ordinata la scarcerazione immediata dell'ex presidente, il giorno successivo dopo 4 anni e 8 mesi di prigionia, Jeanine Áñez esce dal carcere di Miraflores dove era stata rinchiusa dal regime e viene accolta da un bagno di folla in festa.

Posizioni politiche Viene definita come una fondamentalista cristiana, unicamente per il fatto di essere stata ripresa dalle telecamere della CNN il giorno del suo insediamento, mentre sollevava la storica Bibbia che prima di Evo Morales si trovava nel palazzo della presidenza, e gridando: "La Bibbia è tornata nel palazzo".

Politica interna Il suo governo è stato corto e limitato, perche rispondeva unicamente ad un mandato specifico di riportare pace e stabilità, aprendo le porte alle successive elezioni. Nonostante questo, si è allineata ad una visione economica liberale, che ha promosso gli investimenti privati, l'apertura dei mercati e l'allontanamento dal modello statale ed estrattivista del Movimento al Socialismo

Si è circondata da tecnici e figure vicine alle imprese, con un discorso volto ad una "modernizzazione dello stato", la riduzione dell'intervenzionismo statale anche a livello economico, e la lotta alla corruzione.

Politica estera Più di 700 membri della missione di cooperazione medica cubana in Bolivia sono stati scoperti di non essere veri medici, ma operatori del regime cubano, ed invitati a lasciare il Paese. Ha annunciato anche il ritiro dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe (ALBA).

Ha deciso di interrompere le relazioni diplomatiche con il Venezuela e con Cuba e ha fatto dichiarare persona non gradita l'ambasciatore messicano, l'incaricato d'affari spagnolo e il console spagnolo, accusando Spagna e Messico di aver protetto ex ministri di Evo Morales che scappavano dalla giustizia. Le ambasciate boliviane in Iran e Nicaragua sono state chiuse, ufficialmente per risparmiare.

Nel gennaio 2020 il governo boliviano ha sostenuto la rielezione di Luis Almagro a capo dell'Organizzazione degli Stati Americani (OSA).

Vita privata La Áñez sposò unicamente Tadeo Ribera Bruckner, un avvocato ed ex sindaco di Trinidad, la capitale del dipartimento di Beni. Hanno avuto due figli, Carolina (nata nel 1990) e José Armando (nato nel 1995). Ribera è morto a Santa Cruz de la Sierra il 29 gennaio 2020.

Note

Voci correlate Proteste in Bolivia del 2019 Evo Morales