Garessio (Garèss in piemontese, Garesce in ligure, scritto anche Garéshe nel dialetto locale e Garesci in genovese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo, in Piemonte.

Geografia fisica Il territorio comunale di Garessio si estende a cavallo dello spartiacque padano-ligure delle Alpi Liguri, che separa il bacino idrografico del Po da quello del mar Ligure. Il limite convenzionale tra le Alpi e gli Appennini è posto più a est, presso il colle di Cadibona, in provincia di Savona. Lo spartiacque è attraversato, nel territorio garessino, dal colle San Bernardo (957 m), importante valico di collegamento tra l'alta val Tanaro e il versante ligure.

Le frazioni di Cerisola e Le Volte si trovano sul versante marittimo dello spartiacque e sono storicamente collegate con Albenga e il suo entroterra. Un ulteriore collegamento con il territorio ligure è costituito dal colle del Quazzo, attraverso il quale si raggiunge Calizzano, nell'alta Val Bormida.

Il capoluogo sorge nell'alta val Tanaro, lungo il corso del fiume Tanaro, ed è dominato dal monte Pietra Ardena.

Origini del nome Il toponimo è documentato nel Medioevo nella forma latina Garexium, attestata, secondo la tradizione storiografica locale, in un atto pubblico del 1064.

L'origine del nome non è tuttavia certa. Una delle interpretazioni tradizionali lo riconduce al termine garricus, con il significato di «terreno incolto», unito a un elemento -esce, interpretato come «luogo di passaggio»; da tale composizione sarebbe derivata la forma medievale Garexium e, successivamente, l'odierno Garessio.

Storia

Dalla preistoria all'età romana Il territorio di Garessio risulta frequentato fin dalla preistoria, come testimoniano i ritrovamenti archeologici provenienti dalle numerose cavità naturali della zona, tra le quali le grotte del Gray e di Valdinferno. Reperti litici e ceramici rinvenuti nel territorio documentano una presenza umana protrattasi dal Paleolitico e dal Neolitico fino alle successive fasi dell'età antica.

Prima della conquista romana l'alta val Tanaro era abitata da popolazioni appartenenti ai Liguri, tra le quali i Vagienni. Dopo l'inserimento dell'area nel dominio di Roma, il territorio garessino fu collegato amministrativamente al municipium di Albingaunum e alla tribù Publilia.

Dell'epoca romana sono state individuate diverse testimonianze archeologiche, tra cui iscrizioni provenienti dalle località di Trappa e Mindino, sepolture con corredi ceramici e resti di strutture viarie e di attraversamento, tra i quali quelli tradizionalmente identificati con la testata del ponte romano di Piangranone.

La diffusione del cristianesimo nel territorio è testimoniata dalla presenza dell'antica pieve di San Costanzo, sorta, secondo la tradizione locale, sul sito di un precedente sacello di età romana.

Il Medioevo A partire dall'Alto Medioevo il territorio dell'alta val Tanaro risentì delle vicende politiche e militari che interessarono il Piemonte meridionale e l'entroterra ligure. Tra il IX e il X secolo la regione subì le incursioni dei Saraceni, provenienti dalle loro basi nella Provenza mediterranea e attivi in diverse aree delle Alpi occidentali.

Nel corso del X secolo l'area venne progressivamente inserita nell'organizzazione territoriale della Marca Aleramica, costituitasi nell'ambito della riorganizzazione delle marche dell'Italia nord-occidentale avviata sotto Berengario II.

Dopo il Mille si verificò un nuovo sviluppo degli insediamenti e delle istituzioni religiose. A questo periodo risalgono la fondazione o il consolidamento di numerose chiese e comunità monastiche della zona; particolare importanza assunse la Certosa di Casotto, fondata nell'XI secolo nell'omonima valle.

La prima attestazione documentaria del nome di Garessio, nella forma Garexium, viene tradizionalmente fatta risalire al 1064. Nel corso dei secoli successivi il centro entrò nell'orbita del Marchesato di Ceva. Una tappa particolarmente importante nella formazione delle istituzioni comunali fu raggiunta nel 1276, quando il marchese Giorgio II di Ceva, detto «il Nano», concesse agli abitanti di Garessio una serie di statuti in riconoscimento dei servizi militari prestati. Le disposizioni furono successivamente raccolte nel cosiddetto Libro della Catena, conservato presso la biblioteca civica.

Il centro medievale si sviluppò principalmente nell'attuale Borgo Maggiore, sovrastato da un castello fortificato, probabilmente risalente al XII secolo, che fu residenza dei marchesi di Ceva-Garessio e successivamente passò agli Spinola. Dell'antico sistema difensivo rimangono ruderi del castello, tratti delle mura, porte, torri e altre strutture fortificate.

Dall'età moderna alla dominazione francese Per la sua posizione strategica tra il Piemonte e la Liguria, nei secoli dell'età moderna Garessio fu coinvolta ripetutamente nelle guerre combattute per il controllo dell'area alpina e dell'Italia nord-occidentale. Il territorio fu interessato dal passaggio di eserciti e conobbe occupazioni, saccheggi ed epidemie durante i conflitti che coinvolsero, tra gli altri, i Savoia, la Repubblica di Genova, la Francia e la Spagna.

Nella prima metà del XVII secolo anche il sistema fortificato medievale perse progressivamente la propria funzione. Il castello che dominava Borgo Maggiore fu abbattuto durante l'espansione sabauda nel Piemonte meridionale; le fonti comunali ne collocano la distruzione intorno al 1635, durante il regno di Vittorio Amedeo I di Savoia.

Nel 1744 una grave piena del Tanaro danneggiò pesantemente la chiesa parrocchiale del Borgo Ponte, situata nell'area dell'odierna piazza Marconi. L'edificio venne successivamente abbandonato e la chiesa ricostruita sulla sponda opposta del fiume, in posizione maggiormente arretrata rispetto all'alveo.

Alla fine del XVIII secolo Garessio fu direttamente coinvolta nelle operazioni delle guerre rivoluzionarie. A partire dal 1794 il territorio fu attraversato dalle truppe francesi impegnate sul fronte delle Alpi e dell'Appennino ligure-piemontese. Con l'affermazione della Francia rivoluzionaria e successivamente dell'Impero napoleonico, il territorio seguì le trasformazioni politico-amministrative che interessarono il Piemonte.

Dalla Restaurazione all'Unità d'Italia Con la caduta di Napoleone e la Restaurazione, nel 1814 Garessio ritornò sotto la sovranità dei Savoia, entrando nuovamente a far parte del Regno di Sardegna.

Nel corso del XIX secolo il paese seguì quindi le vicende politiche dello Stato sabaudo e del Risorgimento, entrando nel 1861, insieme al resto del Piemonte, nel costituito Regno d'Italia.

Tra Ottocento e Novecento il centro conobbe un progressivo sviluppo delle infrastrutture e dei collegamenti con la costa ligure e gli altri centri della val Tanaro. Nel 1903 sarebbe stato inoltre attivato un collegamento automobilistico tra Garessio e Ventimiglia, indicato dalla tradizione locale come una delle prime linee automobilistiche extraurbane italiane.

La seconda guerra mondiale e la Resistenza Durante la seconda guerra mondiale, e in particolare dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, il territorio di Garessio e dell'alta val Tanaro fu interessato dalle attività della Resistenza e dagli scontri con le forze nazifasciste.

Per il contributo della popolazione alla guerra di Liberazione e per i sacrifici sostenuti durante il conflitto, Garessio è stata insignita della Medaglia di bronzo al valor militare ed è annoverata tra le Città decorate al valor militare per la guerra di liberazione.

Le alluvioni La posizione dell'abitato lungo il Tanaro ha esposto ripetutamente Garessio alle piene del fiume. Oltre alla grave alluvione documentata nel 1744, particolarmente distruttivo fu l'evento del 5 novembre 1994, quando l'esondazione del Tanaro e dei corsi d'acqua minori provocò estesi allagamenti e gravi danni al centro abitato, in particolare nel Borgo Ponte. Nella piazzetta Marconi le acque raggiunsero circa 2,5 metri rispetto al piano stradale.

Il territorio è stato nuovamente interessato da importanti eventi alluvionali nel 2016 e nel 2020. Il 24 novembre 2016 il livello del Tanaro a Garessio raggiunse i 5,19 metri, superando di oltre due metri la soglia di pericolo; l'esondazione interessò nuovamente il centro urbano e provocò danni ad abitazioni e attività commerciali. Una nuova piena eccezionale si verificò nella notte tra il 2 e il 3 ottobre 2020, quando il Tanaro invase nuovamente parte dell'abitato.

Valdinferno Alla storia locale è legata anche la frazione montana di Valdinferno. Una tradizione attribuisce l'origine del toponimo a Napoleone Bonaparte, che avrebbe attraversato la valle durante una campagna militare e l'avrebbe definita «valle d'inferno», secondo alcune versioni per le difficili condizioni climatiche incontrate e secondo altre per la presenza di torbiere in combustione. L'episodio non è tuttavia suffragato da documentazione storica e va pertanto considerato una tradizione locale.

Alla frazione è inoltre legata la figura di Armando Sereno, reduce della campagna di Russia, che vi abitò stabilmente fino agli ultimi anni della propria vita. Secondo la memoria locale, durante la guerra Sereno fece voto alla Madonna che, qualora fosse riuscito a fare ritorno, non avrebbe più abbandonato Valdinferno; mantenne il voto fino alla morte, avvenuta il 20 marzo 2009, all'età di 88 anni.

Simboli

Stemma Con decreto emanato a Firenze, allora capitale del Regno, e datato 25 agosto 1870, fu concesso al Comune di Garessio da re Vittorio Emanuele II il titolo di città, con diritto di portare l'antico stemma marchionale:

Gonfalone Il gonfalone è un drappo d'azzurro. Bandiera La bandiera è un drappo rettangolare partito di nero e di giallo, caricato al centro dello stemma cittadino, sormontato dalla denominazione istituzionale comunale e da quella provinciale, in caratteri latini gialli. Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse

Il patrimonio storico e artistico di Garessio è distribuito tra il capoluogo e le numerose borgate e frazioni del territorio comunale. Il centro storico è tradizionalmente articolato nelle tre borgate di Ponte, Poggiolo e Borgo Maggiore, alle quali si aggiunge Valsorda, sviluppatasi attorno all'omonimo santuario mariano. Il tessuto urbano conserva numerosi edifici religiosi e civili di interesse storico, oltre a testimonianze dell'assetto medievale dell'abitato.

Architetture religiose Tra i principali edifici religiosi figura la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, situata nel Borgo Maggiore. Il territorio comunale conserva inoltre numerose altre chiese, cappelle e complessi religiosi, alcuni dei quali furono progettati o rimaneggiati dall'architetto Francesco Gallo.

Di particolare importanza è il Santuario di Valsorda, centro della devozione mariana locale e principale edificio religioso dell'omonima borgata.

Più antica è la testimonianza della pieve di San Giovanni, situata nel Borgo Ponte, nelle vicinanze del Tanaro. L'edificio, oggi sconsacrato e adibito ad attività commerciale, è tradizionalmente collegato alle più antiche fasi dell'insediamento garessino. La sua presenza è stata messa in relazione con documenti medievali riguardanti i possedimenti dell'abbazia di San Pietro in Varatella, presso Toirano.

Architetture civili e militari Il Borgo Maggiore costituisce il nucleo che meglio conserva l'impianto medievale di Garessio. Vi rimangono edifici, portali, torri e altri elementi appartenenti all'antico sistema urbano fortificato, dominato un tempo dal castello dei marchesi di Ceva-Garessio, del quale sopravvivono alcuni ruderi.

Nei pressi della frazione Barchi di Ormea, poco oltre il confine comunale di Garessio, sorge su uno sperone roccioso la cosiddetta Torre dei Saraceni, struttura fortificata alla quale è stata attribuita una possibile origine bizantina.

Castello di Casotto