La Spagna borbonica inizia nel XVIII secolo con l'ascesa al trono spagnolo di re Filippo V, il primo sovrano della dinastia dei Borbone. Dopo la crisi economica e burocratica che il paese aveva attraversato negli ultimi anni della dinastia asburgica, nel XVIII secolo i Borbone inaugurarono una politica di riforme e di "dispotismo illuminato" finalizzato a modernizzare le istituzioni e le infrastrutture del paese. Lo slancio riformatore culminò con il regno di Carlo III (già re di Napoli e della Sicilia, re di Spagna dal 1759 al 1788), e con l'opera del ministro José Moñino, conte di Floridablanca.

Il secolo iniziò con la guerra di successione spagnola, causata dall'ascesa al trono di Filippo V, nipote di Luigi XIV di Francia e finì con le guerre napoleoniche, in cui la Spagna si trasformò in un campo di battaglia. I successori di Carlo III, assieme a guerra, interventi stranieri, ribellioni nelle colonie, corruzione nella macchina statale e paura per le riforme, ebbero da governare un paese sempre più instabile. Il peggioramento della situazione politica ebbe come conseguenza anche le guerre carliste nel XIX secolo.

La guerra di successione (1700-1714)

Gli ultimi anni di regno di Carlo II, malato e senza figli, furono dominati dalle manovre politiche per determinare il successore all'ultimo e sfortunato esponente degli Asburgo di Spagna. I problemi economici, il decadimento della burocrazia, una serie di sconfitte nelle guerre contro i francesi e la crisi delle strutture coloniali nel XVII secolo avevano lasciato Carlo II a capo di una potenza in declino e le limitate attitudini fisiche ed intellettuali del sovrano non gli avevano consentito di risolvere i problemi del paese. Ad ogni modo, la vastità delle colonie nel Nuovo Mondo, assieme alla sua potenza navale, rendevano la Spagna uno dei cardini dell'equilibrio europeo. Se al trono fosse salito un parente del Re francese o, ancora di più, se i due paesi fossero stati uniti sotto uno stesso monarca, il sistema di potenze in Europa sarebbe stato squilibrato, a favore della Francia. In caso contrario, ossia se la Spagna fosse passata ad un altro membro della famiglia Asburgo, lo status quo sarebbe rimasto invariato. La Spagna non era più il gigante della politica europea come nel XVI secolo, ma si era ridotta ad un bottino per le grandi potenze del continente.

Carlo II, che era stato spesso ridicolizzato dal padre e dalla famiglia, in uno dei suoi ultimi atti ufficiali decretò che la corona sarebbe passata a suo nipote Filippo d'Angiò, appartenente alla dinastia dei Borbone e nipote anche di Luigi XIV di Francia. I legittimisti della Castiglia, per cui la successione al trono del parente più prossimo al re valeva più della continuità dinastica furono favorevoli alla decisione del sovrano. I circoli di corte e della burocrazia erano anche preoccupati dall'indipendenza del paese. In ogni caso già il 16 dicembre Luigi XIV annunciò ufficialmente che Filippo d'Angiò era il nuovo Re di Spagna e l'ambasciatore spagnolo a Parigi, dichiarò che "i Pirenei non esistono più!".Vedasi Franz Herre, Eugenio di Savoia, (Cap. VI) Milano, Garzanti Editore, 2001, ISBN 88-11-69311-X

Il pretendente al trono degli Asburgo, l'Arciduca Carlo, si lamentò per essere stato escluso dal trono ingiustamente. Inghilterra e Sette Province (gli attuali Paesi Bassi), che avevano sostenuto il Duca di Baviera Giuseppe Ferdinando, per impedire che Francia o Austria diventassero troppo potenti, decisero di appoggiare gli Asburgo, in quanto male minore, dopo la morte del loro candidato. Sostenuta dai due alleati, l'Austria decise di entrare in guerra dopo che la Francia rifiutò un piano di spartizione. Cominciò così la Guerra di successione spagnola.

Le cortes spagnole rimasero divise sul tema e, quando iniziò nel 1702, la guerra divenne anche civile. Valencia, la Catalogna e l'Aragona si pronunciarono per il pretendente austriaco, temendo (a ragione), che il re Borbone avrebbe tentato di cambiare il sistema di amministrazione decentralizzata, che consentiva a catalani ed aragonesi un notevole grado di autonomia da Madrid. Un esercito anglo olandese, partendo dal Portogallo, attaccò la Spagna nel 1705, ma fu, per il momento, respinto. La guerra sugli altri fronti sembrava, all'inizio, andare bene per la Francia e per il suo candidato, ma nella Battaglia di Blenheim, l'Austria fu salvata dall'intervento di un corpo di spedizione britannico comandato dal Duca di Marlborough. Seguirono dieci anni di combattimenti, in Germania, in Italia, nella penisola Iberica, nei Paesi Bassi e anche nel Nuovo Mondo (dove il conflitto è noto come Guerra della regina Anna). La stessa Madrid venne occupata nel 1706 e nel 1710. Il territorio spagnolo venne devastato dalle operazioni e dal passaggio degli eserciti, sia stranieri che nazionali, oltre che dai rivoltosi aragonesi, catalani e valenzani.

Una pace di compromesso venne raggiunta con il Trattato di Utrecht nel 1713, tra la Francia e gran parte delle altre potenze in lotta. La pace con l'Austria sarebbe stata raggiunta l'anno dopo, a Rastadt, ma nulla di nuovo venne praticamente aggiunto. Per il complesso dei due trattati di pace, la Francia e gli Alleati si accordarono che Filippo sarebbe diventato re di Spagna col nome di Filippo V, ma che i troni di Spagna e Francia non avrebbero potuto essere uniti. Mentre il territorio della Francia rimase praticamente intatto (dovette cedere all'Inghilterra alcuni territori canadesi), la Spagna venne costretta a rinunciare a molte parti del suo impero. I possedimenti italiani vennero divisi tra Austria (che si vide assegnare il Regno di Napoli, Milano e la Sardegna) ed i Savoia, che ebbero la Sicilia, con l'annesso titolo regale. I Paesi Bassi spagnoli andarono all'Austria. La Gran Bretagna ebbe Minorca e Gibilterra, assieme a due privilegi commerciali con le colonie spagnole in America, l'asiento de negros, ovvero il monopolio del commercio degli schiavi africani verso le colonie stesse e il cosiddetto vascello di permissione, ossia l'autorizzazione ad un vascello inglese di attraccare una volta l'anno in uno dei porti dell'America meridionale per poter commerciare liberamente le proprie merci.

Anche dopo la pace ed il ritiro delle truppe britanniche, comunque, la Catalogna - che aveva combattuto contro il pretendente francese al grido di "Privilegis o Mort" - continuò a combattere. Barcellona fu ripresa dalle forze spagnole solo verso la fine del 1714, dopo che gran parte del paese era stato devastato nella resistenza. Al termine del conflitto Filippo V emanò i decreti di Nueva Planta, con cui abolì la Corona d'Aragona per trasformare la Spagna in uno Stato centralizzato sul modello francese, estendendo a tutto il paese le istituzioni della Castiglia. Per questo motivo la ricorrenza della caduta di Barcellona (11 settembre 1714) è dal 1980 festa nazionale della Catalogna (Diada Nacional de Catalunya).

Il regno di Filippo V dopo il trattato di Utrecht (1713-1746)

Filippo V fu un buon amministratore, centralizzò il governo eliminando i parlamenti regionali e iniziò ad armonizzare le leggi delle varie parti che componevano l'Impero spagnolo. Si circondò di capaci ministri italiani e francesi, per limitare il ruolo dei ministri che avevano fatto carriera negli ultimi anni dell'amministrazione asburgica ed erano inefficienti e corrotti. Filippo, che spesso si lasciava guidare dalla moglie Elisabetta Farnese, intraprese anche una politica estera aggressiva, che coinvolse la Spagna in una serie di costose guerre.

La perdita di una parte notevole dei territori che gli erano stati assegnati da Carlo II e l'ambizione personale, spinsero Filippo a nutrire una certa contrarietà verso i risultati della pace. La moglie Elisabetta - appartenente alla famiglia ducale di Parma - e il cardinale Giulio Alberoni, ministro favorito dalla regina, spingevano affinché si restaurassero i diritti della corona spagnola sull'Italia. Alberoni condusse un'energica politica di riforme, indirizzate a rivitalizzare l'economia spagnola. Vennero ridotte le frontiere interne per favorire il commercio e si riorganizzò la marina. Filippo ebbe così le risorse per contestare i trattati del 1713 e del 1714.

Un'alleanza tra Francia, Gran Bretagna e Olanda condannò le ambizioni spagnole. Nel 1717, Filippo invase la Sardegna, uno dei territori ceduti all'Austria dopo la Guerra di Successione. L'anno dopo, fu la volta della Sicilia. Si formò così una quadruplice alleanza tra Gran Bretagna, Francia, Austria e Olanda per opporsi alle pretese di Filippo.

Nel 1720, dopo che le sconfitte spagnole avevano costretto Filippo a espellere Alberoni dalla Spagna, venne siglata la pace dell'Aia, in cui le parti riconoscevano sostanzialmente i trattati di Utrecht e di Rastadt (i Savoia perdevano la Sicilia a favore dell'Austria, ricevendo in cambio la Sardegna).

La Spagna tentò ancora di riottenere qualcuno dei territori persi nella guerra anglo-spagnola dal 1727 al 1729. Nel 1725 si concluse un'alleanza con gli austriaci, che si resero disponibili ad aiutare la Spagna nel suo tentativo di riprendere ai britannici le importanti posizioni mediterranee di Minorca e Gibilterra. Per tutta risposta, Charles Townshend, segretario di stato britannico, formò un'alleanza con Francia e Olanda. Quando Filippo assediò Gibilterra, l'Austria si rifiutò di aiutarlo contro la potente alleanza nemica e la Spagna si trovò così, ancora una volta, sola. I britannici decisero di devastare le colonie spagnole nel Nuovo Mondo e d'interromperne le spedizioni di oro e argento verso la madrepatria, per impedire che Filippo convincesse gli Austriaci ad intervenire mediante generosi finanziamenti. Il piano ebbe successo e la Spagna fu costretta alla pace nel 1729. Elisabetta Farnese realizzò comunque uno dei suoi propositi: a suo figlio Carlo vennero assicurati i diritti di successione del Ducato di Parma e Piacenza e del Granducato di Toscana.

Dopo il 1729, Filippo fu più restio a utilizzare la forza militare e cercò principalmente di assicurarsi l'appoggio degli alleati, in particolar modo della Francia, sul cui trono sedevano suoi parenti. Col primo "trattato di famiglia" (detto anche "trattato dell'Escorial") i due stati borbonici si riavvicinarono, dopo la crisi determinata dalla Quadruplice alleanza. Ciò portò all'alleanza con i francesi nella guerra di successione polacca, durante la quale furono conquistate le Due Sicilie per Carlo. La conquista fu riconosciuta dalla pace di Vienna del 1738, che tuttavia impose a Carlo di cedere Parma (di cui era duca dal 1731) a Maria Teresa d'Austria e i diritti sulla Toscana a Francesco Stefano di Lorena. Una nuova guerra contro la Gran Bretagna (la cosiddetta guerra dell'orecchio di Jenkins, dal 1739 al 1741) spinse Filippo ad allearsi ancora col vicino francese. Un secondo patto di famiglia venne siglato nel 1743 in vista della guerra di successione austriaca, tramite la quale il Ducato di Parma e Piacenza tornò in mano borbonica, venendo assegnato dalla pace di Aquisgrana del 1748 all'infante Filippo, secondogenito della Farnese.

Il regno di Ferdinando VI (1746-1759)

Filippo morì nel 1746, due anni prima della fine della guerra di successione austriaca. Suo successore al trono fu il figlio Ferdinando VI. Ferdinando era nato dal primo matrimonio di Filippo, quello con Maria Luisa di Savoia.