Diario 1941-1943, noto anche come Diario di Etty Hillesum, è un libro scritto da Etty Hillesum durante la Seconda guerra mondiale; venne pubblicato nel 1981.

Storia editoriale Venne scritto come diario dal 1941 fino al 6 settembre 1943, data nella quale compare l'ultima annotazione prima che, il giorno successivo, l'autrice venisse deportata.

Il manoscritto rimase in possesso dalla famiglia Smelik che tentò di pubblicarlo, riuscendoci solo nel 1981, quando le varie parti che componevano il diario furono raccolte e pubblicate dalla casa editrice De Haan con il titolo Het verstoorde leven (La vita disturbata); venne poi tradotto e pubblicato in altre lingue:

inglese: Etty - A Diary. (1983) tedesco: The Thinking Herz der Baracke. (1983) danese: Et kraenket liv. (1983) norvegese: Det tenkende hjerte. (1983) svedese: Det förstörda livet. (1983) finlandese: Päiväkirja, 1941-1943. (1984) portoghese: Una Vida Interrompida. (1984) italiano: Diario 1941-1943. (1985) spagnolo: Una Vida Interrompida. (1985) Ivrit: Chajjiem Kerotiem; Sciarpa Jomana. (1985) giapponese (1985) ungherese francese: Une Vie Bouleversée. Journal 1941-1943 (1985).

Contenuti Il curatore del Diario, Jan Geurt Gaarlandt, nella sua introduzione afferma che Etty Hillesum scrisse un "contro-dramma": la sua liberazione individuale nel contesto del dramma dello sterminio nazista del popolo ebraico. Lei passò da una situazione di: a una nuova coscienza di distacco dai beni materiali, di "decantazione" delle esperienze vissute,Silvia Angeli, Etty Hillesum. Le pratiche di scrittura come trasformazione, Roma, Edizioni Universitarie Romane, 2010, pp. 22-23. ISBN 978-88-7233-137-8. di valorizzazione dei gesti quotidiani:

Nel suo percorso di ricerca individuale la Hillesum trovò un nuovo atteggiamento verso la vita, che il curatore del Diario definisce "altruismo radicale", nel tentativo di «aiutare Dio il più possibile», abbandonarsi in lui senza la necessità di riconoscersi in una specifica confessione di fede.Paul Lebeau, Etty Hillesum. Un itinerario spirituale. Amsterdam 1941 - Auschwitz 1943 (trad. it. di Laura Passerone), Milano, Paoline, 2000, pp. 9, 126, 127. ISBN 88-315-1978-6.

Un frammento del suo Diario, scritto il 20 giugno 1942, in piena occupazione dei Paesi Bassi, riporta:

Considerando Dio «la parte più profonda e ricca di me, in cui riposo», Etty trova una serenità mistica che farà sempre parte del suo cammino, fino alla fine.Nadia Neri, Un'estrema compassione. Etty Hillesum testimone e vittima del lager, Milano, Bruno Mondadori, 1999, p. 140. ISBN 88-424-9441-0. Il professor Giorgio Pantanella definisce la sua una "spiritualità del quotidiano", riconducibile a varie fedi religiose.Giorgio Pantanella, Etty Hillesum. La ragazza che ospitò Dio, Villa Verucchio, Pazzini editore, 2012, pp.71-72. ISBN 978-88-6257-114-2.

Importante è la concezione del divino che emerge dalle pagine del Diario. A un Dio trascendente, esterno, come può essere inteso quello dell'ebraismo tradizionale, Etty oppone, con le sue parole, un Dio interiore, trovato nelle profondità del sé. Con un atto di scavo interiore allora si può riesumare quella "Forma Perfetta" che ogni essere umano conserva nel profondo di sé, la scintilla che anima ogni vita.

Un'interpretazione filosofica stricto sensu delle parole della Hillesum è fornita da Ulrich Beck nella sua opera Il Dio Personale (Der Eigene Gott), in cui il sociologo tedesco riflette dapprima sul concetto di secolarizzazione e poi sullo slittamento che avrebbe portato la concezione di un Dio trascendente a trasmutarsi in Dio personale, intimo.Emanuela Miconi, Etty Hillesum. La forma perfetta, Il Margine, Trento, 2015. pp.8-9 ISBN 978-88-6089-147-1

Note

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