Il narcisismo, nel linguaggio di tutti i giorni, è la tendenza e l'atteggiamento psicologico di compiaciuta ed eccessiva ammirazione di sé stessi, per lo più sinonimo di egocentrismo, egoismo, vanità e autostima esagerata.
Applicato a un gruppo sociale, il narcisismo a volte indica elitismo o indifferenza nei confronti della condizione altrui.
In psicologia, il termine è utilizzato sia per descrivere l'amor proprio, cioè il sano amore per sé stessi, sia uno schema patologico molto specifico di vergogna, perfezionismo, risentimento, vittimismo ed eventualmente odio di sé, che si riflette nelle relazioni con sé stessi e con gli altri. Se si accompagna al machiavellismo e alla psicopatia, il narcisismo è una delle caratteristiche della cosiddetta triade oscura.
Il termine narcisismo presenta quindi una vasta gamma di significati, a seconda che venga utilizzato per descrivere un tratto della personalità, un concetto della teoria psicoanalitica, un disturbo mentale, un problema sociale o culturale.
Storia La parola "narcisismo" proviene dal mito greco di Narciso. Secondo il mito, Narciso era un bel giovane che rifiutò l'amore della ninfa Eco. Come punizione, fu destinato ad innamorarsi della sua stessa immagine riflessa nell'acqua. Incapace di consumare il suo amore, Narciso "rivolge lo sguardo rapito nello specchio d'acqua, ora dopo ora" e infine viene mutato in un fiore che porta il suo nome, il narciso.
Il concetto di eccessivo amor proprio è stato riconosciuto e preso in esame nel corso della storia. Nell'antica Grecia il narcisismo si può includere nel concetto di hybris. Solo in tempi recenti è stato definito in termini psicologici. Nel 1898, Havelock Ellis, sessuologo inglese, utilizzò il termine «narcissus-like» in riferimento all'eccessiva masturbazione, per cui la persona diventa il suo stesso oggetto sessuale. Nel 1899 Paul Näcke fu il primo ad usare il termine "narcisismo" in uno studio sulle perversioni sessuali. Nel 1911 Otto Rank pubblicò il primo documento psicoanalitico specificamente interessato al narcisismo, collegando quest'ultimo alla vanità e all'auto-ammirazione. Sigmund Freud pubblicò un documento esclusivamente dedicato al narcisismo nel 1914 chiamato Introduzione al narcisismoSigmund Freud, "On Narcissism: An Introduction", 1914. Nel 1923, Martin Buber pubblicò il saggio Ich und Du nel quale sottolineò che il nostro narcisismo ci porta spesso a relazionarci con gli altri come se questi fossero degli oggetti invece che nostri pari. Dal 2002, all'interno dei test ideati per individuare il narcisismo, i punteggi di coloro che risiedono negli Stati Uniti sono continuamente aumentati. Gli psicologi hanno suggerito un collegamento con il fenomeno dei servizi di rete sociale.
Narcisismo nel linguaggio corrente
Nel linguaggio corrente, la parola "narcisismo" indica
Narcisismo carente, negativo e patologico in psicologia
Attualmente gli psicologi pensano al narcisismo come un "continuum" che va da "carente" a "negativo" a "patologico"Andrew P. Morrison, 1989, Shame. The Underside of Narcissism, Routledge, ISBN 9780881632804Jenkins, Robert, 2019, "Healthy Narcissism and Narcissistic Personality Disorder", Specialized TherapyNina W. Brown, Children of the Self-Absorbed (2008) p. 7.
Narcisismo sano Il concetto di narcisismo sano è stato coniato per la prima volta da Paul FedernFedern, Paul (1929). "Narcissism in the Structure of Ego", MindsplainFedern, Paul (1929). "The Ego as Subject and Object in Narcissism", Mindsplain e ha guadagnato importanza negli anni '70 attraverso la ricerca di Heinz Kohut e Otto Kernberg.
Il "narcisismo sano" è un senso positivo di sé che è in linea con il bene più grande.
Secondo Heinz Kohut, le caratteristiche del narcisismo sano sono:
Forte autostima. Empatia per gli altri e riconoscimento dei loro bisogni. Autentico concetto di sé. Rispetto e amore di sé. Saper sopportare le critiche degli altri mantenendo un'autostima positiva. Fiducia nel fissare e perseguire obiettivi e realizzare le proprie speranze e i propri sogni. Resilienza emotiva. Sano orgoglio di sé e dei propri risultati. La capacità di ammirare ed essere ammirati.
Più di recente, Andrew P. Morrison (1989) ricorda che una certa quantità di narcisismo permette di equilibrare le proprie esigenze in relazione con gli altri. Anche secondo Craig Malkin (2016) un livello troppo basso di narcisismo sano non è positivo per la personaDr. Craig Malking, Rethinking Narcissism, Harvard Medical School, ISBN 9780062348111. Nel narcisismo cosiddetto estremo, o patologico, invece, questo equilibrio si è rotto.
Narcisismo patologico Secondo gli psicologi, il narcisismo patologico non è ereditario, ma è una strutturazione della personalità che si origina nell'infanzia, più precisamente da quella che viene chiamata "ferita narcisistica"Pier Pietro Brunelli, 2015, Trauma da Narcisismo nelle relazioni di coppia, Lulu, ISBN 9781447763307, pag. 23, generalmente associata ai sentimenti di vergognaAndrew P. Morrison, Shame: The Underside of Narcissism, The Analytic Press, 1997. ISBN 0-88163-280-5 e di risentimento.
Di solito, il bambino che sarà un adulto narcisista ha avuto una famiglia ambiziosa, che lo ha ritenuto eccezionale o speciale, mentre ha biasimato o ridicolizzato le sue paure e i fallimenti. Questa "altalena" di lodi e denigrazione è diventata il discorso interno del bambino, che dipende dal giudizio dei genitori per definirsi e ha sviluppato così una bassa autostima. In questo tipo di famiglia, i genitori hanno generalmente giocato molto poco, oppure se lo hanno fatto, sono stati molto competitivi umiliando il bambino; inoltre tipicamente hanno ignorato o represso i suoi sentimenti autentici, specie se ritenuti negativi o sconvenienti, lasciando che nel bambino insorgesse un senso di vergogna (una delle frasi tipiche è "Non devi sentirti così"); al contrario, hanno molto lodato il bambino quando è riuscito a eseguire bene qualche "performance" e a soddisfare le attese. Il bambino è quindi cresciuto "affamato" di riconoscimento e di lodi, e da adulto tende a vedere le persone senza sfumature: o come "perfette" o, all'opposto, come "senza valore", nel caso scopra il minimo difetto o assista al manifestarsi di un qualsiasi cedimento.
Un'altra causa possibile di narcisismo si ha quando, per qualche motivo, il rapporto fra genitore e figlio è invertito, e il bambino viene responsabilizzato al punto da dover accudire e proteggere i suoi genitori, quasi facendogli da padre o madre. È il caso, per esempio, dei figli di genitori malati, con disturbi psichiatrici o problemi di dipendenza, dei quali il figlio si prende cura, rinunciando a soddisfare i suoi bisogni.
Ancora un'altra causa possibile di narcisismo si ha quando una famiglia, anziché spingere verso l'autonomia, scoraggia le legittime ambizioni dei figli, eventualmente accusandoli di egoismo e ingratitudine. Questo può generare risentimento.
Una storia personale di carenze affettive e di accudimento, dove genitori e famigliari, loro per primi in situazione di sofferenza, non si sono occupati dei bisogni del bambino, eventualmente sminuendoli, porta il futuro narcisista a vedere la sofferenza dell'altro come un ostacolo alla soddisfazione dei propri bisogni, a provare risentimento e al tempo stesso a sentirsi in colpa per il desiderio di prendersi cura di sé.
Se il bambino sente di essere stato vittima di forti ingiustizie, può nutrire del risentimento come meccanismo di difesa, e quindi arrivare all'età adulta con elevate aspettative su ciò che la vita dovrebbe concedergli come risarcimento.
Questa persona negli anni diventa estremamente esigente e giudicante con sé stessa e con gli altri; è sensibile alla vergogna e insofferente alle critiche, che vive come un giudizio sulla sua personalità; tenderà a concepire le relazioni umane come basate sul potere e il controllo (in una relazione, in una discussione, si "vince" o si "perde"). Per evitare le emozioni negative, può cadere in diverse forme di dipendenza o anche imparare a usare tecniche seduttive e manipolatorie.
Il bullismo può essere fatto rientrare in questa dinamica.
Tratti e segni David Thomas suggerisce che i narcisisti mostrino la maggior parte – a volte tutti – dei seguenti tratti: evidente concentrazione su sé stessi negli scambi interpersonali; mancanza di consapevolezza psicologica (vedi anche insight, egosintonico); difficoltà con l'empatia, incapacità di vedere il mondo dal punto di vista degli altri; difficoltà nel distinguere sé stessi dagli altri, gli altri sono visti come una loro "estensione"; sfruttamento degli altri per i propri obiettivi, senza considerare il prezzo di tale azione; vulnerabilità alla vergogna oppure al senso di colpa; negazione del rimorso e della gratitudine; irritazione verso le persone che non li ammirano; adulazione verso le persone che li ammirano; ostentazione dei propri successi; finzione di successi inesistenti; ostentazione o finzione di competenza; altezzosità espressa con il linguaggio del corpo.
Secondo alcuni specialisti, il tratto narcisistico si caratterizza innanzitutto per l'ipervalutazione di sé e una grande componente competitiva, dove la performance è il metro principale di valutazione e autovalutazione.
A livello sociale, la persona narcisista è arrogante e svalutante, e tende ad avere poca empatia verso gli altri, tanto che reagisce con irritazione o perfino collera di fronte alla sofferenza delle persone vicine. Questo accade perché durante il suo sviluppo, il narcisista è stato trascurato od ostacolato a causa della sofferenza di una persona vicina, e ha imparato che deve sentirsi in colpa se osa pensare anche a sé stesso. Giancarlo Dimaggio parla di "colpa altruistica", per descrivere la tipica situazione in cui il narcisista si sente in difetto quando si allontana da chi gli vuole bene per esplorare il mondo e, più in generale, quando si gode la vita senza pensieri. Quindi, per evitare di sentirsi in colpa, i narcisisti possono reagire con rabbia alla sofferenza, aggredendo chi sta male.
La sensazione di essere stati trascurati od ostacolati suscita generalmente risentimento. Questo sentimento può portare il narcisista a viversi come una vittima sfortunata e perseguitata, dagli altri e dalla vita in generale. Questo atteggiamento di vittimismo (victim playing) è stato descritto fra gli altri da Eric Berne (The Games People Play, 1964), Ronald Laing (Self and Others, 1969). Un esempio può essere la madre che accusa il figlio di averle "rovinato la vita" venendo al mondo. Tipicamente il narcisista, poiché si vive come una vittima, si sente autorizzato a pretendere alcuni trattamenti di favore (entitlement) e manipolare i suoi interlocutori per ottenere quello che vuole.
Inoltre, la persona narcisista vive un costante sentimento di vergogna e timore di essere "colta in fallo", di nuovo perché si è sentita spesso svalutata, sminuita o presa in giro quando ha manifestato qualche debolezza. Questo porta il narcisista a temere costantemente di essere giudicato o ridicolizzato da una sorta di "giudice interiore", il quale lo priva del piacere di vivere e di godere dei propri interessi, e lo costringe a condurre la sua vita con il comandamento di "eccellere". Al minimo errore o fallimento, il "giudice interiore" del narcisista lo declassa come fallito e incapace.
Da adulto, il narcisista applica lo stesso metro su se stesso e gli altri, che vede senza sfumature, cioè come una persona "di valore" o "senza valore". Appena gli viene fatto notare un minimo errore, il narcisista vede rimessa in discussione tutta la sua persona e può cadere in una spirale di odio di sé.