Il Regio Esercito fu l'esercito del Regno d'Italia dal 4 maggio 1861 al 18 giugno 1946. Nato dall'Armata Sarda dopo la proclamazione del Regno d'Italia, è stato impiegato in tutte le vicende belliche del Regno, inclusa la terza guerra d'indipendenza, il colonialismo e soprattutto la prima e la seconda guerra mondiale. Dopo la nascita della Repubblica Italiana cambiò la propria denominazione in Esercito Italiano.

Storia L'unità d'Italia e la creazione

Le importanti riforme attuate dallo Stato Maggiore di Vittorio Emanuele II per riconvertire la vecchia Armata Sarda nel nuovo esercito, erano iniziate alla fine del 1859 immediatamente dopo la conclusione della seconda guerra di indipendenza. Le operazioni di riunione, di tutte le forze militari disponibili nella penisola italiana iniziate negli ultimi mesi del 1859 conclusero la loro prima fase organizzativa nel marzo del 1861.

L'esercito del Regno di Sardegna, dopo la spedizione dei Mille, incorporò l'Esercito delle Due Sicilie e l'Esercito meridionale garibaldino tra le sue file e subito dopo la nascita del Regno d'Italia assunse il nome di Regio Esercito Italiano, ai sensi del decreto Fanti - dal nome del Ministro della Guerra Manfredo Fanti - emanato in data 4 maggio 1861 - inglobando in esso anche il Corpo dei Bersaglieri. Dopo la proclamazione del Regno d'Italia la successiva legge 4 agosto 1861 n. 143 istituì la guardia nazionale italiana.

Ai 20 reggimenti di fanteria sardi esistenti se ne aggiunsero poi 46, ai 9 di cavalleria altri 10, e 26 battaglioni ai 10 di bersaglieri.

La lotta al brigantaggio postunitario italiano e la terza guerra d'indipendenza italiana (che causò perdite) furono i primi impegni della nuova forza armata, costituito inizialmente da cinque corpi d'armata, ognuno dei quali articolato su 3 divisioni di fanteria, ognuna delle stesse a sua volta era una unità poliarma con fanteria, cavalleria ed artiglieria; La Storia - 1861 Centocinquant'anni fa - accesso 24 aprile 2011 i soldati ed ufficiali erano quindi raggruppati in 18 divisioni.http://www.ilgiornaledellazio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1773:150d-anniversario-costituzione-esercito-italiano&catid=88:notizie-dalla-capitale-&Itemid=193 150º Anniversario costituzione esercito italiano - accesso 24 aprile 2011

La presa di Roma, la riforma Ricotti e i primi impegni coloniali

Il 20 settembre 1870, sotto il comando del generale Raffaele Cadorna, i bersaglieri del IV Corpo d'armata, entrando attraverso la breccia di Porta Pia aprirono un varco nelle mura di Roma ed occuparono la città che divenne la capitale del Regno d'Italia.

Intanto a partire dallo stesso anno e fino a quasi tutto un decennio il generale Cesare Francesco Ricotti-Magnani, ricoprì l'incarico di Ministro della Guerra; questi promosse una riforma di riorganizzazione; nel 1872 venne creato un nuovo corpo specializzato: gli Alpini. Con la legge 30 giugno, n. 3204 - che dispose la soppressione della guardia nazionale italiana - l'esercito venne ripartito in tre grandi scaglioni: "esercito permanente", "Milizia Mobile" e "Milizia Territoriale"; mentre la successiva legge 11 luglio 1876 n. 160 creò la Milizia Comunale.

Allo scoppio, il 5 febbraio 1885, della guerra d'Eritrea, il colonnello Tancredi Saletta sbarcò con meno di 1.000 uomini a Massaua, in Eritrea. Tuttavia il colonialismo italiano subì una battuta d'arresto nel 1896 con la battaglia di Adua avvenuta nell'ambito della guerra di Abissinia.

L'anno successivo iniziarono gli impegni internazionali, nell'ambito della collaborazione con un corpo internazionale per la pacificazione della rivolta contro la dominazione turca durante la guerra greco-turca del 1897, a cui il Regno d'Italia durante la rivolta di Creta con l'invio di un corpo di spedizione sbarcato a Suda, nell'isola di Creta, il 25 aprile 1897. Parallelamente verranno costituiti i Regi corpi truppe coloniali - in Eritrea, Somalia e, successivamente, in Libia - per coadiuvare le truppe italiane nel controllo del territorio; queste truppe dovevano formare anche una classe media coloniale legata agli interessi degli imprenditori italiani.Domenico Quirico, Lo squadrone bianco

Il 14 luglio 1900 venne costituito a Napoli il Corpo di spedizione italiano in Cina con reparti di esercito e fanteria di marina per contrastare la ribellione dei Boxer in Cina e difendere la concessione italiana di Tientsin ed i protettorati europei. Il 29 settembre 1911 iniziò la guerra italo-turca, con il Regio Esercito che entrò il 5 ottobre a Tripoli, nella primavera 1912 occupò il Dodecaneso.

La prima guerra mondiale e l'intervento in Albania ed in Macedonia

Il 24 maggio 1915 l'esercito italiano avanzò oltre il confine austro-ungarico segnando l'apertura delle ostilità anche per l'Italia nella prima guerra mondiale. . Il Regio Esercito, entrò in guerra con una grave carenza nella dotazione delle armi automatiche, ricevette dalla Francia esemplari di fusil mitrailleur Mle 1915 CSRG, nel calibro originale francese 8 mm Lebel,Nevio Mantoan, Armi ed equipaggiamenti dell'Esercito Italiano nella Grande Guerra 1915-1918, Gino Rossato Editore, 1996. che però si rivelarono inadatti alla guerra di trincea. Furono impiegate nelle autoblindo Lancia 1Z come armi per l'equipaggio, ma a causa della loro inaffidabilità e dell'ingombro eccessivo, vennero ben presto sostituiti in questo ruolo dal Carcano Mod. 91. Alla fine della guerra gli esemplari rimasti furono rapidamente dismessi. Nel corso della guerra inoltre presero vita gli Arditi, venne potenziato il Servizio Aeronautico; vennero inoltre utilizzati, seppur sporadicamente, alcuni carri armati Renault FT.

Nell'estate del 1916 si concluse la sesta battaglia dell'Isonzo che portò alla conquista di Gorizia, grazie anche alla presa del Monte Sabotino ad opera della 4ª Divisione agli ordini di Pietro Badoglio. La 12ª ed ultima battaglia dell'Isonzo segnò invece, il 24 ottobre 1917, la catastrofica sconfitta di Caporetto. Le forze austro-tedesche sfondarono proprio nel settore del XXVII Corpo d'armata comandato dal "fuggiasco di Tolmezzo" (Pietro Badoglio), ma la resistenza delle truppe sul Piave e sul monte Grappa dal 10 novembre al 4 dicembre 1917 posero fine alla fase negativa della guerra. L'anno successivo, il 1918, la battaglia del solstizio (15-22 giugno) e di Vittorio Veneto (23 ottobre-3 novembre) segnarono la definitiva vittoria italiana.

Nel 1918 il Regio Esercito fu impiegato anche all'estero: in Francia con il II Corpo d'armata combatté a Bligny (15 - 23 luglio) e lungo lo Chemin des Dames (10 - 12 ottobre); in Albania vinse la battaglia di Malakastra (6-9 luglio).

Operò anche sul fronte dei Balcani, con la Campagna di Albania e l'impegno in Macedonia, dove fu inviato un corpo di spedizione. Le truppe italiane occuparono Durazzo il 29 dicembre 1915 e Bitola il 18 novembre 1916 rimanendo fino al 1918.

Il conflitto mobilitò circa di militari, fece circa caduti e tra feriti e invalidi. Dopo la fine della prima guerra mondiale la milizia territoriale e quella mobile vennero sciolte confluendo nell'esercito.

Il ventennio fascista, la guerra di Etiopia, la guerra di Spagna e l'invasione dell'Albania

Dopo la conclusione vittoriosa della Grande Guerra, il Regio Esercito venne ridimensionato congedando la maggior parte dei reggimenti di cavalleria e fanteria e vennero sciolti gli Arditi.

Durante il ventennio fascista il governo Mussolini tra gli anni '20 e '30 emanò alcune riforme relative all'assetto generale; e nel 1923 il Servizio Aeronautico viene separato dall'esercito trasformandosi nella Regia Aeronautica. In questi anni inoltre videro la luce i primi reparti corazzati. Negli anni trenta il Regio Corpo Truppe Coloniali coadiuvò quelle nazionali durante il completamento dell'occupazione della Somalia, fino ad allora controllata solo parzialmente dalle truppe italiane nelle zone attorno alla capitale Mogadiscio e a pochi presidi lungo la costa. Il 1935 fu l'anno d'inizio della guerra d'Etiopia a cui il Regio Esercito partecipò varcando il Mareb il 3 ottobre ed entrando in Addis Abeba il 5 maggio 1936.

Intanto durante gli anni trenta erano state progettate e prodotte nuove armi come il pezzo contraereo 90/53 Mod. 1939, l'obice 149/19 Mod. 1937 e il mortaio Ansaldo 210/22 Mod. 1935 ma pochissimi esemplari furono prodotti e distribuiti per carenza di risorse. Nel campo dell'armamento individuale vi fu l'introduzione del Beretta MAB 38 (usato da truppe speciali come la 185ª Divisione paracadutisti "Folgore"), la mitragliatrice Breda Mod. 37 o la pistola Beretta M34 per ufficiali, anche se la stragrande maggioranza delle truppe utilizzarono armi obsolete risalenti ancora al primo conflitto mondiale, e i nuovi carri armati disponibili erano il carro L3, leggero e con armamento fisso, e l'M11/39, carro medio costruito con l'armamento principale in casamatta e armamento secondario in torretta, ma che si rivelò non particolarmente efficace.

Con lo scoppio della guerra civile spagnola nel 1936, venne inviato in Spagna in aiuto dei Nazionalisti di Francisco Franco il Corpo Truppe Volontarie, nel 1937 venne istituito il corpo della Guardia alla frontiera, seguite alla riforma del reclutamento con Regio decreto 24 febbraio 1938-XVI, n. 329 e dal relativo regolamento di esecuzione di cui al Regio decreto 6 giugno 1940, n. 1481. Fu istituito il primo reparto paracadutisti, una compagnia di fanti libici inquadrati da ufficiali e sottufficiali italiani, che effettuò il primo lancio il 28 marzo 1938 a Castel Benito, in Libia.

Nell'aprile del 1939, in seguito all'invasione italiana dell'Albania, l'esercito occupò e presidiò le più importanti città dell'ex regno di Zog I.

La seconda guerra mondiale

Allo scoppio della seconda guerra mondiale quando la Germania nazista invase la seconda Repubblica di Polonia, l'Italia dichiarò la propria "non belligeranza" poiché Mussolini, conscio del fatto che le guerre di Etiopia e di Spagna avevano pesantemente intaccato le scorte dell'esercito e bloccato il suo ammodernamento. Tuttavia i fulminei successi della Wehrmacht e l'impressione che il conflitto sarebbe durato poco indussero però il duce a bruciare le tappe e a sancire l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940. Al momento dell'entrata in guerra il Regio Esercito diponeva di 75 divisioni, ma presentava gravi carenze nell'armamento: infatti l'artiglieria risaliva al primo conflitto mondiale, i carri armati erano leggeri con corazza ed armamento inadeguati, mancavano gli automezzi, le mitragliatrici erano insufficienti, le divise erano di pessima qualità e mancavano equipaggiamenti e attrezzature adatte alle aree dove si sarebbe operato (Libia, Unione Sovietica, Albania, Grecia).

Durante la campagna di Francia, la battaglia delle Alpi Occidentali fu la prima operazione in cui venne impiegato il Regio Esercito, e si risolse con una vittoria tattica italiana bilanciata dall'occupazione italiana di alcuni comuni lungo il confine, cone sancito dall'armistizio di Villa Incisa. Si concluse con la sconfitta invece l'iniziativa in Africa orientale dove, nonostante il successo ottenuto con la conquista della Somalia britannica, i reparti del Regio Esercito ivi stanziati rimasero fin dall'inizio isolati dalla Madrepatria subendo, nel maggio 1941, un'inevitabile disfatta nella seconda battaglia dell'Amba Alagi. Ai soldati italiani sconfitti venne comunque tributato da parte delle vittoriose truppe britanniche l'onore delle armi. L'ultima disperata resistenza in questo teatro di operazioni fu attuata dalle unità al comando del generale Guglielmo Nasi nel corso della Battaglia di Gondar, che ebbe termine con la resa degli ultimi presidi nel novembre 1941.