Biografia Formazione Eugenio Soncini si laureò in ingegneriaA quel tempo il Politecnico di Milano conferiva solo la laurea in Architettura. presso l'allora Regio Istituto Tecnico Superiore (il futuro Politecnico di Milano) nel 1929. La sua carriera e le sue opere si articolano in due fasi distinte: prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Anni trenta e quaranta: lo Studio Ponti-Fornaroli-Soncini Come neolaureato inizia la pratica nello studio di Emilio Lancia, per conto del quale segue la realizzazione del Palazzo e Torre Rasini a Milano. Conosce così, e inizia a collaborare, con Gio Ponti, che a sua volta collaborava da tempo con Lancia ed era con lui co-autore del Palazzo e della Torre. La collaborazione risulta così felice che dopo pochi mesi Eugenio lascia Lancia ed entra nello studio di Ponti, dapprima come semplice collaboratore, poi, dal 1933, come socio a tutti gli effetti: nasce così lo Studio Ponti-Fornaroli-Soncini.

Gli anni seguenti sono quelli in cui Ponti sviluppa quelli che lui chiama i grandi temi: "Milano gli offre le grandi occasioni private: dal progettare domestico (le case tipiche o Domus) al progettare per l'industria (primo Palazzo Montecatini) al progettare ospedaliero (clinica Columbus); [...] Roma gli offre le grandi occasioni pubbliche: i primi grandi concorsi perduti (Palazzo del Littorio, Ministero degli Esteri); [...] Padova gli dà l'occasione del memorabile Liviano; [...] infine Vienna lo riconduce alla domesticità (con gli arredi di Palazzo Fürstenberg)."G. Arditi e C. Serrauto, 1994

Eugenio segue il suo maestro in tutti questi interventi. "Non è casuale che le tematiche che affronta a fianco di Ponti siano proprio quelle più significative e ricorrenti della sua produzione architettonica matura: la residenza, l'edilizia commerciale e quella ospedaliera. Non è facile stabilire quale sia stato l'apporto di Eugenio nella creazione delle numerose architetture a cui ha lavorato con Ponti: mancano scritti che lo documentino. Ma è ragionevole supporre che tra i due sia nato un rapporto di scambio reciproco, che ha permesso all'uno di accogliere i suggerimenti di natura più tecnica e all'altro di assimilare l'essenza della poetica pontiana e di trarre insegnamento dalla sua esperienza. A riprova di ciò sta il fatto che, dopo solo tre anni di collaborazione, Ponti offre a Eugenio di diventare suo socio."A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 50, 1996 Così Ponti ed Eugenio collaborano a stretto contatto: "il primo ideava, schizzava di getto sul foglio l'idea, l'altro progettava concretamente con successive correzioni e revisioni fino alla versione definitiva".Testimonianza di Mariele Sessa Soncini, moglie di Eugenio, in A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 52, 1996

Tra le tante opere di questo periodo, per il contributo apportatovi da Eugenio, ricordiamo:

il Palazzo Montecatini (1935-1938) "L’interazione tra architettura e ingegneria, tra arte e tecnica, tra forma e funzione raggiungono una completa espressione."G. Arditi e C. Serrato, pag. 79, 1994 "È stato l'occasione speciale che ha messo alla prova il cervello di Ponti e il suo Studio."L.L. Ponti, pag. 87, 1990 la Clinica Columbus (1938-40) "Lo schema di una clinica tipo, che ha a sud le camere, nel baricentro le comunicazioni verticali (scale, ascensori) e il reparto operatorio innestato a nord."G. Ponti, pag. 13-14, 1949

L'ultimo lavoro è il progetto di concorso per il Ministero degli Esteri del '39, che rappresenta la tappa conclusiva, il momento culminante: un lavoro, anche notturno, estenuante, febbrile, per progettare al fianco di Ponti un complesso architettonico fondato sull'idea della grande decorazione spettacolare, all'antica.

Questi anni di formazione concreta, e di crescita e maturazione professionale, spingono progressivamente Eugenio verso la propria autonomia progettuale e creativa, ma l'evoluzione viene sospesa dalla guerra.

Anni cinquanta e sessanta: lo Studio Eugenio ed Ermenegildo Soncini Personalità esuberante e volitiva, alla fine della guerra Eugenio inizia a sentire restrittivo il connubio con Ponti. Così, quando nel 1947 il fratello Ermenegildo si laurea in Architettura, coglie l’occasione per lasciare Ponti e aprire un suo studio indipendente (lo Studio Eugenio ed Ermenegildo Soncini) nella Palazzina Sessa a Milano.

Tutti i temi che Eugenio ha appreso da Ponti ritornano nei lavori del suo studio: sperimentazione sui materiali, valore d’immagine, impiantistica d’avanguardia e moderna dotazione tecnica, accurata razionalizzazione del sistema distributivo, ricerca di dialogo con le preesistenze ambientali, sincerità espressiva e semplificazione formale. E soprattutto l'idea della progettazione globale (dalla scala architettonica e strutturale a quella degli arredi).A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 58, 1996 Di questi "insegnamenti fa tesoro per la realizzazione della Clinica Capitanio, che progetta nel 1947, in totale autonomia da Ponti, e tuttavia ancora molto pontiana. A essa seguiranno molti altri edifici ospedalieri e non, in un crescendo di acquisizioni tecniche ed elaborazioni formali, che si diversificarono sempre più."A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 60, 1996 La libertà che il suo nuovo studio gli offriva gli consente di orientarsi progressivamente verso modelli che con la poetica pontiana nulla hanno a che vedere: quelli americani e internazionali. "Ma senza tradire mai la lezione di Ponti."

Tra le sue opere più significative in ordine cronologico ricordiamo:

il Palazzo Michelin (1946-1948) "L'architettura è espressione diretta degli elementi costruttivi: il ritmo, scandito dai pilastri a vista e dalle fasce marcapiano, è incalzante."A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 98, 1996 "Non vi sono murature d'ambito, in quanto il pannello della finestra va da pilastro a pilastro e da pavimento a soffitto [...] l'adozione di tramezze mobili in legno di rovere consente di variare a piacere le dimensioni degli uffici."Pagani, pag. 176, 1954 il Palazzo della SKF Italia (1948-1950) la Clinica Capitanio (1947-1950) "Grande attenzione è stata posta nello studio del rapporto funzione-tecnologia e nella ricerca di soluzioni tecniche all'avanguardia."P. Bottoni, 1954, pag. 182 il Grattacielo di Milano (1950-1955) Il nome è significativo: per circa un decennio, prima della costruzione del Grattacielo Pirelli, fu il simbolo del rinnovo e della ripresa di Milano dopo l'ultimo conflitto mondialeNel 1956, l'immagine del Grattacielo di Milano assurge a simbolo del rinnovamento della città sulla sopracopertina del volume edito dal Comune di Milano per celebrare i primi dieci anni di ricostruzione.. Anche perché fu costruito con un materiale tipicamente italiano (il calcestruzzo armato) e perché era allora il grattacielo più alto del mondo costruito con quella tecnica.G. Alfonsi e G. Zucconi, 1985, pag. 40 È anche noto come Torre Breda e fu progettato assieme a L. MattioniLa torre fu progettata da Eugenio ed Ermenegildo Soncini e Luigi Mattioni. I progettisti sono citati in quest'ordine nell’articolo scritto da Mattioni (Il grattacielo di Milano) in Edilizia Moderna, n. 56, 1955. Purtroppo molte pubblicazioni li pongono erroneamente in ordine alfabetico o attribuiscono l’opera al solo Mattioni. il Palazzo Galbani (1954-1955) "Una torre in lastre di cristallo verde-azzurro, che non muta aspetto neppure quando le veneziane sono abbassate."R. Pedio, p. 593, 1962. I grandi saloni privi di pilastri sono il primo esempio di solai corrugati prefabbricati di grande luce; furono realizzati con P.L. Nervi L. Nervi, pag. 24-25, 1963 l’Ospedale di Circolo di Saronno (1954-1955) L'impostazione generale e i servizi che i progettisti applicarono a questa struttura pubblica erano stati sino ad allora prerogativa esclusiva delle migliori case di cura private: "si è [così] voluto dare anche ai più umili un conforto riservato normalmente ai più abbienti".E. Paoli, pag. 70, 1955 il Palazzo dell'Istituto Romano di Beni Stabili (IRBS) (1956-1964) la Torre Tirrena (1956-1957) "La chiara architettura di questo edificio, il cui significato è dovuto essenzialmente al gioco delle strutture, deve la sua caratteristica più saliente ai pilastrini binati costituenti la partitura verticale delle fronti".Vitrum, pag. 2, 1960 "Essi creano un effetto di chiaroscuro contrastante con le superfici vetrate e non sono rettilinei, bensì si sdoppiano con raccordi obliqui alla sommità e alla base dell'edificio."C. De Carli, pag. 311, 1958 la Clinica La Madonnina (1957-1959) il Palazzo della Compagnia di Assicurazione di Milano (1958-1965) "Il problema di ottenere la funzionalità, nel rispetto del passato."E. Guicciardi e U. Balzani, pag. 154, 1963 il Palazzo La Serenissima (1966-1968) "L’edificio eraera, perché nel 2012 le facciate furono modificate caratterizzato dal colore brunito delle strutture metalliche di facciata, dai vetri fumé del sistema a courtain walls che lo rendevano moderno, tecnologicamente avanzato e sperimentale" alla sua epoca: è infatti "un edificio in acciaio e vetro, quando nello stesso periodo il calcestruzzo armato era il sistema costruttivo dominante in Italia."

Per una descrizione dettagliata si rimanda alle pagine dedicate alle singole opere; per gli indirizzi delle stesse si veda nel seguito la sezione Opere.

L'attività professionale di Eugenio e del suo studio termina nel 1973. Per problemi di salute Eugenio si ritira completamente, si dedica alla pittura e non segue più il dibattito architettonico. Muore nel 1993.

Stile "L'opera dei fratelli Soncini deve molto ai maestri del Movimento Moderno. L’attenzione costante ai fenomeni architettonici internazionali, permise loro di creare architetture all’avanguardia, non solo da un punto di vista tecnologico, ma anche da quello compositivo formale, senza, tuttavia, cadere mai nella trappola dell’International Style: l'indifferenza al sito e alla storia del luogo in cui l’opera sorge. Al contrario, i Soncini fecero dell’attenzione per il sito e per le preesistenze ambientali un canone fondamentale del proprio metodo progettuale."A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 229, 1996 Carlo de Carli commenta: “È caratteristica dei Soncini la passione a una metodologia nell’impostazione e nello sviluppo di un problema. Le loro soluzioni, derivanti da una lunga analisi, appaiono assolutamente finite, senza dubbi, felici o non felici, ma dichiarate, esposte coraggiosamente alla critica di tutti.”C. De Carli, pag. 309, 1958 Hanno "il coraggio di compiere scelte determinate, come quella di accostare una torre, un’architettura essenzialmente strutturale e altamente tecnologica, a degli edifici storici (si pensi alla Torre Tirrena e al Palazzo della Compagnia di Assicurazione di Milano) o di costruire un grattacielo che con la sua altezza sfida e supera le guglie del Duomo."

P. Portoghesi così definisce i Soncini: "Esponenti del Razionalismo in una versione prima classicista e poi rigorosamente tecnologica".P. Portoghesi, 1969

La loro ricerca formale e tecnologica si muove nel lessico della facciata continua (curtain-wall). Non a caso Franco Gerosa, nel memoriale dedicato a Eugenio alla sua morte, ritiene che la "sua opera più completa, il suo raggiungimento più significativo [sia il palazzo La Serenissima, che] ricorda le scelte di Mies van der Rohe per il Seagram Building a New York" e addirittura ritrova segni architettonici delle loro opere (le costolature che si biforcano della Torre Tirrena, 1956) in architetture americane posteriori (le Twin Towers di Minoru Yamasaki del 1974).

I Soncini non si limitarono all'architettura, ma spesso progettarono anche l'arredo, come ad esempio nelle cliniche Capitanio e La Madonnina."A. Kordalis e N. Tommasi, pag. 51, 1996