La pagina illustra la storia della scultura in Abruzzo, dalle origini a oggi.
Sculture antiche, italiche e romane Statuette votive neolitiche Risalendo all'epoca del Paleolitico e del Neolitico, in Abruzzo le prime forme di scultura si mostrarono mediante l'industria litica, ossia della pietra. La selce e altre varietà litiche vennero scheggiate per formare lance e armi di difesa e da guerra. Più avanti nel tardo Paleolitico comparvero la ceramica, e utensili domestici, come attrezzi da cucina, da caccia e di agricoltura e allevamento. I ritrovamenti dell'epoca neolitica di maggior interesse sono stati fatti nelle necropoli di Campovalano, Fossa e nella grotta dei Piccioni di Bolognano. Soprattutto nelle necropoli, a partire dal tardo neolitico sino alla colonizzazione del territorio abruzzese delle popolazioni dei Sanniti (IX-VIII secolo a.C.), è evidente la stratigrafia del passaggio di diverse tribù. I corredi funebri sopravvissuti appartengono a personaggi influenti, come sovrani o re-guerrieri (IX secolo a.C.).
Gran parte del materiale rinvenuto negli scavi in Abruzzo, è stato trasferito nella collezione del Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo a Villa Frigerj di Chieti.
Materiale era esposto in collezioni già dall'800, ad esempio nel museo civico di Vasto, poi confluito nei musei di Palazzo d'Avalos; poi mel 1938 nell'Antiquarium Teatinum, attualmente presso il museo archeologico La Civitella, poi nel 1952 ci fu l'istituzione del museo archeologico nazionale a Chieti, dove confluirono varie collezioni private, tra cui la collezione di Giovanni Pansa, insieme a recenti rinvenimenti.
Dell'epoca più antica risalgono delle steli funerarie con iscrizione osche e l'immagine del defunto, rinvenute a Monte San Giorgio a Penna Sant'Andrea (Te), conservate dal 2011 in una sala insieme con il guerriero di Capestrano. Siamo nell'epoca italica (VI-V secolo a.C.), e ovviamente il tutto si risolve in decorazioni molto stilizzate e rozze, dove la scrittura e l'informazione circa le origini del defunto la fanno da padrone rispetto alla ricercatezza del particolare, evidente soprattutto nella statua del guerriero Nevio PompuledioA. La Regina, Il Guerriero di Capestrano e le incisioni paleosabelliche, Editore Erma di Bretschneider, 2010.
Tuttavia la committenza del sovrano vestino Nevio Pompuledio di Aufinum, risulta essere molto elaborata, sicché gli studiosi vi hanno intravisto un aspetto del viso molto ieratico, collegato probabilmente con le sculture sarde, ma si evince anche una forte influenza molto plastica e realistica di tradizione picena (area forse del teramano?), fortemente influenzata dall'arte etrusca.
Altre opere importanti al museo archeologico di Chieti, sono la statuetta di Cerere, rinvenuta a Rapino, materiale di importazione fenicio, testine in pasta vitrea, elmi di derivazione greca.
Corredi funebri Oltre alla grande produzione di ceramica, di cui si parlerà, i corredi funebri rinvenuti nelle varie necropoli dell'Abruzzo, hanno riportato fibule, armi, foderi, elmi e scudi da guerra, che mostrano l'influsso stilistico delle varie genti che hanno avuto sulle popolazioni autoctone durante la conquista italica. Nel periodo maturo, quando i Sanniti si stanziarono definitivamente in Abruzzo, sparpagliandosi nelle tribù dei Marsi, Marrucini, Peligni, Frentani e Vestini, ossia dal VII secolo in poi, si può avere una definizione precisa della diversificazione artistica territoriale della regione. Infatti leggendo i manufatti ritrovati, sempre per quanto ci è possibile stabilire a causa dei diversi furti che si compirono durante i ritrovamenti nelle campagne, si può ben capire la diversità sociale e la potenza politico-economica di diversi popoli italici d'Abruzzo, poiché maggiori ritrovamenti, con pezzi d'arte davvero raffinati e notevoli, si hanno nel territorio antico di Teate (Chieti), Anxanum (Lanciano), Sulmona, Histonium (Vasto) e Amiternum (L'Aquila).Bisogna tuttavia ben distinguere storicamente e artisticamente la differenza tra arte italica pre-romana, e quella prodotta durante la conquista di Roma dal II secolo a.C. in poi. Dunque in merito a ciò, i reperti italici autentici sono relativamente pochi, se si considera la maggior parte dei ritrovamenti funerari di lance e armi per il corredo maschile, e ceramiche, vasellame, pettini e ornamenti da toeletta e da cucina per i corredi femminili
Molto elaborati, erano i triclini funebri in ferro e avorio, di cui si conserva molto bene il letto funebre della necropoli di Bazzano, a Chieti, ornato nei manici e nelle gambe da teste umane, divine e animali.
Il patrimonio archeologico di Chieti Nel Museo archeologico della Civitella di Chieti, presso l'anfiteatro, si conserva un interessante frontone dei templi italici della Triade, prima della colonizzazione romana che impose la Triade Capitolina, spostando a Teate l'area sacra presso il foro dei Tempietti Giulio-Claudi. Da qui si può ben capire come la scultura e l'architettura (IV secolo a.C.) avesse già subito un notevole balzo in avanti quanto a decorazione e a ricercatezza dei particolari. Il guerriero di Capestrano è solo un tassello della scultura abruzzese italica, di cui rappresenta l'apogeo. La scultura è un monumento funebre del popolo vestino, risalente al VI secolo a.C., in onore del re guerriero Nevio Pompuledio, della tribù di Aufinum (Ofena). Scoperto nel 1934 da un contadino, ha destato immediatamente interesse archeologico per l'integrità conservativa e per la ricercatezza dei particolari e la grazia delle forme, tanto da essere paragonato alle statue di kuroi greci. La statua rappresenta il sovrano in posizione eretta, sorretto lateralmente da due pilastri con l'iscrizione commemorativa in lingua osca; il guerriero è in divisa da guerra, con doppio scudo sul petto e sulla schiena, e con le braccia serrate, tenendo le sue armi da guerra. La fisionomia del volto, con grandi occhi e aspetto inespressivo, hanno condotto gli studiosi a ipotizzare collegamenti con l'arte sarda e le due steli funebri proto-italiche, conservate nella stessa stanza del guerriero.
Patrimonio archeologico dell'Aquila Con l'arrivo di Roma, sia i templi, sia i fori, insieme con la scultura, subirono un drastico cambiamento artistico, di cui non è possibile certificare con precisione le peculiarità sincretiche adottate dai popoli abruzzesi, a differenza dell'arte dal Medioevo in poi, cominciando appunto dal romanico. Fatto sta che vennero eretti nuovi templi, teatri, terme, anfiteatri, e anche la scultura, per ricercatezza, miglioramento fisionomico dei personaggi e precisione del dettaglio, fece notevoli passi avanti. Sempre a Chieti si hanno gli esempi della numismatica, della scultura lignea dei triclini e lettighe provenienti da Bazzano e Amiternum, della statua di Eracle a riposo dal tempio di Sulmona. Nel Museo Nazionale d'Abruzzo all'Aquila invece si hanno preziosi fregi in calcare del Corteo funebre di Amiternum (I secolo) e del Calendario liturgico di Amiterno.
Scultura medievale Il romanico L'Abruzzo è ricchissimo di materiale scultoreo medievale, che testimonia l'antica vita dei suoi insediamenti religiosi urbani e monastici. Oggetto della ricerca sono essenzialmente i frammenti di arredo sacro più apprezzabili e meglio conservati, ossia amboni, cibori, paliotti, lastre di recinzione presbiteriale, candelabri. Ovverosia il materiale scultoreo più ricco e scenografico vale a dire. Di grande rilievo sono i preziosi frammenti altomedievali nelle chiese e nei musei diocesani, spesso utilizzati in contesti estranei alla collocazione originaria, per via di grossolani restauri successivi. Tali pezzi rappresentano l'unica testimonianza artistica sopravvissuta dall'età longobarda e carolingia, dato che in tutto l'Abruzzo si sono conservati edifici di culto appartenenti al periodo, che va dalla tarda età imperiale del V secolo al Mille.Pertanto tutto ciò che rimane, di questo periodo storico, è un insieme piuttosto ingente e variegato di reperti scultorei provenienti per lo più delle antiche chiese diocesane o dalle grandi abbazie benedettine e cistercensi, sopravvissuti grazie alla loro "trasportabilità", come dimostrano elementi scultorei di alcune chiese oggi non più esistenti, rimontati in altre parrocchie.
Gli amboni monumentali di Nicodemo A partire dall'XI secolo incomincia la stagione del romanico abruzzese, che lascerà testimonianze in tutto il territorio regionale, e conferirà all'Abruzzo quel suo carattere monastico e benedettino, monumentale e possente. Vengono ricostruite le storiche abbazie del IX-X secolo, arricchite da un fantasioso e variegato arredo liturgico. Tra le opere di età normanno-sveva riguardano soprattutto l'operato della bottega di Nicodemo, Roberto e Ruggero, maestri scalpellini che realizzarono gli splendidi amboni delle principali abbazie abruzzesi di San Clemente a CasauriaI.C. Gavini, Storia dell'architettura in Abruzzo, I, Bestetti & Tumminelli, 1927, pp. 289-332, Santa Maria in Valle Porclaneta, Santa Maria del Lago, San Paolo di Peltuino, Santa Maria di Bominaco, San Bartolomeo di Carpineto e Santo Stefano di CugnoliI.C. Gavini, Sommario della storia della scultura in Abruzzo in Convegno storico Vol. I. Quest'ultimo esempio, insieme con San Paolo di Peltuino, fa riferimento al fenomeno di rimontaggio delle sculture, prelevati da chiese in decadenza e rimontati (San Paolo fu rimontato nella parrocchia di San Nicola, quello di Santo Stefano proviene dalla chiesa di San Salvatore).
Questi amboni rappresentano il manifesto scultoreo del romanico abruzzese, nonché incarnano la fase storico-artistica più tipica dell'Abruzzo, ovverosia il fatto che l'Abruzzo avesse assimilato e digerito sempre tardi le principali correnti artistiche d'Europa e d'Italia; ma ciò non significa che le maestranze, spesso esterne dalla regione, eccettuando i maestri di Guardiagrele, avessero riproposto delle pallide imitazioni di modelli quali quelli d'Umbria, Lombardia e ToscanaGavini, cit., pp. 383-400. Anzi, è stato riconosciuto che l'Abruzzo, malgrado la necessità di ricostruzione delle strutture per via di devastazioni e terremoti, più che per dare sfoggio di nuovi stili, seppe dare un tocco di originalità a ciascuna corrente artistica della storia dell'arte, le cui peculiarità convogliarono nella ricercatezza e nel particolarismo delle figure, soprattutto in ambito scultore, per quanto riguarda la tipica decorazione fantasiosa a motivi arabeschi, fitomorfi, animaleschi e vegetali dell'arte romanica. Ugualmente l'Abruzzo dette slancio vitale con la propria originalità alla pittura sia gotica sia rinascimentale, incominciando con gli esempi di San Pellegrino di Bominaco e Santa Maria ad Cryptas di Fossa, fino all'arte pittorica di Andrea De Litio ad Atri e Saturnino Gatti all'Aquila.
Particolarità della bottega del maestro Nicodemo
Il maestro Nicodemo fu personaggio di spicco nella scultura sacra romanica abruzzese, noto per i suoi amboni, dall'origine probabilmente abruzzese ma ancora misteriosa. Già nel 1949 il Balzano aveva dubitato delle iscrizioni sull'origine legata a Guardiagrele (che lui aveva citato per primo, dando loro fama nel 1910 e riferitegli dallo Iezzi), mai citate prima da alcuno studioso e tanto precise nell'indicare il luogo d'origine. In realtà l'artista, nelle sue opere dove si firmò, mai parlò chiaramente della sua patriaM. Pantalone, Sulla chiesa di S. Martino e Maestro Nicodemo, «Rivista Abruzzese», LXXII (2019), 2, pp.134-139.