. Esperto di diritto feudale, fu consigliere del Regno di Napoli dal 1539 al 1560.

Biografia Nacque nel 1503 a Ravello da una famiglia aristocratica, i Freccia o Frezza, che diede i natali a vari giuristi, tra cui il padre Antonio. Si laureò in giurisprudenza nel 1522 e iniziò una carriera di avvocato, sempre a sostegno delle prerogative dei nobili, che gli conferì ampia fama e riconoscimenti. In seguito divenne lettore presso la locale università. Pubblicò varie opere, mantenendo sempre uno speciale interesse per la storia giuridica e in particolare per il diritto feudale.

Dal suo matrimonio con Delia, figlia di Marino Scatteretica e di Beatrice Santomanco di Salerno, ebbe otto figli, solo uno dei quali gli sopravvisse.

Fu regio consigliere a Napoli dal 1539 al 1560, un periodo difficile segnato da vari rivolgimenti.

Acquistò nel 1554 dal principe Ferrante Sanseverino il feudo di Castellabate e in seguito la città di Lettere, già della famiglia della madre; il fisco tuttavia, in seguito alla disgrazia del principe e all'alienazione dei suoi beni, contestò l'acquisto del feudo e lo mise all'asta, così Freccia riuscì a mantenerne solo il titolo.

Dopo avere scontato un esilio a Capri di due anni, venne definitivamente allontanato dagli incarichi politici nel 1563; negli ultimi anni si dedicò interamente agli studi. Morì nel 1566 a Napoli e venne tumulato nella cappella di famiglia (demolita nel XIX secolo) nella basilica di San Domenico Maggiore.

Opere De subfeudis baronum et investituris feudorum, 1554 (ultima edizione Venezia, 1579).

Note

Bibliografia

Nicola Cilento, Di Marino Freccia erudito napoletano del cinquecento e di alcuni codici di cronache medievali a lui noti (Premessa allo studio del codice Vat. Lat. 5001), in «Bullettino dell'Istituto storico italiano per il Medio Evo e Archivio Muratoriano», LXVIII (1956), pp. 281–309. Riedito con il titolo La tradizione manoscritta di Erchemperto e del "Chronicon Salernitanum", in Italia Meridionale Longobarda, c. VI, pp. 73–102 e in Italia Meridionale Longobarda, II ed., c. VIII, pp. 105–134.

Voci correlate Ubi feuda, ibi demania

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