Il blast beat (traducibile in italiano come "battito esplosivo") è un groove di batteria, ampiamente utilizzato nel metal estremo, nell'hardcore punk e nel grindcore.
L'invenzione del termine è attribuita a Mick Harris dei Napalm Death, sebbene il ritmo di per sé fosse già stato utilizzato da altri musicisti.
Storia
Origini nel jazz e nel rock Sebbene sia più comunemente associato all'hardcore punk e al metal estremo, si ritiene che le prime forme di quello che sarebbe poi diventato il blast beat siano apparse nel jazz. Un esempio precoce, che in qualche modo assomiglia alla tecnica moderna, è una breve sezione dell'assolo di batteria di Sam Woodyard durante un'esecuzione del 1962 di Kinda Dukish con l'orchestra di Duke Ellington; l'esempio di Woodyard, tuttavia, non include l'uso moderno di grancassa e piatti. Un altro esempio può essere ascoltato nell'esecuzione dal vivo di Sunny Murray del 1966 o del 1967 di Holy Ghost, con il sassofonista Albert Ayler, sebbene questa non sia stata pubblicata ufficialmente fino alla ristampa del 1998 di Albert Ayler in Greenwich Village. Prima che questi due esempi riemergessero e ricevessero attenzione negli anni 2010, il collaboratore di AllMusic Thom Jurek attribuì a Tony Williams il merito di essere stato il "vero inventore del blastbeat" per la sua performance in Dark Prince con i Trio of Doom nel 1979, pubblicata ufficialmente solo nel 2007.
Alcuni precursori dei blast beat sono stati individuati anche nel rock e nei primordi dell'heavy metal. Un esempio di proto-blast beat si può trovare nel singolo rockabilly del 1959 dei Tielman Brothers Rock Little Baby of Mine, durante la parte strumentale; Steve Ross dei Coven esegue poi uno pseudo-blast beat nel brano Dignitaries of Hell su Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls, pubblicato nel 1969, e Bill Ward, batterista dei Black Sabbath, suonò alcuni blast beat in un'esecuzione dal vivo di War Pigs nel 1970 (ad esempio ai minuti 3:52 e 6:38).
Nell'hardcore punk e nel metal Il blast beat come lo conosciamo oggi ha avuto origine nelle scene hardcore punk e grindcore degli anni Ottanta; contrariamente a quanto si crede comunemente, i blast beat hanno avuto origine nell'hardcore, non nella musica metal.. Il gruppo grindcore Napalm Death, in particolare il loro batterista Mick Harris, coniò il termine "blast beat". Lo storico del metal Garry Sharpe-Young attribuisce a Eric Brecht dei D.R.I. il merito di aver suonato per primo il groove nel loro album di debutto del 1983, ma sostiene che i Napalm Death lo abbiano reso più noto... Nel 1985 i Napalm Death, all'epoca una band emergente, sostituirono difatti il loro batterista Miles "Rat" Ratledge con Mick Harris, che contribuì al sound del gruppo con uno stile che impiegava alcune serie di note veloci suonate sulla cassa e sul rullante, da lui appunto definite "blast beat".
Alcuni artisti che impiegarono il blast beat prima dell'invenzione del termine includono i Dirty Rotten Imbeciles (1983, No Sense), i Beastie Boys (1982, Riot Fight), i Sepultura (1985, Antichrist), gli Stormtroopers of Death (1985, Milk; il loro ex batterista Charlie Benante sostiene che fu il primo blast beat mai registrato), i Sarcófago (1986, Satanas) e i Repulsion(1989, registrato nel 1986).Matthew Widener, "Scared to Death: The Making of Repulsion's Horrified", Decibel #46, agosto 2008, pp. 63-69.
Il blast beat si sviluppò nella sua forma moderna all'interno della scena death metal e grindcore statunitense tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta. Pete Sandoval, batterista dei Terrorizer e dei Morbid Angel, sarebbe stato il primo a utilizzare i blast beat seguendo il metronomo, anziché producendo del semplice "rumore", conferendogli dunque una caratteristica più musicale.. I blast beat apparvero poi in album metal di successo commerciale, a cominciare da Demanufacture (1995) dei Fear Factory e Iowa (2001) degli Slipknot.Graham Ellis, "Decade of Horror", Terrorizer #184, giugno 2009, p. 25.
Caratteristiche ed esecuzione
L'esecuzione del blast beat si basa sulla continua alternanza di colpi eseguiti tra grancassa e un qualsiasi altro tamburo, solitamente il rullante, a velocità sostenute; in un contesto musicale moderno, i blast beat sono generalmente considerati tali quando suonati a una velocità minima di 180BPM in sedicesimi... Tipicamente la stessa mano suona sempre lo stesso pezzo della batteria (ad esempio, la mano sinistra sta sempre sul rullante e la destra sul ride); un caso di alternanza delle mani si può tuttavia ravvisare nel cosiddetto Dirk blast, coniato da Dirk Verbeuren, nel quale si applica il flam accent tra rullante e piatti, ottenendo così un blast beat in terzine.
Con l'evoluzione dei blast beat sono emersi diversi tipi e interpretazioni. Esistono quattro varianti principali del blast beat: il traditional blast, l'hammer blast, il bomb blast e il gravity (o freehand) blast..
Traditional blast: si suonano piatto e grancassa all'unisono in battere e rullante in levare, formando con le mani un rullo in sedicesimi e suonando degli ottavi con la grancassa.. Hammer blast: si suonano piatto, grancassa e rullante all'unisono in battere. Invece di suonare alternativamente cassa e rullante in ottavi, creando così un rullo in sedicesimi, l'hammer blast suona una serie di unisoni in sedicesimi su cassa e rullante. Uno dei vantaggi di questo blast beat è il fatto di poter dimezzare i colpi sui piatti eseguiti con la "mano debole", rendendolo più facile per i principianti ed agevolando eventuali accenti su crash, splash o china.. Bomb blast: si suonano piatto, rullante e grancassa all'unisono in battere e grancassa in levare. Misurato in sedicesimi, un bomb blast è composto da ottavi sul rullante suonati sopra una linea di grancassa in sedicesimi. Questa variante è anche conosciuta con il nome di Cannibal blast, poiché questa tecnica è stata resa celebre negli anni Novanta dal gruppo brutal death metal Cannibal Corpse.. Gravity blast: in questa variante, la tecnica del gravity roll viene applicata sul rullante per suonare dei sedicesimi con una sola mano.. Il termine "gravity roll" o "gravity blast", sebbene di uso comune e accettato, è meno corretto di "freehand roll" o "fulcrum roll", in quanto la tecnica non si basa sulla gravità e può essere eseguita lateralmente, sottosopra o in un ambiente a gravità zero.
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Tecniche musicali Categoria:Tecnica batteristica