L’organizzazione del sapere od organizzazione della conoscenza, in inglese Knowledge Organization (KO), è una branca della scienza delle biblioteche e dell'informazione che tratta le attività di descrizione, indicizzazione e classificazione dei documenti, nel contesto di biblioteche, archivi, basi di dati ecc. Oggetto della KO sono «le attività svolte e gli strumenti usati dalle persone che lavorano in luoghi dove si raccolgono risorse informative (come, ad esempio, libri, carte geografiche, documenti, raccolte di dati, immagini) per uso umano, tanto immediato quanto futuro.

Esamina i procedimenti messi in atto per rendere reperibili le risorse, sia nel caso in cui qualcuno cerchi una risorsa conoscendola già, sia quando se ne consultano centinaia, nella mera speranza di trovare qualcosa di utile. L'organizzazione della informazione sta alla base di una grande quantità di casi di ricerca di informazioni».Daniel N. Joudrey, Arlene G. Taylor. The Organization of Information, quarta edizione: Santa Barbara (CA), Libraries Unlimited, 2018. Le tecniche tradizionali adottate da bibliotecari, archivisti e indicizzatori e fondate sulle capacità umane hanno dovuto misurarsi via via sempre di più con le tecniche di elaborazione, per mezzo di algoritmi, di grandi quantità di dati (Big data). Il campo di studi della KO si estende dalla natura e qualità dei procedimenti di organizzazione della conoscenza (KOP, knowledge organizing processes), come tassonomie e ontologia fino ai risultanti sistemi di organizzazione del sapere (KOS, knowledge organizing systems).

L'organizzazione del sapere è affrontata secondo prospettive molto differenti, secondo diverse concezioni di che cosa siano conoscenza, cognizione, lingua e organizzazione sociale. Si può dunque guardare a questa disciplina in molti modi, fra loro complementari. Sul piano della ricerca questi temi sono trattati dalla International Society for Knowledge Organization (ISKO) nella sua rivista Knowledge Organization.

Sistemi di organizzazione del sapere Sistemi tradizionali Due fra le maggiori personalità nella storia della KO sono Melvil Dewey (1851-1931) e Henry Bliss (1870-1955).

Scopo di Dewey era creare un metodo efficiente di amministrazione delle raccolte delle biblioteche, non un metodo ottimale per assistere gli utenti. Il sistema definito da Dewey tendeva alla standardizzazione delle procedure in un grande numero di biblioteche. La prima edizione del suo sistema fu pubblicata nel 1876.

Una caratteristica importante nel pensiero di Henry Bliss (e di molti altri studiosi di KO dell'epoca) è l'idea che le scienze tendano a riflettere l'ordine della natura e che la classificazione bibliografica dovrebbe riflettere l'ordine del sapere così come svelato dalla scienza: ordine naturale --> classificazione scientifica --> classificazione bibliografica (KO).

Ciò implica che per poter classificare i libri i bibliotecari devono conoscere l'evoluzione delle scienze. Dovrebbe anzi costituire un elemento della loro formazione: «E ancora, per quanto riguarda l'istruzione superiore dei bibliotecari, l'insegnamento dei sistemi di classificazione... sarebbe forse migliore se comprendesse fra le sue materie la sistematica enciclopedica e la metodologia delle scienze, vale a dire gli strumenti che sintetizzano i risultati più recenti nelle loro relazioni reciproche come studiate attualmente».Ernest Cushing Richardson, citato da Henry Bliss, A system of bibliographic classification, New York, H. W. Wilson, 1935, p. 2.

Fra i vari principi che si possono far risalire ai sistemi tradizionali di KO sono: controllo del vocabolario regola di Cutter sulla specificità principio di Hulme sulla garanzia bibliografica (1911)Edward Wyndham Hulme, Principles of book classification, in Library Association Record, n. 13-14 (1911-1912), Oxford, Oxford University Press, 1912. organizzazione dal più generale verso il più specifico.

Ancora oggi, dopo più di un secolo di studio e di evoluzione nel campo della biblioteconomia, i sistemi "tradizionali" occupano una posizione importante nella KO e i loro principi sono per molti versi tuttora fondamentali.

Sistema analitico, o a faccette La data di nascita di questo sistema può essere fissata al 1933, quando fu pubblicata la Colon Classification di S.R. Ranganathan. Ulteriori sviluppi ne sono venuti, in particolare, dal British Classification Research Group, il sistema che ha influito maggiormente - in molti modi - sul campo della moderna teoria della classificazione.

La maniera migliore di spiegare questo sistema è probabilmente illustrandone la metodologia analitico-sintetica. Con "analisi" si intende la scomposizione di ciascun soggetto nei concetti elementari che lo compongono (per esempio, i concetti "diagnosi", "raggi X" e "polmonite" nel soggetto "diagnosi della polmonite tramite i raggi X"). Il termine sintesi significa la combinazione degli elementi e dei concetti rilevanti secondo precise norme sintattiche per descrivere il contenuto concettuale della risorsa informativa che si sta trattando.

I soggetti dati (come si presentano, per esempio, nei titoli dei libri) sono prima analizzati in base a poche categorie comuni, definite "faccette". Ranganathan ha postulato cinque faccette, che si ricordano attraverso la formula PMEST: personalità, materia, energia, spazio e tempo, e che vengono presentate in ordine inverso, dalla più semplice alla più complessa:

Tempo è il periodo associato al soggetto. Spazio è la componente geografica della localizzazione del soggetto. Energia è qualsiasi azione che si verifica in relazione al soggetto. Materia è la materia fisica di cui il soggetto è composto o una sua proprietà.. Personalità è la categoria principale, è molto elusiva e può essere identificata come ciò che non è Tempo, Spazio, Energia o Materia..

La tradizione del ricupero dell'informazione (IR, information retrieval) Nella tradizione dell'IR sono stati importanti, fra gli altri, gli esperimenti di Cranfield, intrapresi negli anni Cinquanta, e gli esperimenti TREC (Text Retrieval Conferences), iniziati nel 1992. Alle ricerche di Cranfield va attribuita l'introduzione delle misure di richiamo e di precisione come criteri di valutazione dell'efficienza dei sistemi. Dagli esperimenti di Cranfield emerse che i sistemi di classificazione come la UDC e i sistemi analitici a faccette erano meno efficienti delle ricerche testuali libere o sistemi di indicizzazione di basso livello ("UNITERM"). Secondo Ellis (1996,3-6) dal test Cranfield emersero i seguenti risultati: sistemarichiamoUNITERM82,0%Intestazioni di soggetto 81,5% UDC75,6%Classificazione a faccette73,8%

Anche se questi dati sono stati messi in discussione, l'importanza dell'IR è cresciuta di pari passo alla perdita di prestigio delle ricerche sulla classificazione bibliografica. La tendenza dominante è diventata quella di considerare soltanto le medie statistiche. Risulta ampiamente trascurata la questione se esistano generi di ricerche per le quali altri tipi di rappresentazione - vocabolari controllati, per esempio - possano migliorare il richiamo e la precisione.

Prospettive riferite agli utenti e prospettive cognitive La definizione migliore che se ne può dare è attraverso il metodo: i sistemi basati sul punto di vista degli utenti devono basare il progetto di un sistema sui risultati di studi empirici degli utenti stessi.

Già dalle prime ricerche sugli utenti si è dimostrato che i sistemi di ricerca basati su espressioni verbali sono preferiti rispetto a quelli basati su simboli di classificazione. Ecco un caso di definizione di principio ricavata da studi empirici. I sostenitori della classificazione hanno dalla loro parte, ovviamente, la tesi che i simboli di classificazione corrispondono ad una definizione precisa e che gli utenti perdono informazioni importanti quando non li tengono in considerazione.

Le Folksonomy sono un genere di KO apparso di recente: indicizzazione eseguita dagli utenti anziché dai bibliotecari o dagli specialisti della disciplina.

Sistemi bibliometrici Sono sistemi fondati principalmente sull'uso delle citazioni bibliografiche per organizzare reticoli di scritti, soprattutto con l'accoppiamento bibliografico (introdotto da Kessler 1963Maxwell Mirton Kessler, Bibliographic coupling between scientific papers, in American Documentation, XIV/1, Boston, Massachusetts Institute of Technology, 1963, pp. 10-25. o l'analisi delle co-citazioni, proposta autonomamente da Marsahkova 1973 e Small 1973Henry Small, Co-citation in the Scientific Literature: A New Measure of the Relationship between Two Documents, in Journal of the American Society for Information Science, XXIV/4 (1973), Hoboken (NJ), Wiley-Blackwell, 1973, pp. 265-269.). Negli ultimi anni si è diffusa la costruzione di rappresentazioni grafiche bibliometriche dell'organizzazione di campi di ricerca.

Due considerazioni importanti sui sistemi bibliometrici di KO sono: La profondità dell'indicizzazione è determinata in parte dalla quantità di termini attribuiti a ciascun documento. Ciò corrisponde, nella indicizzazione delle citazioni, alla quantità di riferimenti presenti in un dato articolo. Gli articoli scientifici contengono - in media - dalle 10 alle 15 citazioni, corrispondenti a un buon livello di analisi profonda. Le citazioni, che fungono da punti di accesso, sono prodotte dai massimi specialisti: gli autori esperti del settore, che scrivono nelle principali riviste di ricerca. Si tratta di una competenza molto più specifica di quella a monte dei cataloghi bibliotecari o dei database bibliografici.

L'analisi di dominio L'analisi di dominio (in inglese domain analysis) è una teoria elaborata a partire dalla metà degli anni novanta del XX secolo da Birger Hjørland e Hanne Albrechtsen, che sposta il baricentro della ricerca informativa dall'utente individuale, oggetto privilegiato dei paradigmi cognitivi allora dominanti nella disciplina, al dominio di conoscenza in cui l'informazione viene prodotta, organizzata e utilizzata.

Gli autori definiscono questo orientamento paradigma socio-cognitivo, sostenendo che l'organizzazione della conoscenza, le forme di cooperazione, il linguaggio e i criteri di rilevanza propri di un campo del sapere riflettono gli scopi e il ruolo sociale della comunità di pensiero e di discorso che lo esprime. Un dominio, in questa prospettiva, corrisponde a una specializzazione nella divisione cognitiva del lavoro, teoricamente coerente o socialmente istituzionalizzata: può coincidere con una disciplina accademica, distribuirsi su più discipline, costituire una specialità priva di uno statuto disciplinare autonomo, oppure corrispondere a un ambito non accademico, come una pratica amatoriale o professionale.

Un esempio spesso citato per illustrare il principio è la storia della biblioteca danese KVINFO, fondata da Nynne Koch, bibliotecaria e scrittrice, la cui vicenda risale al 1965: impiegata alla Biblioteca Reale di Copenaghen con mansioni estranee alla selezione della raccolta libraria, ma interessata agli studi sulla condizione femminile, Koch raccolse di propria iniziativa le schede dei libri pertinenti a quegli argomenti e progettò per essi uno specifico sistema di classificazione, dando poi origine a un'istituzione autonoma. Il caso mostra come un catalogo sistematico di ottima qualità, pensato per recuperare i libri rilevanti a prescindere dalle opinioni di chi cerca, possa non rispondere alle esigenze specifiche di un determinato gruppo di utenti, in questo caso le studiose femministe, a conferma del principio secondo cui punti di vista differenti richiedono organizzazioni differenti dell'informazione.