Biografia Pietro Stefano Speranza era originario di una famiglia di Trevi nel Lazio, territorio sotto il governo dell'abbazia territoriale di SubiacoCf. G. Jannuccelli, Memorie di Subiaco e sua Badia, Genova, 1856, p. 424.. La famiglia si era trasferita da Trevi a Veroli nel 1699, poiché il medico Felice Speranza, nonno del vescovo Pietro Stefano, vi aveva ottenuto la condotta medicaCf. C. Pietrobono, Pietro Stefano Speranza. Vescovo di Alatri (1777-1802), in C. Pietrobono (ed.), I nostri vescovi. Diocesi di Anagni-Alatri, Subiaco, Iter Edizioni, 2007, p. 118..

Studiò a Roma per nove anni filosofia, teologia e successivamente si laureò in utroque iure. Ordinato presbitero nel 1754, svolse il ministero sia a Veroli sia a Trevi. Era canonico della cattedrale, provicario generale e rettore del seminario vescovile di Veroli e al contempo rettore della chiesa di San Teodoro a TreviCf. C. Pietrobono, Pietro Stefano Speranza. Vescovo di Alatri (1777-1802), in C. Pietrobono (ed.), I nostri vescovi. Diocesi di Anagni-Alatri, Subiaco, Iter Edizioni, 2007, p. 119.. Nominato vescovo di Alatri il 28 luglio 1777 e consacrato vescovo il 3 agosto, restò al governo della diocesi fino alla morte giunta nel 1802Cf. C. Carosi – M. D'Alatri, I vescovi della diocesi di Alatri, in C. Pietrobono (ed.), I nostri vescovi. Diocesi di Anagni-Alatri, Subiaco, Iter Edizioni, 2007, p. 119.. Ampliò il seminario diocesano, restaurò la cattedrale ed eresse l'ospedale. Nel 1790 indisse il sinodo diocesanoCf. Dioecesana Synodus Aletrina a Petro Stephano Speranza Aletrinae Ecclesiae Episcopo habita anno MDCCLXXXX. Sanctissimo in Christo Patri Pio papae Sexto humillime oblata, Roma, 1780. Inoltre, cf. Giornale ecclesiastico di Roma 6 (1791), pp. 131-132. e nel 1799 fronteggiò l'invasione napoleonica e la proclamazione della repubblica romana, impegnandosi a limitare i danni nella diocesiCf. Il monitore fiorentino 64 (7 giugno 1799), p. 264.. Venne sepolto nella cattedrale di San Paolo ad Alatri.

Araldica

Arma: d'azzurro, all'ancora a quattro marre di argento posta in sbarra, movente dal mare ondato al naturale, accompagnati in capo da tre stelle a sei punte male ordinate di argento. Lo scudo è timbrato da un cappello prelatizio a sei nappe per lato (1.2.3) il tutto di verde. Il suo blasone episcopale è inciso anche sulla lapide tombale, posta dai fratelli Carlo e Maria Anna. Lo scudo è timbrato dal consueto cappello che designa il rango episcopale, ma senza croce astile; lo stemma è simbolico-parlante, allegoria della speranza, giacché si compone di un'ancora, simbolo della virtù teologale della speranza sormontata da tre stelle, guide sicure a chi conduce la nave nella notteCf. D. Bracale, Mons. Nazareno Patrizi. Da Bellegra alla Corte Pontificia, Roma, 2020, pp. 110-112..

Genealogia episcopale La genealogia episcopale è: Cardinale Scipione Rebiba Cardinale Giulio Antonio Santori Cardinale Girolamo Bernerio, O.P. Arcivescovo Galeazzo Sanvitale Cardinale Ludovico Ludovisi Cardinale Luigi Caetani Cardinale Ulderico Carpegna Cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni Cardinale Gaspare Carpegna Cardinale Fabrizio Paolucci Cardinale Francesco Barberini Cardinale Annibale Albani Cardinale Federico Marcello Lante Montefeltro della Rovere Cardinale Lazzaro Opizio Pallavicini Vescovo Pietro Stefano Speranza

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