Gradisca d'Isonzo (in friulano standard Gardiscje, nella variante locale Gardiscja, ) è un comune italiano di abitanti dell'ente di decentramento regionale di Gorizia nel Friuli-Venezia Giulia. Il comune si fregia del titolo di città, concesso il 14 luglio 1936Art. 3 Stemma, gonfalone, titolo di città, comma 3 dello statuto comunale. Fa parte della lista de I borghi più belli d'Italia.

Geografia fisica Si trova sulla riva destra del fiume Isonzo, a dodici chilometri dal capoluogo provinciale, Gorizia.

Origini del nome Il toponimo di Gradisca, comune nella regione, ha origini slave: gradišče ("insediamento fortificato su una collina") e per estensione, poi, mutato col significato di paese, forte o castello. La parola venne adattata in friulano in gardis'cia, poi divenuto a sua volta Gradisca in italiano. All'epoca della fondazione della fortezza (XVI secolo) si sarebbe voluto chiamarla Emopoli, in onore di Giovanni Emo, capitano della repubblica di Venezia, ma il nuovo nome non attecchì.. Al regio decreto 800/1923 si deve infine la denominazione italiana attuale, con l'aggiunta della specificazione "d'Isonzo".

In tedesco arcaico la città era detta Gradis am Sontig. In sloveno la città in epoca asburgica era detta anche Gradiška o Gradišče, mentre oggi è diffuso l'esonimo Gradišče ob Soči.

Storia Dalle origini al Settecento

Fin dai tempi antichi, il fiume Isonzo costituiva una efficace barriera difensiva. La zona di Gradisca, in particolare, si trovava in una posizione militare ed economica ideale. Probabilmente abitato già in periodo romano e poi longobardo, l'attuale territorio di Gradisca nel X secolo fu luogo di frequenti e violente incursioni da parte degli ungari. Per ripopolare il territorio rimasto pressoché desolato, vi furono accolti ed insediati alcuni nuclei di coloni slavi, da cui l'origine del toponimo.

Il primo documento, ancora oggi conservato, che parla dell'abitato, risale al 1176 e descrive Gradisca come un villaggio agricolo di sette famiglie, alcune di origine slava, altre latine, sottoposte alla giurisdizione del Patriarca di Aquileia. La storia tace per i successivi trecento anni, nei quali il luogo resta un centro agricolo politicamente insignificante, appartenente al feudo di Farra d'Isonzo.

Solo dopo il 1420, con l'annessione del Patriarcato di Aquileia da parte della Repubblica di Venezia, l'abitato assume maggiore rilevanza grazie alla sua posizione strategica e di confine dello Stato veneziano di terraferma fino al 1511: a partire dal 1473 l'insediamento cambia volto e vocazione, venendo rifondato all'interno di una potente ed ampia fortezza, al centro di un più vasto sistema difensivo, concepito come baluardo di difesa della Serenissima (e della cristianità) contro le devastanti incursioni dei Turchi.

Sfruttando la difesa naturale fornita dal fiume Isonzo, Venezia cerca di opporsi alle incursioni turche realizzando una linea fortificata da Mainizza a Fogliano, con Gradisca come punto di forza. Tra il 1476 e il 1498 viene infatti costruita, sulla riva destra dell'Isonzo, una imponente fortezza difensiva. L'intera città viene racchiusa in una possente cinta muraria alta quasi venti metri, mentre, all'esterno delle mura, le acque del fiume vennero deviate e convogliate in un ampio fossato difensivo, mentre la cinta muraria viene rafforzata da sette torri fortificate.

Nell'arco di pochi anni, il borgo agricolo acquisisce così importanza tale che, nel 1500, Leonardo da Vinci viene inviato a Gradisca su incarico del Senato veneto, per mettere a punto nuove armi e sistemi di difesa dell'avamposto. Oggi all'entrata presso Porta Nuova è presente un busto Leonardo da Vinci.

Del periodo veneto attualmente si conservano gran parte delle mura, sei torrioni, la porta Nuova, oltre a numerosi edifici medioevali, tra cui la chiesa della Beata Vergine dell'Addolorata e la casa dei Provveditori veneti (dal 1965 sede dell'enoteca "La Serenissima", prima enoteca regionale pubblica italiana).

Nel 1511, durante la guerra della Lega di Cambrai, le truppe dell'Imperatore del Sacro Romano Impero Massimiliano I d'Asburgo assediano e bombardarono la città che nonostante la strenua resistenza, in seguito ad una pestilenza scoppiante tra la popolazione dovette capitolare divenendo un capitanato imperiale.

La città acquista notevole importanza militare durante il capitanato di Niccolò della Torre, che fa aggiungere nuove fortificazioni. Contemporaneamente si ha un notevole aumento della popolazione e la città acquista un'autonomia sempre maggiore.

Dal 1615 al 1617 Venezia tenta inutilmente di riprendere il controllo del territorio, dando inizio alla Guerra di Gradisca. Dopo aver resistito per due anni agli attacchi veneziani, al termine della guerra la città diventa capoluogo della nuova Contea di Gradisca, in seguito venduta dall'imperatore Ferdinando III, per far fronte alle spese della Guerra dei Trent'anni, al principe Giovanni Antonio di Eggenberg.

Questo è senz'altro il periodo più fiorente per la città, che, da fortezza militare, subisce una progressiva trasformazione in città residenziale nobiliare. L'abitato si arricchisce di nuovi palazzi, molti dei quali presenti ancora oggi, tra cui l'imponente palazzo Torriani (attuale municipio), antica residenza della nobile famiglia dei Della Torre, cui appartennero alcuni tra i più importanti capitani della città.

Di notevole rilievo anche alcuni edifici pubblici dell'epoca, il palazzo del monte di pietà e la loggia dei mercanti (ora sede del lapidario civico) e alcune residenze nobiliari come il palazzo De Comelli-Stuckenfeld e quello De Fin Patuna. Dello stesso periodo è il duomo barocco dei ss. Pietro e Paolo (costruito su una chiesa preesistente, di probabile origine longobarda), all'interno del quale è possibile ammirare la tomba monumentale in cui è sepolto Niccolò II della Torre, primo capitano della città, oltre agli altari del XVIII secolo e ad alcuni affreschi dello stesso periodo.

Dal 1647 al 1717, le cinquantadue località comprese nella contea di Gradisca assumono i caratteri di uno piccolo Stato autonomo, amministrato da uomini di valore come Francesco Ulderico della Torre (discendente dalla famiglia dei Torriani, signori di Milano), che garantiscono alla città una fiorente economia e una notevole indipendenza dal potere imperiale anche in materia legislativa, monetaria e di misure.

Nel 1717, con l'estinzione della linea maschile del casato degli Eggenberg, la contea principesca di Gradisca tornò ad essere un possesso degli Asburgo.

Nel 1754, sotto il governo di Maria Teresa d'Austria, la città ed il suo territorio vengono fusi alla Contea di Gorizia, a formare una nuova entità statale: la Contea Principesca di Gorizia e Gradisca, mantenendo tuttavia una notevole influenza culturale ed economica, diventando, nonostante la sua subordinazione politica a Gorizia, sede vescovile nel 1788.

La diocesi di Gradisca ebbe giurisdizione su Gorizia e, inizialmente, anche su Trieste, prese nel 1791 il nome di diocesi di Gorizia e Gradisca, divenne arcidiocesi metropolitana nel 1830, ma nel 1986 la circoscrizione mantenne il solo nome di Gorizia, mentre Gradisca divenne una sede titolare con rango arcivescovile.

Dall'Ottocento ad oggi La stabilità delle contee è turbata dall'arrivo di Napoleone, che le conquista nel 1797, restituendole in un primo tempo all'Austria, per poi riconquistarle nuovamente nel 1805, quando la città diviene capoluogo di viceprefettura del dipartimento di Passariano, all'interno del neocostituito Regno d'Italia, che proprio sull'Isonzo pone il suo confine orientale. Ripresa dagli austriaci dopo la caduta dell'imperatore francese nel 1815, la città, ormai priva di ogni importanza militare, acquista invece un notevole rilievo turistico come città di villeggiatura nel corso della seconda metà dell'Ottocento; mentre il castello viene, per un periodo, utilizzato come penitenziario (ospitando molti esponenti del risorgimento).

Nel 1855 il feldmaresciallo Radetzky, governatore del Lombardo-Veneto, consente l'abbattimento di parte delle mura della fortezza, accogliendo una richiesta dei cittadini, per dare alla città maggior respiro: nel 1863 viene così creata la "Spianata", un pregevole luogo di ritrovo, che dall'inizio del XX secolo si arricchirà di splendidi caffè e locali alla moda.

Nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale: i gradiscani vi partecipano sotto l'uniforme austro-ungarica, principalmente sul fronte orientale; alcuni invece disertano e fuggono verso l'Italia, per evitare l'arruolamento o per motivi ideologici e nazionali. Durante la ritirata di Caporetto la città viene data alle fiamme dall'esercito italiano in ritirata, subendo gravi danni. Al termine della guerra, il 6 gennaio 1921, la città viene annessa all'Italia. Tra gli edifici più recenti, l'imponente teatro comunale, realizzato a partire da scuderie settecentesche, che si affaccia su piazza Unità d'Italia, all'ingresso del centro storico.

Nel maggio del 1945, al termine del secondo conflitto mondiale, la comunità gradiscana teme l'annessione alla Jugoslavia di Tito, ma dopo una provvisoria amministrazione militare alleata, la sovranità italiana sul territorio viene riconfermata.

Da alcuni anni Gradisca è anche nota per la prestigiosa galleria d'arte regionale "Luigi Spazzapan" (nel palazzo Torriani), che, oltre ad ospitare numerose opere dell'artista, è solita organizzare mostre ed eventi artistici di notevole interesse.

La comunità ebraica

Dal XVI secolo Gradisca fu sede di una piccola ma fiorente comunità ebraica. Scomparse le due sinagoghe, a testimonianza della presenza ebraica rimangono alcuni edifici del ghetto settecentesco sull'attuale via Petrarca ed il cimitero ottocentesco di via dei CampiAnnie Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Genova, Marietti, 1986., oltre che il toponimo Gerusalemme, indicante un borgo cittadino.

Simboli

Lo stemma del comune di Gradisca d'Isonzo è stato riconosciuto con DCG del 31 gennaio 1929 ed è costituito da uno scudo di colore oro nella metà parte alta di colore giallo ed azzurro nella metà parte bassa con il simbolo della croce latina di color argento che sovrasta la mezza luna, sormontato da una corona a forma di cinta muraria a nove torri.

Il comune fa uso, nelle cerimonie ufficiali, del gonfalone concesso con regio decreto del 25 gennaio 1937. Esso è costituito da un drappo troncato di giallo e di azzurro, raffigurante nel centro lo stemma, sopra il quale compaiono le parole: "Città di Gradisca d'Isonzo", circondato a sinistra da un ramo di alloro ed a destra da un ramo di quercia uniti da un nastro tricolore.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Gradisca d'Isonzo fa parte del club I borghi più belli d'Italia. Architetture religiose Duomo dei Santi Pietro e Paolo, via Bergamas Chiesa della Beata Vergine Addolorata, via Ciotti Chiesa di Santo Spirito, piazza Marconi. Nella chiesa è notevole la Pala d'altare della Vergine, opera di Pompeo Randi.

Architetture civili Palazzo Torriani, via Ciotti. L'edificio si configura nella tipologia di villa suburbana, compromesso architettonico fra il palazzo di città, chiuso e compatto blocco che s'impone con forza nel tessuto urbano, e la dimora di campagna che, articolandosi con ali e padiglioni, ricerca maggiormente il rapporto con l'ambiente esterno. Il palazzo dispone di un doppio ingresso, uno da via Ciotti e l'altro da via Bergamas, su cui si affaccia un cortile. È sede del municipio e della galleria regionale d'arte contemporanea "Luigi Spazzapan". Palazzo Monte di pietà, via Alighieri Casa dei Provveditori veneti, via Battisti. È sede dell'enoteca regionale "La Serenissima". Loggia dei Mercanti, via Battisti. È sede del lapidario civico.

Architetture militari