Fu tra le prime donne a pubblicare le proprie opere e ad occuparsi di filosofia: prima del Seicento, entrambi i campi erano prerogativa maschile.
Biografia Nasce nei pressi di Colchester, ultima di otto figli. A soli due anni le muore il padre: la madre le dà un grande esempio di indipendenza. Nel 1642 si trasferisce con la famiglia a Oxford e l'anno dopo diventa damigella di compagnia della regina Enrichetta Maria. Fuggita a Parigi con la regina durante la rivoluzione inglese, lì conobbe William Cavendish, I duca di Newcastle, che la sposò in seconde nozze nel 1645, malgrado avesse oltre trent'anni più di lei. William Cavendish ospita una società di discussione scientifica nel suo salotto, nota come il "Circolo Newcastle", di cui fecero parte tra gli altri Cartesio, Thomas Hobbes, e Pierre Gassendi. Margaret partecipò solo come spettatrice, ma volle cimentarsi nel dibattito attraverso varie opere scientifiche, per esempio Grounds of Natural Philosophy.
Nel 1648 si trasferisce ad Anversa e l'anno dopo, in seguito all'esecuzione di Carlo I d'Inghilterra William Cavendish viene ufficialmente esiliato. Nel 1651 Margaret cerca di ottenere la restituzione dei beni confiscati dal governo di Oliver Cromwell, con una visita ufficiale a Londra. Non ottiene ciò che vuole, ma diventa una personalità pubblica a cui si interessano molte persone, tra cui Samuel Pepys, che parla spesso di lei nel suo Diario.
Inoltre, durante il suo soggiorno nella capitale inglese, Margaret inizia a pubblicare una grande quantità di opere letterarie: prima di allora nessuna donna inglese aveva mai scritto tanto. Nei suoi libri Margaret parla di potere, gender, metodo scientifico e filosofia. Il suo racconto utopico The Blazing World è considerato uno dei primi esempi di fantascienza. Nel 1660 i coniugi Newcastle tornano in patria e si stabiliscono a Welbeck Abbey, nel Nottinghamshire. Nel 1665 Carlo II nomina William Cavendish duca di Newcastle-upon-Tyne, di cui fino a quel momento era stato solo earl.
La Cavendish chiese molte volte di poter assistere a una delle sessioni di lavoro della Royal Society. Ci riesce nel 1667, suscitando un grande clamore. Muore sei anni dopo e viene sepolta nell'Abbazia di Westminster. I suoi scritti furono poi curati dal marito, che li ripubblicò nel 1676, poco prima di morire.
Opere
Molte opere furono ripubblicate nel 1676 sotto il titolo di Letters and Poems in Honour of the incomparable Princess Margaret, Duchess of Newcastle.
Poems and Fancies (1653) Philosophical Fancies (1653) World's Olio (1655) Nature's Pictures drawn by Fancies Pencil to the Life (1656) A True Relation of my Birth, Breeding, and Life (1656) Orations (1662) Plays (1662) Sociable Letters (1662) Philosophical Letters (1662) Observations upon Experimental Philosophy (1666) The Blazing World (1666); tr. Il mondo sfavillante, a cura di Nicolosi M. G., CUECM, 2008. ISBN 8895104552 Life, biografia di William Cavendish (1667) Plays Never Before Published (1668) The Convent of Pleasure (1668)
Pensiero filosofico
Come filosofa naturalista, Margaret Cavendish rifiutò l'aristotelismo e la filosofia meccanicistica del SeicentoEileen O'Neill, Introduction, in Margaret Cavendish, Observations upon Experimental Philosophy, a cura di Eileen O'Neill, Cambridge, Cambridge University Press, 2001, p. xi. ISBN 0-521-77204-4. Criticò le teorie dei membri della Royal Society e anche Thomas Hobbes, Cartesio e Robert Boyle.
A True Relation of my Birth, Breeding, and Life (1656)
Le memorie autobiografiche di Margaret Cavendish A True Relation of my Birth, Breeding, and Life in aggiunta alla sua raccolta Natures Pictures Drawn by Fancies Pencil to the Life del 1656: si riferiscono al suo lignaggio, al suo status sociale, alla sua educazione, la sua fortuna e al suo matrimonio. All'interno delle sue memorie Cavendish descrive anche gli usi e i passatempi della sua vita e offre un resoconto della sua personalità e della sua ambizione, compresi i suoi pensieri sulla sua estrema timidezza, sulla sua natura contemplativa e sui suoi scritti. La Cavendish inoltre condivide le sue visioni sulla sessualità (comportamento e attività appropriati), sulla politica (contrapposizione tra parlamento e realisti) e sulle classi sociali (il giusto comportamento dei servitori). In definitiva le memorie della Cavendish permettono al lettore di penetrare nella vita e nell'arte dell'autrice esattamente come lei avrebbe voluto.
Nelle sue memorie Cavendish descrive la vita, gli svaghi e la morte dei genitori e dei fratelli così come di suo marito e di altri parenti. Cavendish poi imputa le difficoltà economiche e personali che lei e la sua famiglia dovettero affrontare, come la perdita di terreni e la morte, alla guerra e alle alleanze politiche. Alcuni particolari delle sue memorie sono riportati di seguito.
Lignaggio
Cavendish dichiara che suo padre era un gentiluomo, sebbene non avesse titoli. Dopo aver ucciso un uomo in duello suo padre fu esiliato, ma fu infine graziato da re James. I suoi genitori ebbero otto figli (tre maschi e cinque femmine), di cui Margaret era la più piccola. La famiglia Cavendish possedeva una considerevole fortuna. L'autrice sostiene che perfino dopo la morte del padre la sua famiglia godette della stessa qualità di vita di cui godeva quando egli era ancora vivo.
Educazione e buone maniere
Cavendish osserva che la madre utilizzava la ragione anziché le minacce per influenzare il comportamento dei suoi figli. Mentre l'autrice sottolinea che lei non era molto interessata allo studio e aveva scarsa memoria, insieme alle sue sorelle fu istruita in diverse materie, tra cui la lettura, la scrittura, la musica e il cucito. Cavendish osserva comunque che la preoccupazione principale della madre era che lei e le sue sorelle fossero virtuose e sostiene che anche i suoi fratelli furono allevati per diventare altrettanto virtuosi, dimostrandosi leali, valorosi, giusti e onesti.
Damigella d'onore della regina Enrichetta Maria
Quando la regina Enrichetta Maria era a Oxford, Cavendish ottenne il permesso dalla madre di diventare una delle sue damigelle d'onore e accompagnò la regina nel suo esilio in Francia. Questo portò per la prima volta la Cavendish lontano dalla sua famiglia. L'autrice racconta che mentre in compagnia dei fratelli era sempre stata sicura di sé, tra estranei divenne estremamente timida. L'autrice spiega come temesse di parlare o comportarsi inappropiatamente senza la guida dei fratelli, cosa che avrebbe contrastato la sua ambizione di essere ammirata e ricevuta. Parlava solo se strettamente necessario e quindi iniziò a essere considerata come una pazza. Cavendish giustifica il suo comportamento, dicendo che preferiva essere considerata una pazza piuttosto che sembrare sgarbata o eccessiva.
Rimpiangendo di aver lasciato la sua casa per diventare damigella d'onore, Cavendish informò la madre di voler abbandonare la corte. Sua madre tuttavia la persuase a rimanere piuttosto che cadere in disgrazia fuggendo e la rifornì di mezzi che eccedevano le normali esigenze di una cortigiana. L'autrice rimase damigella d'onore per altri due anni, finché sposò William Cavendish che all'epoca era marchese di Newcastle (e più tardi fu fatto duca). Cavendish riporta che il marito amava la sua timidezza e racconta inoltre che lui era l'unico uomo che avesse mai amato, non per il titolo, la ricchezza o il potere, ma per il merito, la giustizia, la gratitudine, l'impegno e la fedeltà ed è convinta che questi siano attributi capaci di tenere insieme le persone anche nella disgrazia. Inoltre essa considera queste qualità del marito e della sua famiglia come un sostegno necessario a sopportare le sofferenze che sperimentarono a causa delle loro alleanze politiche.
Difficoltà economiche
Qualche anno dopo il matrimonio, la Cavendish e il fratello di suo marito, Sir Charles Cavendish, tornarono in Inghilterra. Cavendish sentì che le proprietà di suo marito (confiscate per via della sua fedeltà ai realisti) stavano per essere vendute e che lei, in quanto moglie, poteva sperare di trarre guadagni dalla vendita. Cavendish, comunque, non ricevette nulla. Essa ci tiene a precisare che mentre molte donne pretendevano somme in denaro, lei dopo aver fatto un'unica richiesta, che le fu negata, decise che non valeva la pena di sforzarsi in tal senso. Dopo un anno e mezzo Cavendish lasciò l'Inghilterra per stare con il marito.
Estrema timidezza
Cavendish dichiara di essere sempre stata timida e dice di non vergognarsi della sua intelligenza, del suo aspetto, della sua nascita, della sua educazione, delle sue azioni, dei suoi mezzi o del suo comportamento, ma di avere una timidezza innata. Nonostante i suoi sforzi, sostiene di non riuscire a essere meno timida. Dichiara che la sua timidezza riguardava il numero e non il tipo di persone a cui si rivolgeva, e rivela poi come immaginasse che la gente che incontrava fosse virtuosa e saggia e come fosse convinta che queste persone la ricevessero con meno prepotenza delle altre. Il disagio maggiore riguardo alla timidezza consisteva nel fatto che questa influenzava il suo modo di parlare e di comportarsi in modo da farla sembrare costretta. Questo in qualche modo contraddice la sua osservazione precedente sulla timidezza a corte dovuta, in parte, alla sua paura di esprimersi male o agire in modo inappropriato.
Scrivere
Durante la sua permanenza di un anno e mezzo in Inghilterra, Cavendish scrisse un libro di poesie (vedi Poems and Fancies di seguito) così come Philosophical Fancies (1653). Cavendish afferma di scribacchiare piuttosto che scrivere. Le sue storie spesso sono serie o melanconiche e afferma di raccontarle a voce alta prima di metterle per iscritto, in modo da fissarle e riportarle meglio. Cavendish osserva inoltre che la sua grafia è difficile da leggere, data la sua rapidità di stesura, necessaria per catturare le sue idee non appena esse prendono forma e afferma che molte sue fantasie sono andate perdute prima di essere fissate sulla carta. Cavendish osserva inoltre che perfino la sua migliore grafia è difficile da leggere, cosa che rappresenta un problema quando il suo lavoro è pronto per essere pubblicato. Tuttavia Cavendish si diverte a scrivere, attività che lei collega alla sua predilezione per la contemplazione, la solitudine, la melanconia, rispetto alla conversazione, alla compagnia, alla gioia e al cucito. Mentre si presenta come una donna timida, contemplativa e molto solitaria, Cavendish dichiara di uscire di tanto in tanto, in parte per acquisire nuovo materiale su cui pensare e scrivere. Nel complesso, comunque, Cavendish osserva che la sua natura contemplativa sfociò in una vita piuttosto inattiva.
Moda e fama
Nelle sue memorie Cavendish afferma di divertirsi a reinventare se stessa attraverso la moda. Il suo scopo era quello di apparire unica nell'abbigliamento, nel modo di pensare e di comportarsi e non amava vestire allo stesso modo delle altre donne. Inoltre l'autrice esprime il desiderio di raggiungere la fama. Numerosi passaggi delle sue memorie si soffermano sul suo carattere virtuoso e afferma che pur riconoscendo la bontà negli altri, riteneva possibile sperare di poter essere migliore di loro. Cavendish dice di sperare in un successo duraturo e dice inoltre di aspettarsi molte critiche per la sua decisione di scrivere delle memorie, a cui risponderà dicendo che ha deciso di scriverle per se stessa e non per diletto, in modo che le generazioni successive abbiano un vero resoconto della sua famiglia e della sua vita. Si sentiva giustificata nello scrivere le sue memorie come l'avevano fatto altri, come Cesare e Ovidio, e si considerava, in qualche modo, simile a loro.
Poems and Fancies (1653)