Nelle Miniere di Spoleto, in attività da marzo 1881 a ottobre 1961, si estraeva lignite. Erano dislocate in varie frazioni di Spoleto; il centro dell'area estrattiva si trovava a Morgnano, altri cantieri erano a Santa Croce, San Silvestro, Sant'Angelo in Mercole e Uncinano.
La loro storia è strettamente connessa alla storia delle acciaierie di Terni. Insieme diedero impulso al futuro industriale della città in alternativa alla tradizionale economia legata alla mezzadria.
Uno dei pozzi del sito di Morgnano, recuperato e ristrutturato, dal 2009 è sede del Museo delle miniere di MorgnanoInsieme al Laboratorio di scienze della terra fa parte dell'Ecomuseo Geologico Minerario di Spoleto. Cfr.: .
Storia Gli inizi La prima scoperta di un esteso banco di lignite (varietà xiloide, anche detta piligno), avvenne nel 1880 a Morgnano.; ulteriori esplorazioni fecero emergere altri giacimenti tutti compresi in un vasto bacino che in epoca pliocenica era occupato dal Lago Tiberino. Per la gestione del primo sito venne istituita la Società carbonifera di Spoleto che si adoperò per far conoscere l'ottima qualità del prodottoLa qualità venne giudicata ottima dal Regio Istituto tecnico di Firenze e dalle stazioni agrarie di Roma e Caserta. Cfr.: .Un masso compatto di lignite del peso di 18 tonnellate venne trasportato a Milano e mostrato all'Esposizione nazionale del 1881. Venne premiato con una medaglia di bronzo. Cfr.: .. Nel 1884 vennero scoperte e attivate altre due miniere poco distanti, in località Sant'Angelo in Mercole e Uncinano-San Silvestro.
Molti opifici esistenti in città, approfittarono del nuovo combustibile per sviluppare la loro attività, ma la quantità maggiore veniva utilizzata dalla Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali e dopo il 1886, dalla Società degli altiforni, fonderie e acciaierie di Terni, i cui fondatori, Benedetto Brin e Vincenzo Stefano Breda, avevano individuato in Terni la località più adatta a ospitare l'acciaieria, proprio in virtù della presenza di lignite a Spoleto.
All'inizio l'attività estrattiva avveniva con l'impiego di soli 39 operai, ma quando nel 1889 la gestione passò direttamente alla Terni, i lavoratori assunti furono circa 900, un numero ben superiore alla disponibilità di manodopera espressa dal territorio. Furono assunti quindi lavoratori immigrati dalla Romagna, precisamente dalla zona di Cesena dove le zolfatare, entrate in crisi, avevano licenziato molti lavoratori specializzati. Arrivati a Spoleto in cerca di lavoro, furono accolti molto bene dalla direzione degli "Altiforni", molto meno dagli operai del luogo che ritenevano la gente esoticaDa il settimanale "Il Popolo". Cfr.: . pericolosi concorrenti.
Per contenere i costi e garantirsi un rapido approvvigionamento del prodotto, la Società Terni procedette subito alla costruzione di una ferrovia lunga 15 km. a scartamento ordinario che, collegando direttamente il sito di Morgnano alla rete Adriatica, consentiva di scaricare il materiale direttamente al polo siderurgico ternano. Qui cinque forni Martin-Siemens venivano alimentati con gas di gassogeno proveniente dalla ligniteIl costo d'acquisto era di 11 lire la tonnellata nel 1888 e di 8 lire nel 1889. Cfr.:..
Il sito di Morgnano a fine '800 comprendeva circa 6000 metri di gallerie armate di binario, 4800 metri di binari esterni su cui transitavano 284 vagoncini. e alcuni pozzi di estrazione (il Pozzo Orlando arrivava fino a 350 m di profondità); infrastrutture simili erano anche a Sant'Angelo.
Condizioni di lavoro La giornata lavorativa era di 8 ore per gli addetti all'estrazione nel sotterraneo, e di 10 per gli addetti in superficie; le poche donne impiegate avevano mansioni di guardiane. Le miniere erano in attività giorno e notte, tranne la domenica e i festivi. I profili professionali erano classificati secondo una scala gerarchica, dai capo-minatori ai manovali. Gli stipendi andavano dalle 3,50 alle 1,60 lire all'ora.. Quasi tutti percorrevano molti chilometri a piedi per arrivare, i più fortunati possedevano una bicicletta. Il lavoro era duro, pericoloso e mal retribuito.
La produzione rimase elevata fino al 1891 per poi diminuire di circa un terzo quando la depressione economica e la crisi bancaria misero in seria difficoltà la Società degli Altiforni, con gravi ripercussioni per Spoleto. Furono licenziati 300 minatori e i pochi rimasti dovettero sottostare a nuovi regolamenti fortemente lesivi degli interessi dei lavoratori che, benché privi di organizzazione, scesero in sciopero, ma la protesta durò poco e non portò nessun risultato. Indeboliti dalla difficile situazione economica, dovettero accettare le nuove condizioni che prevedevano l'aumento delle ore di lavoro, ma non dello stipendio, e il risarcimento dei materiali e degli attrezzi danneggiati durante l'uso. Le richieste avanzate dai minatori riguardanti modifiche al regolamento, aumento delle paghe, l'adozione di seri provvedimenti contro gli infortuni, rimasero a lungo inascoltate, anche dopo la costituzione nel 1906 della Lega Minatori di Lignite. a cui aderirono in massa gran parte degli operai, certi di migliorare, per suo tramite, le condizioni di lavoro.
Nel 1910 gli operai raggiunsero un buon livello organizzativo tanto da costituire una cooperativa di consumo, sia per combattere il caro-prezzi, sia per chiedere con urgenza la costruzione di nuove case economiche e igieniche, poiché quelle poche disponibili erano fatiscenti e insalubri.. Nel febbraio 1912 si fece un ulteriore passo avanti nella tutela dei lavoratori: venne istituita la Camera del Lavoro di Spoleto, organismo che riunì leghe, fratellanze e sindacati in un'unica famiglia proletaria: i minatori, i contadini e le operaie del Cotonificio.
Per ottenere quanto da anni rivendicato, i minatori dovettero attendere il 1919 e scioperare a oltranza (per circa cinque mesi), durante il periodo passato alla storia come biennio rosso.
Infortuni e incidenti Fin dai primi anni si registrarono numerosi incidenti, spesso mortali; i nemici più temibili erano gli scoppi di grisou con i relativi crolli e la caduta improvvisa di lignite dal tetto nelle camere di abbattimento; anche le manovre dei vagoncini spesso causavano sinistri. La direzione degli "Alti forni" era solita archiviare gli incidenti come conseguenza di "temerarietà e negligenza" da parte degli operai, che perciò venivano severamente puniti anche quando feriti in modo grave.
Un'esplosione di grisou nell'aprile 1912 provocò la morte di 3 operai e il ferimento di altri 4. La tragedia scatenò scioperi, proteste e ancora richieste di aumenti salariali, puntualmente respinti dal direttore della Terni Giuseppe Orlando che riteneva i costi di produzione già troppo alti, tali da rendere la lignite spoletina non competitiva con altre miniere come quelle di San Giovanni Valdarno; aggiunse che alla Terni sarebbe convenuto chiudere tutti i siti estrattivi e che altri scioperi avrebbero senz'altro favorito tale decisione. Il ricatto provocò ulteriori proteste, soprattutto quando si seppe che l'esercizio 1912 della Terni si era chiuso con sette milioni di utili..
Prima guerra mondiale Le lotte per il miglioramento delle condizioni di lavoro subirono una battuta d'arresto in seguito alla partecipazione dell'Italia al primo conflitto mondiale. Fin dal 1911 la produzione dell'acciaieria, unico fornitore dell'amministrazione nazionale, crebbe per la fabbricazione di materiale bellico; di pari passo le miniere aumentarono l'estrazione per soddisfare le maggiori richieste di lignite, senza però riuscire a soddisfare il fabbisogno, tanto che la Società Terni si trovò costretta a cercare nuovi giacimenti e a riaprire miniere dismesse.
Finita la guerra le miniere di Spoleto continuarono a funzionare regolarmente, ma quando dopo l'armistizio il prezzo del carbone scese ai minimi storici, l'impiego della lignite non fu più conveniente e ci fu un repentino abbandono di molti siti estrattivi, anche di quelli da poco attivati.
Intanto la Società Terni sentiva l'urgenza di una radicale trasformazione: da impresa destinata esclusivamente alla produzione di guerra a impresa creatrice e distributrice di energia elettrica, non più dipendente dallo sfruttamento intensivo della lignite. La riconversione industriale della Terni venne affrontata da Arturo Bocciardo che nel 1921 sostituì Giuseppe Orlando. Il nuovo direttore cambiò le linee di produzione puntando sulle produzioni elettriche ed elettrochimiche, ambiti nuovi e inesplorati, ma destinati ad assumere un ruolo centrale nello sviluppo industriale del paese..
In breve la gestione delle miniere divenne di nuovo deficitaria e, in coincidenza con la serrata dei metallurgici, nel luglio 1922 venne decisa la loro chiusura.. Dopo 83 giorni Bocciardo le rimise di nuovo in funzione confidando sul fatto che l'attività estrattiva a beneficio di stabilimenti che sarebbero dovuti sorgere nei dintorni, sarebbe stata redditizia anche in tempo di paceLa Cementeria fu effettivamente costruita nelle vicinanze del bacino lignifero di Spoleto nel 1923, ma non funzionò con la lignite bensì con l'energia elettrica. Cfr.: .. Intendeva mantenere attivi gli impianti di produzione di siderurgia bellica ad ogni costo, poiché avrebbero garantito la fornitura di un buon combustibile economico in caso di guerra; era disposto pertanto ad accollarsi l'onere di una gestione delle miniere deficitaria., decisione che salvò numerosi operai dal licenziamentoNe fece le spese la chiesa parrocchiale di Sant'Angelo in Mercole, una costruzione romanica del XV secolo, eretta sulle rovine di un tempio pagano dedicato a Mercurio, che, trovandosi in corrispondenza delle zone da abbattere, fu demolita nel 1923. Cfr.: ..
Il periodo fascista La marcia su Roma rappresentò un tragico epilogo per coloro che avevano partecipato al biennio rosso, mentre fu una manna per gli industriali e i loro interessi. Per raggiungere i loro scopi si impegnarono nella realizzazione di una solida collaborazione tra capitale e lavoro, forzando con le buone o con le cattive il consenso di tutta la classe operaia.. Vennero cancellate tutte le organizzazioni dei lavoratori a vantaggio di un sindacalismo nazionale e nel novembre 1923 uscì il primo numero del periodico L'Alta Spoleto, organo di informazione fascista locale, che tanta parte ebbe nel favorire il consenso auspicato. Lo stesso Bocciardo manifestò il suo totale appoggio al regime.
Distrutte le organizzazioni politiche e sindacali, abolito il 1º maggio e messo il bavaglio alla stampa, persino gli operai delle miniere (circa 1500), considerati i più sovversivi, si ritrovarono totalmente fascistizzati. Nell'ottobre del 1929 realizzarono con orgoglio un grande fascio littorio con un grosso blocco di lignite e lo portarono a Roma, in dono al duce..
Nel 1932 due imprese, la Società Ansaldo e la Società Nazionale Anonima Cogne, da poco acquisita dallo stato, iniziarono la produzione di speciali prodotti di siderurgia bellica, fino ad allora fabbricati soltanto dalla Terni. La perdita del monopolio causò una gravissima crisi finanziaria all'acciaieria e la conseguente chiusura delle miniere. Intervenne l'IRI che nel 1934 acquisì la Terni fra le società partecipate, ma ciò che realmente permise di uscire dalla depressione economica nel 1935, fu la decisione del regime di aggredire l'Etiopia con unanime consenso dei grandi capitali e ancor più della Terni, che nella guerra aveva un'importante fonte di profitto. Negli anni a seguire, in piena autarchia economica, la Terni non perse occasione per esprimere tutto il proprio gradimento alla politica di Mussolini. Anche i minatori ebbero il loro momento di gloria, considerati elementi essenziali alla preparazione della macchina bellica.
Il 20 gennaio 1939 morirono 8 minatori uccisi dall'esplosione di grisou in una galleria del pozzo Orlando.