La è una delle due maggiori scuole giapponesi del buddismo zen.

Essa rappresenta in Giappone una trasmissione di un lignaggio e degli insegnamenti della scuola Caodong, operata dal monaco giapponese Eihei Dōgen nel 1227, in seguito ad un pellegrinaggio in Cina da dove riportò insegnamenti, testi e lignaggio della scuola buddista cinese.

La scuola Sōtō incentra la pratica sulla meditazione seduta (o zazen) che deve essere totalmente silenziosa e senza oggetto (dunque senza alcun sostegno). Per questo motivo quello della scuola Sōtō è chiamato anche mokushō zen: lo zen del risveglio silenzioso.

Oggi, con 14000 monasteri e centri sparsi per tutto il Giappone e molti altri fondati in Occidente, la scuola Soto è la scuola più grande e diffusa, e da sola rappresenta la terza scuola buddista diffusa in Giappone.Bodiford, 2006

Origini in Cina

Il lignaggio della scuola Caodong si fa ricondurre al discepolo diretto del Sesto Patriarca Huìnéng, Qingyuan Xingsì e ne vengono riconosciuti i fondatori nei maestri della dinastia Tang Caoshan Benji e Dongshan Liangjie, dalla cui fusione delle prime due sillabe deriva il nome questa scuola. Un altro patriarca eminente di questa scuola è Shítóu Xīqiān (giapp: Sekito Kisen 石頭希遷, ca.700 - ca.790),Dumoulin, 2005a|pp.165–166, a cui si attribuisce il poema Sandokai, dal cui sviluppo operato da Dongshan Liangjie derivarono l'Hokyozanmai, il Samadhi dello Specchio Prezioso e il poema dei Cinque Ranghi. Questi tre testi costituiscono ancora oggi tra i fondamenti della dottrina Soto e per tutto lo Zen sviluppatosi successivamente.Wegner, 2001Leighton, 2000

Dopo una fase di formazione e di relativo declino, in cui venne sviluppato uno Zen più intellettuale e più legato a una pratica meditativa indiana che alle contaminazioni con il pensiero taoista che avevano determinato lo sviluppo dei metodi che caratterizzarono la scuola Linji, e da essa molto dello Zen che viene praticato oggi, la dottrina Caodong trova una sua definitiva formalizzazione nel periodo Song. Maestri di questo periodo, come Zhengjie Qingliao, trasmisero ai propri discepoli la preminenza data alla meditazione dello Shikantaza e alla ricerca della consapevolezza in ogni momento della vita quotidiana rispetto a una ricerca del kensho attraverso la riflessione sui koan che caratterizzava i metodi Linji.

Storia Dalla Cina al Giappone dell'età di Kamakura (1185-1333)

Dogen e la fondazione del sangha di Eiheiji

Gli insegnamenti della tradizione Caodong vennero portati in Giappone al ritorno del monaco Dōgen dalla Cina, dove realizzò l'illuminazione grazie agli insegnamenti del maestro Tiantong Rujing al tempio Qìngdé, che vide abate il predecessore, patriarca di questo lignaggio, Hongzhi Zhengjue. Gli scritti del maestro Hongzhi ebbero grande influenza sulla concezione di shikantaza che il maestro giapponese diffuse nel suo paese.Leighton,17

Dogen tornò dalla Cina con varie antologie di kōan ed altri testi, contribuendo alla trasmissione della tradizione di questa pratica Zen in Giappone.Kōans in the Dōgen Tradition. Cominciò anche a comporre propri lavori, riguardanti le esperienze che lo condussero al Risveglio e la formazione di una propria dottrina e un proprio sistema di pratica, fondata sulla pratica di shikantaza e sulla ricerca continua della consapevolezza del momento presente come oggetto di pratica quotidiana (Genjo koan). Nel suo primo lavoro, il Fukanzazengi, Dogen enfatizzò l'importanza la pratica dello zazen e dello shikantaza allo scopo del raggiungimento dell'illuminazione. Questa decisione portò a degli scontri con i monaci Tendai del Kennin-ji, che lo costrinsero ad abbandonare il monastero:

Dogen riparò quindi vicino a Fukakusa, presso Kyoto, dove, con i primi discepoli fondò il monastero Koshohorinji, spesso abbreviato in Kosho-ji. Esso fu il primo tentativo...

La ritualità quotidiana venne ripresa dalle pratiche cinesi, che a loro volta derivavano dalle tradizioni indiane:

Durante il suo periodo al Koshohorinji, Dogen cominciò a scrivere le prime opere che contribuirono a formare una propria, originale visione della pratica Zen, distinta dal Tendai sincretico di Eisai e dalle prime scuole Rinzai di Enni Benen e di Shinichi Kakushin che proprio in quel tempo stavano sorgendo, mietendo i primi successi. Alcune delle opere che vennero scritte furono il Bendowa ed altri 44 discorsi che vennero raccolti nello Shobogenzo.

Nel 1234 Dogen viene raggiunto da Ejō, che, dopo avere raggiunto un'esperienza solida e riconosciuta nel sangha di Dainichibo Nonin, si recò dall'amico che sarebbe diventato il proprio maestro e di cui sarebbe diventato uno dei discepoli più fedeli e il proprio diretto successore. In questo periodo felice di espansione e consolidamento, Ejō entrò nel sangha di Dogen insieme alla maggior parte dei monaci appartenenti alla Darumashu, che dalla primavera del 1241, guidati dal maestro Ekan, aderirono in massa alla comunità del Koshoji. Essi, se contribuirono a dare maggiore consistenza al progetto di Dogen ed accentuarne le particolarità rispetto alle scuole Zen che comparvero successivamente, portarono anche la testimonianza di un modo di intendere la pratica dello Zen molto diverso da quello del fondatore e della sua prima comunità, che vide delle conseguenze negli sviluppi seguenti della scuola. Alcuni dei monaci esperti che avrebbero deciso le sorti della scuola Soto dopo Dogen, come Gikai, Gien, Giin e Giun, ebbero tutti in comune quest'esperienza precedente.

Con il consolidarsi dell'esperienza del Koshoji, crebbe l'ostilità con le scuole Tendai e le altre scuole Zen vicine al governo di Kyoto, indispettite per il modo in cui la comunità si faceva riconoscere per un approccio indipendente alla pratica buddista, al contrario del caso del Tofukuji di Enni Benen, che rimase formalmente legato alla scuola Tendai. William Bodiford ricorda inoltre che un altro motivo di scontro può essere visto ancora nell'entrata dei monaci seguaci di Ekan dentro il sangha di Dogen, rifiutati da Eisai e dalla Tendai per un approccio alla pratica definito antinomianista, contrario allo studio e all'osservanza rigorosa dei precetti che invece erano fondamentali per le scuole che si erano diffuse in Giappone fino a quel tempo.

Dogen cercò di contrastare le ostilità chiedendo l'appoggio della corte, e tra il 1242 presentò ai nobili della capitale un testo che spiegava il suo approccio alla pratica e ne dimostrava la validità. La reazione del principale monastero Tendai, l'Enkakuji del monte Hiei, fu feroce e in un anno Dogen venne cacciato dal monastero di cui era abate. Quindi, supportato dal nobile Hataru Yoshihige, che appoggiò la sua decisione di praticare in montagna, lontano dai giochi politici della corte e dalle attività mondane, nel 1243 Dogen si spostò nella più lontana provincia di Echizen e fondò un monastero dedicato al grande Buddha (Daibutsu-ji) che poi cambiò il nome in Eihei-ji. Questo monastero divenne il centro principale della comunità di Dogen, e divenne famoso nella storia dello Zen come il primo e uno dei due principali centri della scuola Soto.

Durante la sua guida di Eiheiji, Dogen completò la raccolta di scritti del suo Shobogenzo e la costruzione del suo sangha, di cui definì la dottrina e le modalità di pratica fin nei minimi dettagli, come è possibile vedere in testi come il Tenzo Kyokun e lo Eihei Shingi. La posizione in una zona ritirata del Giappone e il rigore con cui veniva condotta la pratica, oltre al rifiuto di un incontro con le altre scuole buddiste giapponesi, spinsero Dogen a creare una piccola comunità, volutamente disinteressata ad un'espansione che pregiudicasse una coerenza rispetto ad una pratica rigorosa, cominciando a creare le basi per una divisione tra approcci ed ambiti di diffusione che avrebbe caratterizzato la scuola Soto rispetto alle scuole Rinzai. Alcuni tra i monaci del sangha, molti dei quali provenienti dalla Darumashu, abituati ad un approccio più pragmatico e più compromissorio rispetto alla dottrina di Dogen e intenzionati a diffondere la pratica del loro Zen al di là dei compromessi con la cultura locale che questo potesse comportare.

La disputa tra questa minoranza e i monaci fedeli all'insegnamento del Fondatore emerse già mentre Dogen era in vita e gli studi fatti finora ci portano un paio di esempi, come quello dell'espulsione del monaco Genmyo, che per aver esplicitato una visione coerente con questa minoranza venne espulso dal monastero in maniera feroce. Questa divisione rispetto alle diverse modalità di formazione e consolidamento nel Sangha, se forse rimase latente arginata dalla personalità severa ed autorevole di Dogen, emerse dopo la scomparsa del fondatore nel 1253, che, pur avendo contribuito a fondare una delle prime comunità monastiche Zen veramente indipendenti, lasciava parecchie questioni scoperte che avrebbero avuto bisogno di una guida salda che avesse potuto risolverle, completando il lavoro del Fondatore e stabilendo in maniera definitiva la forma e le regole della scuola di Dogen. Questo compito venne affidato al successore Ejō, che venne riconosciuto come l'erede del fondatore della scuola.

Koun Ejō, Tettsu Gikai e l'inizio del sandai soron

Ejō succedette ufficialmente a Dogen nel 1236.Dumoulin, 2005b, pag. 128

L'erede di Dogen si trovò a gestire una situazione difficile, a causa delle divisioni interne al proprio sangha, che egli cercò di risolvere con un'opera di mediazione che però fallì. Impegnato nel suo compito di raccogliere, ordinare e completare il ricco corpus dottrinale lasciatogli dal proprio maestro, Ejō si chiuse nel suo lavoro intellettuale mentre si faceva sempre più acuto lo scontro tra coloro tra i monaci che volevano continuare a praticare secondo il progetto del fondatore e coloro che invece volevano adottare anche rituali di altre scuole per diffondere la pratica anche tra i laici ed avere maggior sostegno nella società. Questi ultimi trovavano un loro riferimento in uno dei compagni di pratica del nuovo abate di Eiheiji, Gikai che già molto tempo prima manifestava esplicitamente anche al nuovo maestro le sue proposte di pratica. Ejō le rifiutò e tentò di dissuaderlo in ogni modo dai suoi propositi, fino a promettergli la successione a patto della propria fedeltà alla linea di condotta del sangha impostata dal fondatore.

Nel 1267 Gikai divenne nuovo abate di Eiheiji, riuscendo a mettere in pratica il suo progetto di trasformare l'eremo ritirato di Dogen in un grande monastero per un sangha più esteso. A questo proposito, completò ed ampliò la costruzione del tempio e colse il pretesto di una richiesta da parte della corte imperiale di riti propiziatori da parte di ogni scuola buddista a sostegno dell'esercito contro l'invasione mongola di Kublai Khan. Quando, però, Gikai mantenne le pratiche Shingon che aveva introdotto in quella circostanza come pratica costante, il suo sangha, guidato da Jakuen, un altro allievo diretto di Dogen della fazione conservatrice, ottenne nel 1273 di scacciare l'abate e richiamare Ejō, che si era ritirato in un eremo, alla sua vecchia posizione. Ejō morì qualche anno dopo, per lasciare di nuovo il posto a Gikai, che dopo sette anni venne costretto nuovamente all'esilio. Sostenuto da un nobile del proprio clan nobiliare, Togashi Iegisa, nel 1293 gli venne affidato un vecchio monastero Shingon su cui egli stabilì il Daijoji, trasformando la vecchia comunità in un sangha in cui poté finalmente diffondere uno Zen in cui la parte rituale mutuata dal buddismo esoterico. Questo monastero sarebbe diventato uno dei principali centri della scuola Soto che fu sviluppata negli anni successivi.