Ozzano Monferrato (Ausan in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Alessandria, in Piemonte, sito nel Monferrato Casalese, a circa 10 chilometri da Casale Monferrato. Una parte del territorio comunale è stato iscritto alla lista del patrimonio mondiale UNESCO nell'anno 2014 come parte integrante del Paesaggio vitivinicolo del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato.

Geografia fisica Territorio Il paese è sito in area collinare lungo la strada che collega Casale Monferrato ad Asti. Il nucleo storico si estende sul versante sud della collina, ai piedi dell'antico castello e della chiesa parrocchiale di San Salvatore. In area pianeggiante, lungo la statale Casale-Asti è invece il nucleo abitato denominato "Lavello" consistente nell'ampliamento ottocentesco conseguenza dell'industrializzazione legata all'estrazione e alla lavorazione della calce e del cemento. Il borgo antico ha mantenuto caratteristiche storico culturali di notevole pregio tanto da poter essere considerato a ragione come uno dei paesi artisticamente e architettonicamente più ricchi dell'intero territorio del Monferrato Casalese. Il borgo è caratterizzato anche dalla presenza di ville ed abitazioni private di particolare pregio architettonico in molti casi dotate di splendidi parchi pertinenziali. Rilevante è anche la presenza sul territorio comunale di emergenze di archeologia industriale.

Storia Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Ozzano Monferrato sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 30 maggio 1953.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Parrocchiale di Ozzano

Domina i tetti dell'abitato dall'alto, proprio sotto al parco e ai giardini pensili dell'antico castello, dal 1911 è dichiarata dalla sovrintendenza “Opera pregevole d'arte“.

Storia La bolla pontificia di papa Innocenzo II del 1143 è il primo documento storico conosciuto a trattare della presenza di edifici ecclesiastici nel territorio comunale di Ozzano Monferrato. Tuttavia datando l'attuale struttura (nelle sue parti più antiche) al trecento si potrebbe essere di fronte al rifacimento di una preesistente chiesa divenuta inadeguata allo sviluppo del borgo. L'edificio attuale è il risultato dei diversi interventi che nel corso dei secoli hanno apportato elementi decorativi dei vari stili architettonici che si sono succeduti nella storia dell'arte, andando ad alterare la base trecentesca con elementi rinascimentali, barocchi e ottocenteschi. La chiesa è storicamente legata alla diocesi di Vercelli così come documentato dai diversi diplomi imperiali che interessavano l'infeudamento di Ozzano. Tuttavia nel 1474 con la creazione della diocesi di Casale Monferrato, legata al progetto di modernizzazione della capitale Monferrina voluta dal marchese Guglielmo VIII Paleologo, la giurisdizione ecclesiastica passerà a diocesi di Casale. A tale periodo e più precisamente all'epoca che va dalla fine del Quattrocento agli inizi del Cinquecento appartengono i pregevoli affreschi delle pareti delle navate laterali la cui qualità, soprattutto per quanto riguarda la lunetta dell'Annunciazione e il trittico di Santi sottostante chiama in causa la scuola di Giovanni Martino Spanzotti, assoluto protagonista del Cinquecento piemontese e massimo esponente della scuola casalese che si formò negli anni tra Quattrocento e Cinquecento nella capitale del Marchesato e che lavorò alle innumerevoli fabbriche che la reggenza di Guglielmo VIII intraprese (Castello, Nuove mura, S. Domenico e innumerevoli palazzi nobiliari). All'epoca barocca risale la creazione di altari quali quello estremamente pregevole della Madonna del Rosario che termina la navata destra. Nel 1904 con la posa dell'organo a canne si apportarono ulteriori variazioni; si chiuse la finestra a semicerchio sita al centro della facciata principale, proprio sopra al portale d'ingresso e si sostituirono le piccole finestrelle tonde della navata laterale destra con una serie di grandi monofore.

Esterno Campanile: pregevole costruzione in laterizio di pianta quadrata, alto circa 20,00 metri, singolarmente distaccato dal corpo della chiesa e scenograficamente addossato ad una parete tufacea presenta decorazioni di epoca romanica e ha una cella campanaria aperta da quattro grandi monofore. L'attuale collocazione inglobata nelle mura perimetrali dei giardini del castello potrebbe erroneamente far pensare ad una funzione originaria di carattere difensivo o comunque civile, nella realtà le mura del castello erano in epoca medioevale molto meno ampie delle attuali. Sagrato: realizzato parzialmente con pietre di fiume disposte a composizione di motivi geometrici (si notino fiori della vita) regala un bel panorama sui tetti dell'abitato e sull'anfiteatro di colline dalle quali emergono il castello di San Giorgio la Torre Veglio nel comune di Terruggia. Facciata: Realizzata in cotto, a salienti divisa da quattro contrafforti terminanti in pinnacoli ottagonali, sono presenti due monofore laterali e si può ancora notare, dalla disposizione dei mattoni, la finestra tripartita a semicerchio chiusa nel 1904 a seguito della posa dell'organo. Il portale è decorato da un timpano neoclassico anch'esso in laterizio a vista e dispone di un portone settecentesco in legno restaurato nel 1990 grazie ai fondi raccolti dai parrocchiani. Il prospetto laterale destro, in cotto è sull'esterno rinforzato da contrafforti in laterizio, seguendone lo sviluppo si arriverà all'abside pentagonale, anch'essa in cotto con contrafforti che ne scandiscono la divisione delle facce. La parte opposta dell'abside così come il prospetto laterale sinistro sono invece nascosti dagli addossati edifici della sacrestia.

Interno

A pianta rettangolare (28 m × ), con abside pentagonale orientato verso est sporgente di circa dal corpo di fabbrica, l'edificio è suddiviso in tre navate scandite da massicci pilastri tondi, la navata centrale è alta . Ed è coperte da una volta a botte completamente affrescata. Le navate laterali sono invece suddivise in campate e coperte da volte a crociera con caratteristici costoloni l'altezza massima è di . Gli archi che collegano i pilastri sono del tipo a tutto sesto, mentre l'arco di trionfo ha una leggera curvatura "gotica", nelle navate laterali sono inoltre presenti mezzi pilastri addossati alla muratura che trovano il loro corrispondente esterno nella serie di contrafforti del lato sud. Entrati in Chiesa, dopo il suggestivo sguardo d'insieme che potrà godersi dal fondo della navata centrale si inizierà la visita dalla navata laterale destra dove sul muro perimetrale della prima campata si potranno ammirare dei pregevoli affreschi di fine Quattrocento, rappresentanti da destra verso sinistra: San Martino di Tours (fortemente degradato), una Madonna in trono con Bambino, il Martirio di sant'Agata ed una santa non identificata. La pittura è prettamente rinascimentale nella tipologia degli abiti ma trae ancora echi dalla passata epoca gotica, basti osservare la flessuosità delle braccia e delle mani rappresentate, il senso di pace che trasmette il volto di sant'Agata e la dolcezza dell'abbraccio tra la Vergine ed il Bambino. La seconda campata presenta una porzione di affresco di dimensioni 190 × 65 dove viene raffigurato san Giovanni Battista che regge tra le braccia l'agnello simbolo del Cristo, alla sua destra la figura di un frate francescano con in mano un libro chiuso e alla sinistra san Francesco regge un libro aperto. L'immagine si presenta mutilata nelle sue parti superiore ed inferiore dall'avvenuta apertura della sovrastante monofora. L'osservazione delle braccia del Battista e della tipologia di massima della pittura ci suggeriscono di attribuire l'affresco alla stessa mano di quelli della campata precedente. Sempre nella stessa campata si notino gli affreschi della volta a crociera rappresentanti il tetramorfo su fondo rosso sono un leone (San Marco), un bue (San Luca), una figura di angelo (San Matteo) e un'aquila (San Giovanni). Il tipo di rappresentazione ben si adatta alle volte a crociera perché riesce a sfruttare e a coprire i quattro spicchi in cui la copertura si divide e in questo senso i simboli del tetramorfo sono alternativi e/o complementari con altre rappresentazioni tetrapartite (es. i dottori della Chiesa). Il tetramorfo ha origine da una visione dell'Apocalisse di Giovanni, ripresa dal libro del profeta Ezechiele "in mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d'occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile ad un leone, il secondo aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto di un uomo e il quarto era simile a un'aquila mentre vola". nella tradizione cristiana le quattro figure vengono associate ai quattro evangelisti. Al termine della navata, dopo due scalini, al di là della balaustra in marmo è la cappella barocca della Vergine del Rosario, in una nicchia è la statua settecentesca della Vergine, le pareti e le volte sono decorate a stucchi bianchi e azzurri, sulla volta quattro angeli sostituiscono i costoloni fondendo nello stesso elemento la funzione decorativa con la struttura architettonica. A centro della volta la colomba simbolo dello Spirito Santo e alla parete una vetrata che tratta il tema del Sacro Cuore di Gesù. Si giunge ora nell'abside pentagonale dove si potrà ammirare la struttura architettonica con le nervature a costoloni che la caratterizzano, l'unica finestra presente è una monofora con vetrata rappresentante il Pellicano, simbolo del Cristo in quanto uccello che nella tradizione, si priva delle proprie interiora per nutrire i piccoli. Nell'abside è anche un coro ligneo settecentesco in situazione di degrado. Sopra; sull'arco di Trionfo è un crocifisso ligneo laccato di scuola altoatesina e sotto l'altare in marmo bianco di Carrara dove sono rappresentate le figure a tutto tondo dei dodici apostoli ai lati del Santissimo Sacramento. Passando alla cappella che chiude la navata sinistra, sopra il paliotto in stucco policromo vi è un'interessante pala di scuola moncalvesca restaurata dal maestro Nicola di Aramengo. In venerazione della Vergine con bambino sono rappresentati san Bovone in abiti militari che regge lo stendardo raffigurante un bue e san Carlo Borromeo in abiti cardinalizi (si noti il pregevole lavoro di rappresentazione dei pizzi e dei ricami del rocchetto). Si giunge così alla parete di maggior pregio artistico, proprio sopra la porta che dà accesso alla sacrestia le rappresentazioni della lunetta dell'Annunciazione e il trittico raffigurante i Santi Rocco, Sebastiano. La scena dell'Annunciazione si svolge in un ambiente prettamente rinascimentale dominato dalla prospettiva: rinascimentali sono gli abiti dei personaggi e gli edifici rappresentati, ma rinascimentale è anche l'uso della prospettiva che per così dire diviene nella lunetta il centro dell'immagine. Le figure sono inserite su un piano orizzontale prossimo all'osservatore e occupano le estremità del piano stesso così da dare risalto alla profondità trasmessa dalla serie di edifici e dalle loro linee di fuga che convergono sotto l'immagine di Dio Padre. Dio che squarcia i cieli mentre benedice con la mano destra, invia la colomba dello Spirito Santo verso la Vergine Maria con quella sinistra, domina il vertice della lunetta, sotto i personaggi per così dire "principali" l'arcangelo Gabriele e la Madonna si trovano sui due lati opposti della strada, inseriti in fabbricati "aperti" che non rispettano ancora le proporzioni del reale ma che devono soltanto fungere da "scatole contenitive" delle figure rappresentate. L'Arcangelo, a sinistra dell'osservatore è degradato, dietro di lui l'immagine di una Santa monaca che si vuole identificare con santa Radegonda.