Sono pervenute sei trascrizioni delle lettere di Gedimino scritte nel 1322-1325 dal Granduca lituano vissuto dal 1275 circa al 1341. Tali documenti, di cui nel passato è stata discussa l'autenticità,Saulius A. Suziedelis, Historical Dictionary of Lithuania (ed. 2), Scarecrow Press, 2011, ISBN 978-08-10-87536-4, p. 114. risultano una delle prime testimonianze superstiti del Granducato di Lituania che dimostrano come questo fosse attivo a livello politico e attento a gestire le relazioni con le potenze vicine. Essendo destinate all'Europa occidentale, in particolare al papa, ai mercanti e agli artigiani, le lettere furono scritte in latino.

Analisi delle lettere

Lettera a Papa Giovanni XXII (1322)

Destinata a Papa Giovanni XXII, secondo pontefice avignonese, in essa Gedimino affermava che i cavalieri teutonici non stavano agendo nell'interesse della chiesa cattolica, devastando invece brutalmente le terre baltiche. Le persone del posto furono costrette a resistere e Gediminas forniva un elenco di molti crimini e danni commessi dai cavalieri; ad esempio, affermava che il suo predecessore Vytenis aveva inviato una lettera ai frati francescani autorizzando due confratelli a giungere nel Granducato di Lituania per insediarsi in una chiesa locale. Quando i cavalieri teutonici vennero a conoscenza della lettera, spedirono un loro esercito e preferirono distruggere la chiesa. Nell'ultima frase Gediminas effettuava una vaga promessa di accettare il cristianesimo e la supremazia del papa.Barbara H. Rosenwein, Reading the Middle Ages, Volume II: From c.900 to c.1500 (III ed.), University of Toronto Press, 2018, ISBN 978-14-42-63680-4, p. 404.

Seconda lettera

La seconda lettera fu scritta il 25 gennaio 1323 e inviata alle città tedesche di Lubecca, Sund, Brema, Magdeburgo, Colonia e altre città del Sacro Romano Impero. Gedimino forniva un quadro del Granducato in merito ai cristiani, descrivendo la notevole tolleranza dei lituani nei loro confronti, i quali erano rimasti pagani e non avevano accettato il cristianesimo esclusivamente a causa degli atteggiamenti brutali dei teutonici. Inoltre, ribadiva quanto asserito nella prima lettera inviata al papa con riferimento alle sue intenzioni di battezzare nel rito cattolico. Gedimino invitava inoltre cavalieri, scudieri, mercanti, medici, fabbri, carri armati, calzolai, scuoiatori, mugnai e altri a trasferirsi nel Granducato e praticare commerci e religioni senza alcuna restrizione. Ai contadini fu promessa un'esenzione fiscale decennale, mentre i commercianti erano esentati da qualsiasi tariffa o tassa. La missiva è importante soprattutto perché Vilnius, capitale della Lituania, è menzionata per la prima volta in fonti scritte.Tadas J. Vizgirda, Vilnius: The Capital of Lithuania, TJV, 1948, p. 111.Antanas Papšys, Vilnius: A Guide, Progress Publishers, 1981, p. 33.Roman Adrian Cybriwsky, Capital Cities around the World: An Encyclopedia of Geography, History, and Culture, ABC-CLIO, 2013, ISBN 978-16-10-69248-9, p. 326.Aliza Cohen-Mushlin et al., Synagogues in Lithuania N-Ž: A Catalogue, VDA leidykla, 2010, ISBN 978-60-94-47004-2, p. 239. Sulla base di questa indicazione, il 1323 è considerato l'anno di fondazione ufficiale di Vilnius: una simile conclusione risulta dubbia per alcuni studiosi, poiché, pur essendo Gediminas considerato il fondatore della città, la città esisteva probabilmente già anni prima, addirittura al tempo di Mindaugas (e dunque andrebbe identificata con Voruta, la prima ipotetica capitale della Lituania).Keistutis P. Devenis, Ancient Lithuania and the History of Deltuva, VAGA, 2002, p. 103. Altra informazione preziosa è la menzione inequivocabile di Vilnius come capitale. L'invito a spostarsi nel Granducato era rivolto in particolare a ebrei tedeschi e cristiani, e la sua emissione è strettamente legata all'insediamento definitivo della comunità ebraica in Lituania.

Lettera agli abitanti di Lubecca, Rostock, Stralsund, Greifswald, Stettino e Gotland

Indirizzata alle città di Lubecca, Rostock, Stralsund, Greifswald, Stettino e Gotland, fu scritta il 26 maggio 1323. In sostanza, ripeteva la missiva precedente. Si chiedeva a vari artigiani (l'elenco dei mestieri è stato ampliato) di venire in Lituania per eseguire il loro commercio. Si riferiva la presenza in Lituania di tre chiese, due francescane (a Vilnius e a Navahradak) e una domenicana, liberamente accessibili.Testo della lettera (in inglese): Barbara H. Rosenwein, Reading the Middle Ages, Volume II: From c.900 to c.1500 (III ed.), University of Toronto Press, 2018, ISBN 978-14-42-63680-4, pp. 406-407.

Quarta e quinta lettera

La quarta fu scritta il 26 maggio 1323,Algirdas M. Budreckis, Eastern Lithuania: A Collection of Historical and Ethnographic Studies, Lithuanian Association of the Vilnius Region, 1985, p. 4. mentre la quinta subito dopo e furono indirizzate agli ordini francescano e domenicano. Gedimino, in previsione del suo battesimo, invitò sacerdoti e frati a recarsi nel Granducato di Lituania e chiese, per l'ennesima volta, di diffondere le politiche favorevoli messe in atto in favore di mercanti e artigiani. Nella lettera ai domenicani, il granduca affermava che il suo sigillo era stato bruciato dai cavalieri teutonici.

Sesta lettera

L'ultima corrispondenza superstite fu scritta il 22 settembre 1324 (o 1325) e indirizzata al vescovo di Tartu, Erzel, reggente di Tallinn e al Consiglio di Riga.Pontificia Università gregoriana, Archivum Historiae Pontificiae (voll. 28-29), Pontificia Universitas Gregoriana, Facultas Historiae Ecclesiasticae, 1990, p. 73. Il granduca riferiva che i cavalieri teutonici avevano violato un trattato di pace firmato in precedenza attaccando le regioni sul confine, uccidendone gli abitanti e razziando tutti gli oggetti di valore. Molti messaggeri furono catturati e uccisi e pertanto Gediminas chiedeva disperatamente aiuto per far rispettare il trattato.

Note

Collegamenti esterni

Contenuto della lettera a Papa Giovanni XXII, pp.405-406 (in inglese)

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