La provincia di Ascoli Piceno è una provincia italiana delle Marche di abitanti, con capoluogo Ascoli Piceno.

Geografia fisica

Bagnata a est dal mare Adriatico, la provincia di Ascoli Piceno è la più meridionale delle Marche e confina con tre regioni: l'Abruzzo (provincia di Teramo) a sud, il Lazio (provincia di Rieti) a sud-ovest e l'Umbria (provincia di Perugia) a ovest. Il confine abruzzese è segnato nel tratto orientale dal fiume Tronto, il cui bacino include anche i comuni laziali di Amatrice e Accumoli, che però non sono mai appartenuti amministrativamente al Piceno. Interamente transtruentini sono invece i comuni di Folignano e Maltignano, storici baluardi della città di Ascoli.

Entro la regione Marche la provincia confina inoltre a nord con la provincia di Fermo (lungo il corso dell'Aso) e a ovest con quella di Macerata (lungo lo spartiacque appenninico: la frontiera amministrativa si situa infatti fra il comune di Montemonaco e quello di Castelsantangelo sul Nera, appartenente al bacino del Tevere).

Il territorio provinciale è prevalentemente collinare (62,4%), ma entro i limiti amministrativi delle Marche il Piceno possiede comunque la più alta percentuale di aree montuose: il 37,6% (suddiviso fra i comuni di Acquasanta Terme, Arquata del Tronto, Comunanza, Montegallo, Montemonaco, Roccafluvione), contro il 34,5% di Ancona, il 32,3% di Macerata, il 31,1% di Pesaro e Urbino, il 9,1% di Fermo.ISTAT, , 2001 (in formato .xls). La provincia include la cima più elevata della regione, il Vettore (), e possiede un'ampia fascia preappenninica che culmina nella vetta dell'Ascensione () situata appena a nord del capoluogo. Trascurabile è invece la striscia di territorio pianeggiante che si snoda lungo la costa per circa .

L'alto Piceno è suddiviso fra le comunità montane del Tronto e dei Sibillini (quest'ultima ricaduta in parte nella provincia di Fermo dopo la sua istituzione nel 2004). La zona è occupata dalle vette principali della sottocatena dei Sibillini, con il bacino glaciale del Lago di Pilato (monte Vettore) che si caratterizza per ospitare il minuscolo crostaceo endemico detto chirocefalo del Marchesoni. Il territorio montano provinciale forma anche parte dei parchi nazionali dei Sibillini e del Gran Sasso e Monti della Laga.

Il terreno agricolo produce i frutti tipici delle coltivazioni mediterranee, fra cui l'olivo e la vite. Fra i prodotti principali si ricordano l'oliva ascolana e il vino Rosso Piceno superiore, la cui zona di produzione è esclusiva della provincia e ha il suo cuore nel crinale settentrionale della media e bassa valle del Tronto. Tale crinale è percorso dall'omonima Strada del Rosso Piceno Superiore (SP 1) che collega Offida a San Benedetto attraverso i comuni di Offida (Borgo Miriam), Ripatransone (Messieri e San Savino) e Acquaviva Picena.

Lungo la costa picena si sviluppa la Riviera delle Palme, denominazione turistica che individua il tratto di costa che va da Cupra Marittima alla foce del Tronto, passando per Grottammare e San Benedetto del Tronto. Quest'ultima, prima città della provincia per popolazione, è anche uno dei maggiori porti pescherecci dell'Adriatico e d'Italia. Un quarto comune costiero è Massignano, che possiede una frazione sul litorale (Marina di Massignano), mentre il capoluogo è in collina.

Passi e valichi Nome Altitudine (m) Forca Canapine1.541 Forca di Presta1.550

Origine del nome I suoi abitanti sono comunemente denominati piceni,Fernando Palazzi, Novissimo dizionario della lingua italiana, IV appendice, Milano, 1957. in ricordo dell'antico popolo italico di cui la preromana Asculum fu capitale.La tradizionale considerazione, risalente almeno a Flacco, di Ascoli come caput gentis, in quanto luogo d'approdo della migrazione picena, è testimoniata in: ISBN 88-304-1599-5

Storia

Preistoria

Il ritrovamento di schegge e amigdale intorno alla città di Ascoli Piceno attesta la presenza umana fin dall'età della pietra, rappresentata nel Paleolitico inferiore e medio dai protoantropi e dall'uomo di Neanderthal e a partire dal Paleolitico superiore dall'uomo moderno proveniente dall'Europa orientale, di cultura Aurignaziana e Bertoniana inizialmente, che poi riceve più recentemente influssi dall'Anatolia e dal Medio Oriente, con l'introduzione 6 000 anni fa dell'agricoltura e della ceramica cardiale da parte delle popolazioni neolitiche della Mezzaluna Fertile.S. Balena, op. cit., pag. 44. Varie sono le tracce lasciate dall'uomo nell'età del bronzo e del ferro, quando nel territorio giunsero popolazioni di lingua indoeuropea provenienti dalle steppe pontiche, che sovrapponendosi alle popolazioni mediterranee di cultura neolitica andarono a formare i primi popoli italici, di cui i Piceni facevano parte. Questi ultimi, originari della Sabina, penetrarono lungo la valle del Tronto e fondarono vari insediamenti, guidati secondo la leggenda dal picchio sacro al dio Marte.

Importanti vestigia picene si rinvengono tanto nell'agro ascolano e truentino, quanto nel più settentrionale agro cuprense, particolarmente generoso di reperti epigrafici, manifatturieri e tombali. Si ricordano le necropoli di Cupra Marittima, Offida e Spinetoli (età del ferro), i cui scavi hanno portato alla luce materiale di notevole valore archeologico, e le migliaia di manufatti dell'età del bronzo restituiti dal Cuprae Mons (Ripatransone), testimoni di un elevato livello tecnico di lavorazione del metallo e della ceramica.

Antichità A partire dalla colonizzazione romana la storia della provincia ascolana ruota essenzialmente intorno alle vicende che videro protagonista il capoluogo e ai rapporti di questo con i centri circostanti. Plinio il Vecchio nella Naturalis historiaPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 111. descrive la città e il territorio come segue.

Ascoli, culla della civiltà dei Piceni, sorge sulla via Salaria alla confluenza del fiume Tronto con il torrente Castellano, circondata dal monte Ascensione a nord, dai monti Sibillini a ovest e dai Monti della Laga a sud; a est si apre la vallata del Tronto che giunge fino al mare. Sulla posizione geografica particolarmente favorevole alla difesa della città scrive Strabone:Strabone, Geografia, V, 4, 2.

Nella prima metà del III secolo a.C. Ascoli e il suo territorio divennero parte del sistema egemonico romano, ma con la caduta dei Gracchi, e dopo l'assassinio del tribuno Druso, il malcontento per la mancata risoluzione del problema agrario e della concessione della cittadinanzaNel 90 a.C. il Senato romano emanò la Lex Iulia de civitate concedendo la cittadinanza ai latini e agli alleati italici non ribelli o belligeranti nei confronti di Roma. (91 a.C.) sfociò nella ribellione contro Roma e nell'inizio della guerra sociale. Questo evento rappresentò il momento più significativo della storia civica antica. La città subì quindi l'assedio (che durò circa un anno) e la distruzione da parte di Pompeo Strabone. Risorse tuttavia in età imperiale e divenne la più importante del Piceno, assumendo le prerogative di centro amministrativo della regione e legando il suo destino a quello dell'Impero romano. In epoca imperiale nel territorio dell'attuale provincia, oltre ad Asculum Picenum, erano presenti altri centri urbani di più piccole dimensioni: Cupra Maritima nella costa nord-orientale, Truentum alle foci del Tronto e l'insediamento di Novana, attestato solo da fonti scritte e quindi non facilmente collocabile nel territorio (forse si trovava nella parte settentrionale dell'attuale provincia, nei pressi di Montedinove).

Medioevo Dopo la decadenza imperiale Ascoli mantenne un regime autonomo fino a quando, in epoca barbarica, fu raggiunta dai Goti di Alarico I (405). Il condottiero germanico, oltrepassando il Po e Bologna, scese lungo gli Appennini e penetrò nell'area picena restandovi cinque anni. Da qui mosse alla volta di Roma che conquistò con il sacco del 24 agosto 410. Il re dei Visigoti giunse fin sotto le mura di Ascoli, ma vista la solidità delle difese cittadine rinunciò all'attacco. Secondo la tradizione popolare, mentre Alarico stava cercando il punto più favorevole per introdursi in città, apparvero sulle mura di cinta sant'Emidio e i suoi compagni. Il re, spaventato dall'apparizione, desisté dal suo intento.

Ascoli scampò anche alla distruzione di Attila nel 452, poiché il re degli Unni la evitò conoscendo la determinazione e la forza con cui la città l'avrebbe combattuto. Ataulfo la visitò, ma anche questi rinunciò ad attaccarla per l'evidente saldezza delle difese. Si accontentò allora di provvedere ai rifornimenti necessari al suo esercito saccheggiando le campagne vicine. Nel sessantennio compreso tra i regni di Teodorico, re degli Ostrogoti, e del generale Vitige Ascoli visse un periodo di pace. Belisario, nel 540, la assoggettò all'Impero bizantino, e nel 544 Totila, conquistati i castelli della vallata del Tronto, se ne impadronì con l'assedio che la costrinse alla resa.

Liberatisi della dominazione gotica gli ascolani tornarono a governarsi autonomamente. In seguito il duca Faroaldo I a capo dei Longobardi conquistò l'intera Marca e cinse d'assedio la città espugnandola e distruggendola per la seconda volta (578). Il duca mise in atto inoltre un feroce saccheggio che privò Ascoli delle sue ricchezze e ne abbatté mura, torri e palazzi, incorporandola poi territorialmente al Ducato di Spoleto.

Dall'anno 599 la regina Teodolinda, sovrana cattolica consorte di Agilulfo, favorì l'opera di ricostruzione della città e dei suoi castelli. Il territorio fu governato per 196 anni dai gastaldi del Ducato di Spoleto, finché nel 773 Ildebrando assoggettò il ducato alla Santa Sede. Nel 744 Carlo Magno disgiunse Ascoli dal Ducato di Spoleto e, ponendola sotto la protezione della Santa Sede, la costituì in Contea ascolana. In questo periodo furono donati da Ancarano al Capitolo della cattedrale di Sant'Emidio, guidata dal vescovo Justolfo, i castelli di Maltignano e Nereto (il primo destinato al Capitolo, il secondo alla città),S. Balena, op. cit. pag. 167. i quali passarono sotto la competenza del territorio ascolano.

Grazie alle disposizioni del Privilegium Othonis, che ratificava l'accordo raggiunto tra impero e papato, a partire dall'anno 1010 si aprì per il comprensorio della città un nuovo capitolo di storia. Il governo episcopale del territorio fu istituito da papa Sergio IV, che affidò la Contea ascolana al vescovo Emmone. Questi riunì in sé l'esercizio del potere ecclesiastico e secolare e il controllo delle rispettive giurisdizioni con l'ausilio di suoi vicari e viceconti (consoli e senatori nominati tra gli appartenenti alle famiglie nobili della città o del contado).

Più tardi l'imperatore Corrado II concesse ad Ascoli il privilegio di battere moneta e di organizzare mercati e fiere nel comprensorio della diocesi e della contea (1037). Grazie alla munificenza e agli atti di liberalità dei vescovi, la contea vide il fiorire di acquedotti, ospedali, monasteri, ponti e nuove torri.Si ricorda che il vescovo Bernardo II dispose la costruzione di oltre ottantadue torri gentilizie, che furono abbattute tra le novantuno distrutte nel 1242 durante il sacco di Federico II. Il governo episcopale ascolano, garantista delle libertà civili del contado, ebbe termine nell'anno 1212.

Il periodo comunale