Santo Stefano di Cadore (Sa Stefi in ladinoComunità Montana Comelico e Sappada - Sportello Ladino .) è un comune italiano di abitanti della provincia di Belluno in Veneto.

Centro cadorino, sovrastato dal Monte Col (2.079 m) e posto alla confluenza tra il Piave e il torrente Padola, è il principale centro del Comelico. Nel territorio comunale vi sono anche le frazioni di Campolongo (la più popolata tra le frazioni), situata più a monte sulla valle del Piave a 940 m s.l.m., Casada e Costalissoio, anch'esse situate più a monte però nella valle del Padola. Nel territorio comunale è compresa la parte est della Val Visdende, estremo lembo nordorientale del Veneto.

Geografia fisica Territorio Il territorio comunale, compreso tra le valli del fiume Piave e del torrente Padola (la cui confluenza avviene proprio nel centro abitato) è circondato da numerose vette che costituiscono la parte più occidentale delle Alpi Carniche e la parte più orientale delle Dolomiti.

Tra le più importanti cime vi sono il Monte Crissin (2503 m), il Monte Brentoni (2548 m), Il Gruppo delle Terze (2586 m), una parte della Cresta Carnica (che segna il confine Italo-Austriaco). Tra le cime minori (per la quota, non per l'importanza) vi annoveriamo il Monte Col (2079 m) che sovrasta il centro abitato, il Monte Zovo (1944 m), situato poco sopra la frazione di Costalissoio, e il Monte Piedo (1665 m), attraversato dalla Galleria Comelico della Strada statale 52 Carnica. Dalla frazione di Costalissoio, è possibile scorgere numerose vette dolomitiche come l'Aiarnola, il Popera, la Cima Undici, le Marmarole, l'Antelao, il Sorapiss, la Tofana di Rozes ed il più lontano Monte Tamer, oltre allo splendido panorama su tutte e due le vallate (del Piave da un lato e del Padola dall'altro).

Clima

Il clima di Santo Stefano di Cadore è di tipo alpino, con inverni rigidi ed estati relativamente fresche. Sovente d'inverno le temperature minime possono arrivare a -20 °C, aiutate dallo scarso soleggiamento, specialmente nelle giornate di bel tempo, col fenomeno dell'inversione termica, con il contributo del Monte Col che, nelle giornate più corte dell'anno, mantiene in ombra il centro abitato, facendolo risultare più "gelido" persino delle stesse frazioni situate a quote più elevate ma che ricevono maggior soleggiamento.

La neve è quasi sempre presente nel periodo compreso tra dicembre ed aprile, anche se non sono mancate nel corso degli anni nevicate precoci o tardive. In estate le temperature sono gradevoli (fresche di giorno e fredde durante la notte), anche se negli ultimi anni (in particolare dal 2003) le temperature medie si sono alzate notevolmente e spesso possono arrivare anche a 30 °C.

Le precipitazioni risultano essere abbondanti, soprattutto nella stagione estiva (l'arco alpino ha il massimo delle precipitazioni proprio in estate), anche se negli ultimi anni le giornate di bel tempo sono aumentate notevolmente, permettendo ai turisti, nonché agli escursionisti, di godersi appieno le bellezze offerte dal territorio. Nei pressi del centro cittadino è presente una stazione meteorologica dell'ARPAV.

Storia In epoca Romana (dal 115 a. C. al 476) nel medio Cadore vi era un notevole gruppo di abitanti. La costruzione della via Claudia Augusta Altinate intorno al 100 d. C., congiungeva Altino (non lontano dalla foce del Piave) con Littamun (oggi San Candido) e verso il Salisburghese con percorso che si svolgeva anche in Centro Cadore. Il Comelico condivide da sempre la storia del Cadore, forse differenziandosi soltanto per le origini più remote e, naturalmente, per particolari vicende locali. Si può presumere, con molta attendibilità, che i primi abitanti si rifugiassero nelle impervie ed isolate valli comelicesi per sottrarsi agli eccidi, ai saccheggi ed alla sottomissione ai barbari che invasero ed occuparono l’Impero Romano.

. Altre ipotesi invece sostengono che tutto l’attuale Comelico superiore e parte di Danta – fu popolato da famiglie provenienti dalla vicìnia di Domegge, mentre il Comelico orientale – gli odierni comuni di S. Stefano e S. Pietro – da nuclei di persone dell’Oltrepiave. Non è dunque possibile stabilire in maniera univoca la provenienza dei primi abitatori. Durante le Invasioni Barbariche (dal 476 all’888 d. C.) gli Unni di Attila non arrivarono in Cadore, ma esso soggiacque alla dominazione degli Eruli di Odoacre (476-493), degli Ostrogoti di Teodorico (493-548), dei Franchi Merovingi (548-553), dei Bizantini (553-568), dei Longobardi (568-774) e dei Franchi Carolingi (774-888).

Con i Franchi ebbe inizio il Feudalesimo (888 – 1077). Successivamente (dal 1077 al 1420), in seguito alla cessione da parte dell’Imperatore Enrico IV al Patriarca di Aquileia del Comitato del Friuli, ebbe inizio il potere temporale dei Patriarchi che sub-infeudarono il Cadore ai loro vassalli. Tra questi, i Caminesi ebbero successivamente la completa investitura del Cadore fino al 1420 quando, terminato il potere temporale dei Patriarchi, subentrò il dominio Veneziano (1420 -1797) durante il quale la Serenissima riconobbe ai Cadorini autonomia legislativa ed amministrativa, riconoscendo ad essi la proprietà dei boschi e dei pascoli, l’uso gratuito delle acque ed esentando la proprietà da imposte e tasse. In questo periodo fiorente fu il commercio del legname che dai boschi del Cadore, trasportato con zattere sul fiume Piave, arrivava fino a Venezia dove veniva impiegato per la costruzione navale e l’edilizia lagunare.

Con l’avvento di Napoleone (1797 – 1813) ed il declino politico di Venezia, il cui territorio veniva invaso dagli eserciti stranieri, i Cadorini furono costretti a far buon viso sia all’uno sia all’altro dei contendenti, per limitare, per quanto possibile, le conseguenze delle ostilità belliche. Il 13 maggio 1797 per la prima volta giunge a Pieve di Cadore un reparto di soldati francesi. L’anno 1812 vede declinare l’astro di Napoleone. Nell’ottobre 1813 il Cadore è occupato dagli austriaci, l'Ampezzano e più naturalmente Dobbiaco cessano di far parte del distretto Cadorino. Il 7 aprile 1815 viene costituito il Regno Lombardo-Veneto. Nel 1866, con l'annessione del Veneto al neo costituito Regno d'Italia, anche Santo Stefano di Cadore (allora denominato "Comelico Inferiore"), ne entra a far parte.

A seguito dell'entrata in guerra del Regno d'Italia nel 1915 nei confronti dell'Impero Austro-Ungarico, il borgo si trovò in posizione di estrema vicinanza alla prima linea del fronte che correva lungo il Passo Monte Croce di Comelico, la Catena Carnica Occidentale (Cima Vallona, Monte Palombino, Monte Peralba ecc.) da un lato, e le Dolomiti di Sesto dall'altro (Cima Undici, Passo della Sentinella, Pian di Cengia). Nelle vicinanze del borgo, in quota, era presente il Forte del Monte Tudaio (accessibile però dal versante opposto, precisamente da Vigo di Cadore). Con la disfatta di Caporetto del 24 ottobre del 1917 sul fronte Isontino, la zona venne sgomberata dalle truppe italiane e di conseguenza occupata da quelle austriache che la abbandoneranno solo un anno più tardi, riconquistata dagli italiani dopo la sconfitta dell'esercito asburgico a Vittorio Veneto.

Negli anni successivi, precisamente nei primi anni '20, vennero fatte edificare dal Regime Fascista alcune casermette nei pressi della Val Grande, finalizzate a prevenire un'eventuale invasione della zona da parte del Terzo Reich (tra Mussolini ed Hitler all'epoca non c'era ancora alleanza tra i due dittatori), dopo che quest'ultima aveva annesso l'Austria ai propri territori (il cosiddetto Vallo Alpino).

Simboli Stemma

Gonfalone

Monumenti e luoghi d'interesse La Val Comelico offre interessanti spunti d'arte e di storia locale. L'ospite è accompagnato in un viaggio alla scoperta del patrimonio artistico ed alla conoscenza della cultura ladina Comelicese, ricca di tradizioni, originariamente basata sull'agricoltura e sull'utilizzo del pregiato legname dei boschi. Chiese e capitelli, palazzi storici, antichi fienili, la Stua sul torrente Padola, i musei ed inediti documenti storici testimoniano gli oltre ottocento anni della storia a noi oggi conosciuta, dai primi insediamenti dell'uomo in Val Comelico. Al centro del paese sorge la chiesa dedicata a santo Stefano martire, risalente al XIII secolo e edificata sulla piazza centrale, costituisce la matrice di tutte le chiese del Comelico. La struttura giunta fino ai nostri giorni è frutto di alcuni interventi di rifacimento e ampliamento che hanno interessato la pievanale fino al 1973. Le prime opere sono state eseguite dall'architetto frate Tommaso Simonetti da Ancona il quale, visto l’insuccesso dei suoi interventi, viene successivamente sostituito dall’architetto Pietro Nidergattscher di Brunico.

Quest'ultimo, assieme alle sue maestranze di fiducia come Righier Tisirli e Zuanne Vecellio, riesce abilmente nell’intento di dare un nuovo volto alla pieve, abbellita anche di preziose opere realizzate da artisti come Cristoforo Monforti. Nel 1817 viene realizzato il bel pronao neoclassico nella facciata principale composto da un porticato rettangolare di dodici colonne tuscaniche bianche e nel 1684 viene edificata la torre campanaria, restaurata successivamente a causa di un fulmine che la danneggiò. Non solo prodigioso complesso architettonico, la chiesa di Santo Stefano di Cadore ospita anche un ricco patrimonio artistico. A partire dall’affresco che abbellisce il timpano triangolare sovrastante il porticato neoclassico, eseguito da Claudio Benito Tiozzo e raffigurante il Martirio di santo Stefano, ai bei dipinti custoditi nell’abside e realizzati dal pittore milanese Cristoforo Manforti come lUltima Cena, il Mosè e il serpente di bronzo.

Lungo le pareti dell’aula sono conservati ben cinque altari minori: l’altare di San Giovanni abbellito dai dipinti di Lazzaris e Tomaso Da Rin; l'altare di San Giuseppe che rappresenta una copia del primo; l'altare di Sant'Odorico con un bel dipinto raffigurante il santo vescovo; l'altare della Passione realizzato in legno cirmolo opera di Campolongo Bartoloeo D'Ambros e arricchito da alcuni dipinti di bottega Ghirlanduzzi di Ceneda. L'altar maggiore si presenta in marmo bianco di Carrara, di fattezza monumentale, è arricchito da una serie di manufatti artistici: è possibile infatti osservare il bel tabernacolo donato dalla famiglia Poli affiancato dalle statue raffiguranti i Santi Pietro e Paolo, il Redentore, e i Santi Giovanni e Stefano. Infine, sopra l'ingresso maggiore è situato un organo realizzato da Bazzani, allievo del celebre Callido.

Società Il territorio comunale di Santo Stefano di Cadore, ed in generale tutta la zona del Comelico, è in calo demografico da circa vent'anni. La popolazione locale, sia per lavoro, sia per gli studi, spesso tende a spostarsi verso le località di pianura sia della regione (Treviso, Venezia, Padova) e sia delle regioni limitrofe (in particolare Friuli Venezia Giulia e Alto Adige). Tuttavia in zona vi sono numerose attività, dedite soprattutto alla falegnameria, all'ottica e al turismo.

Evoluzione demografica

Economia Turismo