La sindrome da alienazione genitoriale ( o PAS, erroneamente sindrome da alienazione parentale) è una controversa dinamica psicologica disfunzionale elaborata dal medico statunitense Richard Gardner, secondo il quale essa insorgerebbe nei figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzio dei genitori, definiti conflittuali, in particolare nei procedimenti giudiziari per l'affidamento.
La PAS, teoria utilizzata in genere per forzare l'affidamento a entrambi i genitori in caso di separazione dei coniugi, non è riconosciuta come un disturbo mentale dalla comunità scientifica ed è oggetto di dibattito politico e giuridico fin dalla sua prima elaborazione. Negli Stati Uniti – e altrove – un dibattito a latere della PAS tentò di introdurre un concetto di nuova elaborazione, il disturbo da alienazione genitoriale o PAD, proposto da William Bernet al fine di agevolare - invano - l'accettazione della PAS nella quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM V).
In Italia una sentenza della corte di cassazione del esclude la caratteristica di «scientificità» della PAS, con esso stabilendo anche il principio che il benessere del minore è prioritario alle istanze di affidamento congiunto, laddove non vi sia consenso dei genitori in tal senso. Già nel 2019 la Corte di Cassazione aveva stabilito che l’affido esclusivo di un minore a un genitore non poteva fondarsi solo sulla diagnosi di sindrome da alienazione parentale.
Definizione e descrizione Richard Gardner definisce la PAS come un disturbo che insorge normalmente nel contesto delle controversie per la custodia dei figli, definito in tre gradi, in ordine crescente di influenza, ciascuno da trattare con uno specifico approccio sia psicologico sia legale. Ancora, secondo Gardner, la PAS sarebbe frutto di una supposta «programmazione» dei figli da parte di un genitore patologico (genitore cosiddetto «alienante»), sorta di lavaggio del cervello che porterebbe i figli a perdere il contatto con la realtà degli affetti, e a esibire astio e disprezzo ingiustificato e continuo verso l'altro genitore (genitore cosiddetto «alienato»).
Le tecniche di «programmazione» del genitore «alienante» comprenderebbero l'uso di espressioni denigratorie riferite all'altro genitore, false accuse di trascuratezza nei confronti del figlio, violenza o abuso (nei casi peggiori, anche abuso sessuale), la costruzione di una «realtà virtuale familiare» di terrore e vessazione che genererebbe, nei figli, profondi sentimenti di paura, diffidenza e odio verso il genitore «alienato». I figli, quindi, si alleerebbero con il genitore «sofferente»; si mostrerebbero come contagiati da tale sofferenza e inizierebbero ad appoggiare la visione del genitore «alienante», mostrando ― in modo apparentemente autonomo ― astio, disprezzo e denigrazione verso il genitore «alienato».
Gardner sosteneva che tale «programmazione» distruggerebbe la relazione fra figli e genitore «alienato» in quanto i primi giungerebbero a rifiutare qualunque contatto, anche solamente telefonico, con quest'ultimo. Perché si possa parlare di PAS è necessario tuttavia che detti sentimenti di astio, disprezzo o rifiuto non siano giustificati, giustificabili, o rintracciabili in reali mancanze, trascuratezze o addirittura violenze del genitore «alienato».
Gardner sosteneva che per valutare la presenza di PAS è necessario verificare i seguenti criteri:Ugo Fornari, Trattato di psichiatria forense, Utet Giuridica, 2015, p. 675 il bambino riferisce l'abuso solo se spronato dal genitore che sostiene la denuncia; esiste una contraddizione tra accusa del minore e presenza confortevole del genitore accusato; c'è una partecipazione vivace e litigiosa del genitore che sostiene la denuncia; nel minore è presente la tendenza a manipolare oppure presenta un evidente bisogno di compiacere.
Altri quattro criteri diagnostici sono stati identificati in seguito:Ugo Fornari, Trattato di psichiatria forense, Utet Giuridica, 2015, p. 676 Difficoltà di transizione nel momento in cui il figlio si separa dal genitore alienante per trascorrere il periodo di visita con il genitore alienato; Comportamento antagonistico o distruttivo durante le visite presso il genitore alienato; Legame patologico o paranoide con il genitore alienante; Legame forte e sano con il genitore alienato prima che intervenisse il processo di alienazione
Sintomi La teoria di Gardner suggerisce di basare la diagnosi di PAS anche dall'osservazione di otto presunti sintomi primari nel bambino: la campagna di denigrazione, nella quale il bambino mima e scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore «alienante» verso quello «alienato». In una situazione normale ciascun genitore non permette che il bambino esibisca mancanza di rispetto e diffami l'altro. Nella PAS, invece, il genitore «alienante» non mette in discussione tale mancanza di rispetto, ma può addirittura arrivare a incoraggiarla; la razionalizzazione debole dell'astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o, anche, solamente superficiali (esempi citati, «Alza sempre la voce quando mi dice di lavarmi i denti», oppure «Mi dice sempre “Non interrompere!”»); la mancanza di ambivalenza, per la quale il genitore rifiutato è descritto dal bambino come «completamente negativo» laddove l'altro è visto come «completamente positivo»; il fenomeno del pensatore indipendente indica la determinazione del bambino ad affermare di essere una persona che sa ragionare senza influenze e di aver elaborato da solo i termini della campagna di denigrazione senza input del genitore «alienante»; lappoggio automatico al genitore «alienante» è una presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore «alienante», qualsiasi genere di conflitto venga a crearsi; lassenza di senso di colpa, per il quale tutte le espressioni di disprezzo nei confronti del genitore «alienato» trovino giustificazione nel fatto di essere meritate, sorta di «giusta punizione»; gli scenari presi a prestito, ovvero affermazioni che non possono ragionevolmente provenire direttamente dal bambino, quali ad esempio l'uso di frasi, parole, espressioni o la citazione di situazioni normalmente non patrimonio di un bambino di quell'età per descrivere le colpe del genitore escluso; infine, lestensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato, che coinvolge, nell'alienazione, la famiglia, gli amici e le nuove relazioni affettive (una compagna o un compagno) del genitore rifiutato.
Implausibilità scientifica della PAS Il DSM non riconosce la PAS: fino alla sua quarta edizione non fu mai menzionata e fu rifiutata anche nella quinta, del 2013, in ragione della sua ascientificità già evidenziata dal 1996 per assenza di dati a sostegno: Daniel Regier, portavoce del gruppo di lavoro che si occupò della stesura del manuale, dichiarò la mancanza di sufficienti prove scientifiche a sostegno dell'ammissione della PAS nel DSM. La stessa APA (American Psychological Association) non ritiene che la PAS abbia alcuna validità.
Critiche al concetto di PAS Le teorie e i risultati delle ricerche di Gardner sull'argomento della sindrome da alienazione genitoriale sono oggetto di critica sia dal punto di vista legale sia sul piano strettamente clinico, in ragione della mancanza di validità e affidabilità scientifica.
In un articolo dell'autunno 2001 di Carol Bruch, docente di diritto presso la facoltà di Legge dell'Università della California a Davis, la PAS, «come è stata sviluppata e descritta da Richard Gardner» viene definita «senza logica né base scientifica»; nel 2003, la National District Attorneys Association (Associazione Nazionale dei Procuratori Distrettuali, l'equivalente del pubblico ministero nell'ordinamento giuridico italiano), con la firme di Erika R. Ragland e Hope Fields, pubblicò una informativa ai colleghi su come affrontare giuridicamente le questioni legate alla PAS; nella prima parte il nocciolo della trattazione riguarda il fatto che la PAS è una teoria non verificata la quale può comportare conseguenze a lungo termine sui bambini che cercano giustizia e protezione in tribunale, nella seconda parte, più orientata alla procedura in giudizio, si afferma che la PAS è una teoria senza prove in grado di minacciare l'integrità del sistema penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi.
I clinici Antonio Escudero, Lola Aguilar Redo e Julia de la Cruz Leiva, allo scopo di fare il punto sulle conoscenze scientifiche della PAS, hanno sostenuto che sull'argomento esiste uno scarsissimo numero di lavori scientifici; da qui la loro opinione circa una mancanza di rigore scientifico del concetto di PAS, intesa, affermano « [...] solo come un costrutto di natura argomentativa elaborato attraverso fallacie quali pensiero circolare, ragionamento per analogia, ricorso al principio di autorità, intendendo come tale il creatore del concetto stesso di PAS». Ancora in Spagna, nel 2009 fu pubblicato un testo scritto dalla psicologa Consuelo Barea in collaborazione con la sua collega argentina Sonia Vaccaro; nel libro, El pretendido Síndrome de Alienación Parental ― un instrumento que perpetúa el maltrato y la violencia. (pubblicato in Italia nel 2011 con il titolo PAS. Presunta sindrome di alienazione genitoriale), si sostiene che la PAS è un «costrutto pseudo-scientifico» che, utilizzato in ambito giudiziario, genera «situazioni di alto rischio per i minori e provoca un'involuzione nei diritti umani di bambine e bambini e delle madri che vogliono proteggerli».
Nel 2010, infine, la Asociación Española de Neuropsiquiatría si è espressa con una dichiarazione « [...] contro l'uso clinico e legale dell'espressione "Sindrome di Alienazione Genitoriale", e altre similari aventi lo stesso significato». In tale pronunciamento la PAS è definita «un castello in aria» e si raccomanda agli iscritti di non utilizzarla in quanto mancante «di fondamento scientifico e presenta gravi rischi nella sua applicazione in tribunale».
Oltre alle affermazioni di cui sopra, anche i Centri Antiviolenza si sono espressi criticamente in merito alla PAS. In un comunicato stampa dell'ottobre 2012 l'Associazione Nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza” che riunisce 80 Centri Antiviolenza, ha affermato che, nelle situazioni di maltrattamento, la diagnosi di PAS comporterebbe il rischio di ulteriori vittimizzazioni e maltrattamenti di donne e bambiniAssociazione Nazionale D.i.Re - donne in rete contro la violenza, Comunicato stampa, PAS: Reale o strumentale??, Roma, 17 ottobre 2012 http://130.186.87.2/dire/images/pdf/comunicati/comunicato_stampa_pas%2017ottobre2012.pdf . La ragione di questa posizione è che, secondo D.i.Re, la sindrome da alienazione genitoriale potrebbe essere usata “in maniera strumentale dagli autori delle violenze che fanno leva sulla minaccia di sottrarre i figli per tenere le donne sotto il loro controllo”Ibidem. Infine, anche D.i.Re esprime la sua preoccupazione in merito al fatto che, per via di una diagnosi di PAS, non venga approfondita l'esistenza di violenze domestiche o violenze su minori nelle relazioni con livelli alti di conflittualità.
In risposta all'interpellanza n. 2-01706 alla Camera dei deputati in materia di "alienazione genitoriale" l'allora sottosegretario di Stato per la salute, Adelfio Elio Cardinale ha precisato che «in linea con la comunità scientifica internazionale, l'Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici.»