La Giudecca di Crotone fu il quartiere ebraico della città, sede di una comunità documentata almeno dalla seconda metà del XIII secolo; la prima attestazione finora accertata risale al 1276, quando la Cedula subventionis in Iustitiariatu Vallis Grati et Terre Iordane registra i «Iudei Cutroni» fra le comunità sottoposte a imposizione fiscale in Calabria, mentre nel 1324 Roberto d'Angiò consentì agli ebrei di Crotone di ripristinare al precedente uso la loro sinagoga, attestandone così l'esistenza già prima del provvedimento..
La denominazione judeca è attestata esplicitamente nel 1444, in un atto della cancelleria aragonese relativo ad alcuni immobili posti «in judeca ipsius Civitatis».; attraverso il confronto fra la documentazione notarile dei secoli successivi e le antiche circoscrizioni parrocchiali, la Giudecca è stata identificata nel settore dell'attuale centro storico prossimo all'incrocio fra via Giuseppe Suriano e via Media, non lontano dalla cattedrale..
All'inizio del XVI secolo la comunità continuava ad avere una consistenza rilevante: nel 1507, dei 450 fuochi attribuiti fiscalmente alla città, 58 risultavano costituiti da ebrei.; nonostante i provvedimenti di espulsione emanati nel Regno di Napoli durante i primi decenni del secolo, ebrei residenti a Crotone sono ancora documentati nel 1531..
Storia Dalle prime attestazioni all'età angioina La comunità ebraica di Crotone compare nella documentazione fiscale del 1276, quando i «Iudei Cutroni» furono tassati per 19 once, 12 tarì e 12 grana; sulla base degli stessi dati fiscali è stata proposta una stima demografica di circa 951 ebrei presenti in città, da considerare tuttavia approssimativa, senza che la documentazione nota consenta di stabilire quando la comunità si fosse formata.
Durante il regno di Roberto d'Angiò sono attestati diversi interventi riguardanti gli ebrei della città: nel 1311 i cursori regi avevano sottratto beni e pegni appartenenti agli ebrei di Crotone, Rossano e Cosenza, mentre analoghi abusi si verificarono nel 1324, quando gli ebrei di Crotone, Rossano e Gerace lamentarono inoltre di essere costretti dagli ufficiali a prestazioni, tra cui servizi di corriere e di vetturale, alle quali sostenevano di non essere tenuti; nello stesso anno il sovrano autorizzò gli ebrei di Crotone e Rossano a ripristinare le rispettive sinagoghe al loro uso originario, mentre nel 1328, per far fronte alle esigenze finanziarie connesse alla difesa del regno, fu imposta una tassa straordinaria di quindici tarì a ogni ebreo maschio residente nella Valle del Crati, nella Terra Giordana e nel resto della Calabria.
La pressione fiscale contribuì negli anni successivi allo spostamento di parte della popolazione ebraica verso territori feudali: un atto del 23 aprile 1341 riferisce che numerosi ebrei erano fuggiti da Crotone e Gerace sia per sottrarsi alla quota della contribuzione annuale concordata tra gli ebrei calabresi e la corte regia, sia per evitare le vessazioni degli ufficiali, mentre agli ebrei rimasti a Crotone venne comunque richiesto il versamento dell'intera quota attribuita alla comunità, pari a 15 once.
Il Quattrocento aragonese La documentazione relativa alla comunità si fa più articolata nel corso del XV secolo: il 16 novembre 1444, durante la campagna di Alfonso V d'Aragona contro Antonio Centelles, un atto relativo alla concessione di beni devoluti alla corona menzionò alcune case poste «in judeca ipsius Civitatis», costituendo la prima attestazione finora individuata della Giudecca crotonese come luogo urbano esplicitamente denominato.
Dopo il passaggio di Crotone al demanio regio, il 25 febbraio 1445 Alfonso d'Aragona confermò al vescovo della città Crucheto la facoltà di conoscere e decidere le cause civili sorte fra cristiani ed ebrei e fra gli stessi ebrei; il successivo 3 giugno, nei capitoli concessi alla città, il sovrano stabilì inoltre che le grazie, le franchigie, le immunità e le libertà riconosciute all'università di Crotone si estendessero anche agli ebrei che vi abitavano come cittadini e a quanti in futuro ne avessero acquisito la cittadinanza.
Nella seconda metà del secolo ricorrono inoltre provvedimenti relativi alla posizione fiscale delle comunità ebraiche e, il 15 dicembre 1489, la Regia Camera della Sommaria intervenne in seguito a un ricorso presentato dagli ebrei di Crotone, Santa Severina, Strongoli, Cirò e Cariati, disponendo che non fossero loro richieste contribuzioni straordinarie contrarie ai privilegi concessi dalla corona..
Il Cinquecento e le espulsioni Il 21 gennaio 1507 gli ebrei residenti a Crotone ricorsero alla Regia Camera della Sommaria contro il tentativo del tesoriere di Calabria di sottoporli a un'imposizione separata da quella corrisposta dalla città, sostenendo di essere già compresi nella relativa numerazione fiscale.; il 4 maggio successivo la Sommaria accolse la richiesta, rilevando che dei 450 fuochi attribuiti a Crotone 58 erano fuochi ebraici e che questi avevano abitualmente contribuito ai pagamenti dei fuochi e del sale insieme agli altri cittadini, sicché una riscossione separata avrebbe determinato una duplicazione dell'imposizione; nel 1508, in occasione di un donativo di 450 ducati imposto agli ebrei della Calabria, alla comunità crotonese furono attribuiti 29 ducati, 2 tarì e 10 grana..
Con l'avvio della dominazione spagnola furono emanati a partire dal 1510 diversi provvedimenti di espulsione riguardanti gli ebrei e i neofiti del Regno di Napoli, le cui conseguenze sono documentate anche a Crotone: il 14 aprile 1515 il Collaterale impartì al capitano della città istruzioni relative alla partenza dei neofiti, seguite il 14 maggio da analoghe disposizioni indirizzate all'Udienza di Calabria..
I provvedimenti non determinarono tuttavia l'immediata cessazione di ogni presenza ebraica nella città, poiché il 28 luglio 1531 la Regia Camera della Sommaria intervenne in relazione agli «Iudei conmorantes in Cutrone», disponendo che non fossero sottoposti ad altri pagamenti ordinari o straordinari in quanto già tenuti al versamento di un tributo alla corona, mentre un ulteriore provvedimento generale di espulsione fu emanato nel 1540.
Attestazioni successive Tra la fine del XVII secolo e l'inizio del XVIII secolo la documentazione ecclesiastica cittadina registra episodicamente la presenza di singole persone indicate come ebree: nelle platee del capitolo della cattedrale relative agli anni 1691-1694 compaiono diverse elemosine destinate a ebrei, alcune delle quali qualificano esplicitamente il destinatario come «hebreo fatto cristiano». La trascrizione rinvia alle Platee del R.mo Capitolo di Crotone, annate 1691/1692, 1692/1693 e 1693/1694, conservate nell'Archivio vescovile di Crotone., mentre nella platea del 1704-1705 sono registrate ulteriori «elemosine dell'Ebrei» e nelle annate 1730-1731 compaiono due pagamenti destinati a persone espressamente indicate come ebrei convertiti.
Localizzazione della Giudecca La delimitazione dell'antica Giudecca non è ricavabile da una planimetria coeva ed è stata ricostruita attraverso il confronto fra documentazione patrimoniale e notarile, antiche circoscrizioni parrocchiali e successiva topografia cittadina; la prima attestazione esplicita del toponimo risale al 16 novembre 1444, quando un atto della cancelleria di Alfonso d'Aragona menzionò alcune case «in judeca ipsius Civitatis», confinanti con immobili della corte, con proprietà dell'arcivescovo di Santa Severina, con strade pubbliche e con una vinella.
La persistenza del nome dopo la scomparsa della Giudecca come quartiere abitato dalla comunità ebraica permette di seguirne meglio la localizzazione: il 18 agosto 1564 alcune case situate «in strata dela Iudeca» risultavano comprese nella parrocchia di San Nicola de Cropis e il toponimo è attestato nella medesima circoscrizione anche nel 1583; nell'ottobre 1596 una riforma delle circoscrizioni ecclesiastiche ridusse da dodici a cinque le parrocchie cittadine, sopprimendo San Nicola de Cropis e Santa Narghina, entrambe aggregate a San Pietro, mentre Santa Maria Prothospataris rimase autonoma e assorbì la parrocchia di Sant'Angelo, il cui territorio comprendeva la Pescheria; a seguito della riorganizzazione, nel XVII secolo diversi atti riferiscono il toponimo alle parrocchie di San Pietro e di Santa Maria Prothospataris, con alcune proprietà poste «loco dicto la Judeca» documentate nel 1610 nella circoscrizione di quest'ultima.
Un atto del 24 ottobre 1684 descrive infine una grande casa situata nella «strata nuncupata della Iudeca» come poco distante dalla chiesa maggiore, confermando la prossimità del toponimo alla cattedrale; dal confronto di queste attestazioni la Giudecca è stata identificata nell'area prossima all'attuale incrocio fra via Giuseppe Suriano e via Media, nel settore della Pescheria, sebbene tale identificazione costituisca una ricostruzione storico-topografica che non consente di determinare con precisione i confini del quartiere ebraico medievale.
Comunità, economia e cultura Attività economiche e professionali La documentazione quattrocentesca attesta membri della comunità crotonese impegnati in diverse attività professionali: il 28 aprile 1400 Ladislao I di Napoli concesse a Joseph de Montealto, indicato come «Joseph Judeo de Montealto, phisico habitatori civitatis Cutroni», la licenza di esercitare la medicina nel regno, mentre nell'annata 1452-1453 è documentato Mosè, speziale indicato come «Moysii Iudei, aromatarii de Cutrono», al quale fu rilasciata una licenza per praticare la fisica.
Nell'ambito degli scambi commerciali bassomedievali, Crotone figura tra i centri ionici nei quali gli operatori ebrei erano particolarmente attivi nel commercio del ferro, acquistato anche da mercanti catalani e successivamente rivenduto alle aristocrazie locali.; ulteriori testimonianze provengono dai registri relativi ai lavori di rifortificazione della città e del castello nella seconda metà del Quattrocento, nei quali gli ebrei crotonesi compaiono sia come fornitori sia come addetti alla costruzione: Samoeli de Malandrino fornì chiodi destinati alle opere della Regia Fabbrica, Samuel Franzo materiale ligneo e il fabbro Nixi Sala utensili e manufatti in ferro, mentre il capomastro Yesua e il mastro Simon de Sarro lavorarono alla costruzione delle bombardiere del castello e parteciparono alla demolizione della vecchia torre di San Giorgio.
Vita religiosa e produzione manoscritta L'esistenza di una sinagoga è documentata dal provvedimento del 1324 con cui Roberto d'Angiò ne autorizzò il ripristino all'uso originario, mentre un altro elemento relativo alle pratiche della comunità emerge da un ordine della Regia Camera della Sommaria del 7 agosto 1493, emanato dopo che il titolare dello scanagio cittadino aveva tentato di assoggettare gli ebrei al relativo pagamento e con il quale fu riconosciuto il privilegio che consentiva loro di far macellare la carne per proprio conto senza versare tale diritto..
Nel XV secolo Crotone fu inoltre luogo di copiatura di manoscritti ebraici di carattere filosofico e religioso: nel 1472 il medico Salomone ben Isacco ha-Lavan, con l'aiuto di Matatià, copiò in città testi dei commenti di Averroè alla Fisica, al De anima e ai Meteorologica di Aristotele., e fra i codici ebraici prodotti a Crotone nello stesso anno figura il manoscritto MS Hébreu 940 della Biblioteca nazionale di Francia, codice cartaceo in lingua ebraica comprendente il commento di Averroè al De anima aristotelico; nel 1474 Samuele ben David ibn Shohan copiò invece a Crotone un commento al Pentateuco appartenente alla tradizione dei TosafistiLa datazione al 1474 è adottata in ..
Testimonianze materiali