Biografia Origini Klaus Hemmerle nasce nel 1929, figlio unico di Franz Valentin Hemmerle e Maria Hummel. I genitori lo educano ai valori cristiani cattolici, nonché al bello, la cui inclinazione coltiva attraverso la passione per la musica e l’arte figurativa. A soli 9 anni vive un’esperienza drammatica assieme ai concittadini di Friburgo: la sinagoga viene data alle fiamme e distrutta. Questo episodio segna il piccolo Klaus, tanto da indurlo ad esprimere il dolore e l’assurdità del fatto anni dopo, nel 1988, attraverso lo scritto Hanno messo fuoco alla casa del mio Dio Pubblicato in tedesco in: K. Hemmerle, Gemeinschaft als Bild Gottes, Beiträge zur Ekklesiologie, Ausgewählte Schriften Vol. 5, Freiburg 1996, p. 316.
Formazione culturale e ministero sacerdotale Negli anni Quaranta lo scoppio del Secondo conflitto mondiale. Il 27 novembre 1944 un bombardamento si abbatte sulla sua casa e provoca gravi perdite nella sua famiglia. È proprio il dramma della guerra che suscita in lui, adolescente, la scelta della vocazione. Scrive:
Nel 1947 si iscrive alla Facoltà di Teologia dell’Università di Friburgo, trasferendosi nel contempo al Collegio Borromeo per intraprendere il cammino di formazione al sacerdozio. Qui incontra Rudolf Hermann, padre spirituale del seminario grazie al quale entrerà più tardi (nel 1958) in contatto con il Movimento dei Focolari, che sarà decisivo per la sua vita personale, spirituale e intellettuale. Nel 1952 viene ordinato sacerdote e inizia l’attività di vicario in alcune parrocchie di Friburgo e dintorni. Due anni dopo, liberato dagli impegni parrocchiali, si dedica al dottorato, presso la Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo. Sono gli anni dell’influenza fenomenologica di Husserl prima e poi dell’esistenzialismo heideggeriano che poneva in valore l’esistenza umana individuale e collettiva come nucleo e cardine di riflessione. Suo maestro è Bernhard Welte, allievo di Heidegger, che avrà su di lui grande influenza K. Hemmerle, Un pensare ri-conoscente, Scritti sulla relazione tra filosofia e teologia, testo tedesco a fronte, Introduzione, traduzione e chiavi di lettura a cura di V. Gaudiano, (Per-Corsi n. 5), Città Nuova, Roma 2018, pp. 15-25. Cfr. Card. M. Vlk, «Prefazione all’edizione italiana» della biografia di W. Hagemann, in. W. Hagemann, Klaus Hemmerle…, cit. pp. 5 e ss..
Nel 1956 conclude il dottorato e viene chiamato a fondare e dirigere la Katholische Akademie della diocesi di Friburgo – compito che porterà avanti fino al 1975.
Nel 1961 diviene assistente di Welte. Nel 1967 uno studio su Schelling lo abilita ad insegnare all’università di Friburgo come libero docente. L’anno seguente viene nominato direttore spirituale del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, l’organismo ufficiale del laicato.
Nel 1969 inizia l’insegnamento presso la Facoltà di Teologia cattolica dell’Università di Bonn, poi a Bochum. Nel 1973 torna a Friburgo dove succede a Welte, ormai emerito, alla cattedra di Filosofia cristiana della religione che manterrà soltanto fino al 1975, anno in cui viene nominato vescovo della diocesi di Aquisgrana.
In quello stesso anno Hans Urs von Balthasar compie 70 anni e per l’occasione Hemmerle scrive una delle sue opere più importanti e note: una “lettera di compleanno” pubblicata successivamente con il titolo Thesen zu einer trinitarischen Ontologie (Tesi di ontologia trinitaria).
In quegli anni Hemmerle viene nominato membro di varie commissioni presso la Santa Sede, continua a portare avanti la sua attività di assistente spirituale per le Giornate dei cattolici tedeschi e cresce il suo impegno per il dialogo ecumenico ed interreligioso in particolare tra cristiani ed ebrei. Riceve varie onorificenze.
Nel 1991 Hemmerle tiene una serie di conferenze a St. Georgen/Laengsee (Austria) incentrate sul tema “Unità come stile di vita”: esse esprimono una sintesi del suo pensiero maturato fino a quel momento. Ne nascerà una pubblicazione – Leben aus der Einheit (Partire dall’unità) – da lui non completamente rivista per l’improvvisa morte Hemmerle, Partire dall’unità. La Trinità come stile di vita e forma di pensiero, trad. di V. De Marco, Città Nuova, Roma, 1998. , e pubblicata postuma, nel 1995.
Nella primavera del 1993 è colpito, infatti, da un tumore. Dopo un intervento chirurgico, nell’autunno riprende l’attività diocesana e all’interno del Movimento dei Focolari, anche se molto provato dalla malattia che lo porta, l’anno seguente, il 23 gennaio 1994 alla morte, a soli 65 anni.
Influsso del Carisma dell’unità di Chiara Lubich L’incontro con il Carisma dell’unità di Chiara Lubich avviene nell’estate 1958, quando Hemmerle si reca a Fiera di Primiero, nella cornice delle Dolomiti, per partecipare ad una delle prime convivenze estive annuali del Movimento dei Focolari, la Mariapoli. Per la legge evangelica dell’amore scambievole che viene vissuta da persone di ogni età e di diversa nazionalità, sperimenta la presenza spirituale di Gesù da Lui promessa a due o più uniti nel suo nome, centrale nel carisma di Chiara Lubich. Ecco cosa riferisce di quell’esperienza:
Hemmerle trova risposta al suo vivo desiderio di comunità e comunione, accresciuto dall’incontro con il padre spirituale del seminario di Friburgo. Inizia a frequentare assiduamente la comunità dei Focolari scoprendo non soltanto la forza trasformante del Vangelo, ma ne intuisce anche la portata culturale. Attraverso Chiara Lubich e, in particolare, approfondendo i suoi scritti spirituali nati da una profonda esperienza mistica degli anni 1949-51, Hemmerle scopre via via la dimensione comunionale del Dio trinitario V. Gaudiano, «Dar-si e comprender-si…, cit., p. 251. che alimenta una nuova maturazione nel suo pensiero.
Con gli anni nascono un profondo dialogo e comunione con la Lubich circa aspetti e questioni teologiche. Si rende conto dell’urgenza di trovare strade che portino ad un approfondimento intellettuale del Carisma dell’unità Nell’ultima intervista che gli viene rivolta dalla redazione di Das Prisma, una settimana prima di morire, racconta di quell’incontro e del suo rapporto con la spiritualità dell’unità, a partire da esso (Unser Lebensraum der dreifaltige Gott . Cfr.: K. Hemmerle, La nostra dimora: Il Dio trinitario. L’Esperienza di Dio di Chiara Lubich, Intervista di Wilfried Hagemann per la rivista «Das Prisma»; qui citato da: W. Hagemann, Klaus Hemmerle…, cit. p. 366., tanto da incoraggiare la stessa fondatrice a dar vita, nel 1990-91, alla Scuola Abbà, un centro studi interdisciplinare, dedito all’approfondimento degli scritti mistici della Lubich per enuclearne i contenuti innovativi rilevanti per la vita della Chiesa e della società, oltre che per la cultura nei suoi vari ambiti. Divenuto vescovo, questa dimensione comunionale influenzerà notevolmente la sua pastorale diocesana e l’attività nel più ampio mondo ecclesiale come quello sociale e culturale. Hemmerle ha, infatti, avviato con Chiara Lubich un cammino di comunione tra vescovi cattolici e poi di altre Chiese per servire l’unità dei cristiani.
La profonda amicizia con l’allora vescovo luterano di Berlino, Martin Kruse, e con il coepiscopo Evmenios Tamiolakis di Aquisgrana sono state il fondamento di questa iniziativa che ha continuato a svilupparsi dopo la morte di Hemmerle e della Lubich. Per questi due suoi rilevanti contributi Chiara Lubich ha riconosciuto anche in Hemmerle un co-fondatore del Movimento dei Focolari insieme ad Igino Giordani e Pasquale Foresi.
Pensiero Centrale è, nella riflessione hemmerliana, il pensiero e la relazione che intercorre tra esso e le varie realtà che circondano l’essere umano dandosi a conoscere appunto dal pensiero. Ciò si esprime in primis nella declinazione del pensiero in tre differenti livelli: quello che Hemmerle definisce «pensiero afferrante» (fassendes Denken), il «pensiero che lascia essere» (lassendes Denken) e infine il «pensiero riconoscente o ringraziante» (verdankendes Denken) Cf. K. Hemmerle, «Il sacro e il pensiero per una fenomenologia filosofica del sacro», in: ID., Un pensare ri-conoscente. Scritti sulla relazione tra filosofia e e teologia, testo tedesco a fronte, introduzione, traduzioni e chiavi di lettura a cura di V. Gaudiano, (Per-corsi di Sophia, 5), Città Nuova, Roma 2018, pp. 63-185..
Essi esprimono le differenti possibilità che attraversano la capacità umana del pensare, dalla primaria esigenza di cogliere e in qualche modo “possedere” l’oggetto della propria attenzione – tipico di ogni approccio conoscitivo al mondo – fino ad atteggiamenti che richiedono di perdere tale esigenza per fare in modo che l’oggetto non solo si dia pienamente, con il suo linguaggio, ma che resti anche autonomo rispetto al pensiero che lo incontra, fino al pensiero che solo – a detta di Hemmerle – può veramente incontrare la realtà del sacro e di Dio, il pensiero riconoscente: un pensiero che si rende conto che la stessa capacità di pensare non gli viene da sé, ma da altro e che questo chiama ad un incontro e ad una relazione, perché è un Tu al quale ci si può rivolgere soltanto in atteggiamento di riconoscenza.
Dalla questione del pensiero scaturisce l’esigenza di legare, in un dialogo intimo e profondo, filosofia e teologia essendo, la prima, espressione del propriamente umano – ovvero il pensiero con la domanda – e, la seconda, espressione del divino che, mediante la rivelazione cristiana, si fa presente all’essere umano. Molti scritti sono attraversati da tale questione sia in quanto tema proprio del testo o della conversazione, sia come approccio incrociato per affrontare determinate tematiche: non di rado ci si trova, perciò, di fronte ad un Hemmerle che esplicitamente opera con i linguaggi propri di ognuna delle due discipline con l’intento di andare al fondo di una riflessione.
Tesi di ontologia trinitaria La sua ricerca si muove all’interno del pensiero di matrice cristiana che, da Agostino e Tommaso fino a Rosmini, coniuga le due discipline in prospettiva ontologica, facendo anche tesoro della stagione dell’Idealismo tedesco. È qui in particolare che si rivela innegabile l’influsso, nel suo pensiero, del cammino carismatico iniziato da Chiara Lubich. Un percorso che trova una delle sue più ricche, pur se sintetiche, espressioni nelle Thesen zu einer trinitarischen Ontologie (Tesi di ontologia trinitaria) pubblicate nel 1976.
Pur trattandosi di un breve scritto, nato in risposta al pensiero dell’amico von Balthasar, le sue Tesi di ontologia trinitaria sono tutt’oggi di particolare attualità e crescente interesse: sono ora, infatti, alla base di uno sviluppo teologico-filosofico in fase di approfondimento da parte dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano e di una vasta cerchia di studiosi latino-americani.
Tale sviluppo ha trovato espressione sistematica nel programma dell'ontologia trinitaria elaborato in Italia principalmente da Piero Coda a partire dagli anni Novanta. Questo orientamento ha dato vita a una rete internazionale di ricercatori e docenti provenienti da istituzioni accademiche italiane ed europee, attiva nei principali contesti accademici di Italia, Spagna, Francia, America Latina e Stati Uniti. Sul piano editoriale, il principale strumento di riferimento è il Dizionario Dinamico di Ontologia Trinitaria (DDOT), opera collettanea in più volumi pubblicata da Città Nuova Editrice. Il secondo volume del DDOT, dedicato alle Tesi, ha ricevuto recensioni sull'Osservatore Romano e su Avvenire. Il pensiero di Hemmerle è inoltre oggetto di approfondimento continuativo da parte del Klaus Hemmerle Forum.
Altro aspetto determinante della riflessione hemmerliana è il tema dell’unità che egli stesso intende come vitale, tale da affermare che: