Martin von Bora è un personaggio letterario creato dalla scrittrice italoamericana Ben Pastor: ufficiale dell'esercito tedesco (Wehrmacht) e agente del servizio informazioni militare (Abwehr), è il protagonista di una serie di romanzi per lo più ambientati durante la Seconda guerra mondiale. Come ammette la stessa Ben Pastor,Si veda la Nota dell'autrice intitolata Lo specchio e la memoria, in appendice all'edizione italiana del romanzo Luna bugiarda il personaggio è parzialmente ispirato alla figura reale del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg.

Martin Bora è innanzitutto un soldato, non un vero e proprio investigatore, però grazie alle qualità migliori del suo animo - curiosità, capacità logiche, amore per la verità - si trova spesso ad indagare con successo su crimini di varia natura.

La raccolta La finestra sui tetti e altri racconti con Martin Bora (Sellerio ed., 2023) contiene un'Appendice intitolata "Martin Bora su Martin Bora" in cui il personaggio, parlando in prima persona, rievoca i punti salienti della propria biografia.

La famiglia Martin-Heinz Douglas Wilhelm Friederick von Bora nasce ad Edimburgo l'11 novembre 1913, all'interno del Consolato tedesco: la madre Georgiana Alexandra "Nina" Douglas (n. 1894), di origine anglo-scozzese, si trovava in città presso i genitori mentre il marito Frederick (n. 1863), famoso musicista, era impegnato a dirigere una serie di concerti a Bayreuth. Il battesimo del bambino avviene nella locale chiesa gesuita.

I genitori di Martin erano cugini tra loro, separati da una differenza di età di circa trent'anni. Il padre muore di cancro alla gola a Boston, durante una tournée americana, quando Martin ha solo sei mesi. Rimasta vedova, al termine dei tre anni di lutto ufficiale, Nina accetta la proposta di matrimonio di un vecchio amico di famiglia, junker della Casa Imperiale austroungarica, il general maggiore dell'esercito Edwin von Sickingen (n. 1868). Il precedente matrimonio di von Sickingen con l'italiana Donna Maria Ascanio era stato annullato nel 1915 a causa di gravi incompatibilità fra i coniugi, aggravate dallo stato di belligeranza tra le rispettive Nazioni; l'anziano soldato, che in seguito proseguì la sua carriera sino al grado di generale d'Armata, tornò poi alla vita civile a causa dell'insofferenza nei confronti del nazismo e delle ingerenze politiche in campo militare.

Nina e von Sickingen si sposano a Dresda, nella chiesa di San Francesco Saverio, l'11 aprile 1917, e vanno a vivere nella residenza di famiglia dei Bora sulla Birkenstrasse, a Lipsia-Lindenau. Questo secondo matrimonio procura a Martin un fratellastro minore, Peter Carrick Franz Wilhelm Edwin Sickingen, nato il 18 giugno 1918 e destinato a morire l'8 giugno 1943 in un incidente aereo, durante la campagna di Russia, lasciando la moglie Margaretha Antoinette Hennin (sposata nel maggio del 1941 a Dresda, nella stessa chiesa dove si erano sposati i genitori) e una figlia nata postuma soltanto venti giorni più tardi.

I von Bora (o von Borna) sono una famiglia baronale di origine sassone, lontanamente imparentata con Katharina von Bora, la moglie di Martin Lutero. Le attività della famiglia, tradizionalmente legate alla proprietà della terra, alla diplomazia e all'esercito, sono infine approdate all'editoria: la Bora Verlag cura l'edizione di volumi di filosofia, storia e religione; un'apprezzata collana riguarda la traduzione in tedesco dei classici stranieri. I von Bora sono rigidamente cattolici e il loro motto è Fidem Servavi.Ovvero "Ho conservato la Fede", parole di San Paolo che sente di essere giunto al termine della sua vita e della sua missione, in 2Tm, 4,7. La frase intera recita: Bonum certamen certavi, cursum consummavi, fidem servavi, ovvero "Ho combattuto una buona battaglia, ho terminato il percorso, ho conservato la fede". L'unico membro non cattolico della famiglia è Martina Ashworth-Douglas, la nonna materna di Martin, convertitasi al buddhismo sin dall'inizio del Novecento.

Descrizione psicofisica Il ciclo di romanzi e racconti con Martin Bora copre un arco temporale che si estende fra il 1936 e il 1944: il personaggio viene dunque seguito dai ventitré ai trentun anni di età.

Bora ha un fisico atletico e longilineo; è alto poco meno di un metro e novanta. Ha capelli corti e scuri, peluria bionda, occhi verdi. Di aspetto apparentemente più giovane dell'età effettiva, quasi imberbe ancora verso i venticinque anni, Bora possiede in ogni caso un carattere duro e fermo, molto controllato, non esente da dubbi e sofferenze ma sempre governato da un fortissimo senso etico. Nel corso della narrazione che lo riguarda, a parte poche eccezioni (ricoveri ospedalieri, incontri sessuali, missioni di tipo particolare), Martin Bora compare indossando quasi costantemente la propria uniforme.

Studi e formazione Martin Bora inizia a studiare privatamente verso i cinque anni. In quello stesso periodo, seguendo le orme del defunto padre, si accosta alla musica: il suo primo insegnante di pianoforte è Lucien Weiss, un ebreo che i Bora aiuteranno poi a fuggire dalla Germania, ma che Martin ritroverà prigioniero e ai lavori forzati a Cracovia, nell'inverno del '39.

Nel 1926 inizia a frequentare il gymnasium a Lipsia: eccelle soprattutto nelle materie umanistiche. Nel 1930 si iscrive alla Facoltà di Filosofia dell'Università di Lipsia, dove nel 1933 si laurea summa cum laude, con una tesi intitolata "L'Averroismo latino e l'Inquisizione". In quegli anni uno dei suoi insegnanti è il vescovo (poi cardinale) Hohmann: i due si incontreranno di nuovo a Roma nel 1944, in tragiche circostanze. Oltre il tedesco, Bora conosce diverse lingue: greco e latino (legate alla sua formazione culturale di base), ma anche francese, inglese e spagnolo (richieste dalle sue funzioni di interprete per l'Abwehr, in cui entra nel 1936). Dal 1940 le operazioni belliche nei Paesi dell'Europa centro-orientale lo portano a parlare fluentemente alcune lingue slave: in particolare il russo e - in misura minore - l'ucraino. La lingua italiana viene invece acquisita e perfezionata sin dall'infanzia, durante le numerose vacanze trascorse nei dintorni di Roma presso la prima moglie del patrigno, Donna Maria, contessa Ascanio. Sempre in Italia, a Riva del Garda, i nonni materni di Bora possiedono una villa detta La Schiavona, dove nel corso degli anni la famiglia viene ospitata in svariate occasioni.

Tra l'infanzia e l'adolescenza, la formazione di Bora comprende numerosi viaggi: in Italia, come si è detto, ma anche in Francia, in Inghilterra e in Scozia, paese d'origine del ramo materno della famiglia.

A dieci anni, nel 1923, Martin si reca in Giappone con i nonni materni, Franz Augustus e Martina Ashworth-Douglas, inviati in Estremo Oriente come rappresentanti diplomatici. Qualche anno dopo, nel 1928, sarà invece in Svizzera, Austria, Cecoslovacchia e Ungheria al seguito di uno zio acquisito, banchiere e collezionista d'arte.

Importante per lui anche la formazione religiosa: dopo il battesimo, prima comunione nel 1922, cresima nel 1925.

Il matrimonio Nel 1935 Martin Bora conosce Benedikta (Dikta) von Coennewitz, bella e disinibita, che con lui condivide la passione per l'equitazione. La relazione viene rinnovata nel 1937 e si conclude con un frettoloso matrimonio due anni più tardi, a metà agosto del 1939, poco prima che Martin venga aggregato alla Terza Armata impegnata sul suolo polacco: il 16 agosto avviene la cerimonia civile, il 27 agosto quella religiosa.

I von Coennewitz simpatizzano apertamente per il nazismo, sono protestanti, e le donne della famiglia non godono in genere di ottima fama; la madre di Dikta, Julie Beata, ha divorziato dal primo marito, ambasciatore tedesco in Francia, per fidanzarsi con l'attaché militare della stessa ambasciata, Moritz Schallenberg. Per tutti questi motivi il patrigno von Sickingen non approva il matrimonio. Martin comunque è molto innamorato della moglie, e malgrado la forzata lontananza continua a rimanerle fedele. Dikta invece lo ha sposato soprattutto per opportunismo: nel 1944 chiede - e ottiene - l'annullamento del matrimonio presso il tribunale della Sacra Rota, adducendo come motivazione la mancanza di una prole. Tuttavia in seguito Martin scopre che durante la sua assenza Dikta ha abortito per ben tre volte i figli concepiti durante i loro fuggevoli incontri.

Le donne La prima donna di Martin Bora, all'epoca non ancora sedicenne, è Ara Vallesanta, un'amica di donna Maria Ascanio: il loro incontro ha luogo nell'agosto del 1929, nella residenza estiva di Ara nei dintorni di Roma, Il Gabbiano. Nel corso della guerra civile spagnola Bora incontra quella che probabilmente è la donna più importante della sua vita: Remedios, bella e misteriosa, con fama di strega; una ragazza con i capelli rossi che vive isolata in un convento abbandonato a Mas del Aire, in Aragona. La relazione lo porta ad esplorare il mondo della passione e a riflettere sul senso delle cose. Remedios, richiesta di una profezia sulla morte, risponde semplicemente "Sette". Numero che Bora mette poi in relazione con la durata delle sue partecipazioni belliche, le quali in effetti coprono il periodo 1937-1944. A Cracovia, dove trascorre l'inverno del 1939-1940, Bora ha occasione di incontrare Ewa Kowalska, matura attrice teatrale di origini tedesche, e la figlia Helenka, a sua volta attrice. Entrambe lo attraggono, benché in modi molto diversi: Helenka, bellezza fragile e ambigua, gli è abbastanza vicina per età, tuttavia alla fine è Ewa, più anziana ma ricca di fascino ed esperienza, a lasciare su di lui l'impronta maggiore. Durante il suo soggiorno a Parigi, nell'autunno del 1940, Bora conosce Nadine Lisieux (detta La Mome Chouette), cantante di cabaret ed amante di uno dei personaggi coinvolti nell'inchiesta per omicidio che lo stesso Bora sta conducendo. La donna, non bella ma dotata di un fascino ambiguo, lo attrae dal punto di vista sessuale. Fedele alla moglie lontana, Bora non cede, ma sperimenta una profonda inquietudine. Nel 1935, durante le gare di equitazione per la qualificazione olimpica conosce Benedikta von Coennewitz e il fratello. Sposa Dikta nel 1939 e viene da lei lasciato nel 1944. Per la moglie, alla quale rimane sempre ostinatamente fedele, Bora prova un grande amore che si mescola ad un'attrazione sessuale altrettanto forte: per Dikta invece conta solo quest'ultima. Nel marzo del 1944, sconvolto, depresso e ubriaco dopo l'abbandono della moglie che lo ha raggiunto a Roma per chiedere l'annullamento del loro matrimonio, Bora si concede un incontro con un'ignota prostituta: episodio di sesso non protetto, eccezionale per le sue abitudini, che in seguito lo costringe a fare il test di Wassermann (risultato poi negativo). Di lì a poco conosce la signora Nora Murphy, dedita ad opere di volontariato e infelicemente sposata con un diplomatico americano di stanza a Roma. Se ne innamora e vorrebbe sposarla - forse alla fine della guerra - ma una successiva gravidanza della donna, che ormai disperava di poter avere figli dal marito, la pone per lui fuori portata. A Berlino, nel luglio del 1944, Bora conosce Emma Pletsch (detta Emmy), giovane e graziosa ausiliaria della riserva dell'esercito. L'uomo con cui era fidanzata da dieci anni si trova in coma irreversibile, dopo un improvviso colpo apoplettico. Se le difficili circostanze e i rispettivi doveri non avessero posto ostacoli insormontabili, Bora - pur non amando la ragazza - avrebbe accettato di aiutarla a realizzare il suo più grande desiderio: quello di avere almeno un figlio. A Salò, nell'ottobre del 1944, Bora conosce Anna Maria (Annie) Tedesco, vedova ventottenne, figlia di un industriale italiano e di una donna greca suicidatasi molti anni prima. Con lei, che corrisponde in tutto e per tutto al suo tipo di donna, ha una brevissima e profonda relazione, interrotta dall'intervento della Gestapo che lo arresta e intende deportarlo in Germania.

La carriera militare