Trinitapoli (u' Casòl nel dialetto locale e ufficialmente nota come Casaltrinità fino al 1863) è un comune italiano di abitanti della provincia di Barletta-Andria-Trani in Puglia. Situato nella valle dell'Ofanto, fa parte dei comuni che rientrano nella zona del Basso Tavoliere della Capitanata pugliese.
Storia Nel X secolo a.C. alcuni gruppi di Liburni, popolazioni illiriche dell’area dalmata, attraversando l’Adriatico, approdarono sulle coste italiche. All’arrivo di queste genti si deve la nascita di diversi abitati fra i quali, nella Daunia, Salapia.
Ubicata su una piccola penisola della laguna circostante, Salapia fu una florida città-stato, con un governo locale, una fiorente economia, una propria moneta; e della sua autonomia politica non ne fu privata anche quando i Romani la occuparono. Durante il III secolo a.C., dopo la battaglia di Canne, i Salapini si allearono con Annibale, ma dopo sei anni di presenza cartaginese, aprirono le porte al console Marcello e seppero ben difendersi dal tentativo delle guarnigioni cartaginesi di riappropriarsi della città. Dopo le guerre del III secolo a.C. e le devastazioni ad esse conseguenti, a Salapia, come nelle altre città apule, cominciarono a manifestarsi segni di crisi, che si accentuò con la successiva guerra sociale, durante la quale Salapia fu assediata dal pretore Caio Cosconio, incendiata e quasi rasa al suolo. A tutto ciò si aggiunsero fattori ambientali e climatici che trasformarono la laguna in una palude dalle acque pestilenziali e generatrici di malaria.
Fu così che Ostilio, su pressante invito dei cittadini, ottenne il consenso del Senato romano a trasferire la città in una località salubre, su una piccola altura prospiciente il lago, a quattro miglia a sud-est della prima: nasce così, nel I secolo a.C., Salapia Romana, la cui denominazione nel tempo finirà per trasformarsi in Salpi. Già nel IV secolo, nell'ambito dell'organizzazione del primo cristianesimo, Salpi fu sede vescovile (il primo vescovo pugliese di cui si abbia notizia sicura è Pardo, vescovo di Salpi, attestato nel 314) e ciò testimonia l’importanza che la città, con il suo porto e la sua vivace economia legata anche alla pesca, al commercio, all’artigianato e agli stabilimenti per la lavorazione del sale, oltre che all’agricoltura, aveva acquisito nel contesto territoriale dell’epoca.
La crisi dell’Alto Medioevo porta la civitas a trasformarsi in castrum, un borgo fortificato, con bastioni di metri di altezza, sulla parte più alta del sito originario. I Longobardi ne fecero un caposaldo del loro assetto difensivo nei confronti dei Bizantini, posto a sentinella del litorale del Tavoliere.
Dopo il periodo di presenza longobarda, Salpi torna entro i confini dell’impero bizantino e successivamente, dopo la caduta di Bari del 1071, divenne feudo normanno con a capo un suo signore, tal Guarino. Allorché Enrico VI pose fine alla dominazione normanna nell’Italia meridionale, nel suo passaggio da Siponto a Barletta, s’impadronì di Salpi.
Intorno al 1220 il feudo di Salpi fu sottratto al suo signore e tornò alla Corona ora del grande imperatore Federico II. Salpi divenne uno dei loca solatiorum, luoghi cioè del diletto, dove Federico II trascorreva periodi di riposo, dedicandosi soprattutto alla caccia. Nelle vicinanze della città Federico fece costruire il suo palatium.
Nei primi secoli dopo il Mille, le campagne si animano di piccoli insediamenti rurali, di case e casali, nonché di chiese, le quali, il più delle volte, sono “dipendenze” di grandi monasteri. Su un appezzamento di terreno, donato da un facoltoso abitante di Salpi, Moreliano, i monaci dell’abbazia benedettina della Trinità di Monte Sacro, sul Gargano, fecero costruire una chiesa, lEcclesia Sancte Trinitatis, intorno alla quale sorse il Casale della Trinità.
Cosicché, mentre Salpi conosceva un progressivo periodo di declino, il Casale della Trinità cresceva e diveniva centro di quella “Locatione de Trinità”, in cui i pastori d’Abruzzo portavano a svernare le loro greggi percorrendo i tratturi della transumanza.
Intanto, nei primi decenni del Cinquecento, venuta meno la presenza del vescovo, Salpi si spopola definitivamente alimentando un flusso migratorio verso il Casale.
Ma già nella seconda metà del Quattrocento un nutrito gruppo di famiglie di Schiavoni (o Slavoni) proveniente dai Balcani, ottenne l’assenso regio a stanziarsi nel Casale, che diventa così un piccolo crogiolo di etnie, di mentalità, di civiltà, da quella pastorale a quella orientale, a quella indigena di matrice dauna.
Sin dalla metà del XV secolo, inoltre, il casale appare protetto da una torre di guardia, una delle tante erette lungo la costa per fronteggiare le frequenti incursioni piratesche; abbattuta solo nel XVIII secolo, perché lesionata da terremoti, di essa è memoria nello stemma civico, nel quale si presenta sormontata da una banderuola rossa con il drappo carico della croce di Malta.
Quest’ultimo particolare richiama un'altra fetta di storia: dopo essere stato feudo di alcune famiglie nobili (Della Marra, Marulli), il Casale fu per due secoli (1589-1798) commenda magistrale dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e, pur essendo situato nel territorio del Priorato di Barletta, faceva parte del Gran Priorato di Venezia poiché fu comprato in sostituzione di quella di Treviso.
Con l’occupazione napoleonica dell’isola di Malta, iniziò un periodo di crisi e di sbandamento per l'Ordine i cui beni, situati in varie parti d’Europa, furono incamerati dai vari sovrani e in parte venduti; e tale sorte toccò anche alla Commenda del Casale.
Notevoli trasformazioni di carattere socio-economico si sono registrate nel corso dei secoli, facendo lievitare sensibilmente il tenore di vita dell'intera comunità. Nel Settecento si avviò quel processo di particolarizzazione fondiaria che portò allo smantellamento dei grandi possessi di terre. Nel XIX secolo si ebbero altre due svolte radicali: il passaggio dalla pastorizia alla cerealicoltura (i pastori diventano agricoltori) e, sullo scorcio del secolo, il diffondersi su larga scala della coltura specializzata della vite, che toglie spazi alla più povera coltura cerealicola.
La crescita economica, civile, demografica e urbanistica che ne seguì fece ritenere non più appropriato il nome di "Casale", per cui nel 1863 si chiese a Vittorio Emanuele II, re d'Italia, di poter mutare il nome di Casal Trinità in quello di Trinitapoli.
Oggi Trinitapoli è un'operosa cittadina di circa abitanti. La sua risorsa principale è un'agricoltura moderna e competitiva con un predominio della ortofrutticoltura e della viticoltura.
Pur essendo da sempre legato alle vicende storico-culturali della Capitanata, nel 2004 il comune è stato aggregato alla nuova provincia di Barletta-Andria-Trani, assieme ai vicini comuni di San Ferdinando di Puglia e Margherita di Savoia, presentanti maggiori legami culturali con la Terra di Bari.
Simboli
Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 15 luglio 1900.
Il gonfalone, concesso con RD del 23 luglio 1937, è un drappo di bianco.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Duomo di Santo Stefano protomartire
Di stampo neoclassico, ha una facciata di marmo bianco e si affaccia su piazza Umberto I (più nota come piazza Municipio). Elevata a chiesa collegiata da papa Leone XIII con la bolla Sanctae Romanae Ecclesiae del 15 gennaio 1896 Bolla Sanctae Romanae Ecclesiae, in «Leonis XIII pontificis maximi acta», vol. XVI, Romae, 1897, pp. 21-36., la chiesa dedicata al protomartire santo Stefano custodisce entro uno scrigno moderno una storia ben più antica. L'unica parrocchia del Casale aveva come originaria sede la chiesa di San Giuseppe, ma l'incremento demografico e il fervente sentimento religioso ben presto resero necessaria l'edificazione di una chiesa più ampia. Negli anni sessanta del XVIII secolo si provvide, con il sostegno dei cittadini e dell'Università, ad innalzare il nuovo edificio. Aperto al culto nel 1767, accolse al suo interno la confraternita del SS. Sacramento, già istituita nel 1758, e, in seguito, la confraternita dedicata a santo Stefano, fondata per iniziativa di alcuni cittadini e approvata nel 1834. Ancora una volta la storia di questo edificio religioso asseconda le esigenze devozionali e demografiche del Casale della Trinità e, risultando troppo piccolo per accogliere il gran numero dei fedeli, fu ricostruito a partire dal 1882 su un progetto dell'architetto Raffaele Mastrapasqua. La nuova chiesa, aperta al culto già nel 1899, fu solennemente consacrata nel settembre del 1935. La facciata del nuovo edificio, di gusto neorinascimentale, si presenta scandita in due parti da un'aggettante trabeazione. La parte inferiore, ritmata dalla presenza di colonne, nicchie e paraste, accoglie il portale centrale, arricchito da un timpano spezzato e dallo stemma della città, e i due accessi laterali sormontati da finestre circolari; la parte superiore, slanciata nel corpo centrale corrispondente alla navata maggiore, presenta l'ampia bifora inquadrata da coppie di paraste. All'interno l'edificio si sviluppa in tre navate scandite da coppie di colonne e un transetto con due ampie cappelle all'estremità, dedicate alla Madonna del Rosario e al SS. Sacramento. Al centro del transetto si eleva una profonda cupola su tamburo, con luminose finestre alternate alle raffigurazioni delle Virtù Cardinali, impostata su quattro pennacchi dipinti con le figure degli Evangelisti. Le coperture a botte della navata centrale furono affrescate all'inizio del Novecento con scene della Vita di santo Stefano, mentre per la calotta absidale, negli anni trenta, il molfettese Corrado Maria Poli realizzò i disegni della Trinità. L'altare maggiore è dedicato al protomartire Stefano, la cui statua fu collocata nella nicchia al centro dell'abside. Di grande pregio sono l'altare e la balaustra in marmi commessi del Settecento nella cappella del SS. Sacramento.Pietro di Biase, Il cantiere dei sogni. Alle sorgenti del sacro nella Puglia del sole e del sale, Foggia, 2000.
Santuario della Beata Maria Vergine di Loreto
L'intitolazione non fa riferimento al santuario marchigiano di Loreto, ma al nome di battesimo di un pastore che trovò un'icona della Madonna e la portò al pubblico culto. La prima attestazione della chiesa è in un documento del 1204; la primitiva Cappella, semidistrutta, fu trasformata nell'attuale tempio a tre navate nella prima metà dell'Ottocento. Nel 1971 è stata elevata a santuario diocesano. Vi si conserva, oltre all'affresco della Vergine sull'altare maggiore, la statua lignea della Madonna, databile tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Custodisce inoltre una tela di Giambattista Calò raffigurante Santo Stefano e una Via Crucis in bronzo. Nel 2004 è stato celebrato l'ottavo centenario della chiesa.Nella città amata mi ha fatto abitare, Atti dell'8º centenario della chiesa di S. Maria di Loreto in Trinitapoli, a cura di Pietro di Biase e Giuseppe Pavone, Trinitapoli, 2005.
Chiesa della Santissima Trinità o di Sant'Anna