La storia di Porto Torres riporta le principali vicende storiche relative alla municipalità di Porto Torres iniziando dalla preistoria, passando dalla fondazione ufficiale nel 46 a.C. arrivando fino ai giorni nostri.

Epoca preistorica e nuragica Rinvenimenti paleontologici Sul territorio comunale nei pressi di Fiume Santo sono stati rinvenuti diversi resti di animali risalenti al Miocene. In particolare sono stati rinvenuti alcuni scampoli appartenuti ad alcuni esemplari di Oreopithecus bambolii di circa 8 milioni di anni fa. I primi ritrovamenti avvennero casualmente nel 1994. Sono state completamente identificate più di 15 specie, di cui la maggior parte vertebrate come giraffe, coccodrilli, tartarughe, suidi, mustelidi. Molti di questi animali, come ad esempio l'Umbrotherium azzarolii, erano erbivori, mentre altri come l'Indarctos anthracitis erano onnivori. La maggior parte di questi esemplari pare abbiano vissuto nel tardo Miocene, ovvero circa 9 milioni di anni fa.

Preistoria

La frequentazione umana sui territori di Porto Torres è attestata già nel periodo prenuragico, deducibile dalle svariate necropoli presenti sul territorio municipale. Oltre alle necropoli vi è anche l'altare di monte d'Accoddi, più vicino a Porto Torres ma dal punto di vista giurisdizionale situato nel comune di Sassari. Tale altare si suppone venisse utilizzato per rituali mirati alla fertilità.

Età del bronzo/nuragica

I reperti appartenenti a questo periodo sono riscontrabili nella necropoli di Su Crucifissu Mannu, e i più interessanti sono due crani trapanati due volte. Secondo alcuni studi questa pratica veniva utilizzata a fini terapeutici per allontanare tumori o emicranie. Non è comunque da escludere l'opzione della trapanatura eseguita in relazione a rituali magici. Gli svariati nuraghi presenti sul suolo turritano appartengono a quest'epoca, ed al giorno d'oggi solo sette di queste strutture sono conservate in buono stato. Di rilevanza è la domus a prospetto architettonico di Andreolu; questi avelli simili a domus de janas risalenti all'epoca nuragica sono caratterizzate da simbolismi comuni in tutta la Nurra come lunette, esedre e frontoni tipiche anche delle tombe dei giganti.

Epoca antica Periodo fenicio/punico I fenici erano soliti frequentare le coste sarde poiché composte da suolo fertile e ricche di minerali. Nei loro punti di approdo stabilivano piccoli mercati dove venivano scambiate le più svariate merci. Di queste installazioni alcune finivano per svilupparsi fino a diventare veri e propri villaggi. Secondo alcune teorie questo ultimo passaggio avvenne proprio nel territorio di Porto Torres, attribuendo quindi la fondazione urbana non ai romani nel 46 a.C. ma bensì agli stessi fenici molti anni prima. Nonostante l'area geografica in questione si presenti come una costa lineare e senza insenature utili per la realizzazione di un porto (si pensi ad esempio al porto di Olbia), l'isola dell’Asinara ripara questo tratto di mare dai venti predominanti di ponente e di maestrale, rendendo quindi l'area perfetta per un approdo marittimo.

Della frequentazione dei fenici in questo periodo sono presenti poche testimonianze; sicuramente la zona è stata riparo dei navigatori fenici e successivamente cartaginesi ma i rinvenimenti archeologici sono esigui, collegabili ad un possibile legame tra l'isola dell'Asinara e Melqart (l'Ercole fenicio/punico). Alcuni ammennicoli rinvenuti raffigurano il Dio Bes, altri ritrovamenti sono una stele punica in tufo, una coppa greca del VI secolo a.C., rasoi e varie vettovaglie.

Periodo romano (46 a.C. - 455 d.C.)

In questo periodo nel 46 a.C iniziò l'ascesa turritana con la fondazione, probabilmente da parte di Giulio Cesare Ottaviano durante un suo soggiorno in Sardegna o da un suo stretto collaboratore chiamato Marco Lurio, della Colonia Iulia Turris Libisonis. Il nome della colonia compare per la prima volta nella Naturalis Historia di Plinio il Vecchio. Importante fu per la città il Riu Mannu, navigabile per alcuni chilometri. In un successivo momento si aprì il bacino portuale, situato nei pressi dell'odierno molo antico.

L'attività marinara-mercantile della colonia è fortemente documentata dal culto di Iside (protettrice dei marinai), la quale veniva festeggiata i primi giorni di marzo con il rito della Navigium Isidi. Con questa celebrazione si apriva il periodo propizio alla navigazione, che si concludeva l'11 novembre.

La fede nel culto di Iside è testimoniata da vari monumenti riassumibili dall'ara di Bubastis, altare dedito a rituali ed offerte. Grazie alla costruzione del ponte romano nel I secolo d.C. si poté collegare la città direttamente con i vasti campi di frumento della Nurra. Turris Libisonis fu uno dei più importanti scali dell'isola, con collegamenti diretti con Ostia antica. Nell'isola la città era per importanza politica seconda solo a Karalis. Fu altresì importante lo sviluppo minerario dovuto alle vicine miniere dalle quali venivano estratti argento e ferro. L'importanza della città e il suo legame con la capitale sono discernibili ad esempio delle maestose terme, dalle prestigiose domus ricche di mosaici e dalla cinta muraria.

Epoca medievale Vandali e Bizantini (455 d.C. - 1064 d.C.) Prima della caduta dell'Impero romano d'Occidente la città di Turris, come tutta la Sardegna, fu conquistata dai Vandali. La dominazione durò per quasi un secolo, fino al 533. Sconfitti i Vandali, nell'isola e nella città si insediarono i Bizantini ed in quel periodo Turris era residenza di possessores e decuriones (esattori di tasse). Molto probabilmente in città era presente anche un curator urbis, ovvero un funzionario cittadino nominato dal vescovo. Costui ricopriva numerosi incarichi, tra i quali quello di amministrare la giustizia, del censimento, della registrazione dei contratti, degli ordinamenti di polizia. La sede vescovile risale a data incerta e antica ma certo è che il vescovo di Turris era nobilitato da un certo prestigio e autonomia nei confronti del vescovo di Calaris. Questa indipendenza fu suggellata definitivamente da Papa Martino I nel 650. Il vescovo aveva inoltre compiti istituzionali, oltre a quelli religiosi: nominava i funzionari e organizzava i sistemi preventivi difensivi della città, giudicava i reati, ecc.

La minaccia dei Longobardi portò Turris a predisporre pesanti difese e ad ospitare contingenti militari. Per questo fu nominato un tribunus che aveva ai propri ordini uno dei corpi di fanteria di cui si componeva l'esercito sardo-bizantino. Nel frattempo però, il controllo longobardo del Tirreno soffocò il commercio turritano.

Il Giudicato di Torres (1064-1259)

Dopo l'interruzione dei contatti con Costantinopoli nel corso del IX e del X secolo vennero a formarsi i quattro giudicati sardi, tra cui il Giudicato di Torres-Logudoro, con capitale Torres (non più Turris, vista la lenta ma progressiva scomparsa del latino in favore della lingua locale). Torres era ancora il secondo centro dell'isola, politicamente, religiosamente e per dimensioni demografiche. Il giudicato si estendeva dal lago Coghinas alle coste occidentali e dal golfo dell'Asinara alla catena del Goceano. L'economia era mossa dall'importante e strategica posizione della capitale, collegata a Genova e facilmente raggiungibile da Pisa, proprio per questo motivo i mercanti di entrambe le repubbliche marinare erano molto presenti in città. Intorno al 1065 su iniziativa del Giudice Comita fu edificata la Basilica di San Gavino, cattedrale fino al 1441. Già in questo periodo la città di Torres, come tutte le località marittime dell'isola, iniziò il suo declino a causa della malaria e delle costanti incursioni piratesche che iniziarono ad affliggere le città costiere portando la popolazione a ritirarsi nell'entroterra rifugiandosi in luoghi come la vicina cittadina di Sassari, che proprio in questo periodo iniziò la sua ascesa nel diventare il maggiore centro cittadino del nord-ovest spodestando progressivamente l'antica città turritana. Nelle fasi finali del giudicato fu proprio Sassari a divenire la capitale (prima ancora vi fu Ardara, scelta sempre per gli stessi motivi). La malaria e le incursioni barbaresche furono il flagello della città di Torres anche nei secoli successivi.

Il Giudicato era suddiviso in 22 curatorie, la curatoria di Torres era quella della Flumenargia. Il Giudicato cessò di esistere nel 1259 con Adelasia di Torres.

Il libero comune di Sassari (1272-1323) Dopo la dissoluzione del Giudicato di Torres la Flumenargia venne assorbita dal libero comune di Sassari, stato fantoccio della Repubblica di Pisa prima (1272-1294) e della Repubblica di Genova poi (1294-1324) a seguito della battaglia della Meloria. Tale istituzione ebbe vita breve poiché con l'arrivo della flotta di Alfonso IV d'Aragona il libero comune di Sassari si impegnò nel diventare uno stato vassallo del nascente Regno di Sardegna e Corsica comandato dagli aragonesi.

Tale subordinazione divenne ufficiale il 4 luglio 1323, dando il via alla lunga dominazione aragonese che plasmò la città.

Epoca moderna

Il Regno di Sardegna e Corsica (1323-1720) Già nel periodo giudicale Torres cadde in un profondo oblio: da capitale del regno e sede arcivescovile divenne pressoché disabitata. Sassari infatti era riuscita ad ottenere un accordo con i genovesi secondo il quale si vietava l'apertura di locali commerciali a Porto Torres, perché si temeva l'eventuale ribalta turritana a sfavore della stessa Sassari. Per prevenire possibili rivendicazioni genovesi e pisane gli aragonesi, per i quali il porto di Torres era di notevole importanza, dopo un concordato con l'ormai più florida Sassari fecero sbarcare nel porto 300 cavalieri e 500 soldati. Con la conquista aragonese però la città entrò in una fase di declino: non esisteva più un vero centro abitato compatto e solo un rude porto testimoniava le glorie del passato. Ad infierire su Torres fu anche lo spostamento dei traffici marittimi in favore di Cagliari ed Alghero. La città subì il colpo di grazia col trasferimento definitivo del vescovado a Sassari. Le costanti incursioni barbaresche instillarono inoltre la “paura del mare” nella psiche sarda: l’immagine del mare infatti venne associata alle figure dei pirati, portando la popolazione alla tendenza di ritirarsi nelle zone interne abbandonando le tradizioni marinare e dell’agricoltura nelle aree litoranee.

Col matrimonio di Ferdinando II di Spagna detto il Cattolico che si unì ad Isabella di Castiglia figlia del re Giovanni II, i diversi regni della Spagna furono riuniti in un solo regno e nel 1479 si generò la corona di Spagna. Con la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 la corona spagnola alla luce dei nuovi interessi commerciali con le terre d'oltre oceano abbandonò progressivamente l'isola lasciandola in mano ai viceré spagnoli. Il lento disimpegno della corona spagnola anche da parte dei viceré generò corruzione e guerre tra i vari potentati. Ferdinando II morì nel 1516 e venne sostituito da Carlo V d'Asburgo, iniziando così il regno del casato degli Asburgo. Carlo, allora sovrano del regno di Spagna, tentò di porre rimedio al flagello dei pirati barbareschi radunando a Cagliari una grande flotta nel luglio del 1535 per dirigersi contro la loro principale base situata a Tunisi, senza però conseguire apprezzabili risultati dato che le scorrerie continuarono. Carlo I abdicò nel 1556 in favore del figlio che prese il nome di Filippo I di Spagna. Nel 1527 i turchi attaccarono Castellaragonese e arrivarono ad occupare l’Asinara, ma furono successivamente respinti dai sardi.