Il Seminario patriarcale di Venezia è l'istituzione della diocesi di Venezia in cui vengono formati i futuri presbiteri per il servizio pastorale della stessa diocesi. La comunità seminariale nasce all'indomani del Concilio di Trento per volontà del patriarca Giovanni Trevisan (1559-1590), ma nei secoli cambiò molte sedi. Nel 1817 si stabilì nell'attuale sede della Salute, provenendo dall'isola di Murano.
Oggi il Seminario patriarcale risiede in questo luogo come presenza bicentenaria che garantisce una certa continuità. Il Seminario, infatti, è erede di un patrimonio di arte e di fede che nei secoli si è accumulato e reso visibile nel complesso monumentale della Salute nell'isola della Trinità.
Storia Il priorato dei Teutonici e la scuola della Trinità: dalla famiglia Lippomanno ai padri Somaschi (secc. XIII e XIV)
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] }L'area in cui sorge in Priorato, isola della Dogana, all'estremità di Dorsoduro, apparteneva all'ordine Teutonico fin dall'ottobre del 1208, anno in cui il Doge Pietro Ziani la diede in dono a “Oradino priore”, punto strategico per chi partiva o ritornava dalla Terrasanta. Questo spiega come mai l'ordine dei Teutonici fosse già a Venezia nel 1221, quando vi fu celebrato il capitolo generale che elesse il gran maestro. Nel 1258 intervenne il Doge Raniero Zen (anno sesto del suo dogato) che fece costruire il monastero per sdebitarsi dell'aiuto ricevuto in precedenza dall'ordine dei cavalieri per la guerra contro i Genovesi per il controllo del fondaco in Terrasanta. Nel 1298 il maestro generale Conrado de Feuchtwangen trasferì la sede dei Teutonici a Venezia, dopo una rovinosa battaglia che fece perdere la loro roccaforte ad Acri. Vi rimase fino al 1309, quando fu trasferita in Prussia a Marienburg. Nello stesso periodo, a causa della sua politica filopapale, non vista di buon occhio dalla Serenissima che subì la scomunica per la guerra contro Ferrara (1308-1309), l'ordine dei Teutonici divenne un semplice "priorato provinciale".
In seguito il convento teutonico si avviò verso il declino, ma la chiesa della Trinità continuò a riscuotere successo ed essere meta di pellegrinaggio. La fondazione della Scuola S.S Trinità (sec. XV) In forza delle continue richieste di indulgenze, il 13 novembre 1418 alcuni fedeli chiesero al Consiglio dei Dieci di poter fondare nella chiesa della Trinità una confraternita dallo stesso nome. I richiedenti erano Nicola De Rubeis (de Rossi), Giovanni Vianello e suo figlio Pietro, Benedetto e Francesco Gibelino, Assolone dalla Fornace, Nicola detto Rizzo fabbro, Nicola del fu Domenico pittore, Simone incisore, Giovanni Stella Lanario e "altri"; nel 1419 ottennero la licenza e l'anno successivo l'ordine Teutonico ricevette i confratelli nella loro chiesa. La mariegola o Regola Madre, statuto dei diritti e dei doveri dell'aggregato, venne istituita il 1º gennaio del 1419; i confratelli non davano limitazioni agli iscritti, ma le davano al numero dei sacerdoti (non più di una trentina) e ai nobili (non più di un centinaio) a patto che fossero fuori da persecuzioni e paganti un ducato d'oro (le donne solo mezzo). Sempre verso i nobili spettava il pagamento di un'elemosina fissa di venti soldi all'anno per la tassa sull'affitto dell'illuminazione ("luminaria"). I membri si impegnavano a pregare per ogni defunto tre "Pater-Ave" e a partecipare a messa solenne e processione ogni terza domenica del mese con i ministranti all’ambone dell’epistola e del vangelo, con candele accese e alzate nel momento dell'eucarestia. Inoltre la confraternita sosteneva i più poveri al suo interno e per le "lumiere" veniva concesso a ognuno "pan e candela", invece il priore riceveva "due pani" per la sua ospitalità. Un anno più tardi, il 13 febbraio, furono stipulati gli accordi tra l'ordine Teutonico e la confraternita per la concessione di un’area dove edificare la propria sede, in cambio i frati avrebbero cantato l'ufficio della vigilia fino al vespero della festa della Santa Trinità. La scuola attirò a sé, ben presto, la stima sia dei fedeli sia delle gerarchie ecclesiastiche e, per questo, ricevette diverse reliquie, andando ad alimentare la devozione ai santi e acquisendo sempre più il prestigio delle istituzioni. Al contempo, crebbero anche i beni posseduti della scuola, tant'è che, nel 1441, essa subì un clamoroso furto, per il quale due ladri vennero "impiccati honorevolmente".
Nel 1493, dato l'accresciuto numero di fedeli, fu acquistata la zona congiunta all’orto del monastero per edificare cinque case da cui ricavare dieci abitazioni per i bisognosi della scuola. Gli aiuti che venivano forniti prevedevano anche elemosine per venti soldi a sei uomini e sei donne e una fornitura annuale di sei doti matrimoniali da dieci ducati l’una a giovani figlie o sorelle di iscritti; tali doti (grazie) andavano richieste tramite apposita domanda e, nel 1501, la scuola ne regolò ulteriormente la concessione imponendo di sposarsi entro i due anni, pena la perdita del diritto.
Passaggio dall'ordine religioso al laicato (sec. XVI)
Nel 1512 il frate teutonico Alberto priore della Trinità morì annegato a Venezia. A questo punto in una seduta del Collegio (Senato) avvenuta il 1º ottobre, il doge Leonardo Loredan lasciò che il papa Giulio II mettesse "questi Lippomani che è so amici" a capo della Trinità. Il priorato della Trinità non era di competenza della Serenissima, di conseguenza il Senato rettificò il 2 ottobre del 1512 la decisione papale e i ricavati dalle rendite passarono alla famiglia dei Lippomano in particolare ad Andrea Lippomano, figlio dell'ex banchiere Girolamo. La situazione venutasi a creare non era stata presa bene dall'ordine Teutonico che inviò per suo conto a Roma il loro provinciale per contestare la decisione del Papa.
A questo punto Roma invitò nel 1514 Andrea Lippomano a comparire davanti al tribunale della Sacra Rota, ma il padre supplicò il Senato veneziano affinché inviasse un oratore in curia per conto della famiglia. L'organo veneziano accettò la causa dei Lippomano e supplicò, a loro volta, che il ricorso dell'ordine Teutonico non fosse accolto, in quanto la decisione fu presa dal Papa, mentre l'area della Santa Trinità apparteneva da sempre alla Serenissima, quindi aveva il diritto di stabilire a chi concederla.
Al tempo della contesa, il pontefice era in guerra con l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo, e dunque al papa non conveniva ignorare le suppliche dei veneziani, con i quali si era alleato dopo aver lasciato la lega di Cambrai. Alla fine, l'ordine Teutonico dovette rinunciare al priorato della Trinità e la comparsa di questa importante famiglia nello scenario politico, risulterà importante, non solo per la scuola, ma per tutta la zona dell'isola della Dogana.
Famiglia Lippomano alla Trinità
La famiglia Lippomano è di origini tedesche. La ritroviamo in un documento del 1060 che cita un certo Scico e Luipomano, "nati ex teotonico genere" che detenevano un terreno della parrocchia di Sant'Aponal dove potevano seppellire i loro morti per aver aiutato a sostenere le spese di restauro della chiesa, e con l'iscrizione al libro d'Oro nel 1381 per meriti di guerra per aver sostenuto la Serenissima durante la guerra di Chioggia. Nella famiglia Lippomano alcuni divennero mercanti, altri seguirono la carriera politica, altri ancora si indirizzarono alla carriera ecclesiastica.
La figura importante della famiglia Lippomano, si ritrova a metà del Quattrocento, che visse e opera alla Trinità è Tommaso di Niccolò Lippomano, soprannominato "dal banco", il quale era gestore, assieme la moglie Paola Cappello, di una banca. Nel 1480 rimase vedovo della moglie prese in mano l'attività della famiglia Cappello e la cedette al figlio Girolamo Lippomano (1460-1527) che la tenne fino al 1499. Girolamo si sposò con Paola Vendramin del Doge Andrea nel 1488, sebbene le nozze furono molto fortunate, in quanto Paola Vendramin era una donna molto ricca, tuttavia non lo salvarono dal fallimento del banco nel 1499. Nel 1500 Girolamo fu incarcerato per insolvenza, ma grazie all'aiuto della famiglia riuscì a scappare e, con il favore del governo, riuscì anche a saldare tutti i debiti. A questo punto, non avendo più problematiche con i creditori, avviò la sua carriera nella curia pontificia per favorire i suoi figli maschi. Frequentò assiduamente la corte di papa Giulio II e la sua influenza passo anche ai successori: Leone X e Clemente VII.
Grazie a Clemente VII riuscì ad assicurare nel 1526 al figlio Andrea anche il monastero di Santa Maria Maddalena a Padova, questo beneficio (detto Lambertarum) era detenuto dall'Ordine Teutonico rimasto vacante dalla morte di "Domino Filippo di Altolapide" avvenuta nel Fiume. Tra il 3 e 4 febbraio del 1500 un incendio devasto il palazzo Lippomano a Santa Fosca costringendo gran parte della famiglia a trasferirsi al priorato della Trinità, e il 1º giugno Girolamo morì di peste a Roma, dopo che fu incarcerato dagli spagnoli con una taglia sopra la sua testa di ducati.
La caduta della famiglia Lippomano e l'avvento dell'ordine dei Somaschi (secc. XVI-XVII) Il Consiglio dei Dieci il 14 maggio del 1591 deliberò che Girolamo Lippomano, ambasciatore a Costantinopoli, colpevole di aver divulgato segreti di Stato al re Filippo II di Spagna; così la medesima sorte colpì Pietro Lippomano, ultimo priore della Trinità, ritenuto complice del fratello. Così il giorno seguente, la famiglia Lippomano fu bandita dai territori della Serenissima con una taglia di ducati, mentre Pietro si dava alla fuga, Girolamo fece ritorno a Venezia, ma il 30 agosto del 1591, inspiegabilmente morì annegato in prossimità del Lido. Il priore trovò rifugio presso Ferrara, ma dopo un anno anche lui morì.
A questo punto rimase libero il posto del priorato della Trinità e fu conteso da l'arciduca Massimiliano (in qualità di gran maestro dell'ordine Teutonico di Prussia) e Andrea Emo con la consorte Elisabetta Lippomano e quest'ultima rivendicava il titolo della Trinità per i propri figli. La contesa si protrasse per due anni tra udienze in curia, lettere e azioni illecite di ogni genere.
Nel momento in cui l'ambasciatore veneziano presso la Santa Sede stava per convincere il papa a cedere il priorato ad Andrea Emo, mentre Massimiliano aveva tra le mani la procura per riprendersi il possesso dei testoni, ecco che il patriarca di Venezia, Lorenzo Priuli, propose l'acquisto della Trinità per il Seminario, che all'epoca era ospitato all'isola di Murano a San Cipriano in gestione proprio ai padri Somaschi.
L'intesa tra papa Clemente VIII e il doge Marino Grimani fu trovata il 30 agosto del 1595 con la firma di un contratto con cui il patriarca si impegnava a pagare per tre anni la somma di ducati al gran maestro dell'ordine, quindi i ricavati della rendita diventavano di proprietà del seminario, che però a sua volta doveva versare ducati all'arciduca Massimiliano entro l'ottobre del 1595. Oltre a ciò dovevano essere restituiti ai Teutonici tutti i paramenti e gli arredi d'argento della chiesa. Da quel momento in poi la scuola della Trinità dovette ridefinire i rapporti con i Somaschi, infatti era da tempo che quest'ordine cercava casa a Venezia e con l'occasione spostarono il seminario, nel quale già insegnavano, nella zona della Trinità.
I Somaschi occupandosi sempre di più del seminario progettarono di diventare i proprietari dell'area in pianta stabile che fu acquistata nel maggio del 1613 attraverso il capitolo generale di Cremona. Le attività dei padri Somaschi proseguivano indisturbate accanto alla scuola della Trinità fino a che nel 1630 quando il sito fu scelto per erigere la Basilica di Santa Maria della Salute.